29 maggio 2007

LA FRATERNITA’ LUOGO DI APPARTENENZA

LA FRATERNITA’ LUOGO DI APPARTENENZA

1. La Fraternità è un luogo di appartenenza, un luogo nel quale si trova la propria terra e la propria identità. Certamente si può appartenere a realtà diverse da una Fraternità: una gang, una setta, un club, un gruppo di militanti o ancora ad altre organizzazioni. Anche le parrocchie, come le chiese, per molti sono luoghi di appartenenza. La prima comunità alla quale si appartiene è una famiglia. Un bambino appartiene a sua madre. essere portato, protetto, guardato; si apre senza paura. Il desiderio più profondo di un bambino è quello di essere in comunione con suo padre e sua madre. Questo bisogno di comunione con un'altra persona è ciò che vi è di più fondamentale nell'essere umano; è all'origine di tutti gli altri bisogni e desideri.

2. Ma in ogni essere umano c'è un ardente desiderio, e nello stesso tempo una certa paura, della comunione e dell'appartenenza. Ciò che desideriamo di più è l'amore e nello stesso tempo è ciò di cui abbiamo più paura. Ci rende vulnerabili e ci apre, ma è allora che possiamo essere feriti dal rifiuto e dalla separazione. Possiamo aver paura dell'amore perché abbiamo paura di perdere la nostra libertà e la nostra creatività. Desideriamo appartenere ad un gruppo, ma nello stesso tempo abbiamo paura di trovarvi una certa morte perché forse non saremo più guardati come unici. Desideriamo l'amore, ma abbiamo paura della dipendenza e dell'impegno che implica. Abbiamo paura di essere utilizzati, manipolati, soffocati, distrutti. Nei confronti dell'amore, della comunione e dell'appartenenza con tutte le loro esigenze, siamo tutti ambivalenti.

3. Il mio popolo è la mia fraternità, la piccola Fraternità di coloro che vivono insieme ma anche la Fraternità più grande che è attorno e per la quale si è li. Sono quelli che sono iscritti nella mia carne come io sono iscritto nella loro. Che siano lontani o vicini, mio fratello, mia sorella, restano iscritti dentro di me. Io li porto e loro mi portano, e quando ci si ritrova ci si riconosce. Siamo fatti gli uni per gli altri, fatti della medesima terra, membri di uno stesso corpo. Il termine "mio popolo" significa che loro appartengono a me come io appartengo a loro. Quello che li tocca, tocca me.

4. Ciò che distingue una Fraternità da un gruppo di amici è che in una Fraternità noi diciamo la nostra appartenenza reciproca e i nostri legami, annunciamo i nostri scopi e lo spirito che ci unisce. Insieme riconosciamo che siamo responsabili gli uni degli altri e che questo legame viene da Dio, è un dono di Dio. E’ Lui che ci ha scelti e ci ha chiamati insieme, in un'alleanza d'amore e una sollecitudine reciproca.

6 commenti:

  1. Anonimo10:22

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    La direzione sbagliata
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    (Bruno Ferrero)

    Eravamo in due nello stesso scompartimento del treno.
    La giornata era fredda e piovosa. Dai finestrini si vedeva scorrere un
    paesaggio grigio e nelle stazioni i pochi passeggeri erano intabarrati
    in cappotti e sciarpe. Ma lo scompartimento era confortevolmente
    riscaldato e il ritmico sferragliare del treno conciliava una quieta
    beatitudine. Il passeggero che divideva lo scompartimento con me,
    invece, era stranamente inquieto. Ad ogni fermata del treno scattava
    in piedi, correva al finestrino e leggeva ad alta voce il nome della
    stazione. Poi si sprofondava emettendo un sospiro da strappare il
    cuore. Dopo sette od otto stazioni, preoccupato gli chiesi:
    "C'è qualcosa che non va? Non si sente bene?". Con un
    nuovo desolato sospiro, rispose: " Non proprio. E' che sto
    andando nella direzione sbagliata. Avrei dovuto cambiare treno già da
    molte stazioni. Ma si sta così bene e al calduccio, qui...".

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  2. Anonimo16:54

    "Il segno dell'amore crocifisso è il cuore aperto. Gesù apre il cuore, perchè noi tutti vi possiamo entrare con il nostro desiderio di amore. Nel suo amore si lascia ferire per noi. Il suo amore non sta fermo, ma scorre per noi. Ci apre uno spazio nel quale possiamo vivere. Gesù comprende il proprio amore come una casa nella quale noi possiamo abitare, quando ci comanda:"rimanete nel mio amore!" E' un'immagine particolare per l'amore. L'amore non è solamente un sentimento che può anche scomparire. E' uno spazio nel quale possiamo rimanere. Del resto, Gesù indica il presupposto per rimanere nell'amore:"Chi osserva i miei comandamenti, rimane nel mio amore". Non possiamo gustarci l'amore di Dio da soli. Dobbiamo farlo fluire verso gli altri. Altrimenti esso si ferma ed, allora, lo spazio dell'amore, nel quale si vive così bene, si dissolve."
    (Abitare nella casa dell'amore - A. Grun)

    Gv (13,34) "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri."

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  3. Anonimo17:57

    Cittadino del mondo
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    (Fonte non specificata)

    Il tuo Cristo è ebreo
    e la tua democrazia è greca.
    La tua scrittura è latina
    e i tuoi numeri sono arabi.
    La tua auto è giapponese
    e il tuo caffè brasiliano.
    Il tuo orologio è svizzero
    e il tuo walkman è coreano.
    La tua pizza è italiana
    e la tua camicia è hawaiana.
    Le tue vacanze sono turche,
    tunisine o marocchine.
    Cittadino del mondo,
    non rimproverare il tuo vicino
    di essere... straniero.

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  4. Anonimo18:10

    E a me?
    Se Dio è comunione, in lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati; questa comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo stati creati. La bella parabola della Genesi ci ricorda di come Dio si sia guardato allo specchio, sorridendo, per progettare l’uomo.
    Ma, se questo è vero, le conseguenze sono enormi.
    La solitudine ci é insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione, perché siamo creati a immagine della danza.
    Se giochiamo la nostra vita da solitari non riusciremo mai a trovare la luce interiore perché ci allontaniamo dal progetto.
    Sartre diceva: “L’enfer c’est les autres”, Gesù ci ribadisce: “Siate perfetti nell’unità”.
    E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo.
    La Chiesa, va costruita a immagine della Trinità. La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guarda a lui per intessere rapporti, per rispettare le diversità, per superare le difficoltà. Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere autentici, chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l’idea di un Dio che è Trinità diventerà luce.
    Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.
    Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?
    Don Paolo Curtaz

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  5. Anonimo18:16

    Prete e papà? Don Paolo Curtaz: solo pettegolezzi. La curia di Aosta: non è sospeso

    di Mattia Bianchi/ 01/06/2007

    Polverone sul sacerdote valdostano noto per le sue riflessioni e per essere parroco della località dove i papi trascorrono le vacanze. La Stampa annuncia: è padre di una bimba di tre anni. Ma in serata arriva la smentita.

    La notizia è senza dubbio eclatante. Don Paolo Curtaz è un sacerdote famoso: parroco delle valli del Gran Paradiso, compresa la località di Les Combes dove i papi trascorrono le vacanze, è noto per il suo carisma e la sua profondità, testimoniata dalle riflessioni pubblicate su molti giornali, dai libri, dagli interventi radiofonici. Don Paolo però sarebbe anche papà di una bambina, nata tre anni fa. Almeno stando a quanto rivelato ieri il quotidiano La Stampa, spiegando i veri motivi della richiesta da parte del sacerdote di un anno sabbatico. Domanda accolta dal vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, che ha concesso "un anno di riflessione", nel corso del quale don Curtaz non potrà esercitare il suo ministero pubblicamente, essendo tenuto tuttavia al rispetto "di tutti gli obblighi sacerdotali". Eppure, il diretto interessato sembra smentire e ieri, attraverso la sua newsletter ha bollato il tutto come "pettegolezzi".

    "Come avete potuto vedere sono finito sulle prime pagine dei giornali nazionali sull'onda del gossip, questa volta clericale - scrive don Paolo - la notizia delle mie dimissioni da parroco, era cosa già nota a tutti. Meno noto era il fatto che, in sintonia col Vescovo e dopo un lungo e schietto discernimento, io abbia concordato un anno sabbatico di riflessione e di approfondimento. Questa scelta attiene esclusivamente alla mia sfera privata di uomo e di prete - prosegue - e tutti i tentativi di dietrologia inerenti a questo fatto dovrebbero essere relegati a ciò che sono: pettegolezzi". Quindi, "vorrei rasserenare le molte persone turbate dalla ridda di notizie uscite e che ringrazio per le tante manifestazioni di stima - continua don Paolo Curtaz - sono prete, resto prete e desidero fare il prete. Ciò che è in discussione, per me, e ciò su cui voglio riflettere in questo anno è, semmai, il modo di esercitare il mio ministero in questa Chiesa che ho servito e che amo con lealtà e se questa Chiesa abbia bisogno di ciò che io sono in grado di essere e di dare. Per me non è in discussione il celibato ma come vivere, se possibile, la mia chiamata profonda senza abdicare alle mie responsabilità che ho assunto con convinzione e fatica da sempre". "Vorrei ribadire il fatto che sono sereno nelle mie convinzioni - conclude il sacerdote - e nelle mie scelte e che la difficoltà, semmai, la sta creando questa insistente e perniciosa violazione della privacy, per me e per le persone che amo. Mi spiace che queste vicende possano aver fatto soffrire qualcuno e di questo mi scuso".

    La vicenda si tinge così di giallo, anche perché oltre a La Stampa, nella giornata di ieri anche le agenzie si sono cimentate in ipotesi, proponendo addirittura l'identikit della madre della bambina. Giusto comunque attenersi ai fatti e alle dichiarazioni delle parti, a cominciare dalle precisazioni della diocesi di Aosta secondo cui "don Paolo non è sospeso". "Lo aiuteremo - hanno ribadito dalla Curia - in questo suo percorso per pensare e decidere sul ministero del sacerdozio".

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  6. Anonimo16:19

    Il coraggio e la certezza dell'amore
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    (R. Tagore)

    Dammi il supremo coraggio dell'amore.
    Questa è la mia preghiera:
    coraggio di parlare,
    di agire, di soffrire,
    di lasciare tutte le cose,
    o di essere lasciato solo.
    Temprami con incarichi rischiosi,
    onorami con il dolore,
    e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

    Dammi la suprema certezza dell'amore.
    Questa è la mia preghiera:
    la certezza che appartiene alla vita nella morte,
    alla vittoria nella sconfitta,
    alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
    a quella dignità nel dolore,
    che accetta l'offesa,
    ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
    Dammi la forza di amare
    sempre e ad ogni costo.

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