Per Giovanni, l’evangelista, che esprime il pensiero di Gesù, non c’è nessuna legge esterna all’uomo che possa guidarne i passi, nemmeno se questa legge è data da Dio. È la vita stessa dell’uomo a condurne i passi, cioè la risposta dell’uomo a quel desiderio di pienezza che ha. Come abbiamo visto, Dio, prima ancora di creare il mondo, aveva il progetto di far sì che l’uomo raggiungesse la condizione divina; condizione divina che si raggiunge esclusivamente mettendo nella nostra vita una qualità d’amore che, progressivamente, assomigli sempre più all’amore di Dio. E non solo non è la legge dell’Antico Testamento quella che guida i passi del credente - bensì è la vita che illumina, ma, secondo il Vangelo, nemmeno l’insegnamento di Gesù deve guidare i passi del credente. Cosa significa questo? Il credente deve sì conoscere Gesù e assimilare il suo messaggio, ma poi deve farlo proprio e comportarsi in una determinata maniera non perché lo ha detto Gesù, ma perché lo sente come un bisogno del proprio io. Il credente, se deve perdonare, non lo fa perché lo dice Gesù. Se si arriva a questi estremi, significa che il messaggio di Gesù non lo abbiamo fatto nostro e abbiamo ancora bisogno di un codice di comportamento esterno che determini le nostre azioni. Non si perdonano gli altri perché Gesù ha detto che bisogna perdonare, ma perché la capacità d’amore che si sente sarà sempre più grande della capacità degli altri di farci del male. Quindi, neanche l’insegnamento di Gesù guida i nostri passi, se non l’abbiamo assimilato e fatto nostro. Non si ama perché Gesù ci dice di fare così, perché altrimenti, se non lo avesse detto, come ci si comporterebbe? Non si condivide quello che si ha perché Gesù ci ha detto di comportarci in questo modo, ma lo si fa perché è un bisogno che si sente dal più intimo di noi stessi, che ci fa realizzare e che ci fa sviluppare amando così.
Con Gesù, chi è l’immagine del perfetto credente? Non colui che obbedisce a Dio osservandone le leggi, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al Suo. Ecco perché Gesù, in un esempio scandaloso, contrappone queste due qualità di credente: al sacerdote e al levita, perfetti osservanti della legge, nell’episodio del Samaritano contrappone l’eretico samaritano (Lc 10,29-37). Chi è che assomiglia a Dio? Non l’osservante della legge, il sacerdote, ma l’eretico perché gli assomiglia nella qualità d’amore. Chi è il credente? Il credente non si vede dalla frequenza ai riti, dalla maniera di frequentare luoghi e persone sacre, dall’osservanza di regole e di precetti, ma l’unico criterio per giudicarlo è vedere se ha una qualità d’amore simile a Dio. Il paradosso dei Vangeli è che come esempio di credente viene messo un eretico. E questo è valido tutt’oggi! Può darsi che qualche persona che noi giudichiamo miscredente, immorale, eretica, sia invece, per la qualità d’amore che possiede, il vero credente.
Ricordo una liturgia domestica della mia infanzia, incommensurabilmente più incisiva di ogni futura liturgia, quando al suono delle campane della Risurrezione, il Sabato Santo, la mamma segnava gli occhi di noi piccoli con l'acqua presa dal secchio di cucina, perché-diceva-Gesù risorgendo aveva benedetto tutte le creature, e non occorreva né acqua santa né prete per benedire.( don Abramo Levi )
RispondiElimina“............basta poco
a fare bella figura
basta poco
basta esser buoni la domenica mattina
e intanto il mondo rotola
e il mare sempre luccica
domani è già domenica
e forse forse nevica .............................”
“ Lo scrutatore non votante è indifferente alla politica
Ci tiene assai a dire "oissa!"
Ma poi non scende dalla macchina
È come un ateo praticante
Seduto in chiesa alla domenica
Si mette apposta un po' in disparte
Per dissentire dalla predica
Lo scrutatore non votante
Con un sapone che non scivola
Si fa la doccia 10 volte
E ha le formiche sulla tavola
Prepara un viaggio ma non parte
Pulisce casa ma non ospita
Conosce i nomi delle piante
Che taglia con la sega elettrica
Lo fa svenire un po' di sangue
Ma poi è per la sedia elettrica”
Penso che a volte ci si soffermi molto su "cosa uno fa" per incasellare, avere dei punti di riferimento "sicuri" per potersi regolare, sapere sempre cosa è sbagliato o giusto... frequenta i riti, non li frequenta, partecipa ai gruppi, non vi partecipa, prega, non prega, fa questo, non fa quello... credo non sia tanto importante il cosa si fa o non si fa, ma il come si fanno le cose, con quale spirito.
RispondiEliminaRiesco a farlo con amore? Cosa mi spinge? Ne sento il bisogno o ne sento il peso? E' una cosa che faccio perchè si deve fare o è una cosa che voglio e che scelgo di fare? Potrei farne a meno o non ce la farei mai e questo mi rende in qualche modo schiavo? In altre parole... sono libero di scegliere? e sono libero di amare? Scegliere e amare liberamente, probabilmente significa aver raggiunto un equilibrio, avere dei principi, valori guida, capacità di ragionamento, di visione e analisi, forza di affrontare i propri limiti e di non adagiarsi su modelli ma capacità di crearne uno proprio su misura, con le forbici del senso della vita.
E credo che questo sia un cammino. Un cammino fatto di piccoli passi e di grande fiducia, di sofferenza e di arrabbiature, di gioia e di stupore. Un cammino che parte dalla storia di ognuno, dalla propria consapevolezza e disponibilità, dal desiderio... Un cammino che rincorre un amore più grande.