23 dicembre 2007

VERSO IL NATALE 2007




Salmo 23

La terra è di Dio! L'intero universo e i viventi che lo abitano appartengono a lui. La sua potenza ha generato la vita e il suo amore premuroso la conserva.

Chi può avvicinarsi a Dio, chi può sentirsi degno di lui? Chi è retto nel pensare e nell'agire, chi cerca verità in se stesso e negli altri.

Ecco l'uomo gradito a Dio, egli gusterà ciò di cui ha sete; ecco i veri cercatori di Dio, del volto di quel Dio che Giacobbe ha conosciuto.

Superate, uomini, i vostri scetticismi, le vecchie paure e i nuovi pregiudizi e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita? E Dio, forte e misericordioso, Dio che vince il male.

Superate, uomini le vostre sicurezze, i vecchi fatalismi e l'indifferenza borghese e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita. E proprio lui, Dio che si è manifestato agli uomini.

Dal vangelo secondo Matteo 1

[18] Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. [19] Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. [20] Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. [21] Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

[22] Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

[23] Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. [24] Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, [25] la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

La fantasia di Dio

L’Angelo, manifestazione divina, saluta Maria e l’invita a rallegrarsi per essere stata colmata di grazia da parte di Dio. Non sono i meriti di Maria, ma i doni gratuiti del Signore che rendono la ragazza di Nazaret “favorita dalla grazia” (Lc 1,28).

Maria è sconcertata e cerca di capire ciò che le sta accadendo. Per comprendere il turbamento che coglie Maria, che si sente oggetto di un annuncio divino, occorre rifarsi alla mentalità giudaica secondo la quale “il Santo, Egli sia benedetto, non parlò con alcuna donna se non con quella giusta, e anche quella volta per una causa” (Ber. Rab. XX, 6). Infatti, nell’Antico Testamento l’unica volta che Dio si è rivolto a una donna, è stato per rimproverare Sara, la moglie di Abramo, e da allora non ha più rivolto la parola a nessuna donna (Gen 18,10-15).

Se Dio non parla alle donne, come può ora parlare a Maria?

Inoltre ciò che l’Angelo propone a Maria suona come una bestemmia: diventare madre del figlio di Dio!

Mentre Zaccaria e Elisabetta sono stati presentati dall’evangelista come irreprensibili osservanti di tutte le leggi e le prescrizioni del Signore (Lc 1,6), nulla di questo è affermato per Maria.

Se Maria fosse stata una pia e devota ragazza, probabilmente avrebbe rifiutato la proposta angelica come una sacrilega tentazione: Dio non ha figli, “il Signore è uno solo” (Dt 6,4). Quando le autorità giudaiche si rendono conto che Gesù rivendica di essere il figlio di Dio “cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto abrogava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,17). E quando Gesù ammetterà di fronte al sommo sacerdote la sua condizione divina, “il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: Ha bestemmiato!” (Mt 26,65).

Che Dio potesse avere un figlio era una bestemmia e come tale doveva essere punita con la morte.

Eppure Maria accetta.

Mentre Zaccaria, incredulo, chiede un segno, una prova che garantisca la verità dell’annuncio (“Come potrò conoscere questo?”, Lc 1,18), Maria, che non dubita, chiede di conoscere il modo col quale si realizzerà ciò che le è stato annunciato (“Come avverrà questo?”, Lc 1,34).

E l’Angelo le risponde: “Lo Spirito santo scenderà su dite...” (Lc 1,35).

Come al momento della creazione lo “Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque” (Gen 1,2), così quel che avverrà in Maria sarà una nuova creazione e “colui che nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35). Luca presenta Maria come la donna dello Spirito, racchiudendo la sua esistenza tra le due discese dello Spirito, all’annunciazione e alla Pentecoste (At 1,14; 2,1-4).

“Avvenga per me come tu hai detto” (Lc 1,38).

Maria si apre al nuovo che il Signore le propone e la ragazza di Nazaret, che “nessuno, neanche tra i vicini, conosceva” (Origene, Contro Celso, I, 39), verrà proclamata beata da tutte le generazioni (Lc 1,48).

Maria è il capolavoro della fantasia di Dio, quel Signore che sceglie sempre per le sue opere ciò che gli uomini disprezzano e scartano (1 Cor 1,27-30). Con Maria, la donna, considerata una categoria sub-umana e comunque l’essere più distante dalla santità di Dio, diverrà la sua più immediata collaboratrice.

La donna, ritenuta responsabile della morte nel mondo (Sir 25,24), sarà portatrice di una vita capace di superare la morte. La donna, che non può sfiorare il rotolo della Parola del Signore, darà alla luce la Parola di Dio che si farà uomo (Gv 1,14).

Nella sua risposta Maria si è definita “la serva del Signore” (Lc 1,38), e come tale sa che chi accetta di servire il Signore deve prepararsi alla prova (Sir 2,1). Lei si è fidata del Dio dei suoi padri, ora dovrà prepararsi ad accettare il Dio di suo figlio.

Tratto da “NON ANCORA MADONNA” di fra Alberto Maggi






http://www.giovaniconfrancesco.it/F_CappuVenetoFVG.htm

17 dicembre 2007

APRIRSI PER ESSERE UNITI


Veniamo da un secolo di guerre, di crudeltà ideologiche a cui e seguita l’intolleranza islamista. Ne siamo stanchi. Siamo stanchi anche del continuo conflitto politico che divide le famiglie, gli amici, e rende faticoso lo sviluppo del nostro Paese. Siamo stanchi di gente violenta, che condanna, che non ti rivolge la parola se non la pensi come lei.

Abbiamo bisogno di persone che ci ascoltano, che ci capiscono, di amici. Ma anche di gente che agisce, che fa, che non rinvia. Mi viene in mente il film di Benigni La tigre e la neve in cui lui si comporta in modo amichevole con tutti, iracheni e americani e, pieno di fede e correndo come un pazzo, ottiene ciò che vuole.

Qualcuno critica l’atteggiamento positivo perché teme che significhi accettare le ingiustizie, il male, la sopraffazione e perdonare i peggiori crimini. No, l’atteggiamento positivo vuoi solo dire che metti da parte il rancore, la pigrizia e, invece di lamentarti, di prendertela con gli altri, ti prendi la responsabilità di decidere e fai delle cose positive.

Mi viene in mente un sacerdote che nella sua chiesa ha pochissimi fedeli ma, anziché attrarne di nuovi, rimprovera continuamente quelli presenti. E invece un altro a cui avevano assegnato una parrocchia dove, per anni, ha fatto la messa da solo, e oggi raccoglie attorno a sé centinaia di persone che vengono da tutte le città circostanti.

Perché non è pigro, perché li aiuta, e trasmette loro forza, gioia, speranza.

Bisogna vincere la nostra pigrizia per aprirci agli altri, per stabilire con loro un rapporto amichevole, per non parlare di ciò che ci divide, per fare ciò che serve a entrambi senza rinviare continuamente. La concretezza dell’azione ci aiuta anche a dimenticare i nostri guai e le ingiustizie di cui siamo vittime. Sì, è vero, è un’epoca difficile, molti abusano del loro potere e si comportano in modo villano, ma se rimugini su queste cose non fai più niente.

Mi sono accorto da tempo che gli imprenditori, i commercianti, gli scienziati più bravi, le persone che creano ospedali, centri di ricerca, comunità di recupero non sono mai né lamentosi, né pigri. Sono ottimisti, sanno godere delle cose che la vita gli offre e riescono a vedere le occasioni che si presentano.

Agiscono, costruiscono.

E sono convinto che ciascuno possa fare lo stesso nel suo campo, piccolo o grande che sia.

Di Francesco Alberoni. Tratto da “Corriere della sera”


http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

14 dicembre 2007

ANCHE VOI COME ME!



Salmo 145

Lodiamo, o comunità dei credenti, lodiamo il Signore con gioia; voglio lodarlo e ringraziarlo per il suo progetto di salvezza.

È da stupidi mettere la propria fiducia negli uomini ricchi, potenti, metterla in un uomo che non può salvare neppure se stesso.

Saggio chi mette la sua fiducia nel Dio vivente, chi fonda la sua speranza in lui; lui non muore e non tradisce; le promesse che fa le mantiene, sempre!

Queste sono le promesse che Dio ha fatto, il suo impegno nei confronti dell'uomo: far promulgare leggi giuste a servizio dell'uomo e non dei gruppi di potere.

Far cessare lo sfruttamento dei ricchi sui poveri ripartendo con equità le risorse della terra; promuovere l'alfabetizzazione e la cultura, garantire la libertà di pensiero e di informazione.

Far rispettare i diritti degli indifesi; liberare i detenuti per motivi ideologici, politici, religiosi, razziali...; mettere in posti di responsabilità persone oneste.

Riabilitare chi è stato calunniato e messo ingiustamente da parte; dare centralità ai poveri e agli emarginati; contrastare energicamente l'agire dei violenti.

0 credenti che formiamo le Chiese quali segni e strumenti del Regno, questo è l'impegno che Dio si è assunto ed ha affidato alle nostre mani.

Condividiamo la sua azione con la stessa instancabile energia. Avremo motivo di lodarlo sempre più spesso.

Dal Vangelo secondo Matteo cap 11,2-11

Quindi, scrive Giovanni, "In principio" - che vuol dire prima dell’inizio della creazione - esisteva già… e qui usa un termine che veramente non è facile tradurre: in greco è "logo", che ha un’incredibile varietà di significati. La CEI traduce con "verb", ed è una traduzione esatta; però, francamente non ci dice niente che "in principio ci fosse il verbo". Rivolgendosi a persone di cultura normale, cosa si può comprendere con questo termine? Altri traducono con: "in principio c’era la parola", però anche in questa espressione manca la ricchezza del significato, perché Giovanni, scegliendo questo termine, ha un’idea molto chiara. "Logos" è un termine che da una parte significa "progett" e da un’altra, in quanto progetto formulato, significa "parola".

Giovanni, in questo prologo, dice che fin dall’inizio, prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un progetto. Potremmo tradurre, in maniera molto comprensibile: "Prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un’idea". L’evangelista ci presenta, anche se così non si può dire perché Dio non ha la testa, un’idea che era fissa nella testa di Dio. Prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un’idea, un progetto.

Il primo versetto comincia così: "Fin dall’inizio, prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un progetto". Un progetto che si esprime con un’unica parola ed è il progetto della realizzazione di questo amore, di un amore di una qualità nuova che, venendo da Dio, annienterà tutto ciò che vi era prima.

Continua Giovanni: in principio c’era questo progetto, questa parola e l’evangelista sottolinea che "questo progetto si dirigeva a Dio". Con questa sottolineatura, Giovanni ci vuol far comprendere che questo progetto, che come vedremo sarà di un’ampiezza che ci farà ubriacare di contentezza, era sempre nella testa di Dio, cioè era qualcosa che stava molto a cuore a Dio. Potremmo tradurre, in maniera colloquiale, che Dio aveva sempre in testa questo pensiero; questo progetto era qualcosa che gli stava a cuore, prima ancora di creare il mondo, il quale è stato creato proprio per la realizzazione di questo progetto.

Ed ecco la rivelazione fantastica che fa Giovanni: "e un Dio era questo progetto". Viene tradotto normalmente: "e il verbo era Di". Potremmo tradurre anche con "la parola era un Dio", ma è più facile da comprendere: "e un Dio era questo progetto". Il progetto di Dio sull’umanità, sull’uomo, è qualcosa di incredibile e, purtroppo, credo che la nostra tragedia di credenti sia che non l’abbiamo conosciuto; o se lo abbiamo conosciuto, non lo abbiamo capito. Giovanni ci presenta un Dio talmente innamorato dell’umanità, che non gli basta aver creato l’uomo in carne e ossa, ma lo vuole innalzare alla sua stessa condizione divina; "un Dio era questo progetto"! Il progetto di Dio sull’umanità è che l’umanità, quindi l’uomo, raggiunga la pienezza della condizione divina.

Tratto dal commento di fra Alberto Maggi al prologo di Giovanni senza la revisione del relatore.

http://www.studibiblici.it/homepage.htm

03 dicembre 2007

SCIENZA E VALORI, UN MODO DIVERSO DI GUARDARE IL MONDO.


Molti filosofi ci dicono che il mondo di oggi è dominato dal nichilismo. Perché Dio è morto e tutti i nostri valori, tutte le nostre mete, addirittura l’idea stessa che la vita abbia uno scopo sono crollate. L’unico sapere è quello della scienza che può spiegarti perché accade questo o quel fatto, come ottenere un certo risultato (tecnica), ma non potrà mai dirti che cosa è bene e che cosa è male, cosa devi o non devi fare. Per la scienza gli esseri umani non sono liberi e concetti come meta, fine, dovere, volontà, sforzo, colpa, merito, responsabilità sono totalmente privi di senso. L’atto più orribile, come il gesto più eroico, è un puro fatto chimico fisico.
Come fai allora a spiegare scientificamente a tuo figlio che non deve lanciare i sassi dal cavalcavia o guidare l’auto ubriaco? E allo scienziato di non creare ibridi genetici uomo-animale? Il ragazzo può risponderti che continua, a farlo perché si diverte. E lo scienziato perché gli interessano solo i suoi esperimenti, il resto non lo riguarda.
Ma il punto di vista scientifico è veramente l’unico? No, esistono sempre due modi di guardare l’uomo e il mondo. Quello della scienza in cui c’è solo materia ed energia, l’altro in cui c’è anche mistero e libertà.. La natura è indifferente al bene e al male, al dolore e alla giustizia.
Però l’uomo, anche se appartiene alla natura e segue le sue leggi biologiche, aspira a un mondo diverso in cui ci siano anche giustizia, amore, felicità e bellezza.
A un mondo ideale. E, in base a questo ideale, giudica se stesso e la natura. Egli perciò è, nello stesso tempo, dentro e fuori la natura. Come oggetto della scienza è dentro la natura, come possessore di coscienza ne è fuori, vive nel mondo della cultura, dei valori e della libertà.
Religione, morale e arte sono fondate su categorie diverse da quelle della scienza. Noi agiamo nella vita, creiamo, lavoriamo perché ci poniamo delle mete, abbiamo una vocazione e dei sogni. Certo, la scienza può spiegarli con processi biologici o chimici. E, domani, potrà manipolarli stimolando in modo opportuno l’ipotalamo o la corteccia cerebrale. Ma a deciderlo, a farlo, saranno sempre uomini mossi da desideri sogni valori, mete, ideali. Ogni cosa può essere guardata in questo duplice modo: dall’ottica della scienza e da quella dei valori. Nessuno riesce ad assorbire l’altro. Il nichilismo non potrà mai prevalere.

Articolo tratto dal “corriere della sera” di Francesco Alberoni



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02 dicembre 2007

i Domenica di Avvento: "Vivere in pienezza per non temere la morte"












Salmo122

Mi rivolgo a te, Signore, con fiduciosa trepidazione, a te che sei un Dio di bontà, un Dio di speranza e consolazione.

La mia attenzione per te, Signore, è come quella di un uomo per il suo lavoro, come quella di una donna per la sua casa o quella di un prete per la sua comunità.

Mi rivolgo a te con fiducia, con estrema fiducia e abbandono perché so che ti stanno a cuore i miei problemi e mi sai capire nel profondo dell'anima.

La gente che incontro normalmente non condivide la mia mentalità e i benpensanti mi disprezzano con orgogliosa sufficienza.

Le persone che contano e comandano contrastano duramente il mio impegno ed anche molti compagni di viaggio si sono incamminati per strade diverse.

È difficile, Signore, rimanere fedeli in mezzo all'incomprensione di molti, provocati dalla finta compassione, sotto il peso di un malcelato disprezzo.

Non ce la faccio più! Sono avvilito e spesso mi chiedo: «Ne vale la pena?». Ti supplico, Dio di fiducia, mantienimi saldo in te!



Dal Vangelo secondo Matteo cap. 24

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. [38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, [39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. [40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. [41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. [43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. [44] Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.



Articolo


“E’ urgente che la Chiesa riprenda a trattare temi vitali per l’uomo, come il grande dono dell’eros, una spiritualità che parli al cuore, il posto del corpo, l’aldilà, il rapporto con la natura e il cosmo, facendone una teologia, riconoscendoli come luogo teologico, e non riducendoli solo ad una morale.
La vita non statica, ma estatica, in cammino verso qualcosa che è al di là di sé. L’essere è estasi, è divenire, movimento, diffusione di sé, attrazione. La vita avanza per passioni, non per comandi, e la passione nasce per una bellezza.
Acquisire fede è acquisire bellezza del vivere, è bello amare, sposarsi, generare, godere della luce e degli abbracci, gustare l’umile piacere di esistere; è bello essere di Dio e nello stesso tempo essere del mondo; è bello attendere e stare con l’amico, perché tutto va verso un senso luminoso e positivo, nella finitezza e nell’infinito.
La vita non è etica, ma estetica (=sensibile), non anestetico, immobile, insensibile (suo contrario letterario). Ogni vivente ha una vita affettiva, parte alta e forte della sua identità, necessaria per essere felice. Possiamo negarla ma non eliminarla. La dimensione degli affetti, fondamentale per l’equilibrio della persona, necessaria per vivere (se non amiamo non viviamo: 1Gv. 3,14), e per vivere con gioia, è un autentico luogo teologico: l’amicizia rivela qualcosa di Dio.
Ogni vivente nasce come persona appassionata, e quel malinteso spirito religioso che ci spinge a negare le nostre passioni inaridisce le sorgenti della vita e rende molti cristiani dei predicatori di cose morte.
Bisogna non tanto soffocare, ma convertire le passioni; non raggelare, ma liberare i desideri per desiderare Dio. Soltanto chi ama la vita è sensibile al richiamo del Vangelo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. (Gv. 10,10).

(tratto da “I baci non dati” di E. Ronchi)

ALCUNI APPUNTAMENTI


Per Gennaio ‘08 appuntati sull’agenda: tre giorni biblici,
25-26-27 con fra Alberto Maggi su:

“SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA
Le parabole nei vangeli”












Ritiro di fine anno qui a Thiene
dal 29 Dicembre pomeriggio a 1 Gennaio mattina, dal titolo:

“IL VERBO SI FECE CARNE
Una fede incarnata”


Adesioni entro il 24 dicembre al 3494309001
oppure paolo.bertoncello@fraticappuccini.it








15 Dicembre ore 20,30 il prossimo incontro formativo:
conosciute le maschere, ora:
“SCOPRI I TUOI TALENTI”

Da sabato 12 gennaio, per chi vuole, dopo l’incontro, approfondiremo il tema della serata con una lectio. Dormiremo qui e la mattina della Domenica, dopo la colazione, concluderemo con
l’Eucaristia e la condivisione della serata.

26 novembre 2007

Solennità di Gesù Cristo re dell’universo C.
















Dal vangelo secondo Luca 23

[35] Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». [36] Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: [37] «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». [38] C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». [40] Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? [41] Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». [42] E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». [43] Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».


Articolo

Lascia che Gesù ti trasformi

Tu cerchi il modo d’incontrare Gesù. Cerchi d’incontrarlo non soltanto nella tua mente, ma anche nel tuo corpo. Ricerchi il suo affetto, e sai che questo affetto implica tanto il suo corpo quanto il tuo. Egli è divenuto carne per te, affinché tu potessi incontrano nella carne e ricevere il suo amore nella carne.
Ma rimane in te qualcosa che impedisce questo incontro. Vi sono ancora tanta vergogna e tanta colpa incrostate nel tuo corpo, che bloccano la presenza di Gesù. Tu non ti senti pienamente a tuo agio nel tuo corpo; lo guardi come se non fosse un luogo abbastanza buono, abbastanza bello o abbastanza puro per incontrare Gesù.
Quando guardi con attenzione alla tua vita, vedi quanto sia stata afflitta dalla paura, specialmente paura delle persone in autorità; i tuoi genitori, i tuoi insegnanti, i tuoi vescovi, le tue guide spirituali, persino i tuoi amici. Non ti sei mai sentito uguale a loro e hai continuato a sottovalutarti di fronte a loro. Per la maggior parte della tua vita ti sei sentito come se avessi bisogno del loro permesso per essere te stesso.
Pensa a Gesù. Egli era totalmente libero di fronte alle autorità del suo tempo; egli diceva alla gente di non farsi guidare dal comportamento degli scribi e dei farisei. Gesù è venuto tra noi come un uguale, un fratello. Ha spezzato le strutture piramidali del rapporto tra Dio e gli esseri umani, come pure quelle tra la gente, e ha offerto un modello nuovo: il cerchio, dove Dio vive in piena solidarietà con gli esseri umani, e questi tra loro.
Non riuscirai a incontrare Gesù nel tuo corpo finché il tuo corpo rimane pieno di dubbi e di paure. Gesù è venuto a liberarti da questi legami e a creare in te uno spazio nel quale puoi stare con lui. Egli vuole che tu viva la libertà dei figli di Dio.

Non disperare, pensando che non puoi cambiare te stesso dopo tanti anni. Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù, e chiedigli di darti un cuore libero dalla paura dove lui possa stare con te. Tu non puoi renderti diverso. Gesù è venuto a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo. Lascia che egli ti trasformi col suo amore e ti renda così capace di ricevere il suo affetto nell’interezza del tuo essere.

Di Henri Nouwen “LA VOCE DELL’AMORE”

18 novembre 2007

In principio uomini, infine santi





Non ammiro Pietro che rinnega, spergiurando, il Cristo, né la sua fede
vacillante quando cammina sulle acque. Ciò nonostante, il suo rinnegamento e la sua esitazione mi sono d'aiuto nel cammino della santità. Anch'io ho vacillato e sono caduto; e se non m'è dato di piangere come Pietro, posso almeno gridare con lui: "Salvami, o Signore, se non vuoi ch'io mi perda!".
Non posso ammirare Saulo che custodisce le vesti dei lapidatori di Stefano e cavalca da Gerusalemme a Damasco, spirante minacce e stragi contro tutti i cristiani. Sotto questo aspetto, Saulo, persecutore dei discepoli di Gesù è, a sua volta, un tipo detestabile. Tuttavia Saulo, divenuto Paolo mi incoraggia. Se lui poté cambiare l'odio in amore, la mia speranza vive ancora.
Analoghe riflessioni si possono fare con molti altri, anzi, con la maggior parte de santi. La debolezza dei loro inizi mi dà la forza, la loro santità finale ispirazione. Ringrazio Iddio per Agostino "peccatore" trasformato in santo..."

(M. Raymond, L'uomo che si vendicò di Dio)

PASTORALE




















--> Gesù non ha disdegnato di incontrare chi era “diverso” per comunicare il suo amore.
Francesco incontrando il lebbroso, che era diverso da lui, è diventato un uomo libero.
Anche quest’anno 6 incontri per giovani dai 17 ai trent’anni e/o animatori e catechisti che vogliano fare un cammino di formazione sul tema:

“IO TI INCONTRO E MI FACCIO INCONTRARE”.

SABATO 10 NOVEMBRE 2007
SABATO 15 DICEMBRE 2007
SABATO 12 GENNAIO 2008
SABATO 16 FEBBRAIO 2008
SABATO 29 MARZO 2008
SABATO 3 MAGGIO 2008
SABATO 7 GIUGNO 2008

Ore 20,30

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene



--> Conoscere il Vangelo non è un dovere per il cristiano ma è la fonte della sua vita e della sua vita di fede.
Non sempre però la “parola” è immediata nella sua comprensione.
Fra Alberto Maggi anche quest’anno ci aiuterà accostando le parabole nei sinottici.

Tre giorni 25/26/27 Gennaio 2008

"SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA" (Mc 4,13).

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene




--> “Mio padre era….”
L’antico testamento ci invita a far memoria delle nostre origini, da dove è partita la nostra fede in Gesù il Cristo.

6 incontri di formazione biblica “spezzati” da fra Roberto Tadiello


“ABRAMO E I PATRIARCHI”

MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO 2008
MERCOLEDI’ 5 MARZO 2008
MERCOLEDI’ 2 APRILE 2008
MERCOLEDI’ 16 APRILE 2008
MERCOLEDI’ 7 MAGGIO 2008
MERCOLEDI’ 21 MAGGIO 2008


Ore 20,30

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene




--> Ogni secondo mercoledì del mese preghiera per le vocazioni

--> Da ottobre a giugno il sabato sera santuario aperto dalle 21 alle 24

--> Martedì ore 20,45 Venerdì ore 20,45 Sabato ore 16,00 cammino settimanale giovani francescani.




www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

14 agosto 2007

Dal Nepal

Questa mail mi è arrivata dal Nepal.

Vi chiedo, se come cristiani, qui oggi, abbiamo il coraggio di vivere nel quotidiano, nel concreto ciò che professiamo con la bocca, con le parole...


Carissimi,
come state?! probababilmente avrete sentito parlare delle inondazioni qui in Nepal,
delle condizioni di emergenza in cui versano intere zone....le notizie dei media si diffondono solo quando hanno interesse a farlo....
Perche' un titolo di risonanza biblica, di domanda? ne aggiungo un altro che forse non differisce di molto, " che cos'e' l'uomo perche' l'uomo se ne curi?", a cui fa risonanza la domanda di Caino "sono forse io responsabile del mio fratello?"
ritorno dal far west del Nepal, luogo abbandonato dagli uomini e di conseguenza da dio....
ho incontrato l'etnia dei kamaja. I kamaja fino a pochi anni fa erano schiavi per nascita, legati alla terra che non era mai loro...dopo l'abolizione della schiavitu' son rimasti senza terra e senza lavoro....senza diritti di nessun tipo...attualmente il governo ha dato loro degli apezzamenti di terra recintata. vivono come dentro una grande riserva inelle loro abitazioni alte un metro e mezzo di paglia e fango...due gocce di pioggia forte e hanno perso tutto.PERCHE'?
Perche' oggi migliaia, milioni di persone vivono in queste condizioni? non hanno voce, non hanno microfoni....inutile dire che qui le malattie abbondano, che non c'e' corrente elettrica, non ci sono mezzi di comunicazione...e il governo ha tutto l'interesse a dividere, a lasciare le cose in questo stato.....governo? mah, visto che NON ci son MAI state elezioni, che l'85 per cento del nepal non ha istruzione, che i figli di ricche famiglie e caste alte si contendono le sedie, che quei 4 pagliacci dei maoisti, dopo aver ammazzto gente per dieci anni impunemente ora ridacchiano seduti sulle poltrone del potere..no, ...non merita il nome di governo...solo delinquenti, bastardi, non so comwe chiamare questa gentaglia arrivata li sul sangue deglia altri....
Ho visitato una scuoletta che una fondazione di Torino ha costruitio per le comunita' dei Kamaja e che continua a supportare nonostante abbia perso centinaia di migliaia di euro dai benefattori a causa di personaggi senza scrupoli che si sono intascati tutto sotto la parvenza di aiuti umanitari...son sempre piu' perplesso quando fondi su fondi vengon trasferiti con leggerezza nei paesi sottosviluppati....non un centesimo va a favore di chi ha bisogno...si mangiano tutto....(per esempio andate a scoprire dove son finiti gli euro che tutti abbiamo donato a favore dellpo tsunami via sms....)
e alla fine chi ci rimette? ne' i benefattori, ne' chi si intasca i soldi...ci rimettono sempre gli ultimi degli ultimi....
Arivare nel far west nepal e' stata un'impresa. Un piccolo aereo fino a Nepalganj. Da lassu' le vette himalayane dominano quel cielo blu sopra le nuvole.....ferme da millenni, maestose...
poi ho proseguito con mezzi di fortuna sui tetti dei bus o attaccati alle scalette esterne...chek point militari fino ad un certo punto...poi la totale anarchia. Ponti crollati, gente che protesta e si mette ad attaccare i mezzi di trasporto....comunque alla fine e' andato tutto bene!....
vi mando alcune foto dei kamaja, di una vita ferma ai tempi remoti, lontana anni luce da noi...eppure piena anche di sorrisi, condivisione, speranza nonostante tutto....molti uomini se ne vanno lontano a lavorare e le famiglie attendono con fiducia senza avere un telefono, la posta....nulla...una fiducia invisibile lontanissima dalla nostra esperienza di rapidita' del comunicare e di eccesso di sicurezza...come se si potesse davvero ipotecare il futuro....o di vivere per sempre, nel grande mito del tempo lineare.....
che cosa e' dunque l'uomo perche' noi ce ne prendiamo cura?
non lo so.

vi abbraccio forte

Emy

02 luglio 2007

Amare la vita!

Se avessimo il coraggio di vivere con questo stile, forse vivremo un pò meglio!


Ama la vita così com'è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

20 giugno 2007

AMORE?! QUALE AMORE!?

Vedete che già la prima scossa che si dà Giovanni è molto forte. E il comandamento di Gesù è un comandamento che fa scandalo nella storia delle religioni, perché il comandamento è quello sul quale si fonda il rapporto religioso. Ebbene nel comandamento - nell’unico comandamento, perché non ce ne sono altri nella comunità dei credenti -, nell’unico comandamento che Gesù lascia alla sua comunità, non nomina Dio, fatto assolutamente inspiegabile e raro. Nel comandamento che costituisce una religione, una fede, il posto principale deve essere per Dio. Pensiamo soltanto ai dieci comandamenti; il primo enuncia: "Io sono il Signore Dio tuo", ecc. Nell’unico comandamento che Gesù lascia alla sua comunità, Dio non viene nominato! E questo comandamento lo esprime così: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amate gli uni: come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri". Non chiede l’amore per Dio, ma chiede un amore da trasmettere e scambiare tra gli uomini, uguale a quello che Lui ci ha dimostrato. E l’amore di Gesù, l’amore che ci dimostra, è un amore che non si lascia condizionare dagli atteggiamenti e dalle risposte dell’uomo. È quello che poi Giovanni chiamerà l’ "amore fedele". E in questo unico comandamento Dio non viene nominato.
Nel commento a questo prologo, che Giovanni farà nella Prima lettera, lo dice chiaramente: l’amore a Dio può essere un’illusione. Si trovano persone tanto innamorate di Dio, quanto poi incapaci di vivere con i propri amici. Ricordo sempre un episodio ad un corso di esercizi: si parlava di questo amore a Dio e dell’amore agli uomini. Ci fu una suora che si alzò dicendo: padre, quello che lei sta dicendo è proprio vero. Io amo tanto il Signore che non sopporto più di stare con le mie sorelle! Ecco, ci vuole una particolare propensione all’amore per Dio per non sopportare gli altri. Allora Gesù esclude, dall’unico comandamento che lascia, l’amore per Dio - perché l’amore per Dio può essere frutto di illusione - e mette invece un amore pratico. "Trasmettete fra di voi un amore uguale a quello che io ho per voi": questa è l’unica prova che amate Dio. Lo dirà poi Giovanni nella sua Prima lettera.

29 maggio 2007

LA FRATERNITA’ LUOGO DI APPARTENENZA

LA FRATERNITA’ LUOGO DI APPARTENENZA

1. La Fraternità è un luogo di appartenenza, un luogo nel quale si trova la propria terra e la propria identità. Certamente si può appartenere a realtà diverse da una Fraternità: una gang, una setta, un club, un gruppo di militanti o ancora ad altre organizzazioni. Anche le parrocchie, come le chiese, per molti sono luoghi di appartenenza. La prima comunità alla quale si appartiene è una famiglia. Un bambino appartiene a sua madre. essere portato, protetto, guardato; si apre senza paura. Il desiderio più profondo di un bambino è quello di essere in comunione con suo padre e sua madre. Questo bisogno di comunione con un'altra persona è ciò che vi è di più fondamentale nell'essere umano; è all'origine di tutti gli altri bisogni e desideri.

2. Ma in ogni essere umano c'è un ardente desiderio, e nello stesso tempo una certa paura, della comunione e dell'appartenenza. Ciò che desideriamo di più è l'amore e nello stesso tempo è ciò di cui abbiamo più paura. Ci rende vulnerabili e ci apre, ma è allora che possiamo essere feriti dal rifiuto e dalla separazione. Possiamo aver paura dell'amore perché abbiamo paura di perdere la nostra libertà e la nostra creatività. Desideriamo appartenere ad un gruppo, ma nello stesso tempo abbiamo paura di trovarvi una certa morte perché forse non saremo più guardati come unici. Desideriamo l'amore, ma abbiamo paura della dipendenza e dell'impegno che implica. Abbiamo paura di essere utilizzati, manipolati, soffocati, distrutti. Nei confronti dell'amore, della comunione e dell'appartenenza con tutte le loro esigenze, siamo tutti ambivalenti.

3. Il mio popolo è la mia fraternità, la piccola Fraternità di coloro che vivono insieme ma anche la Fraternità più grande che è attorno e per la quale si è li. Sono quelli che sono iscritti nella mia carne come io sono iscritto nella loro. Che siano lontani o vicini, mio fratello, mia sorella, restano iscritti dentro di me. Io li porto e loro mi portano, e quando ci si ritrova ci si riconosce. Siamo fatti gli uni per gli altri, fatti della medesima terra, membri di uno stesso corpo. Il termine "mio popolo" significa che loro appartengono a me come io appartengo a loro. Quello che li tocca, tocca me.

4. Ciò che distingue una Fraternità da un gruppo di amici è che in una Fraternità noi diciamo la nostra appartenenza reciproca e i nostri legami, annunciamo i nostri scopi e lo spirito che ci unisce. Insieme riconosciamo che siamo responsabili gli uni degli altri e che questo legame viene da Dio, è un dono di Dio. E’ Lui che ci ha scelti e ci ha chiamati insieme, in un'alleanza d'amore e una sollecitudine reciproca.

21 maggio 2007

.... Fraternità

LA FRATERNITA’ LUOGO DELL’AMORE RECI-PROCO

5. Molti entrano a far parte di gruppi per essere formati a tale o tal altra spiritualità, o per acquisire delle conoscenze su Dio e sull’umanità. Ma questo non è la Fraternità, è una scuola. Questo diventa una Fraternità quando si comincia ad amarsi reciprocamente e a preoccuparsi della crescita di ognuno.

6. Se la Fraternità non è solo per la coscienza collettiva, con la sicurezza che questo comporta, ma per la crescita della coscienza e della libertà personale, ci saranno momenti nei quali alcuni si troveranno in conflitto con la loro Fraternità.

7. La Fraternità non è fatta per produrre qualcosa che le sia esterno; non è un raduno di persone che lottano per una causa. E un luogo di comunione, dove ci si ama gli uni gli altri e dove si diventa vulnerabili gli uni nei confronti degli altri.

8. Più una Fraternità si approfondisce, più i suoi membri diventano fragili e sensibili. Amare significa diventare deboli e vulnerabili; significa togliere le barriere e spezzare la propria corazza nei confronti degli altri; significa lasciare entrare gli altri dentro di sé e usare una grande delicatezza per entrare in loro. Il cemento dell'unità è l'interdipendenza.

05 maggio 2007

Tocca a voi...

Tocca a voi
Scriveva Papa Giovanni II ai giovani:
"Fra le domande inevitabili, che dovete porre a voi stessi, la prima e principale è questa: qual è la vostra idea dell'uomo? Che cosa, se¬condo voi, costituisce la dignità e la grandezza di un essere umano? Questa è una domanda che voi giovani dovete porre a voi stessi, ma che ponete anche alla generazione che vi ha preceduto, ai vostri geni¬tori ed a tutti coloro che, a vari livelli, hanno avuto la responsabilità di preoccuparsi dei beni e valori del mondo ".
E, dopo aver spiegato l'importanza di una società che aiuti i giovani a rispondere a questa domanda e la responsabilità grave di chi indirizza i giovani verso risposte sbagliate, conclude:
"Chiedete a voi stessi quale tipo di persone voi e gli esseri umani vostri simili volete essere, quale tipo di cultura volete creare. Ponete a voi stessi queste domande e non abbiate paura delle risposte, anche se esse richiederanno da voi un cambiamento di direzione nei vostri pen¬sieri e nei vostri impegni.”

Essere complesso e misterioso
La prima impressione che nasce dalla contemplazione della persona umana si traduce in un senso di mistero e di complessità. Ogni descrizione dell'uomo, infatti, non è che un capitolo di un libro che non potrà mai essere completamente esaurito. Nel corpo e nello spirito della persona umana lottano continuamente comportamenti opposti. L'essere umano si rivela e si riconosce nella bellezza del corpo reso palpitante da stati d'animo che lo rendono leggero e trasparente, nella bontà che si manifesta in innumerevoli gesti di solidarietà, nelle meraviglie della scienza e della tecnica, nelle profondità raggiunte dal lavoro dello spirito, ma anche nella malignità dell'egoismo che si esprime in mille forme di violenza verso i propri simili e il creato. Creatura effimera e immortale, limitata nello spazio e nel tempo e insieme assetata d'infinito, bestia e angelo, come afferma Pascal.
Esprime bene questo concetto una testimonianza dell'Abbé Pierre: "I ricordi delle gioie reali e strane che hanno costellato la mia lunga vita non mostrano forse che l'essere umano, proprio come una aquila, è avido di orizzonti e spazi illimitati, eppure è costretto a lottare, incapace di volare davvero, quasi ne fosse impedito da una qualche ferita? (...) Tale mi appare il cuore umano: intessuto d'ombre e di luci, capace di gesti eroici e di terribili vigliaccherie, teso verso ampi orizzonti e sempre sul punto d'inciampare in ogni sorta di ostacoli, il più delle volte inferiori".
Di fronte a questo essere così carico di contrasti, l'autore dei Salmi non riesce a trattenere un'esclamazione di stupore: "Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare" (Sai 8,4-9).

20 aprile 2007

Amore è

L’intelligenza priva di amore, ti rende perverso.
La giustizia senza amore, ti rende spietato.
La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.
Il successo senza amore, ti rende arrogante.
La ricchezza senza amore, ti rende avaro.
La docilità senza amore, ti rende sottomesso.
La povertà senza amore, ti rende orgoglioso.
La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.
L’autorità senza amore, ti rende tiranno.
Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.
La semplicità senza amore, ti toglie valore.
La preghiera senza amore, ti rende introverso.
La legge senza amore, ti schiavizza.
La politica senza amore, ti rende egoista.
La fede senza amore, ti rende fanatico.
La croce senza amore diventa tortura.
LA VITA SENZA AMORE... NON HA SENSO.........

02 aprile 2007

Il nostro Dio è un Dio in "divenire"!

C’è una comprensione dinamica di Dio, per la quale Dio esiste come sorgente di vita. Tutta la vita sboccia da Dio ed è una forma di autocomunicazione di Dio. Ogni oggetto, animale o persona partecipa dell’essere divino in un suo modo particolare. La persona umana, creata immagine di Dio, partecipa dell’autoespressione di Dio in modo speciale. L’individuo, nella sua attività, non è chiamato ad agire nell’interesse di Dio, né Dio agisce attraverso la persona umana, come se questa fosse uno strumento nelle mani di Dio. Piuttosto, il genere umano è chiamato a formare un principio di azione insieme con il Dio che crea e redime. La persona non deve vivere «per Dio», ma «con Dio» in ogni umana autorealizzazione (divinizzazione).
La comprensione dinamica di Dio vede Dio in ogni essere creato. Dio non è una presenza localizzata che protegge o punisce secondo il grado di venerazione, né il giudice che punisce o ricompensa, sospeso in alto. È la dinamica sorgente di vita di tutta l’esistenza creata. Attraverso questa dinamica presenza, Dio chiama la persona ad accettare responsabilmente la propria crescita e il proprio sviluppo. Questa sensibilità riconosce la presenza divina in tutto ciò che accade, ma non come una misura, un calcolo, una ricompensa o una punizione divina. È sempre Dio che si «autoesprime», ma permettere all’umanità di essere la forma attraverso la quale l’amore e la sollecitudine divina si rendono visibili.
Anni fa un professore mi disse che il nome JHWH non significa realmente «Io sono colui che è», ma piuttosto «Io sono colui che continuamente esprime se stesso». Mi colpì come questa traduzione rendesse la natura dinamica della presenza di Dio. Garantendo intelligenza e libera volontà agli esseri umani, Dio offre loro una parte speciale nella vita divina. Dio chiama l’umanità a essere la traduzione visibile e tangibile dell’amore divino nel creato.

GRAZIE!

GRAZIE A CHI CONTRIBUISCE A QUESTE PAGINE CON LE PROPRIE IDEE, RIFLESSIONI E CON IL VIVERE QUOTIDIANO, SEGNO DELLA PRESENZA DI DIO.
E' LA COMUNITA'-FRATERNITA', CHE COSTRUISCE LA CHIESA!

18 marzo 2007

Una legge che nasce dal cuore!

Per Giovanni, l’evangelista, che esprime il pensiero di Gesù, non c’è nessuna legge esterna all’uomo che possa guidarne i passi, nemmeno se questa legge è data da Dio. È la vita stessa dell’uomo a condurne i passi, cioè la risposta dell’uomo a quel desiderio di pienezza che ha. Come abbiamo visto, Dio, prima ancora di creare il mondo, aveva il progetto di far sì che l’uomo raggiungesse la condizione divina; condizione divina che si raggiunge esclusivamente mettendo nella nostra vita una qualità d’amore che, progressivamente, assomigli sempre più all’amore di Dio. E non solo non è la legge dell’Antico Testamento quella che guida i passi del credente - bensì è la vita che illumina, ma, secondo il Vangelo, nemmeno l’insegnamento di Gesù deve guidare i passi del credente. Cosa significa questo? Il credente deve sì conoscere Gesù e assimilare il suo messaggio, ma poi deve farlo proprio e comportarsi in una determinata maniera non perché lo ha detto Gesù, ma perché lo sente come un bisogno del proprio io. Il credente, se deve perdonare, non lo fa perché lo dice Gesù. Se si arriva a questi estremi, significa che il messaggio di Gesù non lo abbiamo fatto nostro e abbiamo ancora bisogno di un codice di comportamento esterno che determini le nostre azioni. Non si perdonano gli altri perché Gesù ha detto che bisogna perdonare, ma perché la capacità d’amore che si sente sarà sempre più grande della capacità degli altri di farci del male. Quindi, neanche l’insegnamento di Gesù guida i nostri passi, se non l’abbiamo assimilato e fatto nostro. Non si ama perché Gesù ci dice di fare così, perché altrimenti, se non lo avesse detto, come ci si comporterebbe? Non si condivide quello che si ha perché Gesù ci ha detto di comportarci in questo modo, ma lo si fa perché è un bisogno che si sente dal più intimo di noi stessi, che ci fa realizzare e che ci fa sviluppare amando così.

Con Gesù, chi è l’immagine del perfetto credente? Non colui che obbedisce a Dio osservandone le leggi, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al Suo. Ecco perché Gesù, in un esempio scandaloso, contrappone queste due qualità di credente: al sacerdote e al levita, perfetti osservanti della legge, nell’episodio del Samaritano contrappone l’eretico samaritano (Lc 10,29-37). Chi è che assomiglia a Dio? Non l’osservante della legge, il sacerdote, ma l’eretico perché gli assomiglia nella qualità d’amore. Chi è il credente? Il credente non si vede dalla frequenza ai riti, dalla maniera di frequentare luoghi e persone sacre, dall’osservanza di regole e di precetti, ma l’unico criterio per giudicarlo è vedere se ha una qualità d’amore simile a Dio. Il paradosso dei Vangeli è che come esempio di credente viene messo un eretico. E questo è valido tutt’oggi! Può darsi che qualche persona che noi giudichiamo miscredente, immorale, eretica, sia invece, per la qualità d’amore che possiede, il vero credente.

26 febbraio 2007

DOMANDE

Dopo qualche mese di prova ti proponiamo alcune domande e con le risposte cercheremo di darci una mano a capire meglio come usare questo blog.

Perchè, per te, in questo tempo, vale la pena credere in Gesù Cristo figlio di Dio?
Proponi il tuo essere cristiano a chi ti gravita attorno?
Cosa ne pensi di come si sta muovendo la chiesa in questo tempo?

Grazie della tua collaborazione.

09 febbraio 2007

UNA RELIGIONE E NON UNA FEDE

Così il vangelo diventa una religione sociologica, fatta di tappe sacramentali senza interiorità; i carismi dei fondatori si sclerotizzano in una fedeltà materiale disperatamente in cerca di una spiritualità che sfugge; le parrocchie meglio organizzate non infondono più la gioia della comunione e la gente cerca il calore umano nelle sette. Mentre Dio aspetta dentro ogni uomo che costui lo raggiunga dentro di sé e, ascoltando la propria verità, trovi colui che lo guida verso i sentieri del Bene per manifestarsi attraverso di lui ai fratelli. Allora non c'è più bisogno di chiedersi che cosa fare: basta essere in sé e la vita conduce là dove conviene, non sempre con facilità, ma certamente con serenità. Perché Dio vuole l'uomo vivente, traboccante di vita: questa è la sua volontà…

Emmanuelle Marie “La pazienza dell’istante”

12 gennaio 2007

SEI FELICE?

“Ma non hai tutto? E cosa c’è che non va nella tua vita?”. “Forse proprio questo. Ho tutto, ma sono infelice. E non sono l’unica. Nel corso di questi anni, ho frequentato persone di ogni tipo: ricche, povere, potenti, rassegnate… In ogni sguardo che ha incrociato il mio, ho letto un’amarezza infinita. Una tristezza che non sempre veniva accettata, ma che c’era, indipendentemente da ciò che quegli individui dicevano”.
“Sto pensando. Secondo te, dunque, nessuno è felice?”. “Sembra che alcuni lo siano, ma forse semplicemente non ci pensano. Altri fanno progetti: avrò un marito, una moglie, una casa, due figli, una villa fuori città. Non posso dire se siano tutti infelici. Comunque so che sono sempre impegnati: a fare gli straordinari al lavoro, a occuparsi dei figli, del coniuge, della carriera, della laurea, degli impegni dell’indomani, delle cose che bisogna comprare, di ciò che si deve possedere per non sentirsi inferiori eccetera. Insomma, ben pochi mi dicono: ‘Sono infelice’. La maggior parte afferma: ‘Sto benissimo, ho ottenuto tutto quello che desideravo’. Allora io domando: ‘Cos’è che la rende felice?’. Risposta: ‘Ho tutto ciò che una persona potrebbe sognare: famiglia, casa, lavoro, salute’. Gli faccio un’altra domanda: ‘Si è mai fermato a pensare se questo sia davvero tutto nella vita?’. Risposta: ‘Sì, questo è tutto’. Al che, io insisto: ‘Allora il senso della vita è dato dal lavoro, dalla famiglia, dai figli che cresceranno e la lasceranno, dalla moglie - o dal marito - che diventeranno degli amici piuttosto che restare dei veri innamorati. Ma un giorno il lavoro finirà. Che cosa farà quando ciò accadrà?’. In realtà, potrebbero rispondere: ‘Quando i miei figli cresceranno, quando mio marito - o mia moglie - sarà un amico, anziché un amante appassionato, quando sarò in pensione... avrò il tempo libero per fare ciò che ho sempre sognato: viaggiare’. E allora tu potresti domandare: ‘Ma non ha appena detto che era felice? Non sta facendo ciò che ha sempre sognato?’. Se insisto, alla fine scoprono sempre che c’è qualcosa che manca. Il proprietario di un’impresa non ha ancora concluso l’affare dei suoi sogni; la casalinga vorrebbe avere più indipendenza o più denaro; il giovane innamorato teme di perdere la ragazza; le persone appena laureate si domandano se abbiano deciso personalmente quella carriera, oppure qualcuno l’abbia scelta per loro; il dentista avrebbe voluto essere un cantante; il cantante avrebbe voluto diventare un politico; il politico avrebbe voluto fare lo scrittore; lo scrittore avrebbe voluto essere un contadino. E anche quando incontro qualcuno che sta facendo ciò che ha scelto, quell’individuo ha l’anima tormentata. Non ha ancora trovato la pace. A proposito, scusa se insisto: “Tu sei felice?”.”

Tratto e rivisto da “LO ZAHIR” di Paulo Coelho

01 gennaio 2007

L’ABBRACCIO BENEDICENTE

Non c'è una sottile coercizione sia da parte della Chiesa che della società nel farci rimanere figli dipendenti? La Chiesa, nel passato, non ha posto troppo l'accento sull'obbedienza in modo da rendere poi difficile rivendicare la paternità spirituale? E la nostra società consumistica non ci ha incoraggiato a indulgere a infantili autogratificazioni? Chi ci ha davvero provocato a liberarci dalle dipendenze immature e ad accettare l'onere di essere adulti responsabili? Noi stessi, peraltro, non cerchiamo sempre di sottrarci al terribile compito della condizione di padre? Rembrandt di certo vi si sottrasse. Soltanto dopo molto dolore e molte sofferenze, quando si stava avvicinando alla morte, è stato in grado di comprendere e dipingere la vera paternità spirituale.
Forse l'affermazione più radicale che Gesù abbia mai fatto è questa: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». La misericordia di Dio viene descritta da Gesù non solo per mostrarmi quanto Dio sia pronto ad avere compassione di me o a perdonare i miei peccati e offrirmi una vita nuova e la felicità, ma per invitarmi a diventare come lui e a mostrare la stessa compassione agli altri come lui la mostra a me. Se l'unico significato del racconto fosse che la gente pecca ma Dio perdona, potrei benissimo cominciare a pensare ai miei peccati come a una bella occasione per Dio di mostrarmi il suo perdono. Non ci sarebbe alcuna vera provocazione in una interpretazione del genere. Mi abbandonerei alle mie debolezze e continuerei a sperare che Dio magari chiuderà gli occhi di fronte ad esse, e mi lascerà sempre tornare a casa, qualunque cosa abbia fatto. Questo tipo di romanticismo sentimentale non è il messaggio dei Vangeli.
Ciò che sono chiamato a realizzare è che, sia come figlio più giovane che come figlio maggiore, sono il figlio del Padre mio misericordioso. Sono un erede. Nessuno lo dice in modo più chiaro di Paolo quando scrive: «Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria». Per la verità, come figlio ed erede devo diventare successore. Sono destinato ad occupare il posto di mio Padre e offrire agli altri la stessa compassione che lui ha offerto a me. Il ritorno al Padre è in definitiva la sfida a diventare il Padre.
Questa vocazione a diventare il Padre esclude qualsiasi interpretazione "facile" del racconto. So quanto desidero ritornare e sentirmi poi al sicuro, ma voglio veramente essere figlio ed erede con tutto ciò che questo implica? Stare nella casa del Padre richiede di far mia la vita del Padre e di essere trasformato a sua immagine.



“L’ABBRACCIO BENEDICENTE”
Henri J.M. Nouwen
Queriniana