09 novembre 2012

LA TENEREZZA RESPONSABILE

Parliamo di tenerezza responsabile mentre un autore contemporaneo, Musil, dice che la
responsabilità è soltanto una evanescenza nell’uomo di oggi, che è uomo senza qualità, parliamo di tenerezza in un mondo che, ad essere appena prudenti e saggi, ha bisogno di sicurezza, richiede armi di difesa e non certo tenerezza.
C’è una frase del vangelo di Giovanni che mi ha affascinato, sedotto e perfino rovinato: e la vita
era la luce degli uomini. Mi ha fatto capire dove dovevo cercare il senso di Dio, mi ha fatto vedere quante cose nella chiesa, nel mondo e nella società non sono dirette alla vita ma vanno in senso opposto.

18 ottobre 2012

I DESIDERI CHE CI ABITANO.


...Cosa volete che io faccia per voi?...Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra...”

Cos'è il desiderio? (prospettiva psicologica). Per desiderio intendiamo una disponibilità a concentrare-canalizzare tutte le nostre energie verso un oggetto stimato importante in sé e centrale per noi.. è un aspirare con tutte le forze verso qualcosa che è importante per se stesso e che l'individuo scopre e vuole al centro della propria vita e del proprio futuro.
Si pone nella prospettiva della ricerca del senso della vita e va oltre la persona: è apertura alla trascendenza. E' una percezione intuitiva super-razionale; un "fiutare", che ciò verso cui mi oriento è la perla preziosa ; un "intuire" che quella è la strada, anche se non so bene il perché. Una specie di innamoramento, espressione di gratuità e di gioia. A questo punto si mette in moto la volontà: essa è un dire di sì a canalizzare le energie per la meta intuita".
Non è la volontà ma il desiderio a suggerire l'azione". Ci accorgiamo che è ben diverso agire solo con la forza della volontà e senza desiderio, che agire seguendo il desiderio e attivando la volontà in modo conforme. Si può anche volere forzatamente una cosa, ma quando manca il desiderio la perseveranza vacilla. La volontà viene a ridursi in sfida o testardaggine.

13 ottobre 2012

SULLA TENEREZZA





La divina tenerezza è pace, profonda pace, pace misericordiosa, sollievo.

È un mano dolce e materna, che conosce, conforta, ripara senza trauma, rimette al po­sto giusto.

È uno sguardo simile a quello della madre sul figlio che nasce.

È orecchio attento e discreto, che nulla spaventa, non giudica, sceglie sempre il buon sentiero umano, dove si può vivere perfino l’invivibile.

Essa è salda come la buona terra su cui tutto riposa.

La divina tenerezza tutto salva, vuole salvare tutto.

E non dispera mai di nessuno.

Crede che vi sia sempre una strada.

Senza sosta continua infaticabile a partorire, curare, nutrire, rallegrare e confortare.

10 ottobre 2012

UN CAMMINO DI FEDE.... CIAO DON!!


Ciao don! Ti ricordi di me, vero? Per favore: non farmi la solita ramanzina. So già quello che mi vuoi rinfacciare e te lo anticipo: è dal giorno della cresima che non mi vedi in Chiesa (non che prima ci venissi tanto, però almeno mi facevo vivo una volta al mese), al gruppo non ci sono mai venuto (con l'aggravante di non aver neppure oggi l'intenzione), faccio casino col motorino sul piazzale mentre tu dici messa con le tue vecchiette, mi piace bere qualche birretta e fumarmi anche qualche cicca. Però non ho ancora preso una brutta strada, quella “brutta strada” di cui tu ci parlavi mentre ci preparavi alla Prima Confessione. A meno che per te “brutta strada” non sia innamorarsi di una ragazza, andare in vacanza con lei e, son sincero, ogni tanto pure farci l'amore: sai che su queste cose io e te siamo sempre stati in conflitto. Mi sembra una buona panoramica.

28 settembre 2012

IL BENE NON HA "PADRONI"


Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.





«Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42).
In che cosa consiste questo scandalo? Qual è questo peccato tanto grande da dover preferire la morte?
Questo brano è sempre stato riferito a comportamenti morali di ordine personale, oppure ad atteggiamenti che possono ferire o turbare le persone umili e semplici. Ma la liturgia odierna sembra collegare questo peccato anche a quanto vien detto sia nel brano evangelico sia nel racconto del libro dei Numeri: «Impedire a qualcuno di fare il bene perché non è dei nostri». Probabilmente tutti noi, se abbiamo potuto, almeno qualche volta abbiamo tentato di farlo.

CRISTO: FONDAMENTO DELLA NOSTRA FEDE!


Posto questo articolo consapevole della bellissima provocazione; mi “salva” il fatto che è stato scritto da un vescovo.

Disobbedire
di Jacques Noyer (vescovo emerito di Amiens) del 9 settembre 2012

«Signor parroco, vorremmo vederla. Stiamo per sposarci, ma io sono divorziato...» Mi è stato riferito recentemente che un prete sentendo queste parole ha richiuso la porta della casa parrocchiale affermando: «Sono desolato ma non posso far nulla per voi!». Ecco un funzionario come si deve! È questa l'obbedienza?
Senza dubbio molti altri avrebbero fatto entrare la coppia e l'avrebbero ascoltata. Alcuni, con molto garbo, avrebbero concluso con le stesse parole: non posso far nulla per voi. Altri avrebbero cercato di rispondere entrando maggiormente nel merito della richiesta di queste persone abitate dal desiderio di situare il loro amore e il loro progetto di vita sotto lo sguardo del loro Dio o almeno sotto lo sguardo della loro famiglia e dei loro amici cristiani. Molti pastori riterranno loro compito vedere queste persone con lo sguardo di Cristo.

19 settembre 2012

FARE VERITA' PER ESSERE LIBERI!

AUTORITÀ E LIBERTÀ




Mc 9,30 37: Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti.
La stessa discussione che gli apostoli facevano tra loro chi fosse il più grande, continua ancora oggi tra noi, nella chiesa. C’erano persino norme che stabilivano la precedenza tra i vari membri della chiesa, e chi doveva essere più onorato.
Tutto questo succedeva mentre Gesù cercava di istruire i suoi discepoli riguardo alla sua passione e alla sua morte in croce. Anche oggi le nostre discussioni avvengono mentre attorno a noi si muore, e continua la passione di Gesù in tanti uomini.
Come fece il Signore, anche noi possiamo approfittare di questo brano evangelico per conoscere il pensiero di Dio riguardo all’obbedienza e all’autorità, riguardo ai primi posti e agli ultimi, riguardo alla libertà da lasciare o da pretendere.

17 settembre 2012

CHI SONO IO...? CHI SEI TU....?

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Ed ecco gli scribi. In ultima analisi, sono loro gli avversari peggiori di Gesù, perché dalle Sacre Scritture, che sono destinate ad essere portate nel cuore anziché sulla bocca, non fanno altro che dedurre un infinito arzigogolio di interpretazioni, di parole masticate e morte, solo per giustificare la loro esistenza di seconda mano, soffocata fra leggi, formule, tradizioni e concetti che non hanno proprio niente a che vedere con la vita.
Per Gesù, Dio poteva parlare nel balbettio di un malato, poteva rilucere negli occhi di un cieco, poteva diventare visibile nella bellezza del sole o nello sbocciare di un fiore, a lui tutto il mondo parlava di Dio come di un padre, padre suo e di noi tutti. Ma non gli andava giù che si potesse rinserrare Dio in quella rigidità di morte provocata dall’inaridimento spirituale e mentale e vi lottava contro appassionatamente. Ma chiunque lotta contro la morte, è un nemico mortale di tutti i morti viventi e al servizio com’è dei vivi, rischia sempre la vita (Mc 10,45)

05 settembre 2012

CHE NE SARA' DI NOI???? FRATERNITAS!!!!!


In questo post voglio semplicemente riportare un articolo di Anne Givaudan sull’argomento 2012 e cambiamento della coscienza. Lei è sicuramente una delle autrici che sta svolgendo un ottimo lavoro ed è sempre in diretto contatto con la Gerarchia Spirituale del pianeta. Non lavora mai con lo psichismo, ma sempre con i piani spirituali.


UN UOMO LIBERO!


UN UOMO DI DIO: UN UOMO A SERVIZIO DELL' UOMO.

Chi è stato Carlo Maria Martini? Si può rispondere dicendo un cardinale per lungo tempo papabile, l'arcivescovo per oltre vent'anni di una delle più grandi diocesi del mondo, il presidente per un decennio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.
Un biblista all'origine dell'edizione critica più accreditata a livello internazionale del Nuovo Testamento (The Greek New Testament), il rettore di due tra le più prestigiose istituzioni accademiche del mondo cattolico (Università Gregoriana e Istituto Biblico), un esperto predicatore di esercizi spirituali a ogni categoria di persone, un gesuita di quella gloriosa e discussa Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, un autore con una bibliografia sterminata in diverse lingue, e altre cose ancora. Ma la risposta che coglie la peculiarità della sua persona si ottiene dicendo che fu un uomo di Dio.

UNA COSCIENZA CHE LIBERA!


1. LA FATICA DI VIVERE IN LIBERTÀ

Gesù, quando si incarna, trova il suo popolo chiuso dentro la legge, da cui erano scaturite norme, tradizioni, precetti. In questo modo si erano legati a una schiavitù più pesante della schiavitù d’Egitto.
Perché gli ebrei si erano chiusi nella legge? Perché anche noi siamo tanto legati alle leggi e alle norme? Perché è meno faticoso che vivere in libertà. E’ più facile avere un confronto sulla falsa riga di una legge scritta, che sulla coscienza libera dell’uomo. E' più facile insegnare con l’obbligatorietà che con la convinzione. E’ più facile educare i figli secondo uno schema prestabilito, piuttosto che lasciarli crescere ed esprimersi in modo originale e responsabile. Lasciare crescere un figlio significa continuamente adattare il nostro comportamento agli innumerevoli cambiamenti che succedono in lui. Non avere una legge fissa è faticoso, perché è necessario giorno dopo giorno un adattamento.
Gesù sceglie per la coscienza dell’uomo.

27 agosto 2012

LIBERTA' DI / DA / PER / CON.....

SUL SENTIERO DELLA CROCE


La nostra fede in Dio ha bisogno di prove, richiediamo conferma prima di pronunciare il nostro sì. Poniamo problemi e desideriamo almeno intravedere una soluzione da parte di Dio. Gesù invece è Figlio del Padre celeste, che è un Dio nascosto. Il silenzio è una delle caratteristiche di Dio nei rapporti con l’uomo. Ogni prova «assoluta», infatti, costringerebbe la coscienza dell’uomo, e Dio non inchioda nessuno alla verità. Quale uomo affamato rifiuterebbe la fiducia a un Dio che gratuitamente gli desse da mangiare? Dio, in Gesù, rinunzia alla sua onnipotenza, si ritira nel silenzio della montagna e parla all’uomo attraverso il simbolo del pane di vita. Gesù richiama tutti al cammino che stava facendo verso Gerusalemme, dove sarebbe stato rifiutato, condannato e messo a morte. Gesù dice chiaramente ai discepoli che non assicura nulla di glorioso nella vita, ma anzi che anche ad essi sarebbe capitata la stessa sorte che stava per accadere a lui. «Vi do la mia vita da mangiare; potrete assaporare, così, quello che io sto per vivere».
Quando cominciarono a sentire queste parole che promettevano sacrifici, sofferenze, morte, molti della folla se ne andarono e alla fine rimasero solamente i dodici.
A questo punto Gesù non attenua la durezza del suo messaggio, ma libera gli apostoli da ogni vincolo e da ogni obbligo: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).

22 agosto 2012

ASSENZA!

A volte milioni di piccoli momenti, di affettuosi gesti di presenza, si notano solo quando è troppo tardi, gridano forte come ricordo, e per udire quel grido bastano poche pochissime ore di assenza.
Anton Vanligt
L’assenza è molto più sentita della presenza.
Essere presenti è come costruire iniseme qualcosa, mattone dopo mattone, sasso dopo sasso, impercettibili, piccoli gesti quotidiani che a lungo termine sono evidenti, ma mai mentre li vivi.
[...] L’assenza è come un gesto unico che quel muro costruito lo fa crollare. Tu sei li, e interte, inerme ti chiedi il motivo, ma non trovi spiegazioni. Avverti solo un crollo improvviso, un tuffo al cuore e poi …silenzio, il peggiore: quello dell’indifferenza.
Anton Vanligt
Quindi, come sempre, la sera si mescolava all’essere sola. Al restare sola, perché la solitudine non mi appariva più una questione di presenze o di numeri. E nemmeno un problema di sedie vuote o di spazi da riempire. Nel silenzio della casa, ascoltavo i miei pensieri. Sola, le sillabe sono due, un plurale incompiuto, morente. Avvelenato dall’assenza.
Marta, Gianfranco Brevetto
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutto me stesso ogni forma mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.
Fernando Pessoa
L’assenza, la cura comune dell’amore.
Miguel Cervantes
Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.
Antoine de Saint-Exupéry
Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’odio è l’assenza d’amore, così come il buio è assenza di luce. L’opposto dell’amore è la paura.
Fabio Volo
L’assenza diminuisce le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne Ie candele e alimenta l’incendio
Francois de La Rochefoucauld
Se vi separate dall’amico, non addoloratevi, perché la sua assenza vi illuminerà su ciò che in lui amate.
Kahlil Gibran
E’ nel sette dei dadi la tua assenza
ho sempre dato il cinque e il sei agli amici
è nell’olio dei quadri la tua assenza
son morti i miei paesi suggeriti
tu eri il vespro, il vespro e non la messa
eri il compieta e non l’elevazione
a messa si và pure senza fede
il vespro è veramente di chi crede
Roberto Vecchioni
L’assenza è un pungolo per il desiderio
Properzio
Sarà nella mia vita la tua assenza
il figlio a cui vorrò più bene, credi
Roberto Vecchioni
Il miglior lettore e il miglior essere umano sono quelli che mi fanno la grazia della loro assenza.
Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo

06 agosto 2012

FOLLEMENTE FOLLE!!!!

Avvenire, 4 agosto 2012

I folli in Cristo   di ENZO BIANCHI

Estate del 1975. Assieme a un fratello della mia comunità decido di andare a trovare p. Placide Deseille, un monaco trappista di grande levatura spirituale che da qualche anno ha dato inizio a una piccola fondazione particolarmente attenta alla grande tradizione orientale. Ma, prima ancora che il gruppo di case trasformato in monastero si presenti alla nostra vista, siamo sorpresi da uno scroscio di risate... Subito temo che indicazioni errate ci abbiano condotto a qualche campo estivo di giovani ridanciani.
Confesso che tra me e l’umorismo esiste da sempre una certa estraneità.

AMORE E FOLLIA

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose: 'Si gioca a nascondino?'.
'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità.
'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare'.
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
'1,2,3. - la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi.
La Gioia corse in mezzo al giardino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.
L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove.
'CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare.'
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza , la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò:
'Dov'è l'Amore?'.
Nessuno l'aveva visto.
La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce.
Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un  grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare.
Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L'Amore accettò le scuse.
Oggi, l' l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

24 luglio 2012

IL PECCATO.... è non fare centro







"Ma se invece il peccato fosse, come dice una delle sue etimologie ebraiche più frequenti, prima di tutto un "mancare il bersaglio", uno smarrire la strada, una deviazione di percorso?

21 luglio 2012

OSPITARE




CHI OSPITA L'ALTRO FA UN DONO ANCHE A SE




La Stampa, 25 maggio 2012


“Non dimenticate l’ospitalità: alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”. Questa esortazione della Lettera agli Ebrei ci ricorda che l’accoglienza autentica crea un dialogo fecondo di cambiamenti e di arricchimenti per l’ospite come per l’ospitante: dal dialogo non si esce come vi si era entrati, e la sfida del dialogo richiede la disponibilità a intraprendere questo cammino. Nel dialogo emergono visioni inedite dell’altro, si fa strada la fine del pregiudizio, la scoperta di ciò che si ha in comune e anche di ciò che manca a ognuno degli interlocutori. Lì avviene la contaminazione lo spostamento dei confini: quell’altro che io situavo in una dimensione remota, si rivela molto più vicino e simile a me di quanto pensassi. Il confine resta, ma non è più luogo di conflitti o di malintesi, bensì di pacificazione e di incontro. L’ospitalità, che ha richiesto che si varcasse la soglia di una casa, ora si approfondisce e diviene incontro tra umani.

14 giugno 2012

DA DOVE VIENI, CHI SEI E DOVE VAI.








http://www.youtube.com/watch?v=ryLBns9nr04&list=UUjou488xKM613baGFXKIV3Q&index=1&feature=plcp

L'UOMO E IL SUO "DESTINO"

Il futuro dell’uomo non è solo nella scienza

Non guardo con sfavore al progresso scientifico, dei cui benefici godo come essere umano e le cui acquisizioni teoretiche cerco di introdurre nella mia modalità di vedere il mondo (filosofia e teologia) e di coltivare la dimensione contemplativa della vita (spiritualità). Però diffido della scienza e della tecnologia quando manifestano un complesso di superiorità culminante in una sorta di gelosa autarchia che si può riassumere così: gli scienziati hanno il potere di intervenire sulla natura umana, l’umanità si deve fidare perché grazie a loro la vita sarà migliore.
Ho fatto questa riflessione leggendo l’articolo di Umberto Veronesi che parlava del futuro che ci aspetta. Egli riconosce che di fronte agli scenari aperti dalla scienza e dalla tecnologia “oggi siamo per lo più spiazzati eticamente e giuridicamente”, ma fa capire che ormai non è più possibile tornare indietro, e afferma: “L’incertezza è soltanto quando e come, e la sfida è fare in modo che sia realizzata a puro vantaggio dell’uomo”.

03 maggio 2012

LA VITE E I TRALCI

 Il Testo: GIOVANNI 15, 1-8

[1]Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
[2]Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
[3]Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
[4]Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
[5]Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
[6]Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
[7]Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
[8]In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.








Commento


La "Vite e i tralci", più che una parabola o un'allegoria, anche se non ne mancano degli aspetti, potrebbe definirsi, con un termine ebraico, come un "mashal", cioè una sorta di riflessione sapienziale che parte dall'esperienza di vita. Questo si trova nel "Libro della Gloria" e fa parte dei grandi discorsi di addio che Gesù lascia ai suoi discepoli quale suo testamento spirituale.

29 marzo 2012

LA NATURA DELL'UOMO

La parabola della zizzania (Mt 13,24-30)
Un altro passo che ci indirizza nella retta comprensione è questo. La zizzania simboleggia tutto quello che ci devia dalla retta via, quanto ci impedisce di portare frutto a piene mani. Un campo senza di essa può abbondare di raccolto buono. Il grano è invece il simbolo del bene e di quanto di buono è possibile fare. La tentazione alla quale molto spesso anche nella predicazione abbiamo ceduto, consiste nel fatto di credere che la zizzania e il grano siano realtà ben distinte e separate. Dalla parte della zizzania siamo portati a metterci i peccatori, i mal pensanti, i comunisti, i liberali ecc.

12 marzo 2012

PRENDI UNA DONNA....

  
UNA DONNA È "POCA COSA"?
Scrivo a te, Vittoria, e, dietro il tuo volto, tanti altri volti di donna che conosco e stimo. Ti scrivo a proposito di una frase che ha fatto il giro dei giornali in questi giorni. E poi si è spenta, come tante altre frasi: la caducità delle parole! Se ne vanno le parole, ma non sempre se ne vanno le ferite che lasciano nel cuore. Soprattutto in cuori attenti e sensibili come il tuo. La frase è del card. Giacomo Biffi, che, in un convegno sul tema "La verginità per il Regno", avrebbe detto: "In fondo chi si sposa rinuncia a due miliardi e mezzo di donne meno una. Io invece a due miliardi e mezzo di donne. La differenza è pochissima". Sei rimasta ferita. E io con te. Ti dirò che non sono d'accordo con il Cardinale. Certo il tono era di chi sta scherzando. Ma l'argomento è delicato. E, quando il tema è delicato, l'umorismo intelligente è arte rara. Anzi rarissima. Di pochi.

ANZIANI E GIOVANI E GIOVANI E ANZIANI

Lettera di una quindicenne a due anziane: non sono razzista come voi, non insultatemi.

Mi chiamo Emma, ho 15 anni e vivo a Padova, dove frequento il liceo classico. Scrivo di getto questa lettera dopo aver dovuto assistere ad un orribile episodio a pochi metri da casa mia. Stavo andando a comprare dei biglietti dell'autobus e, entrando in tabaccheria, ho colto un frammento di una conversazione tra due signore, in cui una offendeva profondamente gli stranieri, dicendo che «li avrebbe voluti gettare nella spazzatura e che era diventata razzista e cattiva..».

30 gennaio 2012

Afghanistan: partorisce ancora una femmina, uccisa!

Famiglia voleva un maschio. Suocera arrestata, marito latitante


Uccisa dal marito per aver partorito la terza femmina invece del tanto desiderato maschio.

14 gennaio 2012

"TROVA IL TEMPO"

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell’anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell’eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E’ la fonte della saggezza
E’ la strada della felicità
E’ il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E’ la chiave del Paradiso.


(Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta)