28 settembre 2012

IL BENE NON HA "PADRONI"


Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.





«Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42).
In che cosa consiste questo scandalo? Qual è questo peccato tanto grande da dover preferire la morte?
Questo brano è sempre stato riferito a comportamenti morali di ordine personale, oppure ad atteggiamenti che possono ferire o turbare le persone umili e semplici. Ma la liturgia odierna sembra collegare questo peccato anche a quanto vien detto sia nel brano evangelico sia nel racconto del libro dei Numeri: «Impedire a qualcuno di fare il bene perché non è dei nostri». Probabilmente tutti noi, se abbiamo potuto, almeno qualche volta abbiamo tentato di farlo.


IL BENE NON HA «ETICHETTA»

Gesù aveva dato ai suoi apostoli il potere di guarire gli ammalati, di cacciare i demoni, ma un giorno trovarono uno che faceva le stesse cose e non era del loro gruppo e glielo vietarono. Gesù li rimproverò, perché chiunque fa il bene non può essere contrario a lui.
La stessa cosa era successa a Mosè. Era ormai vecchio per annunziare la Parola, per cui invocò lo Spirito di Dio su 70 anziani perché parlassero in nome del Signore; ma dopo un po’ di tempo non lo fecero più e il popolo rimase senza profeti. Un giorno due uomini, che non erano tra i 70 anziani, annunciarono la Parola e Giosuè chiese a Mosè di impedirlo. Mosè rimproverò Giosuè per la sua gelosia ed esclamò: «Volesse il cielo che tutti profetassero». Mosè desiderava infatti che ogni uomo del popolo fosse capace di parlare in nome di Dio, che tutti facessero il bene al di là dell’imposizione delle mani o di mandati particolari.
Sembra ovvio che il bene, da qualunque parte venga, debba essere accettato. Invece spesso il bene è rifiutato perché non è compiuto da persone del nostro gruppo, della nostra gente, da gente che non ha la nostra opinione. Abbiamo spesso l’impressione che quello compiuto da estranei non sia un vero bene e che gli altri non facciano il bene come lo faremmo noi.
A volte gli uomini di chiesa ci hanno convinti di questo, dimenticando la frase di Gesù: «... chi non è contro di voi, è per voi» (Lc 9,50). Chiunque fa il bene dovrebbe essere accettato come della nostra famiglia e noi considerarci della stessa famiglia di coloro che fanno il bene.
La storia della chiesa, come la storia dei musulmani, dei buddisti o dei protestanti, è piena di persone messe a tacere, perché non erano tra quelli stabiliti dall’autorità.

LA LIBERTÀ DI FARE IL BENE

Da quando è venuto Gesù nel mondo, Dio ha dato a tutti la libertà di fare il bene, chiunque siano, qualunque luogo abitino, qualunque cosa credano. Questa libertà e capacità di fare il bene è legata a un altro dono di Dio che si chiama Spirito santo: un dono che è dato a tutti, a qualunque popolo appartengano (Atti 10, 35).
Quante volte abbiamo allontanato dalle nostre porte persone che non la pensano come noi, e abbiamo rifiutato gesti concreti di bontà, perché non erano stati ideati da noi e non sarebbero stati quindi a nostro vantaggio.
Se vogliamo creare divisioni anche nel bene, siamo liberi, ma non ci è permesso di farlo in nome di Cristo.
Dio finalmente ha concesso a tutti gli uomini e a tutte le donne e persino ai bambini il dono della profezia, e tutti possono rivelare al mondo il pensiero di Dio.
Lo Spirito santo è come il vento: non c’è porta che tenga, non c’è finestra o inferriata che lo possa fermare: passa ovunque e lo possiamo trovare nei luoghi più impensati.
E ancora non basta: dobbiamo accettare i profeti che vengono da lontano, e accettare anche la profezia che viene pronunciata contro

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