Tocca a voi
Scriveva Papa Giovanni II ai giovani:
"Fra le domande inevitabili, che dovete porre a voi stessi, la prima e principale è questa: qual è la vostra idea dell'uomo? Che cosa, se¬condo voi, costituisce la dignità e la grandezza di un essere umano? Questa è una domanda che voi giovani dovete porre a voi stessi, ma che ponete anche alla generazione che vi ha preceduto, ai vostri geni¬tori ed a tutti coloro che, a vari livelli, hanno avuto la responsabilità di preoccuparsi dei beni e valori del mondo ".
E, dopo aver spiegato l'importanza di una società che aiuti i giovani a rispondere a questa domanda e la responsabilità grave di chi indirizza i giovani verso risposte sbagliate, conclude:
"Chiedete a voi stessi quale tipo di persone voi e gli esseri umani vostri simili volete essere, quale tipo di cultura volete creare. Ponete a voi stessi queste domande e non abbiate paura delle risposte, anche se esse richiederanno da voi un cambiamento di direzione nei vostri pen¬sieri e nei vostri impegni.”
Essere complesso e misterioso
La prima impressione che nasce dalla contemplazione della persona umana si traduce in un senso di mistero e di complessità. Ogni descrizione dell'uomo, infatti, non è che un capitolo di un libro che non potrà mai essere completamente esaurito. Nel corpo e nello spirito della persona umana lottano continuamente comportamenti opposti. L'essere umano si rivela e si riconosce nella bellezza del corpo reso palpitante da stati d'animo che lo rendono leggero e trasparente, nella bontà che si manifesta in innumerevoli gesti di solidarietà, nelle meraviglie della scienza e della tecnica, nelle profondità raggiunte dal lavoro dello spirito, ma anche nella malignità dell'egoismo che si esprime in mille forme di violenza verso i propri simili e il creato. Creatura effimera e immortale, limitata nello spazio e nel tempo e insieme assetata d'infinito, bestia e angelo, come afferma Pascal.
Esprime bene questo concetto una testimonianza dell'Abbé Pierre: "I ricordi delle gioie reali e strane che hanno costellato la mia lunga vita non mostrano forse che l'essere umano, proprio come una aquila, è avido di orizzonti e spazi illimitati, eppure è costretto a lottare, incapace di volare davvero, quasi ne fosse impedito da una qualche ferita? (...) Tale mi appare il cuore umano: intessuto d'ombre e di luci, capace di gesti eroici e di terribili vigliaccherie, teso verso ampi orizzonti e sempre sul punto d'inciampare in ogni sorta di ostacoli, il più delle volte inferiori".
Di fronte a questo essere così carico di contrasti, l'autore dei Salmi non riesce a trattenere un'esclamazione di stupore: "Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare" (Sai 8,4-9).
Cominciare da se stessi
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(Martin Buber, Il cammino dell'uomo)
Bisogna che l'uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le
situazioni conflittuali che l'oppongono agli altri sono solo
conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che
quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per
potersi così rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato,
e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate.
Indubbiamente, per sua natura, l'uomo cerca di eludere questa
svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con
il mondo: allora ribatte all'autore di questa ingiunzione - o alla
propria anima, se è lei a intimargliela - che ogni conflitto implica
due attori e che perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio
conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo
avversario. Ma proprio in questo modo di vedere - in base al quale
l'essere umano si considera solo come un individuo di fronte al
quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui
trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo - proprio
qui risiede l'errore fondamentale [...].
Cominciare da se stessi: ecco l'unica cosa che conta. In questo
preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia
questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo
mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce
per far fallire completamente questa audace e vasta impresa. Il punto
di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo
è la trasformazione di me stesso. Se invece pongo due punti di
appoggio, uno qui nella mia anima e l'altro là, nell'anima del
mio simile in conflitto con me, quell'unico punto sul quale mi si
era aperta una prospettiva, mi sfugge immediatamente.
[...] "Cerca la pace nel tuo luogo". Non si può cercare la
pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata.
E' detto nel salmo: "Non c'è pace nelle mie ossa a causa
del mio peccato". Quando l'uomo ha trovato la pace in se
stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero.
"Voi siete le sentinelle del mattino in quest'alba del terzo millennio..."
RispondiEliminaPensando alla complessità e al mistero dell'essere umano mi rendo conto di quanto a volte ci sottovalutiamo. Noi stessi e gli altri. di quanto un incontro possa sembrare insignificante, di quanto si possa percepire poco interessante qualcuno... Di quanto non ci faccia attenzione all'altro. E mi chiedo se questo non possa derivare anche dal fatto che ci "adattiamo", modificandoci per sembrare "migliori" di quanto noi stessi ci riteniamo. Non per crescere ma per scappare. Con il risultato di tappare tutto ciò che in noi è veramente complesso, misterioso e bello. E penso a quanto bello sia penetrare nella realtà della persona, quanto emozionante e quanto difficile perchè presuppone l'essere in ascolto, l'essere sensibili, il lasciarsi avvolgere e coinvolgere mantenendo la propria identità non come nascondiglio ma come dono. Dono che viaggia in entrambe le direzioni...
Ricomincia
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(Fonte non specificata)
Ricomincia
se sei stanco e la strada ti sembra lunga,
se ti accorgi che hai sbagliato strada,
..non lasciarti portare dai giorni e dai tempi.
Ricomincia
se la vita ti sembra troppo assurda,
se sei deluso da troppe cose
e da troppe persone,
..non cercare di capirne il perché.
Ricomincia
se hai provato ad amare e ad essere utile,
se hai conosciuto la povertà e i tuoi limiti,
..non lasciare là un impegno a metà assolto.
Ricomicia
se gli altri ti guardano con rimprovero,
se sono delusi di te, irritati,
..non ribellarti, non domandar loro nulla.
Ricomincia
perché l'albero germoglia di nuovo
dimenticando l'inverno,
il ramo fiorisce
senza domandare perché
e l'uccello fa il suo nido
senza pensare all'autunno,
perché la vita è speranza e sempre.
Ricomincia!