C’è un comandamento non espresso
nelle tavole delle dieci parole di Mosè (cf. Es 20,1-21; Dt 5,1-
22) ma che si potrebbe dedurre da
ognuna di esse, ne potrebbe essere la sintesi o anche il preambolo
alla loro osservanza. Da anni io lo
formulo così: “Amerai la terra come te stesso”.
Un cristiano, dunque, ama Dio, ama il
prossimo ma ama anche la terra come se stesso, perché la terra è la
realtà più prossima per ogni persona. La terra è la nostra radice,
è l’humus che ci ha custodito e nutrito, ma ora tocca a noi
custodire la terra, e il cammino di umanizzazione che ci attende deve
avvenire nella consapevolezza che ora siamo noi responsabili davanti
alla terra. Per millenni la terra ci ha fornito riparo, con i suoi
alberi ci ha protetto, dei suoi frutti ci ha nutrito, ma noi verso di
essa siamo diventati nemici o figli ingrati… Dipendevamo dalla
terra, ma oggi è la terra
che dipende da noi e ci chiede
rispetto, salvaguardia, protezione, amore… Diventa allora urgente
un’etica della terra, per i cristiani un’etica della creazione,
che affermi la responsabilità umana di fronte all’ambiente
terrestre. Quest’etica della terra richiede innanzitutto una
coscienza ecologica che sia vigilante e pronta ad assumersi la
responsabilità dell’ambiente. Quanta attenzione dedicata nei
secoli passati in occidente e in oriente all’ascesi personale, in
vista della vita spirituale. Oggi sono urgenti un’attenzione e un
impegno per una disciplina, un’ascesi nell’uso delle risorse,
nell’abitare il mondo: sobrietà, compassione cosmica, attenzione a
ogni creatura devono ridiventare parole eloquenti per l’umanità.
Ma quest’etica richiede anche che si
concretizzi il principio della destinazione universale dei beni,
della condivisione della terra e delle sue risorse. La terra è una
tavola imbandita, alla quale tutti sono invitati e dalla quale
nessuno può essere escluso. Oggi sono i paesi ricchi che consumano
la quasi totalità delle risorse, lasciando popoli interi nella
miseria e nella fame, infliggendo loro uno sfruttamento irrazionale e
segnato da profonda ingiustizia.
Riscoprire l’uguaglianza e la
giustizia è assolutamente necessario per affermare la fraternità
universale, altrimenti questa è solo una menzogna, cioè una verità
affermata con forza e solennità ma di fatto calpestata. Infine,
l’etica della terra richiede di pensare ai diritti delle
generazioni future: ogni generazione dovrebbe andarsene dalla terra
dopo averla resa più bella, conosciuta, amata e difesa, ma in realtà
soprattutto le nostre ultime generazioni sembrano solo capaci di
lasciare bruttezza nel paesaggio, nell’ambiente, e sembrano
responsabili dell’avanzata dei deserti su tutte le terre. C’è
una conversione planetaria da fare, c’è un nuovo comandamento da
proclamare: “Amerai la terra come te stesso, e la terra ti
ricompenserà”.
di Enzo Bianchi
in “Jesus” dell'ottobre 2014

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