GESU’
DIGIUNA PER QUARANTA GIORNI NEL DESERTO ED E’ TENTATO
Commento al Vangelo Mt
4,1-11
di p. Alberto Maggi OSM
In quel tempo, Gesù
fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal
diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla
fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu
sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli
rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo
portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e
gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto
infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti
porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una
pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai
alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò
sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la
loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se,
gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose:
«Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo,
adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo
lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
La prima domenica di
quaresima si apre con il vangelo di Matteo che presenta le tentazioni
del Cristo. Sono tre tentazioni. Il numero tre significa quello che è
completo, quello che è definitivo. Quello che adesso leggeremo non è
un episodio dell’esistenza di Gesù, ma l’evangelista vuol farci
comprendere che in tutta la vita Gesù fu sottoposto a queste
tentazioni, o a queste seduzioni.
Ma vediamo cosa ci dice
l’evangelista. “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel
deserto per essere tentato dal diavolo”. Con il termine “allora”,
l’evangelista allaccia questo episodio a quello che lo precede, il
battesimo di Gesù, quando Gesù ha ricevuto lo Spirito del Padre, il
Padre lo riconosce come suo figlio perché Gesù manifesta il suo
desiderio, il suo impegno di renderlo presente come amore per
l’umanità. Conseguenza di questo impegno di Gesù, lo Spirito
conduce Gesù nel deserto. Il termine “deserto” richiama almeno
tre cose:
- l’esodo, la
liberazione del popolo dalla schiavitù egiziana
- Durante questo esodo ci
fu un periodo di tentazioni e prove alle quali Dio sottopose il suo
popolo.
- il deserto era anche il
luogo dove si radunavano tutti quelli che volevano conquistare il
potere, con delle sommosse, con delle rivolte.
“Per essere tentato dal
diavolo”. Il verbo “tentare” nel vangelo è applicato ai
farisei, ai sadducei, ai dottori della legge nella controversia con
Gesù, e Gesù, ad ognuna di queste tentazioni, i farisei, i
sadducei, i dottori della legge, risponde con citazioni della
scrittura, esattamente come l’evangelista ci anticipa qua. Il
termine “tentazione” ha una connotazione negativa; in realtà il
diavolo – come vedremo – non tenta Gesù affinché compia
qualcosa di negativo o azioni peccaminose. Nulla di tutto questo.
Il diavolo non si
presenta come un nemico, come un rivale di Gesù, ma come un suo
alleato che lo vuole aiutare nella realizzazione del suo programma.
Pertanto, più che di tentazioni, dovremmo parlare di seduzioni del
diavolo. Il diavolo appare soltanto in questo episodio in tutto il
vangelo di Matteo. “Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta
notti”, l’evangelista ci tiene a sottolineare che quello di Gesù
non è il digiuno religioso che serviva per ottenere il perdono o la
benevolenza da parte del Signore. Il digiuno religioso iniziava
all’alba e terminava al tramonto; il fatto che l’evangelista
sottolinei che ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti,
significa che non è un digiuno religioso. E’ una prova di forza
come quella che ha fatto Mosè prima di ricevere le tavole
dell’alleanza. “Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se
tu sei il figlio di Dio»”. Il tentatore non mette in dubbio la
figliolanza divina di Gesù, che nel battesimo è stata confermata
dalla voce del Padre che ha detto: “Tu sei mio figlio”, questa
espressione del tentatore “Se tu sei il figlio di Dio”, quindi
non è un dubbio, ma significa “giacché sei figlio di Dio”,
giacché sei figlio di Dio usa le tue capacità a tuo vantaggio.
Infatti, “«Dì che queste pietre diventino pane»”. La prima
tentazione è usare le proprie capacità per il proprio vantaggio. Ma
Gesù non userà le proprie capacità a proprio vantaggio, ma per il
vantaggio degli altri. Sarà Gesù che si farà lui pane per gli
altri. E Gesù risponde: “«Sta scritto: ‘Non di solo pane vivrà
l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’»”.
Queste tre tentazioni si
rifanno a tre episodi conosciuti nel libro dell’Esodo, tre prove
alle quali Dio ha sottoposto il suo popolo nel deserto e questa è la
prova della manna. Cosa vuol dire Gesù citando questo testo del
libro del Deuteronomio, capitolo 8 versetto 3? Come i padri del
deserto, ascoltando la parola, sono stati sfamati con la manna, tanto
più il nuovo popolo, la nuova liberazione di Gesù, ascoltando la
sua parola, sarà sfamato. Gesù non compirà un gesto prodigioso per
sfamare la propria fame, ma la sua parola aiuterà quanti lo
accolgono e quanti lo seguono a condividere il pane con gli affamati.
“Allora il diavolo lo
portò nella città santa”, cioè Gerusalemme, “lo pose sul punto
più alto del tempio”. Perché questo particolare? Perché in un
apocrifo, il IV Libro di Ezra, si pensava che il messia, che nessuno
conosceva, si sarebbe manifestato improvvisamente apparendo nel punto
più alto del tempio, nel pinnacolo. Quindi è l’aspettativa del
popolo. Allora il diavolo, che si mostra come aiutante di Gesù, dice
“Fai quello che il popolo s’attende, fai quello che il popolo
desidera, anzi dagli un tocco di più”. E gli dice per la seconda
volta: “«Se tu sei figlio di Dio»”, cioè “giacché sei
figlio di Dio”, “«Gettati giù»”, cioè mostrati come la
gente aspetta nel punto più alto del tempio, ma dai un tocco di
forza straordinario che faccia comprendere che tu sei veramente il
figlio di Dio. “Gettati giù”, e poi il diavolo cita il salmo. In
questa contrapposizione tra botta e risposta attraverso citazioni
scritturistiche, l’evangelista ci vuol far comprendere che appunto
non è un episodio quello che lui sta raccontando, ma in tutta la
vita Gesù sarà contrastato dai farisei, dagli scribi, dagli
anziani, che penseranno di avere la scrittura dalla loro parte per
bloccare o per inibire l’azione di Gesù. E infatti cita il salmo
91, versetti 11-12, “«Ai suo angeli darà ordini a tuo riguardo
...»”, cioè sfida il Signore e poi fidati di lui. Questa
tentazione la ritroveremo poi in bocca ai sommi sacerdoti, agli
scribi e agli anziani, al momento della crocifissione di Gesù “Se
sei il figlio di Dio”, giacché sei il figlio di Dio, “scendi
dalla croce”, cioè manifesta un Dio di potere. Gesù rispose:
“«Sta scritto anche: ‘Non metterai alla prova il Signore Dio
tuo’»”.
Anche questo è un brano
della scrittura, il libro del Deuteronomio, capitolo 6 versetto 16,
ed è l’episodio di Massa, una delle tentazioni del popolo nel
deserto, quando il popolo si chiese “Ma Jahvè è in mezzo a noi,
sì o no?” Quindi il popolo dubitò della presenza del Signore.
Gesù ha piena fiducia nel Padre e non ha bisogno di invocare
interventi esterni straordinari che confermino questa fiducia.
“Di nuovo”, ecco qui
la traduzione non esatta, perché qui dice, “Di nuovo il diavolo lo
portò sopra un monte altissimo”, non ce l’ha mai portato, quindi
non può essere tradotto con “di nuovo”. Il termine greco va
tradotto esattamente con “questa volta”. Questa tentazione è
diversa dalle altre, le due precedenti sono stati precedute
dall’affermazione “Giacché sei il figlio di Dio”, se sei il
figlio di Dio, quindi in conseguenza delle capacità e della potenza
per essere figlio di Dio, per questa il diavolo non mette in ballo il
fatto della figliolanza divina perché è una tentazione che è
adatta ad ogni uomo. Allora “Questa volta il diavolo lo portò
sopra un monte altissimo”. Perché il monte altissimo?
Nell’antichità il
monte era il luogo della residenza degli dei e indicava la condizione
divina. Quindi il diavolo offre a Gesù di possedere la condizione
divina. Va ricordato che, a quell’epoca, tutti quelli che
detenevano un potere, avevano la condizione divina. Il faraone era un
Dio, l’imperatore era figlio di Dio. Quindi tutti coloro che
detenevano il potere avevano la condizione divina e il diavolo offre
a Gesù la condizione divina. Come?
“Gli mostrò tutti i
regni e la loro gloria”, cioè la loro ricchezza, “e gli disse:
«Tutte queste cose ti darò se, gettandoti ai miei piedi,
mi adorerai»”. Cioè il diavolo propone a Gesù la condizione
divina adorando il potere per dominare il mondo. “Allora Gesù gli
rispose: «Vattene satana!»” Lo chiama satana, il nome ebraico.
L’evangelista vuol far comprendere che queste sono le tentazioni
che a Gesù vengono dal suo popolo. “«Sta scritto infatti: ‘Il
Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto’»”. Anche
questa volta è una citazione della scrittura, dal libro del
Deuteronomio, capitolo 6 versetto 13, dove il Signore mette in guardia il suo popolo dal
pericolo dell’idolatria entrando nella terra di Cana.
Per Gesù il potere è
idolatria. Gesù è figlio di un Dio amore che si esprime attraverso
il servizio, mentre il diavolo è immagine del
potere che domina le persone. “Allora il diavolo lo lasciò ed ecco
gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”. Gesù ottiene la
protezione degli angeli rifiutando la tentazione. Queste tentazioni
di Gesù, come abbiamo detto all’inizio, non sono un episodio
isolato della sua esistenza, ma l’evangelista ci anticipa tutto
quello che accadrà per tutta la vita di Gesù, continuamente sedotto
dal prendere il potere, perché era questo che il popolo si
aspettava. E, quando il popolo s’accorgerà che Gesù non è un
messia di potere, lo rifiuterà e lo ucciderà.

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