Non c'è una sottile coercizione sia da parte della Chiesa che della società nel farci rimanere figli dipendenti? La Chiesa, nel passato, non ha posto troppo l'accento sull'obbedienza in modo da rendere poi difficile rivendicare la paternità spirituale? E la nostra società consumistica non ci ha incoraggiato a indulgere a infantili autogratificazioni? Chi ci ha davvero provocato a liberarci dalle dipendenze immature e ad accettare l'onere di essere adulti responsabili? Noi stessi, peraltro, non cerchiamo sempre di sottrarci al terribile compito della condizione di padre? Rembrandt di certo vi si sottrasse. Soltanto dopo molto dolore e molte sofferenze, quando si stava avvicinando alla morte, è stato in grado di comprendere e dipingere la vera paternità spirituale.
Forse l'affermazione più radicale che Gesù abbia mai fatto è questa: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». La misericordia di Dio viene descritta da Gesù non solo per mostrarmi quanto Dio sia pronto ad avere compassione di me o a perdonare i miei peccati e offrirmi una vita nuova e la felicità, ma per invitarmi a diventare come lui e a mostrare la stessa compassione agli altri come lui la mostra a me. Se l'unico significato del racconto fosse che la gente pecca ma Dio perdona, potrei benissimo cominciare a pensare ai miei peccati come a una bella occasione per Dio di mostrarmi il suo perdono. Non ci sarebbe alcuna vera provocazione in una interpretazione del genere. Mi abbandonerei alle mie debolezze e continuerei a sperare che Dio magari chiuderà gli occhi di fronte ad esse, e mi lascerà sempre tornare a casa, qualunque cosa abbia fatto. Questo tipo di romanticismo sentimentale non è il messaggio dei Vangeli.
Ciò che sono chiamato a realizzare è che, sia come figlio più giovane che come figlio maggiore, sono il figlio del Padre mio misericordioso. Sono un erede. Nessuno lo dice in modo più chiaro di Paolo quando scrive: «Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria». Per la verità, come figlio ed erede devo diventare successore. Sono destinato ad occupare il posto di mio Padre e offrire agli altri la stessa compassione che lui ha offerto a me. Il ritorno al Padre è in definitiva la sfida a diventare il Padre.
Questa vocazione a diventare il Padre esclude qualsiasi interpretazione "facile" del racconto. So quanto desidero ritornare e sentirmi poi al sicuro, ma voglio veramente essere figlio ed erede con tutto ciò che questo implica? Stare nella casa del Padre richiede di far mia la vita del Padre e di essere trasformato a sua immagine.
“L’ABBRACCIO BENEDICENTE”
Henri J.M. Nouwen
Queriniana
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