23 marzo 2010

“ELOGIO DEL DISSENSO”


Quasi tutti (anche ai vertici) ormai concordano che ci sia bisogno di un cambio di rotta. In una recente intervista, il cardinale Poupard ha detto: “I romani nella stragrande maggioranza si ritengono cattolici. Quando si pongono loro domande più precise sulla fede in Dio o sul culto mariano, reagiscono però con un’alzata di spalle, a volte con un ‘boh’ vago e sornione”.
E Joseph Ratzinger, quand’era ancora cardinale, diceva tra l’altro: “Abbiamo molto da imparare. Siamo troppo interessati a noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all’ordinazione delle donne, ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha bisogno di risposte... E noi rimaniamo coi nostri problemi. Sono convinto che, se usciamo a incontrare gli altri e presentiamo loro il Vangelo in modo appropriato, anche i nostri problemi interni saranno relativizzati e risolti”. Parole illuminanti che lasciano ben sperare. Ed ora che è diventato papa ci aspettiamo che ne voglia tener conto. Bisogna aiutarlo, ma come si potrebbe fare, se non esprimendo un chiaro e affettuoso dissenso su quei punti che è ormai indispensabile rivisitare?
Credo che la Chiesa del domani potrà ancora svolgere un ruolo fondamentale, malgrado tutte le difficoltà che si addensano all’orizzonte, se saprà accogliere, apprezzare, coltivare, incoraggiare, approfondire un proficuo confronto d’opinioni, senza più pretendere di chiudere la bocca a chicchessia. Nel futuro, un alto profilo sarà possibile soltanto uscendo dalle contrapposizioni, e quindi rinunciando a forme di repressione, emarginazione, esclusione, scomunica, per puntare sul rispetto e sul dialogo: solo così sarà possibile dimostrare nei fatti che la Chiesa è diversa dalle comuni organizzazioni terrene. In quest’epoca di guerre globali che travalicano ogni confine, ponendo tutti contro tutti, è forse utopia sperare che possa almeno cessare la guerra civile tra cattolici?
Da parte mia non potrei mai rinunciare alla speranza, perciò amo sognare una Chiesa dove le pluralità di opinioni possano essere utilizzate, attraverso confronti creativi, come prezioso strumento di verifica, dialogo e incontro, nel nome di Gesù Cristo.




di ANTONIO THELLUNG
ed. LA MERIDIANA