12 gennaio 2007

SEI FELICE?

“Ma non hai tutto? E cosa c’è che non va nella tua vita?”. “Forse proprio questo. Ho tutto, ma sono infelice. E non sono l’unica. Nel corso di questi anni, ho frequentato persone di ogni tipo: ricche, povere, potenti, rassegnate… In ogni sguardo che ha incrociato il mio, ho letto un’amarezza infinita. Una tristezza che non sempre veniva accettata, ma che c’era, indipendentemente da ciò che quegli individui dicevano”.
“Sto pensando. Secondo te, dunque, nessuno è felice?”. “Sembra che alcuni lo siano, ma forse semplicemente non ci pensano. Altri fanno progetti: avrò un marito, una moglie, una casa, due figli, una villa fuori città. Non posso dire se siano tutti infelici. Comunque so che sono sempre impegnati: a fare gli straordinari al lavoro, a occuparsi dei figli, del coniuge, della carriera, della laurea, degli impegni dell’indomani, delle cose che bisogna comprare, di ciò che si deve possedere per non sentirsi inferiori eccetera. Insomma, ben pochi mi dicono: ‘Sono infelice’. La maggior parte afferma: ‘Sto benissimo, ho ottenuto tutto quello che desideravo’. Allora io domando: ‘Cos’è che la rende felice?’. Risposta: ‘Ho tutto ciò che una persona potrebbe sognare: famiglia, casa, lavoro, salute’. Gli faccio un’altra domanda: ‘Si è mai fermato a pensare se questo sia davvero tutto nella vita?’. Risposta: ‘Sì, questo è tutto’. Al che, io insisto: ‘Allora il senso della vita è dato dal lavoro, dalla famiglia, dai figli che cresceranno e la lasceranno, dalla moglie - o dal marito - che diventeranno degli amici piuttosto che restare dei veri innamorati. Ma un giorno il lavoro finirà. Che cosa farà quando ciò accadrà?’. In realtà, potrebbero rispondere: ‘Quando i miei figli cresceranno, quando mio marito - o mia moglie - sarà un amico, anziché un amante appassionato, quando sarò in pensione... avrò il tempo libero per fare ciò che ho sempre sognato: viaggiare’. E allora tu potresti domandare: ‘Ma non ha appena detto che era felice? Non sta facendo ciò che ha sempre sognato?’. Se insisto, alla fine scoprono sempre che c’è qualcosa che manca. Il proprietario di un’impresa non ha ancora concluso l’affare dei suoi sogni; la casalinga vorrebbe avere più indipendenza o più denaro; il giovane innamorato teme di perdere la ragazza; le persone appena laureate si domandano se abbiano deciso personalmente quella carriera, oppure qualcuno l’abbia scelta per loro; il dentista avrebbe voluto essere un cantante; il cantante avrebbe voluto diventare un politico; il politico avrebbe voluto fare lo scrittore; lo scrittore avrebbe voluto essere un contadino. E anche quando incontro qualcuno che sta facendo ciò che ha scelto, quell’individuo ha l’anima tormentata. Non ha ancora trovato la pace. A proposito, scusa se insisto: “Tu sei felice?”.”

Tratto e rivisto da “LO ZAHIR” di Paulo Coelho

1 commento:

  1. Anonimo21:14

    La Croce: collocazione provvisoria
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    (Tonino Bello)

    Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra. Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga. Un abbraccio.

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