27 febbraio 2009

SIAMO "SOLI"


La nostra società è costruita attorno al mito dell’unione sessuale come coronamento di ogni intimità. Questo momento di tenerezza e di unione fisica completa è quello in cui si reallizzano l’intimità totale e la comunione assoluta. Sono in molti a non conoscere questa intimità, o perché non sono sposati, o perché il loro matrimonio non è felice, oppure perché sono preti o religiosi. E possiamo sentirci ingiustamente frustrati in quello che è il nostro bisogno più profondo. Sembra un abuso: come può Dio privarmi della soddisfazione di un desiderio che ha radici così profonde?
Io penso che ogni essere umano, sposato o celibe, religioso o laico, debba imparare ad accettare i limiti dell’intimità che si trova a vivere. Il sogno di una comunione totale è un mito che porta alcuni religiosi a desiderare di essere sposati, e molti sposati a desiderare di stare con qualcun altro. Di certo l’intimità vera e felice è possibile solo se ne accettiamo i limiti. Possiamo proiettare sulle coppie sposate la fantasia di un’intimità totale e meravigliosa, che nella realtà è impossibile, ma che è la proiezione dei nostri sogni. Rainer Maria Rilke ha compreso che non può esserci un’autentica intimità in una coppia senza che ciascuno riconosca che l’altro, in certo qual modo, resta solitario. Ogni essere umano conserva attorno a sé una parte di solitudine che non può essere abolita.

Un buon matrimonio è quello nel quale ciascuno fa dell’altro il custode della sua solitudine e gli accorda questa fiducia, la più grande possibile ... Una volta che si è compreso e accettato che, anche tra gli esseri umani più vicini, continuano a esistere distanze infinite, può svilupparsi una meravigliosa vita fianco a fianco, se si riesce ad amare quella distanza che permette a ognuno di vedere nella totalità il profilo dell’altro stagliato contro un ampio cielo.

Nessuno può offrire piena soddisfazione ai nostri desideri. Questo si può trovare solo in Dio. Rowan Williams, sposato e arcivescovo di Canterbury, scrive:

Un essere umano diviene adulto e fedele quando prende coscienza dell’inguaribilità del suo desiderio: il mondo è fatto in modo tale che nulla può dare alla persona un’identità senza carenze e pienamente realizzata.




tratto da "AMARE NELLA LIBERTA'"

21 febbraio 2009

UN CUORE SPEZZATO


Aprirsi all’amore è molto pericoloso. Ci sono buone probabilità di rimanere feriti. L’ultima cena descrive bene il rischio che si corre ad amare. Per questo Gesù è morto: perché ha amato. Ed è particolarmente pericoloso per un prete, per un religioso o anche per una persona sposata. Si risvegliano passioni e desideri straordinariamente profondi e sconvolgenti; si può correre il pericolo di perdere la vocazione o di arrivare a condurre una doppia vita. E’ necessaria la grazia se si vogliono superare queste difficoltà. Ma non aprirsi all’amore è ancor più pericoloso: è un rischio mortale. Lo afferma Clive Staples Lewis:

Amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, e magari anche a spezzarsi. Se volete avere la certezza che esso rimanga intatto, non donatelo a nessuno, nemmeno a un animale. Proteggetelo avvolgendolo con cura in passa- tempi e piccoli lussi; evitate ogni tipo di coinvolgimento; chiudetelo con il lucchetto nello scrigno, o nella bara, del vostro egoismo. Ma in quello scrigno — al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto — esso cambierà: non si spezzerà, diventerà infrangibile, impenetrabile, irredimibile. L’alternativa al rischio di una tragedia è la dannazione. L’unico posto, oltre al cielo, dove potrete stare perfettamente al sicuro da tutti i pericoli e i turbamenti dell’amore è l’inferno.




tratto da : "AMARE NELLA LIBERTA'"