
Veniamo da un secolo di guerre, di crudeltà ideologiche a cui e seguita l’intolleranza islamista. Ne siamo stanchi. Siamo stanchi anche del continuo conflitto politico che divide le famiglie, gli amici, e rende faticoso lo sviluppo del nostro Paese. Siamo stanchi di gente violenta, che condanna, che non ti rivolge la parola se non la pensi come lei.
Abbiamo bisogno di persone che ci ascoltano, che ci capiscono, di amici. Ma anche di gente che agisce, che fa, che non rinvia. Mi viene in mente il film di Benigni La tigre e la neve in cui lui si comporta in modo amichevole con tutti, iracheni e americani e, pieno di fede e correndo come un pazzo, ottiene ciò che vuole.
Qualcuno critica l’atteggiamento positivo perché teme che significhi accettare le ingiustizie, il male, la sopraffazione e perdonare i peggiori crimini. No, l’atteggiamento positivo vuoi solo dire che metti da parte il rancore, la pigrizia e, invece di lamentarti, di prendertela con gli altri, ti prendi la responsabilità di decidere e fai delle cose positive.
Mi viene in mente un sacerdote che nella sua chiesa ha pochissimi fedeli ma, anziché attrarne di nuovi, rimprovera continuamente quelli presenti. E invece un altro a cui avevano assegnato una parrocchia dove, per anni, ha fatto la messa da solo, e oggi raccoglie attorno a sé centinaia di persone che vengono da tutte le città circostanti.
Perché non è pigro, perché li aiuta, e trasmette loro forza, gioia, speranza.
Bisogna vincere la nostra pigrizia per aprirci agli altri, per stabilire con loro un rapporto amichevole, per non parlare di ciò che ci divide, per fare ciò che serve a entrambi senza rinviare continuamente. La concretezza dell’azione ci aiuta anche a dimenticare i nostri guai e le ingiustizie di cui siamo vittime. Sì, è vero, è un’epoca difficile, molti abusano del loro potere e si comportano in modo villano, ma se rimugini su queste cose non fai più niente.
Mi sono accorto da tempo che gli imprenditori, i commercianti, gli scienziati più bravi, le persone che creano ospedali, centri di ricerca, comunità di recupero non sono mai né lamentosi, né pigri. Sono ottimisti, sanno godere delle cose che la vita gli offre e riescono a vedere le occasioni che si presentano.
Agiscono, costruiscono.
E sono convinto che ciascuno possa fare lo stesso nel suo campo, piccolo o grande che sia.
Di Francesco Alberoni. Tratto da “Corriere della sera”
i bimbi! si, i bimbi pensano in positivo, semplici, puri, onesti. hanno una disinvoltura stupefacente nell'affrontare la loro pur piccola vita. e noi adulti che crediamo si sapere tutto gli insegniamo la paura, i sensi di colpa, l'inadeguatezza... che mussi! ;-)
RispondiElimina“Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato”.
RispondiElimina“Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”.
“Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.
L’uomo che cammina
è quel folle
che pensa che si possa assaporare
una vita così abbondante
da inghiottire perfino la morte.
Christian Bobin ,L’uomo che cammina
25/12/2007 - Se Dio è così
RispondiEliminaNon venitemi a dire che provate tenerezza, che vi emozionate, che sentite una sensazione languida nell’ascoltare l’”Adeste fideles”.
Se davvero avete preparato il Natale, se avete operato una sana resistenza all’altronatale, quello tarocco, può succedere che ora vi sentite più sconcertati di prima, fragili, leggermente destabilizzati ed instabili.
Eppure liberi.
Desiderosi di cambiare vita, di evitare il conformismo della fede, come urlava arrabbiato il Battista, attenti a riconoscere la presenza di Dio nei tanti profeti che Dio ci mette in mezzo ai piedi. Silenziosi e oranti, come l’acerba adolescente di Nazareth che mette il suo piccolo seno a servizio dell’assoluto di Dio. Dubbiosi e meditabondi, come lo sconfitto profeta ucciso da una donna gelosa, che si chiede che razza di Messia sia Gesù di Nazareth se, invece di bastonare i malvagi, li guarisce dalla loro violenza con l’amore. Giusti e sognatori, come l’immenso Giuseppe, il timido falegname di Nazareth che vede Dio soffiargli la ragazza, e accetta con obbedienza una realtà sconcertante.
Se, almeno un poco, vi siete riconosciuti in questi personaggi, amici lettori, abbiamo qualche chance che Dio – ancora – nasca nei nostri cuori, abiti le nostre solitudini.
Natali
RispondiEliminaMatteo scrive che Giuseppe è “giusto”, cioè irreprensibile, autentico, onesto, un uomo di alto profilo, pieno di dignità e di compassione, non vendicativo, non rancoroso; non giudica secondo le apparenze, pur ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia verso la donna che ama.
“Giusto” come i giusti dell’antico testamento, come i pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura loda, come il sommo titolo onorifico che il moderno Stato di Israele conferisce agli europei che hanno nascosto e salvato gli ebrei durante la folle Shoa. “Giusto”, che si mette dalla parte del pensiero di Dio, che contrasta la follia dominante e il pensiero comune, che guarda in profondità e lascia prevalere la tenerezza. “Giusto”, come potrebbe essere ciascuno di noi, se solo lasciassimo Dio nascere nei nostri cuori, infine.
Fa bene, Giuseppe, a mettere da parte il suo dolore.
No, non c’è nessun altro bel giovane di Nazareth ad amare Maria.
È Dio che gli ha rubato la ragazza.
Giusti
Vuoi che Dio nasca nel tuo cuore? Metti da parte le apparenze, vivi con onestà con te stesso, sii irreprensibile di fronte agli uomini, coltiva in te i sentimenti e le qualità che ancora sono considerate dei valori: la mitezza, l’assenza di critica, la bonomia, la pazienza, la mitezza, l’umiltà.
Un mondo di arroganti e spocchiosi è diventato il nostro mondo, un mondo fatto di gente che urla per far sentire il nulla che ha da dire.
Di quanti Giuseppe avremmo bisogno, nei rapporti di coppia, negli uffici, in politica. Uomini giusti, di cui Dio si può fidare per realizzare il suo progetto.
Giuseppe il sognatore
Per far nascere Dio in noi bisogna essere dei grandi sognatori, a credere nei sogni.
Giuseppe c’insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l’interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione. Un uomo che non sa più sognare, che non insegue i suoi sogni, che non li ascolta, è un uomo morto. E uccide Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità. Abbiamo bisogno di sognatori, abbiamo bisogno del coraggio del sogno, abbiamo bisogno di persone che non pensano a far fiorire il proprio piccolo giardino, ma ad aiutare Dio a salvare il mondo.
Giuseppe, ora, si prepara: deve tornare alla sua Betlemme con Maria. Non le ha chiesto nulla, lei sa, lui sa, cos’altro dire? Si mettono in strada, lei, acida adolescente, con il pancione che la fa donna. Un Imperatore idiota ha deciso di contare i suoi sudditi per crogiuolarsi nel suo inutile potere.
È sera....
RispondiEliminaMi chiedo dell'attesa e dell'assenza di attesa. Forse non attendiamo perché non ci sfiora innamoramento. Siamo occupati da altro. Mi dico: non puoi attendere se non uno che ti ha occupato il cuore. Per una sorta di innamoramento. Se ti ha sfiorato innamoramento, allora sai che cos'è trattenere il fiato in ascolto del fruscio dei passi, sai che cos'è lo spiare dalla finestra, sai che cos'è il trasalire e il battere del cuore. Il desiderio del volto. Non c'è attesa del ritorno se non c'è innamoramento. Se c'è, ti capiterà di mormorargli nel segreto: "Ho ascoltato quaggiù, nei miei giorni, la tua voce. Ora mostrami il tuo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto. Ora, lungo le rotaie che si perdono nel nulla, lungo le rotaie della vita o dalla soglia della casa che mi hai affidato, ti attendo. Vedano i miei occhi stanchi spuntare per me la tua luce".
Se il cuore è occupato lo attendiamo. Lo attendiamo resistendo alla bruttezza e alla mediocrità, lottando contro l'ingiustizia e la menzogna, contro la dissacrazione del volto. Anche in assenza di risultati. "Verrà" ti dice il cuore. E quando verrà, sarà chiaro dove stava la bellezza della vita. Se nell'egoismo o nell'amore. Verrà. E sarà naufragio per la menzogna. La grande Menzogna. Splenderà la verità di coloro che sulla terra anelarono a fare le opere belle, le opere che faceva lui, opere che miravano a restituire la dignità, la libertà, la vita piena ad ogni persona. Lottando contro ogni forma di asservimento, interiore e esteriore. Brillerà la tenerezza, dopo stagioni di dominio e di arroganze. "Verrà" dice il cuore. E punti gli occhi con desiderio.
Verrà. Non so quando. Ma Tu verrai.