Dal
Vangelo secondo Marco (9,38-43)
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù:
«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e
volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse:
«Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un
miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è
contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un
bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità
io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
«Chi scandalizza uno di questi piccoli
che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino
al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42).
In che cosa consiste questo scandalo?
Qual è questo peccato tanto grande da dover preferire la morte?
Questo brano è sempre stato riferito a
comportamenti morali di ordine personale, oppure ad atteggiamenti che
possono ferire o turbare le persone umili e semplici. Ma la liturgia
odierna sembra collegare questo peccato anche a quanto vien detto sia
nel brano evangelico sia nel racconto del libro dei Numeri: «Impedire
a qualcuno di fare il bene perché non è dei nostri». Probabilmente
tutti noi, se abbiamo potuto, almeno qualche volta abbiamo tentato di
farlo.
IL BENE NON HA «ETICHETTA»
Gesù aveva dato ai suoi apostoli il
potere di guarire gli ammalati, di cacciare i demoni, ma un giorno
trovarono uno che faceva le stesse cose e non era del loro gruppo e
glielo vietarono. Gesù li rimproverò, perché chiunque fa il bene
non può essere contrario a lui.
La stessa cosa era successa a Mosè.
Era ormai vecchio per annunziare la Parola, per cui invocò lo
Spirito di Dio su 70 anziani perché parlassero in nome del Signore;
ma dopo un po’ di tempo non lo fecero più e il popolo rimase senza
profeti. Un giorno due uomini, che non erano tra i 70 anziani,
annunciarono la Parola e Giosuè chiese a Mosè di impedirlo. Mosè
rimproverò Giosuè per la sua gelosia ed esclamò: «Volesse il
cielo che tutti profetassero». Mosè desiderava infatti che ogni
uomo del popolo fosse capace di parlare in nome di Dio, che tutti
facessero il bene al di là dell’imposizione delle mani o di
mandati particolari.
Sembra ovvio che il bene, da qualunque
parte venga, debba essere accettato. Invece spesso il bene è
rifiutato perché non è compiuto da persone del nostro gruppo, della
nostra gente, da gente che non ha la nostra opinione. Abbiamo spesso
l’impressione che quello compiuto da estranei non sia un vero bene
e che gli altri non facciano il bene come lo faremmo noi.
A volte gli uomini di chiesa ci hanno
convinti di questo, dimenticando la frase di Gesù: «... chi non è
contro di voi, è per voi» (Lc 9,50). Chiunque fa il bene dovrebbe
essere accettato come della nostra famiglia e noi considerarci della
stessa famiglia di coloro che fanno il bene.
La storia della chiesa, come la storia
dei musulmani, dei buddisti o dei protestanti, è piena di persone
messe a tacere, perché non erano tra quelli stabiliti dall’autorità.
LA LIBERTÀ DI FARE IL BENE
Da quando è venuto Gesù nel mondo,
Dio ha dato a tutti la libertà di fare il bene, chiunque siano,
qualunque luogo abitino, qualunque cosa credano. Questa libertà e
capacità di fare il bene è legata a un altro dono di Dio che si
chiama Spirito santo: un dono che è dato a tutti, a qualunque popolo
appartengano (Atti 10, 35).
Quante volte abbiamo allontanato dalle
nostre porte persone che non la pensano come noi, e abbiamo rifiutato
gesti concreti di bontà, perché non erano stati ideati da noi e non
sarebbero stati quindi a nostro vantaggio.
Se vogliamo creare divisioni anche nel
bene, siamo liberi, ma non ci è permesso di farlo in nome di Cristo.
Dio finalmente ha concesso a tutti gli
uomini e a tutte le donne e persino ai bambini il dono della
profezia, e tutti possono rivelare al mondo il pensiero di Dio.
Lo Spirito santo è come il vento: non
c’è porta che tenga, non c’è finestra o inferriata che lo possa
fermare: passa ovunque e lo possiamo trovare nei luoghi più
impensati.
E ancora non basta: dobbiamo accettare
i profeti che vengono da lontano, e accettare anche la profezia che
viene pronunciata contro

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