
Non ammiro Pietro che rinnega, spergiurando, il Cristo, né la sua fede
vacillante quando cammina sulle acque. Ciò nonostante, il suo rinnegamento e la sua esitazione mi sono d'aiuto nel cammino della santità. Anch'io ho vacillato e sono caduto; e se non m'è dato di piangere come Pietro, posso almeno gridare con lui: "Salvami, o Signore, se non vuoi ch'io mi perda!".
Non posso ammirare Saulo che custodisce le vesti dei lapidatori di Stefano e cavalca da Gerusalemme a Damasco, spirante minacce e stragi contro tutti i cristiani. Sotto questo aspetto, Saulo, persecutore dei discepoli di Gesù è, a sua volta, un tipo detestabile. Tuttavia Saulo, divenuto Paolo mi incoraggia. Se lui poté cambiare l'odio in amore, la mia speranza vive ancora.
Analoghe riflessioni si possono fare con molti altri, anzi, con la maggior parte de santi. La debolezza dei loro inizi mi dà la forza, la loro santità finale ispirazione. Ringrazio Iddio per Agostino "peccatore" trasformato in santo..."
(M. Raymond, L'uomo che si vendicò di Dio)
“E’ urgente che la Chiesa riprenda a trattare temi vitali per l’uomo, come il grande dono dell’eros, una spiritualità che parli al cuore, il posto del corpo, l’aldilà, il rapporto con la natura e il cosmo, facendone una teologia, riconoscendoli come luogo teologico, e non riducendoli solo ad una morale.
RispondiEliminaLa vita non statica, ma estatica, in cammino verso qualcosa che è al di là di sé. L’essere è estasi, è divenire, movimento, diffusione di sé, attrazione. La vita avanza per passioni, non per ingiunzioni, e la passione nasce per una bellezza.
Acquisire fede è acquisire bellezza del vivere, è bello amare, sposarsi, generare, godere della luce e degli abbracci, gustare l’umile piacere di esistere; è bello essere di Dio e nello stesso tempo essere del mondo; è bello attendere e stare con l’amico, perché tutto va verso un senso luminoso e positivo, nella finitezza e nell’infinito.
La vita non è etica, ma estetica (=sensibile), non anestetico, immobile, insensibile (suo contrario letterario). Ogni vivente ha una vita affettiva, parte alta e forte della sua identità, necessaria per essere felice. Possiamo negarla ma non eliminarla. La dimensione degli affetti, fondamentale per l’equilibrio della persona, necessaria per vivere (se non amiamo non viviamo: 1Gv. 3,14), e per vivere con gioia, è un autentico luogo teologico: l’amicizia rivela qualcosa di Dio.
Ogni vivente nasce come persona appassionata, e quel malinteso spirito religioso che ci spinge a negare le nostre passioni inaridisce le sorgenti della vita e rende molti cristiani dei predicatori di cose morte.
Bisogna non tanto soffocare, ma convertire le passioni; non raggelare, ma liberare i desideri per desiderare Dio. Soltanto chi ama la vita è sensibile al richiamo del Vangelo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. (Gv. 10,10).
-Ami la vita?
-Si, amo la vita.
-Allora hai fatto metà del cammino.
(Dostoevskij, I fratelli Karamazov).
La santità non consiste in una passione spenta, ma in una passione convertita. Dio non è presente dove è assente il cuore; e non ci interessa un divino che non faccia fiorire l’umano”.
(E. Ronchi, I baci non dati)