03 novembre 2014

AMA LA TERRA COME TE STESSO





C’è un comandamento non espresso nelle tavole delle dieci parole di Mosè (cf. Es 20,1-21; Dt 5,1-
22) ma che si potrebbe dedurre da ognuna di esse, ne potrebbe essere la sintesi o anche il preambolo
alla loro osservanza. Da anni io lo formulo così: “Amerai la terra come te stesso”. 




24 ottobre 2014




AMERAI IL SIGNORE TUO DIO
E IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO



In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

15 ottobre 2014

AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO


La mamma Bridgette White, sul suo blog, ha raccontato una storia incredibile, che dovrebbe far riflettere tutte le madri che, come lei, per stare dietro ai figli hanno perso di vista l’amore per se stesse. Un giorno Bridgette, controllando la galleria del suo cellulare, ha trovato questa foto:

13 ottobre 2014

VI DARO' UN CUORE DI CARNE


 

 
Sinodo: su divorziati e conviventi "occorrono scelte coraggiose"





Si apre la seconda settimana di simposio con una relazione che dà conto delle divisioni sull'ipotesi di apertura ai divorziati risposati. Sugli omosessuali: per la Chiesa una "sfida educativa". "Hanno molto da offrire alla comunità. Ma la Chiesa sarà in grado di trovar loro posto?"di ANDREA GUALTIERI

10 ottobre 2014

"SCEGLIERE" DI VIVERE 4 ORE!





NEW YORK - E' vissuto poco meno di quattro ore, ma ancora prima che nascesse Shane Michael Haley aveva già incontrato i Philadelphia Phillies, era stato in cima all'Empire State Building e a Times Square: la storia del piccolo neonato di Filadelfia, condannato da una malformazione ad un'esistenza brevissima, ha commosso il mondo. Quando era incinta di tre mesi, la mamma di Shane ha scoperto che il piccolo era affetto da anencefalia, una patologia che non consente al cervello di formarsi. La sua aspettativa di vita era di poche ore, un paio di giorni al massimo, ma Jenna Haley e il marito Dan hanno deciso di tenere comunque il bambino. Anzi, hanno fatto in modo che il figlio realizzasse tutti i suoi potenziali desideri mentre era nel grembo materno. I futuri genitori hanno visitato i luoghi che pensavano sarebbero piaciuti al loro piccolo, dall'Empire State Building a Disneyland, fino alla mecca del baseball. Hanno scelto con lui le zucche per Halloween, sono stati allo zoo e all'acquario, hanno festeggiato compleanni e ricorrenze, gli hanno comprato doni di tutti i tipi e lo hanno ricoperto di piccole attenzioni. I due giovani hanno voluto che potesse vivere le stesse esperienze degli altri bimbi, più fortunati di lui, solo che lo ha fatto prima di venire al mondo. Poi, Jenna e Dan hanno postato tutte le foto su una pagina Facebook creata per il bimbo, 'Prayers for Shane', seguita da oltre 720 mila persone.
E 3 ore e 45 minuti dopo aver annunciato la sua nascita, i genitori hanno inviato il messaggio che ha commosso il web: "Questa mattina alle 6.15, dopo aver incontrato tutta la sua famiglia e ricevuto il battesimo nella fede cattolica, Shane è morto serenamente tra le braccia della sua mamma", hanno scritto sul social network di Mark Zuckerberg. "Siamo così grati per il tempo in cui abbiamo potuto stringere ed abbracciare nostro figlio - hanno continuato -, il sostegno e le preghiere che abbiamo ricevuto sono stati sorprendenti, e vogliamo ringraziare ciascuno di voi con tutto il cuore". I genitori del piccolo hanno poi lasciato questo messaggio: "Shane ha passato tutta la sua breve vita tra le braccia di persone che lo amavano incondizionatamente, non crediamo si possa chiedere una vita più bella. Ora si trova nella casa del Signore, e sarà per sempre il nostro piccolo miracolo".



 (di Valeria Robecco)


http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/10/10/usavive-meno-di-4-orema-genitori-realizzano-suoi-desideri_4d20516a-4f9a-4d04-bd15-4d7ae61a964d.html

SCRIVE “LE MONDE”: PAPA FRANCESCO SCUOTE LA CHIESA




09 ottobre 2014

UNA OCCASIONE!!!!




COS'E' BENE PER BRITTANY




La scelta di Brittany “Morirò il 1° novembre”

05 ottobre 2014

PAPA FRANCESCO APRE IL SINODO SULLE FAMIGLIE




Papa Francesco è entrato in processione nella basilica di San Pietro, dove stamane presiede la messa per l'apertura della terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione". Concelebrano con il Pontefice, in paramenti verdi, i cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti membri del Sinodo: in tutto 230 concelebranti.

04 settembre 2014

18 agosto 2014


QUELLA FORZA SOTTILE CHE SOSTIENE LA VITA

16 agosto 2014


QUEL PICCOLO FRAMMENTO DI NUOVO







30 luglio 2014

26 luglio 2014

25 luglio 2014

ALLA MENSA DEL VATICANO!!!!
GRAZIE!!!!







12 luglio 2014


IL SEMINATORE USCI’ A SEMINARE





20 giugno 2014


LA MIA CARNE E’ VERO CIBO E IL MIO SANGUE VERA BEVANDA





09 giugno 2014

PENTECOSTE 2014

 
COME IL PADRE HA MANDATO ME 
ANCH’IO MANDO VOI






La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


11 maggio 2014

DIETRO A CIO' CHE GUARDO!

 
" Cranky " - uomo vecchio .....

Cosa vedi infermiera ? ... Cosa vedete ?
Che cosa stai pensando mentre mi guardi ?
" Un povero vecchio " .... non molto saggio ...
con lo sguardo incerto ed occhi lontani ...
Che schiva il cibo .... e non da risposte ....
..... e che quando provi a dirgli a voce alta :
.... " almeno assaggia " !!!
sembra nulla gli importi di quello che fai per lui ....
Uno che perde sempre il calzino o la scarpa ....
.... che ti resiste, non permettendoti di occuparti di lui ....
per fargli il bagno , per alimentarlo ...
e la giornata diviene lunga ....

Ma cosa stai pensando ? .... E cosa vedi ??
.... Apri gli occhi infermiera !! ....
perchè tu non sembri davvero interessata a me ....
Ora ti dirò chi sono .... mentre me ne stò ancora seduto quì
a ricevere le tue attenzioni ... lasciandomi imboccare per compiacerti.
" Io sono un piccolo bambino di dieci anni con un padre
ed una madre ,
Fratelli e sorelle che si voglion bene ....
Sono un ragazzo di sedici anni con le ali ai piedi ....
che sogna presto di incontrare l'amore ....
A vent'anni sono già sposo ... il mio cuore batte forte ....
giurando di mantener fede alle sue promesse ....
A venticinque ....ho già un figlio mio ....
che ha bisogno di me e di un tetto sicuro ,
di una casa felice in cui crescere.
Sono già un uomo di trent'anni e mio figlio è cresciuto .... velocemente, siamo molto legati uno all'altro da un sentimento
che dovrebbe durare nel tempo.
Ho poco più di quarant'anni, mio figlio ora è un adulto
e se ne và, ma la mia donna mi stà accanto ....
per consolarmi affinchè io non pianga.
A poco più di cinquant'anni ... i bambini mi giocano attorno
alle ginocchia .....
Ancora una volta , abbiamo con noi dei bambini io
e la mia amata..
Ma arrivano presto giorni bui .... mia moglie muore .....
.... guardando al futuro rabbrividisco con terrore ....
Abbiamo allevato i nostri figli e poi loro ne hanno allevati dei propri.
..... e così penso agli anni vissuti ... all'amore che ho conosciuto.
Ora sono un uomo vecchio ... e la natura è crudele.
Si tratta di affrontare la vecchiaia ... con lo sguardo di un pazzo.
Il corpo lentamente si sbriciola ...
grazia e vigore mi abbandonano.
Ora c'è una pietra ... dove una volta ospitavo un cuore.
Ma all'interno di questa vecchia carcassa un giovane
uomo vive ancora ....
e così di nuovo il mio cuore martoriato si gonfia ....
Mi ricordo le gioie ... ricordo il dolore.
Io vorrei amare, amare e vivere ancora ....
ma gli anni che restano son pochissimi ....
tutto è scivolato via ..... veloce !!!
E devo accettare il fatto che niente può durare .....

Quindi aprite gli occhi gente .... apriteli e guardate ....
.... " Non un uomo vecchio " .....
avvicinatevi meglio e ... vedete ME !!!

SEI UNA PECORA O TI COMPORTI DA PECORA?

 


IO SONO LA PORTA DELLE PECORE

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Gv 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: eglichiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».


Per aver aperto gli occhi al cieco nato, Gesù è stato considerato dai capi religiosi come un nemico di Dio, un peccatore. Allora adesso è Gesù che si rivolge a loro direttamente, Gesù parla ai farisei al capitolo 10 del vangelo di Giovanni, descrivendo i sedicenti pastori di Israele con le stesse caratteristiche dei lupi.
Come i lupi, infatti, sono dei ladri e dei briganti. Ladri perché si sono impossessati di ciò che non è loro, e briganti perché usano la violenza per sottomettere il popolo. Ma vediamo questo brano importante di Giovanni che contiene un monito molto severo a quelli che pretendono essere i pastori del popolo. Gesù dichiara apertamente che tutti quelli che hanno preteso essere le guide del popolo, sono briganti – hanno usato la violenza – e sono dei ladri perché si sono impossessati del gregge che era di Dio, non certo loro. Ora invece appare Gesù, il legittimo pastore.
E il legittimo pastore si descrive come colui che “entra dalla porta” e “le pecore ascoltano la sua voce”. Perché le pecore? Il gregge è immagine del popolo. Perché ascoltano la sua voce? Perché la gente riconosce nelle parole di Gesù la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro. Questa è la forza del messaggio di Gesù. Ebbene, quando si ascolta questa voce, si vede nel messaggio di Gesù la risposta al proprio bisogno di pienezza di vita, Gesù instaura un rapporto personale con ciascuno, “chiama ciascuna pecora per nome e le conduce fuori”.
Il termine “condurre” è lo stesso adoperato nell’Antico Testamento per indicare l’esodo. Quella di Gesù è una liberazione, toglie il gregge dal recinto, dall’atrio dell’istituzione religiosa giudaica, non per rinchiuderle in un altro recinto, ma per dare loro la piena libertà. Infatti, scrive l’evangelista, che quando Gesù “ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce”.
Quello che mantiene la fedeltà alla sequela di Gesù è che nella voce di Gesù si sente la risposta ai bisogni dell’uomo. Quindi Gesù non rinchiude le pecore in un altro recinto, ma dona loro la libertà. Poi, più che una costatazione, è un consiglio quello che Gesù sembra dare, “Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui”.
Fuggire, questo è il consiglio che Gesù dà. Fuggire da quelli che sembrano pastori, in realtà sono lupi. E, come tali, portano soltanto la distruzione. Fuggiranno via da lui perché? “Perché non conoscono la voce degli estranei”. Le pecore, il gregge, il popolo conosce la voce di chi le ama, ma non la voce di chi le vuole sfruttare. Sono estranei perché? Perché non ascoltano la voce del popolo, non sono vicini alla gente. Ecco allora che il popolo poi non ascolta la loro voce, perché non hanno nulla da dire loro.
Ebbene, commenta l’evangelista, “Gesù disse loro”, ai farisei, “questa similitudine”, molto molto chiara e molto severa, “ma essi non capirono di che cosa parlava loro”. Come mai non capiscono? Perché non sono le sue pecore. Non hanno desiderio di pienezza di vita. Loro naturalmente non sono dei sordi, ma degli ostinati. Capiscono che, se accolgono il messaggio di Gesù, devono perdere tutto il loro potere, il loro prestigio, e, anziché dominare, devono mettersi, come sta facendo Gesù, a servizio degli altri. E questo le autorità, i capi, i farisei, non lo vogliono.
Loro vogliono esercitare il dominio sul popolo, non il servizio. Allora Gesù, visto che non hanno capito, ancora in maniera più cruda e più chiara, rivendica di essere “la porta delle pecore”, e, afferma Gesù, “«Tutti quelli che sono venuti prima di me son ladri e briganti; ma …»”, ecco la costatazione, “«… le pecore non li hanno ascoltati.»
Il popolo può essere sottomesso per paura, ma non per scelta. Il popolo può essere dominato, può essere soggiogato, ma quando finalmente ascolta il messaggio di libertà, ascolta un messaggio d’amore, ecco che il popolo rinasce. Quindi Gesù assicura che il popolo non li ha mai ascoltati. Loro hanno imposto il loro messaggio, lo hanno obbligato, ma non li hanno convinti. Gesù invece non impone il messaggio, proprio perché la sua parola convince. Questa è la caratteristica che contraddistingue il messaggio che viene da Dio e quello che non viene da Dio: il primo viene offerto, perché è un messaggio d’amore e l’amore può essere soltanto offerto, e mai imposto. Il messaggio delle autorità religiose invece viene imposto, è una dottrina che viene imposta, perché? Perché i capi sono i primi a non credere nei suoi benefici. Se qualcosa è buono non c’è bisogno di imporla. E continua Gesù, rivendicando ancora di essere la porta, una porta che però non si chiude. Dice Gesù: “«Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà …»”. Gesù non viene a rinchiudere in un altro recinto, ma a dare la piena libertà, perché, soltanto dove c’è la piena libertà c’è la dignità e la pienezza dell’uomo.
E qui l’evangelista scrive che “«troverà pascolo»”. E adopera il termine pascolo che in greco è nomè, che assomiglia molto a nomos, che significa “legge”. In Gesù non si trova una dottrina da osservare, ma un pascolo, l’amore che alimenta la vita delle persone. E infine la conclusione di nuovo, “«Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere»”, quindi Gesù associa i pastori ai ladri, cioè ai lupi. Quelli che sembrano i pastori che dovrebbero difendere il gregge dai lupi, sono peggio dei lupi, perché uno dei lupi ha paura, invece di pastori si fida. E, conclude Gesù: “«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»”. I capi del popolo si sono impossessati della gente, portandola alla rovina. Sono loro che, in nome di Dio, hanno sfruttato il popolo, sacrificandolo alle loro ambizioni, alla loro sete di potere, insensibili ai sacrifici che impongono e alle sofferenze che causano. Ma ora è venuto Gesù è il suo messaggio è la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro. E, quando si ascolta questa voce, tutte le altre perdono importanza.

07 maggio 2014

COSA SIGNIFICA RISPETTARE


Cosa significa rispettare?





Molte volte si sente parlare di rispetto. Molti dicono frasi come: "mi devi rispetto", "merito il tuo rispetto"... oppure "sei un irrispettoso", "nessuno ti ha insegnato il rispetto?"... o ancora "rispetta l'ambiente", "rispettiamo la natura"... "se vuoi rispetto, devi meritartelo".

Le parole più utilizzate, sono spesso quelle che meno conosciamo. Ecco perché ho deciso di trattare questo argomento e credo che se continuerai a leggere, potrai trovare qualcosa di nuovo su questo bellissimo valore.

Bene, partiamo da questo: il rispetto è un grande valore! Uno di quei valori che non dobbiamo perdere, anzi dobbiamo approfondirlo proprio per vivere meglio.

Vivere meglio? Come? Con chi? Cerchiamo di andare con ordine (non sarà facile visto che come sempre parto da un'idea e vado a braccio, di getto... lasciando qualche ragionamento per la strada... ma confido nel tuo ingegno per riuscire a cogliere anche quello che è rimasto, per una cosa o per l'altra, nella tastiera...).

Il rispetto come tutti i termini ha un'origine, deriva da un termine antico, etimologico, che ne delinea solitamente le caratteristiche. Proviamo a vedere se anche in questo caso l'etimologia viene in nostro aiuto.

Sembra proprio di sì, perché rispettare, riprende il verbo "guardare". In un primo significato possiamo dire che rispettare è saper guardasi intorno. Credo sia già bellissimo come concetto, perché ci fa capire che non siamo soli.

Come diceva il grande Cicerone "non siamo nati soltanto per noi". Il valore del rispetto ce lo ricorda, perché ci impone di guardare attorno, di ri-guardare, come se ci dovessimo sforzare per vedere che attorno a noi c'è qualcosa di meraviglioso: l'altro!

Pensa a quanto questo valore sia importante nel rapporto tra fidanzati. E' fondamentale direi, perché solo rispettando veramente l'altro si può crescere insieme e fare un percorso in due. Alcune volte i giovani fidanzati camminano da soli, perché non guardano e ri-guardano l'altro che sta al loro fianco.

Non sprecare l'occasione di accorgerti degli altri! Soprattutto di coloro che ami!

Il fatto di accorgersi di non essere soli, non è soltanto una forma di rispetto verso gli altri, ma lo è anche nei confronti di te stesso. Prova a pensare a quante persone si sentono sole, si credono sole e si isolano senza aprirsi agli altri... molte volte queste situazioni portano al massimo esempio di non rispetto di se stessi, quando sfociano in gesti estremi e autodistruttivi.

Il rispetto diventa anche il saper guardare i dettagli, l'accorgersi di queste persone sole che stanno magari accanto a noi. Ci rendiamo conto tutti che ci sono persone che non "si rispettano", perché vivono in situazioni poco dignitose... quanti però sono così rispettosi da attivarsi ad aiutarle?

Purtroppo il grande errore di oggi è pensare che rispettare significhi accettare tutto, lasciare che gli altri facciano quello che vogliono, che in diversi casi diventa un "non preoccuparsi degli altri", un bel "me ne frego di tutti"! In nome del rispetto ci si isola nel proprio individualismo (una piaga della nostra società moderna). Forse qualcuno può spiegarmi se questo individualismo ha qualcosa a che fare con il vero "guardarsi intorno"?

Rispettare significa agire sapendo che non sei solo. Il rispetto non è un valore che possiamo imporre. Questo sarebbe un rispetto mafioso, che nemmeno si potrebbe chiamare così. Il rispetto non è neanche qualcosa di incondizionato. Non dobbiamo per forza rispettare tutto. Dobbiamo rispettare seguendo la nostra qualità più elevata, la ragione.

Sai cosa segue e vuole raggiungere la nostra ragione? La verità! Se è così, allora il rispetto stesso segue la verità. Proprio da questo nasce la differenza tra rispetto e tolleranza...

Vorrei sottolineare la differenza tra rispetto e tolleranza. Oggi si parla troppo di tolleranza, dimenticando che si "tollera" ciò che è di per sé negativo. Quindi, ogni volta che si sventola la bandiera della tolleranza, si sta mettendo in luce qualcosa di per sé sbagliato o negativo... nessuno infatti "tollera" un buon gelato! ;-) Tollerare significa più che altro sopportare e non accettare, qualcosa di per sé inevitabile o che non dipende da noi. La tolleranza, e questo vorrei davvero super-sottolinearlo, non significa accettare, anzi il fatto stesso che si tollera qualcosa, significa che questo qualcosa non va proprio bene!

Il rispetto invece come abbiamo detto segue la verità e quindi il bene. Si potrebbe dire che ri-guardando me stesso e ri-guardandomi intorno, riesco a cogliere la verità e il bene che è in me e che è fuori da me. Manca solo un ultimo passo: seguire questo bene! ;-)


di Riccardo Carrara

14 marzo 2014

IL SUO VOLTO BRILLO’ COME IL SOLE

 

IL SUO VOLTO BRILLO’ COME IL SOLE 
 II QUARESIMA – 16 marzo 2014 

08 marzo 2014

PRIMA DI QUARESIMA.


 UNA SFACCETTATURA DELL' ESSERE DONNA!

17 febbraio 2014

SENZA PAROLE!!!!


 Niente passaporto diplomatico per Bergoglio

Il Pontefice ha rinnovato i documenti argentini seguendo la trafila di un normale cittadino

12 febbraio 2014

IL BEN-ESSERE E' QUEL CHE PASSA IL CONVENTO

 
«Ciò che compriamo sono le merci, ciò che ci serve sono i beni. La società consumistica è costruita in modo da farci ritenere che tutti i beni debbano essere acquistati e tutto ciò che si acquista è un bene». È uno dei ragionamenti alla base di un curioso quanto interessante piccolo libro di Maurizio Pallante ( Monasteri del terzo millennio, Lindau, pp. 169, euro 13), ex docente di Lettere ed ex preside, noto come fondatore del «Movimento per la decrescita felice ». La sua idea è che la società produce molto più di quello che serve, sostenendo lo spreco come elemento funzionale alla crescita, identificata nel Prodotto interno lordo. Mentre in realtà è possibile stare meglio producendo meno, senza intaccare l’evoluzione tecnologica, come sostenuto dal romeno Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994), teorizzatore della «bioeconomia» e dal britannico Richard Sennett, allievo di Hannah Arendt e docente alla London School of Economy; ma anche dall’italiano Claudio Napoleoni (1924-1988). Simbolo di questo ideale, secondo Pallante, sono i monasteri, comunità religiose che si sostengono attraverso autoproduzione e condivisione.
L’autoproduzione può essere un obiettivo?
«Nessuna comunità, per quanto efficiente, può essere autonoma. Allo stesso tempo non può e non deve fare a meno delle tecnologie, che si possono produrre solo su grande scala. Anzi, le deve sfruttare per essere efficiente in settori come il risparmio energetico. Può però ridurre gli acquisti esterni attraverso un uso accorto dei beni e la corretta valutazione di cosa effettivamente è necessario acquistare. In questo modo il denaro torna ad avere il suo giusto valore».
Come si fa a definire ciò che è effettivamente un bene necessario, da comprare?
«Ciò che compriamo sono le merci, ciò che ci serve sono i beni. In questa società che mercifica tutto siamo abituati a comprare tutto e le persone vengono cresciute con l’idea che tutti i beni possono e devono essere comprati. Ognuno di noi vale per quanto consuma. Ed è meglio che non sappia fare niente, perché così deve comprare tutto. A cominciare da ciò che mangia: si va al supermercato, si comprano prodotti già pronti e li si infila nel microonde. Ciò che avanza non viene riutilizzato (bisogna saper cucinare) e ingrossa la quotidiana montagna d’immondizia...».
Come si fa a crescere le persone così?
«Con la logica per la quale a un certo punto sono stati ghettizzati coloro che facevano i contadini o i lavori manuali: 'Ti produci le cose da solo perché non hai i soldi per comprartele. Vieni in città, trovati un lavoro, anche se non ti piace e non ne comprendi l’utilità, così avrai i soldi per comprare...'. E gli uomini sono diventati schiavi del consumo. Lavorano per guadagnare e quando non lavorano consumano. Anche il tempo libero è concepito come consumo».
Bisogna tornare a farsi le cose da soli?
«Come spiega anche Richard Sennett nel libro L’uomo artigiano, fare le cose attraverso le mani e la propria abilità progettuale consente di crescere anche intellettualmente, perché le mani mandano al cervello informazioni molto più precise di quanto gli occhi siano in grado di trasmettere. Un elemento che la società occidentale ha praticamente cancellato. Ma, riducendo al minimo l’arte del saper fare, si eliminano pure le capacità collaborative e cooperative fra persone: le economie del dono e della reciprocità, che si reggono su scambi non mercantili».
Ma non tutto si può autoprodurre, tante cose occorre comprarle: come ottenere l’equilibrio?
«Georgescu-Roegen sosteneva la necessità di applicare all’economia il secondo principio delle termodinamica, quello dell’entropia. In sostanza l’obiettivo è rendere così efficienti produzione e consumo da non aver bisogno di più energia di quanta ne venga rinnovata naturalmente. La società della crescita, invece, ha rotto questo equilibrio e se ne allontana sempre di più. Basti pensare che in Italia mediamente per riscaldare un metroquadro di casa c’è bisogno in un anno dell’equivalente di 20 litri di gasolio, ma le leggi attuali nelle province autonome di Trento e Bolzano vietano la costruzione di case che ne consumino più di 7 e le case più efficienti ne consumano anche meno di 2... La società consumistica ci fa comprare 13 litri di gasolio in più. Così come non ha senso mettere sul tetto di casa una capacità produttiva di energia solare pari a 20 quando – se rendo la casa più efficiente – bastano pannelli solari per produrre 5».
Ma la «decrescita felice» prevede anche un benessere spirituale.
«È l’ora et labora dei monasteri. Nei luoghi della decrescita felice la preghiera non è necessariamente 'istituzionale', ma è comunque 'naturale': come nella creazione Dio contempla la sua opera e vede che è cosa buona; così l’uomo che col suo lavoro produce cose di cui si serve, a fine giornata si può sedere a contemplarle convinto di aver contribuito all’opera creatrice. E lo dico in maniera del tutto laica... In questa logica anche il divertimento, così come questa società ce lo vuole imporre, perde di senso, perché la mia vita è piena in tutti i suoi aspetti, anche dal punto di vista spirituale e umano: io sto bene con le persone con le quali ogni giorno condivido l’utilità di ciò che faccio. Non ho bisogno di fuggire e di comprare divertimento, distrazione».
È solo teoria o ci sono realizzazioni concrete?
«Stiamo realizzando due comunità sperimentali in altrettante aziende agricole in provincia di Parma e nel Mugello. La nostra idea è che non siano isole, ma penisole, dove la gente può andare, vedere e imparare. Abbiamo anche un’'Università del saper fare' per reinsegnare come si fanno le cose di uso comune. Poi ci sono famiglie come la mia che cercano di mettere in pratica queste cose nel loro piccolo».

intervista a Maurizio Pallante a cura di Roberto Zanini
in “Avvenire” del 22 gennaio 2014

01 febbraio 2014

LA PASSIONE? AVVICINA A DIO





Mentre Io e Dio (Garzanti, 2011) di Vito Mancuso era un'opera di teologia fondamentale, Il
principio passione (il nuovo libro, Garzanti 2013) è un'opera di teologia sistematica.

24 gennaio 2014

UN ESODO


III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
26 gennaio 2014
VENNE A CAFARNAO PERCHE’ SI COMPISSE CIO’ CHE ERA STATO DETTO
PER MEZZO DEL PROFETA ISAIA


  L’evangelista Matteo presenta in questo brano l’inizio dell’attività di Gesù. Una volta venuto a sapere che Giovanni è stato arrestato e quindi l’aria si fa pesante e difficile in Giudea, Gesù sale al nord, nella Galilea, nella regione che vedremo abbastanza disprezzata, “lascia Nazareth, il suo paese natale, e va ad abitare a Cafarnao”. E’ interessante il fatto che né Nazareth né Cafarnao vengono mai nominate nell’Antico Testamento, comunque Cafarnao era una città di frontiera, importante posto di dogana.
L’evangelista scrive poi “sulla riva del mare”, ma in realtà è un lago. Perché l’evangelista parla di mare?

22 gennaio 2014

FRAGILITA'? PUNTI DI FORZA!

Le nostre fragilità possono essere dei pesi, ma.... possono diventare i nostri punti di forza!




BUONA VISIONE!
http://www.youtube.com/watch?v=C5sOR6xjTX0

20 gennaio 2014

HO 48 ANNI E ANCH'IO SONO IL PADRE DI QUESTI FIGLI.


Narcisismo e giovani, e' una vera epidemia

Studio: Lo è il 70% dei ragazzi, sono meno capaci di capire gli altri



Bambini e giovani sono sempre più narcisisti e noncuranti degli altri, meno capaci di provare empatia, capire e mettersi nei panni degli altri e, quindi, di aiutarli. Secondo quanto spiegato sulla rivista Psychology Today dallo psicologo Peter Gray del Boston College, oggi fino al 70% dei ragazzi è 'malato' di narcisismo, fenomeno che sta dunque raggiungendo dimensioni epidemiche.

14 gennaio 2014

CHI E' IL NOSTRO NEMICO??

Quei muri che nascono dentro, dov’è più difficile abbatterli









Per pescare del buono dal clima di sfiducia, ci eravamo illusi che le difficoltà portassero a sentirsi più vicini. Accade nelle calamità, di fronte a tragedie improvvise, di veder accendersi una solidarietà immediata. Accade ancora: le emergenze spesso tirano fuori il meglio dagli esseri umani.
Si è visto l’estate scorsa sulle spiagge siciliane, per esempio, di fronte a uno dei tanti, tragici sbarchi di immigrati.
In un istante possono venire giù e sbriciolarsi muri molto solidi, paure e diffidenze remote. È commovente, ma come la commozione non è detto che duri. Allora i muri si rialzano, tornano a difendere noi stessi, quel piccolo spazio di giardino e di relazioni che chiamiamo la nostra vita.

04 gennaio 2014

IL “POTERE” CHE COSTRUISCE NOVITÀ


di Giovanni Nucci
in “l'Unità” del 31 dicembre 2013




Il fatto più significativo nell’elezione del nuovo pontefice, lo scorso marzo, molto probabilmente è stata la rinuncia del suo predecessore. Se Benedetto XVI non avesse scelto di dimettersi, l’elezione ndi Francesco non sarebbe stata possibile: e non solo su di un piano pratico: dopo un atto, cioè, di così grande forza politica e teologica, il conclave non poteva che fare una scelta altrettanto dirompente, significativa, rivoluzionaria.