12 luglio 2014


IL SEMINATORE USCI’ A SEMINARE







La parabola de seminatore che troviamo nel capitolo 13 del vangelo di Matteo non vuole essere tanto un invito a esaminare se stessi, quanto un incoraggiamento ai discepoli ad annunziare il vangelo. Se in tre terreni si fallisce, nel quarto il frutto abbondante ripaga di tutte le perdite. Perché? Gesù confida nella potenza della parola creatrice. La parola di Gesù è la stessa parola di quel Dio che disse: “Sia la luce e la luce fu”. Quel Dio che nel profeta Isaia garantisce: “Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Questa è laforza del messaggio di Gesù. Quindi la sua parola contiene in sé un’energia, una potenza creatrice che, quando viene accolta, libera tutta quanta la sua potenza. Allora Gesù esprime questo in parabole. Perché lo esprime in parabole? Ai discepoli che ha iniziato “ai misteri del regno dei cieli” … cosa sono i misteri? I misteri sono una conoscenza segreta. E qual è la conoscenza segreta del regno dei cieli? Che l’amore di Dio è universale. L’amore di Dio non ha un popolo preferito o una parte del mondo privilegiata. L’amore di Dio è universale. Ma questo al popolo non si può dire. Il popolo, imbevuto di una ideologia nazionalista, avrebbe rifiutato Gesù, come quando nel vangelo di Luca Gesù prova a proporre questo a Nazaret e sfugge per poco al linciaggio. Quindi Gesù alla gente parla in parabole, in modo che chi è in sintonia può capire; per gli altri sarà un pensiero che poi dovranno maturare. E Gesù propone questa parabola del seminatore ed è Gesù stesso che la commenta, quindi noi ci limiteremo a sottolineare il suo commento. “Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono”. Quindi qui c’è una parte del seme che, appena è caduta, subito viene portata via. Quindi una parte che non germoglia. E Gesù stesso commenterà: “Ogni volta che uno ascolta la parola del regno e non la comprende…”, perché per comprendere questa parola c’è bisogno della conversione. Come nel brano del capitolo 6, versetti 9-10, che Gesù ha citato lungo questa parabola, quando il profeta Isaia si scontra con l’incomprensione del popolo, e terminava con “non comprendano con il cuore, non si convertano e io li guarisca”. Per comprendere la parola del Signore c’è bisogno di una conversione e la conversione nel vangelo di Matteo è mettere il bene dell’uomo al primo posto come valore assoluto. Ebbene, dice Gesù, “Ogni volta che uno ascolta la parola del regno e non la comprende”, appunto perché manca la conversione, “viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato. Questo è il seme seminato lungo la strada”. Il maligno è immagine del potere, dell’ambizione. Queste persone sono completamente refrattarie o ostili alla parola del Signore, la vedono addirittura come una minaccia ai propri interessi. Quindi fallimento totale; nella prima neanche germoglia. “Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata”. L’effetto del sole sulla pianta è benefico, è ciò che la rafforza e la fa crescere. Qui invece fu bruciata. Ma la colpa non è del sole, la colpa è della pianta, anzi del terreno, perché essendo sassoso, la pianta non ha potuto mettere radici e si è seccata. Quindi nella prima non germoglia e nella seconda spunta, ma subito si secca. Ed è Gesù stesso che commenta: “Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la parola e l’accoglie subito con gioia”, quindi gli entusiasti di questo messaggio, che vedono nella parola di Gesù una risposta al proprio desiderio di pienezza di vita, ma “non ha in sé radici”, cioè la parola non mette radici nella persona, non la compenetra, non la trasforma. La parola di Dio va accolta e, una volta accolta, questa sprigiona tutte le sue capacità che trasformano l’individuo. Se non c’è questo “appena giunge una tribolazione o una persecuzione …”. Ma Gesù ha proclamato beati i perseguitati! E’ ovvio che annunziare questo messaggio d’amore va contro gli interessi del mondo che vive sul potere ed è normale che ci sia l’incomprensione o la persecuzione a causa della parola. E Gesù dice: “E subito viene meno”. Letteralmente “si scandalizza”, cioè inciampa. Quindi queste persone entusiaste che pensano che seguire Gesù sia andare incontro ad applausi, a riconoscimenti, quando vedono invece che si va incontro a incomprensioni e persecuzioni, crollano. Gesù continua: “Un’altra parte cadde sui rovi, i rovi crebbero e la soffocarono”. Qui il terreno era buono, ma era un terreno dove c’erano anche le spine. E’ cresciuta la pianta, sono cresciute le spine e l’hanno soffocata. E commenta Gesù: “Quello che è seminato tra i rovi è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la parola ed essa non da frutto”. Cosa significa? Le preoccupazioni del mondo fanno vedere nel denaro e nella ricchezza la loro soluzione. Ebbene quando si riesce a raggiungere questa ricchezza, questo denaro, però subito dopo questa suscita nuove ambizioni, nuovi desideri, nuove esigenze, e ci fa trovare di nuovo in preoccupazioni economiche, vedendo nel denaro ancora la soluzione. Allora una persona che è sempre preoccupata economicamente, una persona che pensa sempre ed esclusivamente per sé, come può pensare per gli altri? E’ per quello che soffoca la parola. Qui la tragedia è che il terreno è buono, produce, però la persona non ha sradicato la mala pianta dell’ambizione, della ricchezza. Per Gesù il valore della persona consiste nella sua generosità, e un individuo che è sempre preoccupato per sé naturalmente non può essere generoso. Infine Gesù dice: “Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto”. Quindi nella prima non germoglia, nella seconda spunta e si secca, nella terza cresce e si soffoca, qui invece nel terreno buono libera tutte le sue energie “e diede frutto, il cento, il sessanta, il trenta per uno”. Al tempo di Gesù, nella cultura dell’epoca, quando da un chicco di grano nasceva una spiga con dieci o tredici chicchi era già considerato un buon raccolto, perché la media era di sette o otto chicchi. In annate eccezionali si aveva una spiga addirittura con trenta chicchi. Ebbene, quello che è l’eccezione, l’abbondanza, Gesù lo mette alla fine. Gesù dice che darà frutto cento, sessanta o trenta. Non comincia da trenta e poi sessanta e cento. Quello che già è straordinario Gesù lo mette alla fine. All’inizio invece mette il cento. Quando c’è la conversione e si accoglie questa parola senza mettergli alcun limite, la parola libera tutta la sua energia creatrice e si trasforma in benedizione. Il numero cento nella Bibbia è immagine di benedizione. La parola entra nell’individuo, lo trasforma, l’individuo stesso diventa questa parola, e la sua esistenza è una benedizione per quanti avvicina.

13 luglio 2014 - Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Matteo 13,1-23

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