IL
SUO VOLTO BRILLO’ COME IL SOLE
II QUARESIMA – 16 marzo
2014
Commento al Vangelo di p.
Alberto Maggi OSM
Mt 17,1-9
VIDEO
In
quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu
trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le
sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè
ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo
la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere
qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una
per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li
coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva:
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio
compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero
con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si
avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli
occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal
monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione,
prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
L’evangelista
Matteo presenta la risposta di Gesù alle tentazioni nel deserto. La
terza, l’ultima tentazione nel deserto, era stata quando il diavolo
aveva portato Gesù su un monte alto – il monte alto indica la
condizione divina – offrendogli tutti i regni e la gloria del
mondo. Cioè l’invito, la seduzione, la tentazione verso Gesù di
conquistare la condizione divina, ottenendo il potere per dominare.
Per comprendere questa tentazione bisogna ricordare che, all’epoca,
tutti quelli che detenevano si consideravano di condizione divina,
come il faraone che era un Dio, l’imperatore romano che era figlio
di un Dio, quindi il diavolo offre a Gesù la condizione divina
attraverso il potere. Bene, l’episodio della trasfigurazione è la
risposta di Gesù a questa tentazione.
Vediamo
il capitolo 17 del vangelo di Matteo. “Sei
giorni dopo”,
l’indicazione è preziosa. Sei giorni dopo richiama due importanti
avvenimenti: la creazione dell’uomo nel libro della Genesi e quando
Dio manifesta la sua gloria sul monte Sinai. Quindi la cifra “sei
giorni” richiama due cose: la creazione dell’uomo e la gloria di
Dio. L’evangelista vuole dimostrare che, in Gesù, si manifesta la
pienezza della creazione e, con essa, la gloria di Dio. E vedremo il
perché. “Gesù
prese con sé Pietro”,
il discepolo viene presentato con il suo soprannome negativo, che
significa “l’ostinato, il testardo”, “Giacomo
e Giovanni”. Sono i
tre discepoli difficili, sono quelli che lo tentano al potere. Quanto
Gesù annunzierà che a Gerusalemme sarà messo a morte, saranno
Giacomo e Giovanni che gli chiederanno di condividere con loro i
posti più importanti. Ebbene, Gesù prende con sé Pietro, e Pietro,
nell’episodio precedente, era stato oggetto della più violenta
denuncia, del più violento epiteto rivolto da Gesù a un suo
discepolo. Gesù l’aveva chiamato “satana”. “Vattene satana!”
Le stesse parole con le quali Gesù aveva respinto la tentazione nel
deserto. Ma a Pietro dà una possibilità, “Vattene satana, torna a
metterti dietro di me”, perché Pietro voleva lui indicare la via
di Gesù, e soprattutto Pietro rifiutava l’idea di morte di Gesù,
perché per Pietro la morte era la fine di tutto. Allora Gesù prende
ora con sé il suo satana e risponde alla tentazione di Pietro e a
quella del deserto. “E
li condusse in disparte”,
quando troviamo la formula ‘in disparte’, è un termine tecnico
adoperato dagli evangelisti, che vuole indicare sempre ostilità,
incomprensione, da parte di discepoli o altri, verso Gesù e il suo
messaggio. “Su un
alto monte”, ecco,
come il diavolo aveva portato Gesù su un monte altissimo, ecco che
Gesù porta il suo diavolo, il suo tentatore, Pietro, su un alto
monte, il luogo della condizione divina.
“E
fu trasfigurato davanti a loro”.
La condizione divina, per Gesù, non si ottiene attraverso il potere,
ma attraverso l’amore, non dominando, ma servendo, non togliendo la
vita, ma offrendo la propria. L’effetto di questo orientamento
della vita per il bene degli altri, è la trasformazione. La morte
per Gesù non diminuisce la persona, ma è ciò che la trasforma.
Quindi la morte è una trasformazione dell’individuo. “Fu
trasfigurato davanti a loro, il suo volto brillò come il sole”,
questo indica la condizione divina.
Gesù
aveva detto che i giusti splenderanno come il sole nel regno del
Padre, “e le sue
vesti divennero candide come la luce”,
sono i colori dell’angelo che annuncia la risurrezione. Quindi in
Gesù si manifestano gli effetti della risurrezione; la morte non
distrugge la vita, ma è ciò che le permette di fiorire in una forma
nuova, piena, completa e definitiva. Una forma che nell’esistenza
terrena non è possibile raggiungere. “Ed
ecco apparvero loro Mosè ed Elia”,
Mosè ed Elia raffigurano rispettivamente la legge e i profeti,
quello che noi chiamiamo Antico Testamento, “che
conversavano con lui”.
Mosè ed Elia sono i due personaggi che, nell’Antico Testamento,
hanno parlato con Dio e adesso parlano con Gesù. Non hanno nulla da
dire ai discepoli. Qui la traduzione dice “prendendo la parola”,
invece l’evangelista scrive “reagì”,
quindi è una reazione.
“Il
Pietro”, l’articolo
determinativo richiama l’atteggiamento ostinato di questo
discepolo, “reagì
il Pietro e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se
vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè, e una per
Elia». C’è una
festa in Israele tanto importante che non ha bisogno di essere
nominata, è chiamata semplicemente ‘la festa’; è la festa per
eccellenza, più importante anche della Pasqua. E’ la festa delle
capanne che ricorda la liberazione dalla schiavitù egiziana, e per
questa settimana, tra settembre e ottobre, si viveva sotto le
capanne. Ebbene, in ricordo dell’antica liberazione, si aspettava e
si sperava, si sarebbe manifestato e sarebbe giunto il liberatore.
Quindi il messia si sarebbe manifestato durante la festa delle
capanne. Allora ecco che Pietro continua nel suo ruolo di tentatore,
il satana di Gesù. Perché, cosa fa? Dice “se
vuoi farò qui tre capanne”,
era la festa nella quale il messia si sarebbe manifestato, e notiamo
l’ordine di queste capanne, “una
per te, una per Mosè, una per Elia”.
Quando ci sono tre personaggi, il più importante sta sempre al
centro. Per Pietro l’importante è Mosè, non Gesù. Pietro
riconosce in Gesù il messia, ma un messia secondo la linea
dell’osservanza della legge imposta da Mosè. Il messia sarebbe
stato un pio devoto osservante di tutte le regole della legge, e
soprattutto, come Elia. Elia è stato il profeta zelante, troppo
zelante forse, che scannò personalmente quattrocentocinquanta
sacerdoti di un’altra divinità. Quindi il messia che vuole Pietro
è questo: uno che osservi la legge e la imponga con la violenza come
Elia. “Egli stava
ancora parlando, quando ecco una nube”,
la nube nell’Antico Testamento, è immagine della presenza divina,
“lo coprì con la
sua ombra”. Quindi
Dio non è d’accordo con quello che sta dicendo Pietro. Stava
ancora parlando, quindi il Signore interrompe Pietro. “Ed ecco una
voce che diceva”, è la voce di Dio, “«Questi
è il Figlio mio »”,
Figlio indica colui che assomiglia al Padre nel comportamento, non
solo, “«l’amato»”, che indica l’erede, colui che eredita
tutto, quindi colui che ha tutto del Padre. “«In
lui ho posto il mio compiacimento»”.
E’ la stessa identica espressione che Dio pronunziò su Gesù al
momento del battesimo. L’evangelista vuole dimostrare in questo
modo qual è l’effetto del battesimo. Nel battesimo Gesù si era
preso l’impegno di manifestare la fedeltà all’amore del Padre,
anche a costo della sua vita, la risposta di Dio a questo impegno è
una vita che è capace di superare la morte. La morte non distrugge
la persona, ma la potenzia. E poi ecco l’imperativo: “«Lui
ascoltate»”.
Quindi non devono ascoltare né Mosè, né tanto meno Elia; lui
devono ascoltare, soltanto Gesù. Mosè ed Elia vengono relativizzati
e posti in relazione con l’insegnamento con la vita di Gesù.
Quello che concorda della legge o dei profeti con Gesù è ben
accolto, quello che si distanzia, o è contrario, viene tralasciato.
La reazione dei discepoli. “All’udire
ciò i discepoli caddero con la faccia a terra”,
cadere con la faccia a terra è segno di sconfitta, di fallimento,
quindi sentono di aver fallito. Non è questo il messia che loro
stanno seguendo, “e
furono presi da grande timore”,
quindi si sentono sconfitti perché il messia che loro seguono è il
messia che non muore, che trionfa; invece devono dare ragione alle
parole di Gesù che aveva annunziato che a Gerusalemme sarebbe andato
a morte. Per loro è un segno di sconfitta e ora hanno anche timore
di quale può essere la reazione di Gesù che è stato da loro così
contraddetto. “Ma
Gesù si avvicinò, li toccò”,
come ha fatto con gli infermi e i morti, “e disse: «Alzatevi
e non temete»”. La
risposta di Gesù è sempre una comunicazione di vita. “Alzando
gli occhi non videro nessuno”,
Pietro, Giacomo e Giovanni ancora cercano Mosè ed Elia, perché è
il passato, è la tradizione. E’ questo che da loro sicurezza;
quindi cercano una conferma dei valori del passato. “Ma
non videro nessuno, se non Gesù solo”.
D’ora in poi dovranno affidarsi solo a Gesù, e non più fare
affidamento su Mosè e la sua legge o sullo zelo profetico di Elia.
“Mentre scendevano
dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa
visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»”.
Questa immagine di un Gesù che passa attraverso la morte, una morte
che, non solo non lo distrugge, ma lo potenzia, poteva essere male
interpretata, come un segno in senso trionfalistico da parte dei
discepoli. Non sanno ancora che questa condizione Gesù la otterrà
passando attraverso la morte più infamante, quella riservata ai
maledetti da Dio, la morte di un crocifisso.

Nessun commento:
Posta un commento