22 agosto 2012

ASSENZA!

A volte milioni di piccoli momenti, di affettuosi gesti di presenza, si notano solo quando è troppo tardi, gridano forte come ricordo, e per udire quel grido bastano poche pochissime ore di assenza.
Anton Vanligt
L’assenza è molto più sentita della presenza.
Essere presenti è come costruire iniseme qualcosa, mattone dopo mattone, sasso dopo sasso, impercettibili, piccoli gesti quotidiani che a lungo termine sono evidenti, ma mai mentre li vivi.
[...] L’assenza è come un gesto unico che quel muro costruito lo fa crollare. Tu sei li, e interte, inerme ti chiedi il motivo, ma non trovi spiegazioni. Avverti solo un crollo improvviso, un tuffo al cuore e poi …silenzio, il peggiore: quello dell’indifferenza.
Anton Vanligt
Quindi, come sempre, la sera si mescolava all’essere sola. Al restare sola, perché la solitudine non mi appariva più una questione di presenze o di numeri. E nemmeno un problema di sedie vuote o di spazi da riempire. Nel silenzio della casa, ascoltavo i miei pensieri. Sola, le sillabe sono due, un plurale incompiuto, morente. Avvelenato dall’assenza.
Marta, Gianfranco Brevetto
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutto me stesso ogni forma mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.
Fernando Pessoa
L’assenza, la cura comune dell’amore.
Miguel Cervantes
Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.
Antoine de Saint-Exupéry
Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’odio è l’assenza d’amore, così come il buio è assenza di luce. L’opposto dell’amore è la paura.
Fabio Volo
L’assenza diminuisce le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne Ie candele e alimenta l’incendio
Francois de La Rochefoucauld
Se vi separate dall’amico, non addoloratevi, perché la sua assenza vi illuminerà su ciò che in lui amate.
Kahlil Gibran
E’ nel sette dei dadi la tua assenza
ho sempre dato il cinque e il sei agli amici
è nell’olio dei quadri la tua assenza
son morti i miei paesi suggeriti
tu eri il vespro, il vespro e non la messa
eri il compieta e non l’elevazione
a messa si và pure senza fede
il vespro è veramente di chi crede
Roberto Vecchioni
L’assenza è un pungolo per il desiderio
Properzio
Sarà nella mia vita la tua assenza
il figlio a cui vorrò più bene, credi
Roberto Vecchioni
Il miglior lettore e il miglior essere umano sono quelli che mi fanno la grazia della loro assenza.
Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo

11 commenti:

  1. Anonimo22:12

    http://www.youtube.com/watch?v=kmSIHoe8pCc

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  2. Anonimo10:30

    “…E quando ti diranno “tu sei pazzo!”
    rispondi:
    “si!”
    e ricorda: Non sarai Mai Troppo Folle.
    Folle è smettere di osare
    Folle è smettere di credere
    Folle è smettere di sperare!”
    Anton Vanligt, Mai troppo Folle

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  3. Anonimo10:37

    Sola, le sillabe sono due, un plurale incompiuto, morente. Avvelenato dall’assenza.....

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  4. Anonimo10:45

    Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
    Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.

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  5. Anonimo11:21

    allora chi è assente me lo dite ?????
    aforismi a parte !

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    1. Paolo17:45

      non credo sia assente nessuno..
      o meglio, per chi osa vivere ci sarà sempre qualcuno di assente.
      insomma, ci son certe persone che si lasciano provocare da un desiderio d'immenso che altri magari non han mai sentito.
      comunque degli aforismi di cui sopra me ne son piaciuti un sacco due:

      Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
      Certo che ce ne faremo.
      Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.

      L’assenza diminuisce le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne Ie candele e alimenta l’incendio

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    2. Anonimo00:24

      Per chi osa vivere.....la condizione dell'esistenza....ma esistono davvero le passioni mediocri?

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    3. Paolo19:47

      si si, esistono
      son quelle che non han radici, ti prendono per una mezza giornata ma non ti spingono a far progetti, a rischiare tutto!

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    4. Anonimo22:03

      ....rischiare tutto per un progetto...

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  6. Anonimo21:41

    Malinconia di un presente non vissuto nelle piccole cose...

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  7. Anonimo21:57

    1.La crisi e le vacanze : ASSENZA DI UMANIZZAZIONE ?
    2.So RISCHIARE LA SOBRIETA' ?

    Il secondo ambito in cui la crisi e le sue ricadute sulle vacanze possono funzionare da stimolo arricchente per la nostra umanizzazione è quello del rapporto con gli altri e con l’ambiente: la sobrietà che percepiamo come imposta dalle circostanze avverse ha solo risvolti negativi? È un impoverimento del nostro essere uomini e donne degni di tal nome? Che ne faccio dell’altro che mi sta accanto, dei membri della mia famiglia, degli amici, dei colleghi di lavoro, delle persone che incrocio quotidianamente? Quali incontri e quali rapporti voglio davvero coltivare? Che rispetto ho per la dignità di ogni essere umano? Quali responsabilità sono pronto ad assumermi nei confronti di chi frequento abitualmente o di coloro verso i quali ho assunto impegni precisi? Che tipo di solidarietà riesco a esprimere e a vivere nei confronti dei più deboli, delle vittime di ingiustizie e violenze, dei dimenticati dalla storia? Domande che troppo facilmente evitiamo di porci quando siamo assillati dalle cose da fare, dai guadagni da conseguire, dalle lotte da combattere, dalle concorrenze da vincere. Domande che però attendono risposte se non vogliamo smarrire la nostra qualità umana, unica e irripetibile per ciascuno.

    Infine, collegata alla qualità dei rapporti con gli altri, c’è la dimensione del rapporto con le cose, con la creazione, con l’ambiente e, di conseguenza, con le generazioni future: che immagine ho del mondo, della terra su cui viviamo e di cui ci nutriamo? Che cura ho delle risorse naturali ricevute in eredità da chi ci ha preceduto e destinate a essere condivise anche con quanti verranno dopo di noi? Il mio approccio è di sfruttamento ottimale per i miei pretesi bisogni o è di sollecitudine verso un’armonia creazionale che genera benefici per tutti? In sostanza, che mondo voglio lasciare dopo il mio passaggio? Certo, «vacanze» di questo tipo possono apparire impegnative, troppo esigenti, contrarie alla nostra voglia di staccare la spina, ma se vissute con consapevolezza e responsabilità, si rivelano autenticamente liberanti, capaci di rigenerarci alla nostra condizione più vera: quella di esseri umani custodi dell’altro e del creato.

    ENZO BIANCHI
    Il sapore della sobrietà
    La Stampa, 26 agosto 2012

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