05 settembre 2012

UNA COSCIENZA CHE LIBERA!


1. LA FATICA DI VIVERE IN LIBERTÀ

Gesù, quando si incarna, trova il suo popolo chiuso dentro la legge, da cui erano scaturite norme, tradizioni, precetti. In questo modo si erano legati a una schiavitù più pesante della schiavitù d’Egitto.
Perché gli ebrei si erano chiusi nella legge? Perché anche noi siamo tanto legati alle leggi e alle norme? Perché è meno faticoso che vivere in libertà. E’ più facile avere un confronto sulla falsa riga di una legge scritta, che sulla coscienza libera dell’uomo. E' più facile insegnare con l’obbligatorietà che con la convinzione. E’ più facile educare i figli secondo uno schema prestabilito, piuttosto che lasciarli crescere ed esprimersi in modo originale e responsabile. Lasciare crescere un figlio significa continuamente adattare il nostro comportamento agli innumerevoli cambiamenti che succedono in lui. Non avere una legge fissa è faticoso, perché è necessario giorno dopo giorno un adattamento.
Gesù sceglie per la coscienza dell’uomo.
Il popolo ebraico aveva costruito attorno al sabato la propria esistenza. Il riposo del sabato era giustissimo, ma le norme e gli usi avevano schiacciato l’uomo.
Il sabato era talmente sacro, talmente contornato di leggi, che nessuno poteva muovere un dito: non si poteva neppure accendere il fuoco, né mangiare l’uovo di una gallina fatto in giorno di sabato; ancora oggi, di sabato non si può preparare il cibo né girare l’interruttore della luce.

2. GESU' UN UOMO LIBERO

Gesù venne in mezzo a queste leggi per rompere ogni legame che rendeva la vita assurda: camminava quando non era permesso camminare; guariva quando non era permesso guarire; faceva portare un letto a un ammalato quando era vietato.
Rompe quindi tutto ciò che non è parola di Dio, ma solo tradizione degli uomini, e di alcuni uomini.
Gesù non digiuna quando era obbligatorio digiunare; non si lava le mani quando era consuetudine farlo; rompe le leggi che rendevano gli uomini schiavi e schiacciavano la loro vita.
La legge ricevuta dagli ebrei nel deserto era in funzione di portare un popolo verso la libertà. Giunti nella terra promessa, avrebbero dovuto ridimensionarla e adattarla secondo un servizio che la legge doveva rendere all’uomo. Invece l’uomo si è fatto servitore della legge e non è stato libero. La legge anzi venne imposta e, quello che più è grave, venne imposta in nome di Dio.

Ancora oggi a volte continua lo stesso atteggiamento tra noi. Quante volte anche noi abbiamo imposto in nome di Dio leggi che erano solamente espressione della volontà dell’uomo e tanti si sono sentiti schiavi, chiusi in situazioni insopportabili, a portare pesi enormi, che noi stessi non siamo riusciti a portare! E’ stata una delle cause dell’«ateismo» moderno: per liberarsi da una legge troppo dura, imposta in nome di Dio, tanti uomini non hanno potuto fare altro che negare Dio.
Gesù, il Messia, è stato ucciso perché contravveniva alla legge ed è stato condannato «giustamente», ucciso cioè secondo la legge ebraica, secondo la legge di Mosè. «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» (Gv 19,7).
Probabilmente anche noi faremmo la stessa cosa, se Gesù venisse tra noi e si comportasse allo stesso modo: facciamo così infatti con coloro che rompono certe leggi, per agire secondo la loro coscienza; condanniamo coloro che passano al di là delle leggi, per raggiungere una libertà.

3. NON PADRONI, MA SERVI DELLA PAROLA

Gesù nel nostro mondo forse non distruggerebbe nulla, ma ci renderebbe coscienti che ogni istituzione fatta dall’uomo non può diventare assoluta e pretendere che ad essa le persone si sacrifichino come a un dio. Gesù distrugge ogni idolatria. Troppe istituzioni umane, anche religiose, hanno preso il posto di Dio.
Nessuno, propriamente parlando, può comandare in nome di Dio, neppure un genitore al proprio figlio, neppure un prete ad un fedele. Dobbiamo, invece, aiutarci, gli uni gli altri, a riscoprire la Parola che Dio ha messo nel fondo di ognuno.
Certamente c’è una norma di comportamento, c’è una legge che Dio ha scritta, ed è nella profondità del cuore: nessuna legge umana può pretendere di sostituirla.
Forse abbiamo sorriso nel leggere la distinzione tra i cibi puri e i cibi impuri, e come era necessario in nome di Dio mettersi a tavola con le mani pulite, e che, sempre in nome di Dio, era necessario bagnarsi i gomiti dopo essere stati al mercato. Ma anche noi abbiamo seguito le stesse norme: abbiamo dichiarato pure alcune classi sociali, escludendone altre. Abbiamo dichiarato «cristiani» alcuni regni, o regimi politici, o movimenti sociali, condannandone altri. Abbiamo condannato alcuni comportamenti umani e sacralizzato altri.
Dio non si compromette mai in progetti umani contingenti in modo da rifiutarne altri; dobbiamo essere convinti che Dio non darà mai tanta ragione a noi per dare torto agli altri, né viceversa. Quante norme, contrabbandate in nome di Dio, hanno poi dovuto essere ritrattate. Dio non copre mai con la sua autorità i nostri egoismi umani. E spesso certe classi, quando impongono una legge, la fanno anche in nome di Dio, ma per proteggere i loro interessi personali o di gruppo. Dio qui, evidentemente, è strumentalizzato.

4. LEGGE E COSCIENZA

La legge dell’uomo non può mai essere imposta contro la coscienza: per questo dobbiamo essere educati anche a disobbedire.
Durante l’ultima guerra mondiale un comandante delle SS ha ordinato l’uccisione di 2000 persone in Abruzzo e quando, in una intervista, gli è stato chiesto perché lo aveva fatto, ha risposto: «Ho obbedito». Purtroppo non gli era stato insegnato a disobbedire. Molte nostre leggi ci impongono di uccidere; le leggi militari permettono agli uomini di uccidere, sono omicidi legalizzati dalle norme umane.
Il vangelo ci chiede di non uccidere nessuno, neppure in guerra, neppure il nostro nemico.
Dio non si compromette con queste leggi o istituzioni umane; Dio si compromette con la coscienza del singolo uomo.
Le leggi umane normalmente proteggono i forti e i potenti, che fanno le leggi, perché nessuno farà mai una legge contro se stesso. Dio invece protegge i deboli e i poveri. Si tratta spesso di scegliere tra Dio e «mammona»: due padroni che non possono essere accettati contemporaneamente.
Ancora una volta il vangelo ci sconvolge, ci mette in discussione e ci chiede da quale parte siamo.
Scegliere Dio, scegliere la propria coscienza è decidere per un cammino difficile: il cammino della croce.
Siamo obbligati a scegliere l’amore o l’odio, la pace o la guerra; e la guerra è sempre dalla parte della legge. Chi dichiara guerra ha sempre la legge dalla sua parte, come anche chi opprime.
Gli altri, però, dalla loro parte hanno sempre Dio.

dal sito dei Deoniani

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