SUL SENTIERO DELLA CROCE
La nostra fede in Dio ha bisogno di prove, richiediamo conferma prima di pronunciare il nostro sì. Poniamo problemi e desideriamo almeno intravedere una soluzione da parte di Dio. Gesù invece è Figlio del Padre celeste, che è un Dio nascosto. Il silenzio è una delle caratteristiche di Dio nei rapporti con l’uomo. Ogni prova «assoluta», infatti, costringerebbe la coscienza dell’uomo, e Dio non inchioda nessuno alla verità. Quale uomo affamato rifiuterebbe la fiducia a un Dio che gratuitamente gli desse da mangiare? Dio, in Gesù, rinunzia alla sua onnipotenza, si ritira nel silenzio della montagna e parla all’uomo attraverso il simbolo del pane di vita. Gesù richiama tutti al cammino che stava facendo verso Gerusalemme, dove sarebbe stato rifiutato, condannato e messo a morte. Gesù dice chiaramente ai discepoli che non assicura nulla di glorioso nella vita, ma anzi che anche ad essi sarebbe capitata la stessa sorte che stava per accadere a lui. «Vi do la mia vita da mangiare; potrete assaporare, così, quello che io sto per vivere».
Quando cominciarono a sentire queste parole che promettevano sacrifici, sofferenze, morte, molti della folla se ne andarono e alla fine rimasero solamente i dodici.
A questo punto Gesù non attenua la durezza del suo messaggio, ma libera gli apostoli da ogni vincolo e da ogni obbligo: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).
UNA FEDE LIBERA DA OGNI DEBITO
La fede è la risposta a questa proposta di annientamento di Dio: accettare di essere rifiutati, rigettati e misconosciuti. Dio ci chiede l’amore totale e per questo ci libera da ogni debito. Dio non dà ordini, lancia solo inviti.
Le prove che possiamo avere per credere saranno sempre insufficienti per prendere una decisione. La fede è solo un dono offerto a tutti, perché Dio possa abitare nel cuore di ognuno di noi. E’ vero che Dio è onnipotente, ma usa la sua onnipotenza per far spazio alla libertà dell’uomo. Dio non costringerà mai l’uomo ad amarlo, e nessuno può farlo in nome di Dio. Tanto meno può essere usato l’inferno come costrizione ad amare Dio. La disperazione dell’uomo è data dal silenzio di Dio: l’uomo può anche negare la volontà di Dio e scendere nell’inferno; ma anche gli inferi sono stati «visitati» da Gesù subito dopo la sua morte. Dio non domanda tanto sforzo ascetico, moralismi, obbedienza cieca, ma un grido di confidenza dall’inferno in cui l’uomo è sceso.
Comunque l’uomo non può mai disperare, perché Dio non dispera mai dell’uomo; anche se cade, egli è sempre nelle mani di Dio. S. Antonio il grande diceva che l’inferno non è mai per gli altri, ma solo per noi stessi e, comunque, non può mai essere oggetto di un discorso.
UN AMORE ESIGENTE
Nel discorso sull’eucaristia, Gesù presenta un Dio buono, ma anche esigente. Noi spesso tentiamo di mitigare le esigenze di Dio cercando di giungere a compromessi; vorremmo conservare qualcosa anche per noi, almeno un’assicurazione ultima nell’eventualità che tutto vada perduto.
Gesù invece chiede di perdere tutto e di non conservare nulla. Sono gli idoli falsi che accettano compromessi con l’uomo pur di mantenerlo in soggezione.
Anche noi vorremmo contrattare con Dio, verificare la ricompensa per la nostra bontà, i meriti per le nostre opere buone. Ma Gesù dice: «Pregando non sprecate parole come i pagani i quali credono di venire ascoltati a forza di parole» (Mt 6,7). La fede non è uno scambio di merce, è un atto di fiducia in Dio e se abbiamo paura di perdere quanto possediamo, Dio ci invita a tenere tutto. Dio libera l’uomo che ancora non ha imparato ad amare, lo invita a non avere paura, lo assicura che per questo non gli succederà nulla, che lo amerà ugualmente e che lo attenderà sempre quando avrà capito l’amore.
La preoccupazione di Dio è toglierci la paura, toglierci da una vita religiosa basata sui meriti e quindi sul premio e sul castigo. Dio vuole solo educarci all’amore. Chi vive nell’amore di Dio non ha paura, anzi l’amore di Dio caccia via la paura: «Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore» (1Gv 4,18).
Il Dio che fa paura è stato inventato dagli uomini. Noi abbiamo inventato un Dio per ogni occasione, secondo le nostre necessità, quasi assicurazione contro gli imprevisti.
Il vero Dio, il Dio di Gesù non può convivere con gli altri dèi e ogni sua parola distrugge e annienta i nostri idoli e le nostre false fedi.
Spesso abbiamo paura di perdere la fede, ma la vera fede non si perde mai perché vorrebbe dire che Dio perde noi. Ciò che si perde sono le false fedi e queste vale bene la pena di perderle.
Su che cosa si fonda allora la nostra fede? Il libro di Giosuè è ben chiaro: si basa sulla memoria dei miracoli che Dio ha fatto a noi e a tutto il suo popolo: «Ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri» (Gs 24,17).
Dio vive con noi, condivide la nostra esistenza; ogni gesto e ogni avvenimento è manifestazione della vita di Dio nell’universo, e questa vita con gli uomini è la gioia di Dio (cf. Pro 8,31). Ancora una volta la capacità di riconoscere Dio in quanto succede è la conferma della nostra fede in lui e Dio è possibile riconoscerlo solamente con gli occhi dell’amore, non con gli occhi dell’interesse.
Dal sito dei Deoniani

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