29 maggio 2008

MA CHE LEGGE E' MAI QUESTA?


Dal vangelo secondo Matteo

Cap. 5

[43] Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; [44] ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, [45] perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. [46] Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? [47] E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? [48] Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.



Basti vedere come siano stati usati spesso due pesi e due misure. Qualche esempio? Il primo che viene in mente è il caso di Marco Ahniecovic, il giovane rom che alla guida di un furgone, ubriaco fradicio, falciò e uccise nell’aprile dell’anno scorso, in provincia di Ascoli Piceno, quattro ragazzi in motorino. Pena: sei anni e sei mesi. «Troppo poco!», urlarono rabbiosi i parenti delle vittime alla lettura della sentenza.

Verissimo: troppo poco. Ma cosa dovrebbero dire i parenti di Georg e Mariana Duta, i due turisti rumeni in vacanza con un gruppo di amici sulla Riviera del Brenta? Stavano attraversando sulle strisce pedonali la provinciale di Stra, la cittadina che ospita la celeberrima Villa Pisani, quando vennero travolti e uccisi dalla macchina di una italiana, Paola Castegnaro, che all’arrivo dei carabinieri (dai quali era già conosciuta come “tossica”) rivelò di essere sotto l’effetto degli stupefacenti. Era una poveretta dalla vita bruciata, al punto che un mese fa è stata uccisa da un’overdose. Pace all’anima sua. Che Dio abbia avuto pietà di lei e della sua esistenza disperata è probabile. Meno comprensibile, però, è che il giudice l’avesse condannata a 22 mesi. Undici per ognuno dei due turisti rumeni uccisi. Senza nessun titolone indignato.

Tema:

non sarebbe più facile spiegare agli immigrati il dovere di rispettare le nostre leggi se queste leggi venissero applicate con severità anche agli italiani?

Una risposta potrebbe darla Florian Placu, l’albanese incensurato e sposato con un’italiana che, accusato di tentato furto di una mucca, restò in carcere a san Vittore più mesi che Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, protagonisti dei crac Parmalat e Cirio, messi insieme. In fondo avevano solo rovinato decine di migliaia di risparmiatori...

di Gian Antonio Stella

Tratto da “sette” supplemento al “corriere della sera

11 maggio 2008

PACE COME PIENEZZA DI VITA

Dal vangelo secondo Giovanni (cap.20)

[19] La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [20] Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. [21] Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». [22] Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;


Articolo

La paura, la radicalità evangelica non sempre sapientemente mediata, la lettura affrettata e semplicistica della realtà e altri fattori ancora possono inevitabilmente portare verso quella presunzione o falsa semplicità che fa passare sotto silenzio aspetti importanti e fondanti della “pace”, intesa in senso biblico.

Queste riflessioni non hanno e non vogliono aver la pretesa di essere esaustive in un tema così ricco di mistero. Vogliono semplicemente accostarsi a questo mistero per “ascoltare” la delicata e ferma voce del Maestro risorto che incontrando i suoi amici augura: “Pace a voi!”. Anzi, più precisamente dice (Gv 20,21):

«“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”».

È un saluto limpido, ricco. È il saluto del risorto che noi cercheremo di rileggere con un atteggiamento interiore globale che vuole, per quanto è possibile, dar spazio sia all’intelligenza della mente che alla sapienza dei cuore. Non faremo, pertanto, una lettura strettamente esegetica del testo, ma una lettura sapienziale che, servendosi dei dati della scienza, vuoi giungere al sapore spirituale del testo, non solo alla sua conoscenza.

Per questo motivo è giusto collocare nei suo contesto letterario esatto le parole di Gesù così come sono presentate dal vangelo di Giovanni (Gv 20.19-21):

«Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”».

Ora possiamo incominciare la nostra riflessione che prende avvio da un semplice rilievo: nel testo giovanneo si può notare come l’evangelista riporti due volte il saluto di Gesù “pace a voi”. In un testo letterario così breve si tratta di soli tre versetti una tale insistenza è certamente indicativa di una volontà: il saluto di Gesù non è un saluto comune come poteva essere il saluto di un ebreo a un suo correligionario. E qualche cosa di più, di diverso, di più ricco.

2. Lo shalom nel mondo biblico

Quando un ebreo incontrava (e incontra) un altro ebreo, lo salutava dicendo: Shalom lekà (Pace a te). Se invece incontrava (o incontra) una donna ebrea, diceva: Shalom lek (Pace a te). Vediamo brevemente questo saluto e cerchiamo di entrare dentro al genio della lingua che lo esprime.

La differenza tra lekà e lek non ha molta rilevanza: è dovuta al semplice fatto che in ebraico il pronome personale di seconda persona viene distinto in maschile e femminile come in italiano capita per la terza persona dello stesso pronome.

La traduzione di shalom con “pace”, invece, non sarebbe esatta: tale modo di tradurre ha una lunga tradizione, ma non per questo l’equivalenza tra shalom e “pace” è corretta. Il termine shalom, infatti, già per se stesso copre una vasta area di significati che nelle nostre lingue occidentali viene occupata da più vocaboli. A questa ricchezza di senso va aggiunto un altro dato da non trascurare: il termine shalom acquista nuove valenze di significato a seconda della persona che lo pronuncia. In bocca a un guerriero il vocabolo ha un significato ben diverso da quello che assume in un discorso tra amici o in un discorso ufficiale del re. In bocca a Gesù risorto, poi, il senso cambia ancora e in forma radicale.

4. Lo shalom di Gesù risorto

Il saluto di Gesù ai suoi non è un semplice “saluto”. Abbiamo, infatti, già visto come il vocabolo shalom prenda significato non solo dal contesto, ma anche dalla persona che lo pronuncia. Non possiamo quindi considerare il saluto di Gesù alla stregua di un saluto che un uomo fa nei confronti di altri uomini. Si tratta del saluto del “risorto” verso i suoi discepoli. L’augurio che egli intende donare ai suoi è l’augurio di colui che “sperimenta” lo shalom come risorto. Se teniamo, poi, presente che la realizzazione di Gesù è compiere la volontà del Padre e se teniamo presente che Egli l’ha compiuta fino in fondo, il saluto di Gesù non è solo un “augurio”, ma è anche il “dono” ai suoi discepoli di potersi “realizzare” come Lui si è realizzato, secondo cioè la volontà del Padre.

Di Renato de Zan.

08 maggio 2008

LO SPIRITO "SCENDE" O "SALE"

Dal vangelo secondo Giovanni cap. 14

[15] Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. [16] Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, [17] lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Per l’identificazione con Gesù, i comandamenti perdono ogni carattere di imposizione: sono le esigenze dell’amore. Compierle significa essere come lui, e a questo conduce spontaneamente la forza interiore dello Spirito. Non si tratta dell’obbedienza dei discepoli a norme esterne, ma della espansione interiore della loro sintonia con Gesù.

Se Gesù conserva il termine « comandamento» per designare tale realtà, è soltanto per opporre la sua norma di vita ai comandamenti della Legge antica, che vengono superati; per i suoi discepoli valgono soltanto i suoi. La stessa enfasi della costruzione: i comandamenti miei, in luogo de i miei comandamenti, indica l’opposizione a quelli della Legge di Mosè.

Dopo aver esposto il comandamento nuovo (13, 34), Gesù parla dei « suoi comandamenti » (14, 15.21; 15, 10); il comandamento nuovo creava la solidarietà dell’amore nella quale sono presenti Gesù e il Padre (13, 17; 17, 21 Lett.); è in base a tale solidarietà che si esercita l’amore per l’umanità, con la realizzazione delle opere di Dio (9, 3s): esse sono il contenuto dei comandamenti di Gesù. Questi non vengono mai enumerati né formulati: come le « esigenze » (15, 7; 17, 8), sono la risposta dell’amore alla necessità dell’uomo in ogni circostanza. « Comandamenti », « esigenze» e « parole » designano le varie traduzioni pratiche di questo messaggio d’amore (14,23.24).

Così come « il peccato », costitutivo della solidarietà per fare il male (« il mondo »), sfociava nei « peccati » o ingiustizie contro l’uomo, parallelamente « il comandamento », costitutivo della solidarietà per l’amore (la comunità di Gesù), si dispiega nei « comandamenti », che prescrivono l’attività a favore dell’uomo.

« Il comandamento nuovo » è prototipo di tutti gli altri: l’identificazione con Gesù attraverso un amore per i fratelli simile al suo (13, 34) — che lo rende presente nella comunità (13, 17 Lett.) — porta in sé l’esigenza dell’amore per tutti gli uomini, così come egli li ha amati.

16-17a «io, a mia volta, pregherò il Padre, e vi darà un altro soccorritore che stia con voi sempre, lo Spirito della verità ».

Gesù esercita un’attività mediatrice presso il Padre per la comunicazione dello Spirito ai suoi. È una mediazione futura, esercitata dalla sua nuova condizione presso il Padre, una mediazione necessaria. La comunità riceve lo Spirito soltanto attraverso Gesù.

Il termine « soccorritore », applicato allo Spirito, significa Colui che aiuta in qualunque circostanza. Di fatto ha un duplice ruolo: all’interno della comunità, mantenere vivo e interpretare il messaggio di Gesù (14,26); nel confronto tra comunità e mondo, dare sicurezza ai discepoli e guidarli interpretando loro gli avvenimenti (16,7-15).

Lo Spirito sarà un altro soccorritore. Finché è stato con i suoi, Gesù li ha istruiti e protetti (17, 12). D’ora in poi sarà lo Spirito il loro permanente soccorritore. È lo Spirito della verità, in quanto è la verità e la comunica. L’ambivalenza del termine, greco (alétheia): verità, lealtà (cfr. nota), mette la verità in connessione con l’amore. È la verità Dio, in quanto è e manifesta la forza del suo amore, e la verità sull’uomo, perché l’amore è a vita comunicata, che fa conoscere all’uomo il progetto di Dio su di lui e lo mette in condizione di realizzarlo. Essendo lo Spirito della verità è anche lo Spirito della libertà, perché la verità rende liberi (8, 3 1-32); egli continuerà il processo di liberazione. Gesù è la verità (14, 6), e lo Spirito la forza della verità. Essendo esperienza di vita, dà la sensibilità per distinguere ciò che è vita e ciò che è morte.


http://www.studibiblici.it/homepage.htm


http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

07 maggio 2008

A CASA NOSTRA "SUCCEDE ANCHE QUESTO"

Siamo un gruppo clown, giovani e meno giovani, persone che hanno scelto di regalare un po' del loro tempo liberato. Un sorriso, poche e semplici parole, un abbraccio, è ciò che portiamo negli ospedali di Vicenza, Arzignano e Thiene.


A ridere si rischia di apparire pazzi,

A piangere si rischia di apparire sentimentali,

A cercare gli altri si rischia di rimanere coinvolti,

Ad esprimere i propri sentimenti si rischia

di essere respinti,

Ad esporre i propri sogni di fronte a tutti

si rischia il ridicolo,

Ad amare si rischia di non essere corrisposti.

Ma bisogna saper correre dei rischi

perché il rischio più grande nella vita è

non rischiare nulla.

Quelli che non rischiano nulla,

non fanno nulla,

non hanno nulla,

non sono nulla!

È possibile che evitino di soffrire,

ma non possono imparare,

sentire, cambiare, crescere o amare.

Solo chi rischia è libero.”

Noi clown di corsia di

Vip Vicenza abbiamo scelto

Di rischiare!

E tu?



Questo è stato lo spirito della festa clown vissuta insieme domenica 30 marzo a Thiene, accolti ed ospitati dai frati cappuccini, ormai nostri compagni di viaggio, fedeli amici che ci stanno aiutando a costruire storia e a scrivere Parola di Dio nella nostra vita.

La festa è cominciata con la S. Messa, celebrata da fra Lanfranco.

Tutti coloratissimi con camice e naso rosso, seduti attorno all'altare abbiamo potuto fare festa insieme e testimoniare la gioia del vivere in positivo.

Tutti quei camici colorati, fantasiosi, ricchi di favole, carichi di storie di vita, di sorrisi, di abbracci, di lacrime, di stanze di ospedale… tutti quei nasi rossi… volevano essere un messaggio di fede, speranza e amore. La gioia è stata grande quando fra Lanfranco ha invitato tutti i presenti a darsi un segno di pace “con un vero sorriso gioioso”, e poi indossando il naso rosso ha dato la benedizione finale, una vera benedizione di speranza e gioia.

C'è stata offerta questa opportunità … ed abbiamo saputo coglierla!