23 dicembre 2007

VERSO IL NATALE 2007




Salmo 23

La terra è di Dio! L'intero universo e i viventi che lo abitano appartengono a lui. La sua potenza ha generato la vita e il suo amore premuroso la conserva.

Chi può avvicinarsi a Dio, chi può sentirsi degno di lui? Chi è retto nel pensare e nell'agire, chi cerca verità in se stesso e negli altri.

Ecco l'uomo gradito a Dio, egli gusterà ciò di cui ha sete; ecco i veri cercatori di Dio, del volto di quel Dio che Giacobbe ha conosciuto.

Superate, uomini, i vostri scetticismi, le vecchie paure e i nuovi pregiudizi e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita? E Dio, forte e misericordioso, Dio che vince il male.

Superate, uomini le vostre sicurezze, i vecchi fatalismi e l'indifferenza borghese e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita. E proprio lui, Dio che si è manifestato agli uomini.

Dal vangelo secondo Matteo 1

[18] Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. [19] Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. [20] Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. [21] Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

[22] Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

[23] Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. [24] Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, [25] la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

La fantasia di Dio

L’Angelo, manifestazione divina, saluta Maria e l’invita a rallegrarsi per essere stata colmata di grazia da parte di Dio. Non sono i meriti di Maria, ma i doni gratuiti del Signore che rendono la ragazza di Nazaret “favorita dalla grazia” (Lc 1,28).

Maria è sconcertata e cerca di capire ciò che le sta accadendo. Per comprendere il turbamento che coglie Maria, che si sente oggetto di un annuncio divino, occorre rifarsi alla mentalità giudaica secondo la quale “il Santo, Egli sia benedetto, non parlò con alcuna donna se non con quella giusta, e anche quella volta per una causa” (Ber. Rab. XX, 6). Infatti, nell’Antico Testamento l’unica volta che Dio si è rivolto a una donna, è stato per rimproverare Sara, la moglie di Abramo, e da allora non ha più rivolto la parola a nessuna donna (Gen 18,10-15).

Se Dio non parla alle donne, come può ora parlare a Maria?

Inoltre ciò che l’Angelo propone a Maria suona come una bestemmia: diventare madre del figlio di Dio!

Mentre Zaccaria e Elisabetta sono stati presentati dall’evangelista come irreprensibili osservanti di tutte le leggi e le prescrizioni del Signore (Lc 1,6), nulla di questo è affermato per Maria.

Se Maria fosse stata una pia e devota ragazza, probabilmente avrebbe rifiutato la proposta angelica come una sacrilega tentazione: Dio non ha figli, “il Signore è uno solo” (Dt 6,4). Quando le autorità giudaiche si rendono conto che Gesù rivendica di essere il figlio di Dio “cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto abrogava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,17). E quando Gesù ammetterà di fronte al sommo sacerdote la sua condizione divina, “il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: Ha bestemmiato!” (Mt 26,65).

Che Dio potesse avere un figlio era una bestemmia e come tale doveva essere punita con la morte.

Eppure Maria accetta.

Mentre Zaccaria, incredulo, chiede un segno, una prova che garantisca la verità dell’annuncio (“Come potrò conoscere questo?”, Lc 1,18), Maria, che non dubita, chiede di conoscere il modo col quale si realizzerà ciò che le è stato annunciato (“Come avverrà questo?”, Lc 1,34).

E l’Angelo le risponde: “Lo Spirito santo scenderà su dite...” (Lc 1,35).

Come al momento della creazione lo “Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque” (Gen 1,2), così quel che avverrà in Maria sarà una nuova creazione e “colui che nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35). Luca presenta Maria come la donna dello Spirito, racchiudendo la sua esistenza tra le due discese dello Spirito, all’annunciazione e alla Pentecoste (At 1,14; 2,1-4).

“Avvenga per me come tu hai detto” (Lc 1,38).

Maria si apre al nuovo che il Signore le propone e la ragazza di Nazaret, che “nessuno, neanche tra i vicini, conosceva” (Origene, Contro Celso, I, 39), verrà proclamata beata da tutte le generazioni (Lc 1,48).

Maria è il capolavoro della fantasia di Dio, quel Signore che sceglie sempre per le sue opere ciò che gli uomini disprezzano e scartano (1 Cor 1,27-30). Con Maria, la donna, considerata una categoria sub-umana e comunque l’essere più distante dalla santità di Dio, diverrà la sua più immediata collaboratrice.

La donna, ritenuta responsabile della morte nel mondo (Sir 25,24), sarà portatrice di una vita capace di superare la morte. La donna, che non può sfiorare il rotolo della Parola del Signore, darà alla luce la Parola di Dio che si farà uomo (Gv 1,14).

Nella sua risposta Maria si è definita “la serva del Signore” (Lc 1,38), e come tale sa che chi accetta di servire il Signore deve prepararsi alla prova (Sir 2,1). Lei si è fidata del Dio dei suoi padri, ora dovrà prepararsi ad accettare il Dio di suo figlio.

Tratto da “NON ANCORA MADONNA” di fra Alberto Maggi






http://www.giovaniconfrancesco.it/F_CappuVenetoFVG.htm

17 dicembre 2007

APRIRSI PER ESSERE UNITI


Veniamo da un secolo di guerre, di crudeltà ideologiche a cui e seguita l’intolleranza islamista. Ne siamo stanchi. Siamo stanchi anche del continuo conflitto politico che divide le famiglie, gli amici, e rende faticoso lo sviluppo del nostro Paese. Siamo stanchi di gente violenta, che condanna, che non ti rivolge la parola se non la pensi come lei.

Abbiamo bisogno di persone che ci ascoltano, che ci capiscono, di amici. Ma anche di gente che agisce, che fa, che non rinvia. Mi viene in mente il film di Benigni La tigre e la neve in cui lui si comporta in modo amichevole con tutti, iracheni e americani e, pieno di fede e correndo come un pazzo, ottiene ciò che vuole.

Qualcuno critica l’atteggiamento positivo perché teme che significhi accettare le ingiustizie, il male, la sopraffazione e perdonare i peggiori crimini. No, l’atteggiamento positivo vuoi solo dire che metti da parte il rancore, la pigrizia e, invece di lamentarti, di prendertela con gli altri, ti prendi la responsabilità di decidere e fai delle cose positive.

Mi viene in mente un sacerdote che nella sua chiesa ha pochissimi fedeli ma, anziché attrarne di nuovi, rimprovera continuamente quelli presenti. E invece un altro a cui avevano assegnato una parrocchia dove, per anni, ha fatto la messa da solo, e oggi raccoglie attorno a sé centinaia di persone che vengono da tutte le città circostanti.

Perché non è pigro, perché li aiuta, e trasmette loro forza, gioia, speranza.

Bisogna vincere la nostra pigrizia per aprirci agli altri, per stabilire con loro un rapporto amichevole, per non parlare di ciò che ci divide, per fare ciò che serve a entrambi senza rinviare continuamente. La concretezza dell’azione ci aiuta anche a dimenticare i nostri guai e le ingiustizie di cui siamo vittime. Sì, è vero, è un’epoca difficile, molti abusano del loro potere e si comportano in modo villano, ma se rimugini su queste cose non fai più niente.

Mi sono accorto da tempo che gli imprenditori, i commercianti, gli scienziati più bravi, le persone che creano ospedali, centri di ricerca, comunità di recupero non sono mai né lamentosi, né pigri. Sono ottimisti, sanno godere delle cose che la vita gli offre e riescono a vedere le occasioni che si presentano.

Agiscono, costruiscono.

E sono convinto che ciascuno possa fare lo stesso nel suo campo, piccolo o grande che sia.

Di Francesco Alberoni. Tratto da “Corriere della sera”


http://www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

14 dicembre 2007

ANCHE VOI COME ME!



Salmo 145

Lodiamo, o comunità dei credenti, lodiamo il Signore con gioia; voglio lodarlo e ringraziarlo per il suo progetto di salvezza.

È da stupidi mettere la propria fiducia negli uomini ricchi, potenti, metterla in un uomo che non può salvare neppure se stesso.

Saggio chi mette la sua fiducia nel Dio vivente, chi fonda la sua speranza in lui; lui non muore e non tradisce; le promesse che fa le mantiene, sempre!

Queste sono le promesse che Dio ha fatto, il suo impegno nei confronti dell'uomo: far promulgare leggi giuste a servizio dell'uomo e non dei gruppi di potere.

Far cessare lo sfruttamento dei ricchi sui poveri ripartendo con equità le risorse della terra; promuovere l'alfabetizzazione e la cultura, garantire la libertà di pensiero e di informazione.

Far rispettare i diritti degli indifesi; liberare i detenuti per motivi ideologici, politici, religiosi, razziali...; mettere in posti di responsabilità persone oneste.

Riabilitare chi è stato calunniato e messo ingiustamente da parte; dare centralità ai poveri e agli emarginati; contrastare energicamente l'agire dei violenti.

0 credenti che formiamo le Chiese quali segni e strumenti del Regno, questo è l'impegno che Dio si è assunto ed ha affidato alle nostre mani.

Condividiamo la sua azione con la stessa instancabile energia. Avremo motivo di lodarlo sempre più spesso.

Dal Vangelo secondo Matteo cap 11,2-11

Quindi, scrive Giovanni, "In principio" - che vuol dire prima dell’inizio della creazione - esisteva già… e qui usa un termine che veramente non è facile tradurre: in greco è "logo", che ha un’incredibile varietà di significati. La CEI traduce con "verb", ed è una traduzione esatta; però, francamente non ci dice niente che "in principio ci fosse il verbo". Rivolgendosi a persone di cultura normale, cosa si può comprendere con questo termine? Altri traducono con: "in principio c’era la parola", però anche in questa espressione manca la ricchezza del significato, perché Giovanni, scegliendo questo termine, ha un’idea molto chiara. "Logos" è un termine che da una parte significa "progett" e da un’altra, in quanto progetto formulato, significa "parola".

Giovanni, in questo prologo, dice che fin dall’inizio, prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un progetto. Potremmo tradurre, in maniera molto comprensibile: "Prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un’idea". L’evangelista ci presenta, anche se così non si può dire perché Dio non ha la testa, un’idea che era fissa nella testa di Dio. Prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un’idea, un progetto.

Il primo versetto comincia così: "Fin dall’inizio, prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un progetto". Un progetto che si esprime con un’unica parola ed è il progetto della realizzazione di questo amore, di un amore di una qualità nuova che, venendo da Dio, annienterà tutto ciò che vi era prima.

Continua Giovanni: in principio c’era questo progetto, questa parola e l’evangelista sottolinea che "questo progetto si dirigeva a Dio". Con questa sottolineatura, Giovanni ci vuol far comprendere che questo progetto, che come vedremo sarà di un’ampiezza che ci farà ubriacare di contentezza, era sempre nella testa di Dio, cioè era qualcosa che stava molto a cuore a Dio. Potremmo tradurre, in maniera colloquiale, che Dio aveva sempre in testa questo pensiero; questo progetto era qualcosa che gli stava a cuore, prima ancora di creare il mondo, il quale è stato creato proprio per la realizzazione di questo progetto.

Ed ecco la rivelazione fantastica che fa Giovanni: "e un Dio era questo progetto". Viene tradotto normalmente: "e il verbo era Di". Potremmo tradurre anche con "la parola era un Dio", ma è più facile da comprendere: "e un Dio era questo progetto". Il progetto di Dio sull’umanità, sull’uomo, è qualcosa di incredibile e, purtroppo, credo che la nostra tragedia di credenti sia che non l’abbiamo conosciuto; o se lo abbiamo conosciuto, non lo abbiamo capito. Giovanni ci presenta un Dio talmente innamorato dell’umanità, che non gli basta aver creato l’uomo in carne e ossa, ma lo vuole innalzare alla sua stessa condizione divina; "un Dio era questo progetto"! Il progetto di Dio sull’umanità è che l’umanità, quindi l’uomo, raggiunga la pienezza della condizione divina.

Tratto dal commento di fra Alberto Maggi al prologo di Giovanni senza la revisione del relatore.

http://www.studibiblici.it/homepage.htm

03 dicembre 2007

SCIENZA E VALORI, UN MODO DIVERSO DI GUARDARE IL MONDO.


Molti filosofi ci dicono che il mondo di oggi è dominato dal nichilismo. Perché Dio è morto e tutti i nostri valori, tutte le nostre mete, addirittura l’idea stessa che la vita abbia uno scopo sono crollate. L’unico sapere è quello della scienza che può spiegarti perché accade questo o quel fatto, come ottenere un certo risultato (tecnica), ma non potrà mai dirti che cosa è bene e che cosa è male, cosa devi o non devi fare. Per la scienza gli esseri umani non sono liberi e concetti come meta, fine, dovere, volontà, sforzo, colpa, merito, responsabilità sono totalmente privi di senso. L’atto più orribile, come il gesto più eroico, è un puro fatto chimico fisico.
Come fai allora a spiegare scientificamente a tuo figlio che non deve lanciare i sassi dal cavalcavia o guidare l’auto ubriaco? E allo scienziato di non creare ibridi genetici uomo-animale? Il ragazzo può risponderti che continua, a farlo perché si diverte. E lo scienziato perché gli interessano solo i suoi esperimenti, il resto non lo riguarda.
Ma il punto di vista scientifico è veramente l’unico? No, esistono sempre due modi di guardare l’uomo e il mondo. Quello della scienza in cui c’è solo materia ed energia, l’altro in cui c’è anche mistero e libertà.. La natura è indifferente al bene e al male, al dolore e alla giustizia.
Però l’uomo, anche se appartiene alla natura e segue le sue leggi biologiche, aspira a un mondo diverso in cui ci siano anche giustizia, amore, felicità e bellezza.
A un mondo ideale. E, in base a questo ideale, giudica se stesso e la natura. Egli perciò è, nello stesso tempo, dentro e fuori la natura. Come oggetto della scienza è dentro la natura, come possessore di coscienza ne è fuori, vive nel mondo della cultura, dei valori e della libertà.
Religione, morale e arte sono fondate su categorie diverse da quelle della scienza. Noi agiamo nella vita, creiamo, lavoriamo perché ci poniamo delle mete, abbiamo una vocazione e dei sogni. Certo, la scienza può spiegarli con processi biologici o chimici. E, domani, potrà manipolarli stimolando in modo opportuno l’ipotalamo o la corteccia cerebrale. Ma a deciderlo, a farlo, saranno sempre uomini mossi da desideri sogni valori, mete, ideali. Ogni cosa può essere guardata in questo duplice modo: dall’ottica della scienza e da quella dei valori. Nessuno riesce ad assorbire l’altro. Il nichilismo non potrà mai prevalere.

Articolo tratto dal “corriere della sera” di Francesco Alberoni



www.cappuccinivenezia.org

www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

02 dicembre 2007

i Domenica di Avvento: "Vivere in pienezza per non temere la morte"












Salmo122

Mi rivolgo a te, Signore, con fiduciosa trepidazione, a te che sei un Dio di bontà, un Dio di speranza e consolazione.

La mia attenzione per te, Signore, è come quella di un uomo per il suo lavoro, come quella di una donna per la sua casa o quella di un prete per la sua comunità.

Mi rivolgo a te con fiducia, con estrema fiducia e abbandono perché so che ti stanno a cuore i miei problemi e mi sai capire nel profondo dell'anima.

La gente che incontro normalmente non condivide la mia mentalità e i benpensanti mi disprezzano con orgogliosa sufficienza.

Le persone che contano e comandano contrastano duramente il mio impegno ed anche molti compagni di viaggio si sono incamminati per strade diverse.

È difficile, Signore, rimanere fedeli in mezzo all'incomprensione di molti, provocati dalla finta compassione, sotto il peso di un malcelato disprezzo.

Non ce la faccio più! Sono avvilito e spesso mi chiedo: «Ne vale la pena?». Ti supplico, Dio di fiducia, mantienimi saldo in te!



Dal Vangelo secondo Matteo cap. 24

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. [38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, [39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. [40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. [41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. [43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. [44] Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.



Articolo


“E’ urgente che la Chiesa riprenda a trattare temi vitali per l’uomo, come il grande dono dell’eros, una spiritualità che parli al cuore, il posto del corpo, l’aldilà, il rapporto con la natura e il cosmo, facendone una teologia, riconoscendoli come luogo teologico, e non riducendoli solo ad una morale.
La vita non statica, ma estatica, in cammino verso qualcosa che è al di là di sé. L’essere è estasi, è divenire, movimento, diffusione di sé, attrazione. La vita avanza per passioni, non per comandi, e la passione nasce per una bellezza.
Acquisire fede è acquisire bellezza del vivere, è bello amare, sposarsi, generare, godere della luce e degli abbracci, gustare l’umile piacere di esistere; è bello essere di Dio e nello stesso tempo essere del mondo; è bello attendere e stare con l’amico, perché tutto va verso un senso luminoso e positivo, nella finitezza e nell’infinito.
La vita non è etica, ma estetica (=sensibile), non anestetico, immobile, insensibile (suo contrario letterario). Ogni vivente ha una vita affettiva, parte alta e forte della sua identità, necessaria per essere felice. Possiamo negarla ma non eliminarla. La dimensione degli affetti, fondamentale per l’equilibrio della persona, necessaria per vivere (se non amiamo non viviamo: 1Gv. 3,14), e per vivere con gioia, è un autentico luogo teologico: l’amicizia rivela qualcosa di Dio.
Ogni vivente nasce come persona appassionata, e quel malinteso spirito religioso che ci spinge a negare le nostre passioni inaridisce le sorgenti della vita e rende molti cristiani dei predicatori di cose morte.
Bisogna non tanto soffocare, ma convertire le passioni; non raggelare, ma liberare i desideri per desiderare Dio. Soltanto chi ama la vita è sensibile al richiamo del Vangelo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. (Gv. 10,10).

(tratto da “I baci non dati” di E. Ronchi)

ALCUNI APPUNTAMENTI


Per Gennaio ‘08 appuntati sull’agenda: tre giorni biblici,
25-26-27 con fra Alberto Maggi su:

“SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA
Le parabole nei vangeli”












Ritiro di fine anno qui a Thiene
dal 29 Dicembre pomeriggio a 1 Gennaio mattina, dal titolo:

“IL VERBO SI FECE CARNE
Una fede incarnata”


Adesioni entro il 24 dicembre al 3494309001
oppure paolo.bertoncello@fraticappuccini.it








15 Dicembre ore 20,30 il prossimo incontro formativo:
conosciute le maschere, ora:
“SCOPRI I TUOI TALENTI”

Da sabato 12 gennaio, per chi vuole, dopo l’incontro, approfondiremo il tema della serata con una lectio. Dormiremo qui e la mattina della Domenica, dopo la colazione, concluderemo con
l’Eucaristia e la condivisione della serata.