Dal vangelo secondo Giovanni (cap.20)
[19] La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [20] Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. [21] Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch
Articolo
La paura, la radicalità evangelica non sempre sapientemente mediata, la lettura affrettata e semplicistica della realtà e altri fattori ancora possono inevitabilmente portare verso quella presunzione o falsa semplicità che fa passare sotto silenzio aspetti importanti e fondanti della “pace”, intesa in senso biblico.
Queste riflessioni non hanno e non vogliono aver la pretesa di essere esaustive in un tema così ricco di mistero. Vogliono semplicemente accostarsi a questo mistero per “ascoltare” la delicata e ferma voce del Maestro risorto che incontrando i suoi amici augura: “Pace a voi!”. Anzi, più precisamente dice (Gv 20,21):
«“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”».
È un saluto limpido, ricco. È il saluto del risorto che noi cercheremo di rileggere con un atteggiamento interiore globale che vuole, per quanto è possibile, dar spazio sia all’intelligenza della mente che alla sapienza dei cuore. Non faremo, pertanto, una lettura strettamente esegetica del testo, ma una lettura sapienziale che, servendosi dei dati della scienza, vuoi giungere al sapore spirituale del testo, non solo alla sua conoscenza.
Per questo motivo è giusto collocare nei suo contesto letterario esatto le parole di Gesù così come sono presentate dal vangelo di Giovanni (Gv 20.19-21):
«Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”».
Ora possiamo incominciare la nostra riflessione che prende avvio da un semplice rilievo: nel testo giovanneo si può notare come l’evangelista riporti due volte il saluto di Gesù “pace a voi”. In un testo letterario così breve si tratta di soli tre versetti una tale insistenza è certamente indicativa di una volontà: il saluto di Gesù non è un saluto comune come poteva essere il saluto di un ebreo a un suo correligionario. E qualche cosa di più, di diverso, di più ricco.
2. Lo shalom nel mondo biblico
Quando un ebreo incontrava (e incontra) un altro ebreo, lo salutava dicendo: Shalom lekà (Pace a te). Se invece incontrava (o incontra) una donna ebrea, diceva: Shalom lek (Pace a te). Vediamo brevemente questo saluto e cerchiamo di entrare dentro al genio della lingua che lo esprime.
La differenza tra lekà e lek non ha molta rilevanza: è dovuta al semplice fatto che in ebraico il pronome personale di seconda persona viene distinto in maschile e femminile come in italiano capita per la terza persona dello stesso pronome.
La traduzione di shalom con “pace”, invece, non sarebbe esatta: tale modo di tradurre ha una lunga tradizione, ma non per questo l’equivalenza tra shalom e “pace” è corretta. Il termine shalom, infatti, già per se stesso copre una vasta area di significati che nelle nostre lingue occidentali viene occupata da più vocaboli. A questa ricchezza di senso va aggiunto un altro dato da non trascurare: il termine shalom acquista nuove valenze di significato a seconda della persona che lo pronuncia. In bocca a un guerriero il vocabolo ha un significato ben diverso da quello che assume in un discorso tra amici o in un discorso ufficiale del re. In bocca a Gesù risorto, poi, il senso cambia ancora e in forma radicale.
4. Lo shalom di Gesù risorto
Il saluto di Gesù ai suoi non è un semplice “saluto”. Abbiamo, infatti, già visto come il vocabolo shalom prenda significato non solo dal contesto, ma anche dalla persona che lo pronuncia. Non possiamo quindi considerare il saluto di Gesù alla stregua di un saluto che un uomo fa nei confronti di altri uomini. Si tratta del saluto del “risorto” verso i suoi discepoli. L’augurio che egli intende donare ai suoi è l’augurio di colui che “sperimenta” lo shalom come risorto. Se teniamo, poi, presente che la realizzazione di Gesù è compiere la volontà del Padre e se teniamo presente che Egli l’ha compiuta fino in fondo, il saluto di Gesù non è solo un “augurio”, ma è anche il “dono” ai suoi discepoli di potersi “realizzare” come Lui si è realizzato, secondo cioè la volontà del Padre.
Di Renato de Zan.
Nonostante e a fianco di questo, esistono nelle due società, israeliana e palestinese, centinaia di migliaia di persone che gridano: pace, Pace!, e che aspirano alla 'pace ora'. Allo stesso modo esistono anche, nelle due parti, degli estremisti, prigionieri delle loro ideologie, che pensano di poter o dovere uccidere il loro fratello in nome di Dio, mentre Dio dice a tutti: ama il tuo prossimo come te stesso. Abbiamo bisogno di capi capaci di fare la pace, perché essa è l'unico mezzo d'imporre un limite all'estremismo e di cominciare una vera azione in favore della sicurezza. Dire che la pace è un rischio che non si può prendere, significa dire che siamo destinati a restare sulle strade della violenza e della morte. Resta ai capi di scegliere tra i due, la pace o l'estremismo, che cresce sempre causando sempre più insicurezza. Abbiamo bisogno di capi pronti a pagare con la loro vita il prezzo della pace, non di capi che danno l'ordine di uccidere e di assassinare, e mandano ad ammazzare o ad essere ammazzati. San Paolo ci disse: "Non avete ricevuto uno spirito di schiavi per ricadere nella paura" (Rm 8,15), ma lo spirito di Dio, per essere forti della forza di Dio e del suo amore. Pasqua è la celebrazione del trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato. A tutti Dio accorda la grazia di poter vincere il male in sé stessi e in quelli che ci attorniano. Accorda a tutti noi la forza di poter trasformare il rancore e la morte in fiducia, in amicizia e vita abbondante, frutto della resurrezione. Noi crediamo in Dio. Egli è buono e la sua bontà finirà per vincere sul male degli uomini che non cessano di dire: noi costruiamo e vogliamo la sicurezza, mentre non cessano di ridurre la sicurezza ad un miraggio. È tempo di prendere nuove misure di sicurezza che rispettino la persona e la conducano verso la pace, non verso la morte. Fratelli e sorelle, termino la mia missione come Patriarca ma continuerò a pregare e a camminare con voi per le vie ardue della giustizia e della pace, A tutti, auguro una vita nuova piena dello Spirito di Dio, della sua forza e del suo amore.
RispondiElimina+ Michel Sabbah, Patriarca Gerusalemme, 17 marzo 2008
VOI CON NOI, RESPONSABILI DELLA RESURREZIONE
RispondiEliminaI Capi delle Chiese Cristiane di Terra santa
Cari fratelli e sorelle,
(...) Quella sera del giorno di Pasqua era ovvio che i discepoli fossero pieni di paura, dubbiosi e perplessi. Così tante cose erano accadute in quelle ore da renderli incerti sul futuro e succubi della paura. Tuttavia, proprio nel momento della loro più grande angoscia, Gesù venne e rimase con loro. E loro alla fine credettero che proprio lui era improvvisamente apparso loro. Paura, debolezza e porte chiuse non potevano tenere Gesù distante dai suoi discepoli, allora come adesso! Salutando i discepoli il consueto "la Pace sia con voi!" Gesù cerca di calmare i loro cuori ansiosi e preoccupati.
Anche noi, qui e oggi, abbiamo bisogno di vedere il Signore Risorto, per vincere la paura di tutto quello che sta accadendo attorno e dentro di noi, così da rimpiazzare la nostra paura ed angoscia con la pace e la gioia.
(...) Allo stesso modo dobbiamo sollevare la vita della gente dai molti pesi causati dall'occupazione, dallo spargimento di sangue e dalla violenza, dalle uccisioni e dall'odio reciproco, così come da tutto ciò che ci illudiamo siano le vie per raggiungere la sicurezza. In tutte queste situazioni di morte noi dimostriamo che siamo gli apostoli della resurrezione, con la sua gioia e speranza. Dobbiamo dire alla gente che la situazione attuale nella quale stiamo vivendo è parte di una più profonda malattia del mondo intero. (...) E dobbiamo tutti ammettere il nostro coinvolgimento nella malattia del mondo, per essere perdonati ed essere in grado di vedere le giuste strade che portano alla sicurezza e alla pace. Questo diciamo ai nostri Leader in Palestina ed Israele. Non sottovalutiamo l'oppressione di così tanta gente per la continua violenza e gli atti di terrorismo che ci opprimono. Siamo tutti vittime di questa violenza, nella West Bank, a Gaza e nella società israeliana. E il Signore Risorto ci ricorda che abbiamo tutti una responsabilità e che dobbiamo cambiare la situazione attuale.
Le strade seguite fino ad oggi devono essere cambiate. Se non lo si farà, rimarremo in questa condizione di permanente circuito di violenza. A voi, Leader di questa Terra, chiediamo che Dio dia luce e forza perchè possiate liberarci dalla morte e dalla paura . (...) Dovete assumervi pienamente le vostra responsabilità, qui in Terra santa. Anche voi siete responsabili con noi del ristabilire la gioia della Risurrezione e di eliminare i pesi della morte e dell'odio, dell'occupazione e del Muro, per affrontare i rischi della pace. Fate tutto quello che potete per coinvolgere anche i vostri Governi ad assumersi le loro responsabilità per la pace in questa Terra. Pregate per noi per una pace giusta in questa Terra. Pregate perchè la paura, il maggior ostacolo alla pace, sparisca. Pregate perché i popoli si riconoscano e si accettino l'un l'altro, così che siano aperte le strade alla gloria della resurrezione e questa Terra di resurrezione possa godere la nuova vita alla quale Dio ci ha chiamato.
Per questo Cristo è risorto. Buona Pasqua!
Il testo completo in inglese si trova in http://www.lpj.org/newsite2006/index.html