Ciao utente del
Tutto bene?
Il 14-15-16 marzo noi della fraternità di Thiene e alcuni amici ci siamo “ritirati” in una baita di montagna per vivere tre giorni di fraternità, riflettendo,giocando,scherzando e per ascoltare noi stessi e gli altri …Punto di partenza del nostro confrontarci sono state alcune domande posteci da fr.Paolo: Ci rendiamo conto che la nostra storia è Parola di Dio? Ci rendiamo conto che la nostra vita non è solo nostra e non è fine a se stessa? Stiamo scrivendo Parola di Dio nella nostra vita?
Dopo aver riflettuto ci siamo ritrovati e la nostra condivisione è cominciata con le parole di Francesca che ci ha fatto presente la sua difficoltà, ma non solo sua, di trovare (vedere) Dio nelle situazioni di sofferenza e ci ha portato l’esempio di un uomo che ingiustamente accusato si suicida perché questa ingiusta accusa gli aveva rovinato la vita. Come è possibile vedere segni di amore, speranza in queste situazioni? Che fatica vedere luce quando si soffre! Paolo allora ci ha proposto il parallelo della storia di Giobbe, uno “sfigato” diremo noi che lebbroso si trova ad essere “consigliato” dagli amici i quali però non sono partecipi con lui della sua sofferenza, ma rimangono distaccati,lontani, senza entrare nella sua esperienza di dolore. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche a noi;non sempre incontriamo persone disposte a sedersi accanto a noi per ascoltarci ed anche se le troviamo comunque alla fine ciò non cancella il nostro stato di dolore: è la nostra vita,noi, in prima persona siamo chiamati a viverla, a scegliere e quindi a plasmare la nostra esistenza. Un po’ come il Vangelo, che non dà
soluzioni ai nostri problemi ma che possiamo considerare come una sorta di libretto di istruzioni lasciato ad una comunità, che deve poi interrogarsi e ricercare giorno dopo giorno, soluzioni concrete ai problemi della vita reale,attraverso il confronto e il dialogo . Riguardo all’esempio che aveva portato Francesca, dopo aver discusso e condiviso siamo giunti alla conclusione che alla fine siamo noi ad essere chiamati a scegliere come vivere ogni situazione, esperienza della nostra vita; possiamo vivere in modo passivo
facendoci travolgere da quello che ci capita, lamentandoci e piangendo su noi stessi, oppure possiamo scegliere di essere attivi, mettendoci in gioco fino in fondo anche con fatica.
Da qui facendoci guidare da Paolo e attraverso le ulteriori riflessioni di alcuni di noi abbiamo capito che noi siamo parola di Dio nella misura in cui, memori del nostro passato e quindi arricchiti di ciò che abbiamo già vissuto, scegliamo come vivere il presente consapevoli del fatto che le scelte del presente “preparano”, “condizionano” , plasmano già il nostro futuro.
Sabato pomeriggio abbiamo guardato il film "Una impresa da Dio" che ci ha permesso di capire una cosa molto importante: quando noi preghiamo Dio perché ci dia la pazienza, l’amore in famiglia ecc.. Dio non ci dà la pazienza, l’amore in famiglia ecc.. ma piuttosto ci offre le occasioni per scegliere di vivere in prima persona quello che gli chiediamo.
Sono stati dei bei giorni vissuti in compagnia con gioia, spensieratezza, umorismo e libertà all’insegna della fraternità in cui ognuno ha condiviso parte della sua persona, parte della sua vita , cosa che al giorno d’oggi non è sempre possibile fare e non ci riesce cosi facile per mille motivi.
Alla prossima.
