23 aprile 2009

IL DESIDERIO DI INTIMITA'


Suppongo che tutti noi abbiamo conosciuto quei momenti di ossessione quando qualcuno diventa l’oggetto di tutti i nostri desideri, il simbolo di tutto ciò che abbiamo sempre desiderato, la risposta a tutti i nostri bisogni. Se non arriviamo a essere uno con quella persona ci sembra che la nostra vita sia vuota e priva di significato. L’oggetto del nostro amore ricolma quel pozzo profondo di bisogni che scopriamo in noi. Ci pensiamo tutto il giorno. Shakespeare ha saputo esprimere molto bene questa situazione:

“Il corpo il giorno e a notte la seguace
mente, per te e per me, non trova pace”


O, in termini un pò più moderni, il volto della persona amata diventa un po’ come il salva schermo del nostro computer. Nel momento in cui si smette di pensare a qualcos’altro, eccolo! È come una prigione, una schiavitù, ma una schiavitù alla quale non vogliamo sottrarci... Divinizziamo la persona amata, la mettiamo al posto di Dio. Evidentemente quello che noi adoriamo è un qualcosa che siamo stati noi a creare, una proiezione. Forse ogni amore passa attraverso questa fase di ossessione insensata. L’unico rimedio è vivere con la persona amata giorno per giorno, e scoprire che essa non è Dio, ma soltanto un suo figlio. L’amore comincia quando siamo guariti da questa illusione e ci troviamo faccia a faccia con una persona reale e non con una proiezione dei nostri desideri. Come afferma il poeta messicano Octavio Paz: “L’amore rivela la realtà al desiderio”.
Infatti che cosa cerchiamo in tutto questo? Cos’è che provoca questa ossessione? Posso parlare solo per me, ma direi che quello che si celava dietro i miei occasionali turbamenti emotivi era sempre un desiderio di intimità: il desiderio di essere interamente uno con l’altro, di far scomparire le frontiere tra me e un’altra persona, di perdermi in essa, di giungere a una comunione pura e totale. Più che una passione sessuale, penso che la maggior parte degli esseri umani cerchi un’intimità. Se dobbiamo passare attraverso delle crisi di affettività, ci è necessario riconoscere il nostro bisogno di intimità.


Tratto da: “AMARE NELLA LIBERTA’”

08 aprile 2009

PASQUA 2009: La vita come un dono!


Quando ho cominciato a capire che il Vangelo è la vita dell’uomo, ho cominciato a vivere la vita degli uomini come il segno della presenza di Dio e della realizzazione del suo Regno.
Nel Vangelo di Matteo (25,14-30) si narra di un ricco personaggio che partendo per terre lontane lascia ai suoi servi dei talenti: a uno 5, a un altro 3 e a un altro 1.
Fino a qualche anno fa mi sono trovato di fronte a un testo, che in qualche modo, mi indicava la direzione del rendere conto al padrone, degli sforzi, sacrifici, conquiste o altro, durante la sua assenza.
Analizzando il testo e senza conoscere il greco mi viene da farmi delle domande: chi è quel padrone che al suo ritorno non si riprende quello che ha lasciato ai servi? Chi è quel padrone che, lasciando un capitale come quello che ha lasciato a suoi servi, lascia loro anche gli interessi? Chi è quel padrone che lascia quanto ha dato, quanto hanno guadagnato e da potere su molto (vedi brano del Vangelo)?
Quel Padrone vuole fare i conti, perché? Se non vuole che gli si riconsegni il dato, perché fare i conti? Se quel padrone vuole far tornare i conti e non intasca nulla, a cosa gli serve fare i conti?

E se quel Padrone volesse solo farsi raccontare dai suoi servi come avevano “vissuto” quanto Lui aveva loro donato? E se quel Padrone volesse che i suoi servi stessero faccia a faccia con Lui e gli raccontassero, perche Lui voleva gioire con loro di quello che avevano realizzato? E se quel padrone non gli importasse nulla del denaro, ma volesse solo che i suoi servi vivessero, nei suoi confronti, una relazione tale da farli diventare dei sui pari?

Colui che aveva ricevuto un solo talento lo nasconde perché vede nel padrone chi un giorno gli chiederà conto; vive nella paura di non essere all’altezza; vive nella paura di deludere: vive il retribuzionismo, vive l’inadeguatezza, la paura della punizione e non riesce a vivere liberamente quanto la Vita gli dona.

Vivere!