AMERAI IL
SIGNORE TUO DIO
E IL TUO
PROSSIMO COME TE STESSO
In
quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca
ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della
Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge,
qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il
Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il
secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te
stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i
Profeti».
Il
vangelo di questa domenica presenta l’ultimo attacco da parte dei
capi spirituali del popolo, i farisei, contro Gesù. Gesù nel tempio
aveva denunciato questi capi del popolo come ladri e assassini, ladri
perché si sono impadroniti del popolo che era di Dio, e assassini
perché l’hanno fatto con la violenza. Allora si scatena tutta una
serie di attacchi contro Gesù tesi a delegittimarlo di fronte alla
folla. Ma in realtà in ogni attacco è Gesù che ne esce vincitore e
la folla è sempre più entusiasta di lui. Sentiamo cosa ci dice
Matteo. Capitolo 22, versetti 34-40. Allora i farisei, udito che egli
aveva chiuso la bocca ai sadducei, il risultato dell’attacco dei
sadducei che volevano ridicolizzare Gesù trattando della
risurrezione è che le folle erano colpite dal suo insegnamento.
Quindi più tentano di delegittimare Gesù, più la gente è
entusiasta.
Si
riunirono insieme, qui l’evangelista cita il salmo 2 al versetto 2,
dove si legge che i re della terra si riunirono insieme contro il
Signore e il suo Messia. I re della terra vogliono mantenere il
dominio sul popolo e sono contro il Signore che invece lo vuole
liberare.
E
uno di loro, un dottore della Legge… questa volta i farisei, visto
com’era andato male quella volta che avevano presentato a Gesù il
tributo di Cesare, questa volta si fanno forza con un esperto, con un
dottore della Legge, un personaggio importante, uno di quelli la cui
parola aveva lo stesso valore della parola di Dio. Lo interrogò per
tentarlo. La traduzione dice “mettere alla prova”, ma il verbo è
“tentarlo”.
Questo
verbo appare per la prima volta al capitolo 4 come opera delle
tentazioni del diavolo, del satana nel deserto, e poi sarà usato
sempre per definire le azioni dei farisei e dei sadducei.
I
capi spirituali del popolo, quelli che pretendevano di essere i più
vicini a Dio, in realtà sono strumenti del diavolo, del satana.
Perché? Mentre il Dio di Gesù è amore che si mette a servizio, il
loro è un potere che vuole dominare e chiunque sta a fianco del
potere è uno strumento del diavolo.
Ebbene
la tentazione è questa: “Maestro”. Per al terza volta si
rivolgono a Gesù con questo titolo, sempre in bocca ai suoi nemici,
o alle persone che gli sono ostili. “Nella Legge, qual è il grande
comandamento?” Attenzione che la domanda non è rivolta per
apprendere, ma per condannare. Loro lo sanno qual è il grande
comandamento, quello più importante: l’osservanza del riposo del
sabato, perché è l’unico comandamento che anche Dio osserva. Dio
e gli angeli il sabato, in cielo, non svolgono nessuna attività.
L’osservanza di questo unico comandamento corrispondeva
all’osservanza di tutta la Legge, la trasgressione di questo unico
comandamento equivaleva alla trasgressione di tutta la Legge e per
questo era prevista la pena di morte.
Ma
perché rivolgono a Gesù questa domanda? Perché Gesù ha un fare
per lo meno disinvolto nei confronti dei comandamenti. Ignora
bellamente il sabato, continua a fare le sue attività a favore
dell’uomo, e anche quando il ricco gli chiese quali comandamenti
osservare per ottenere la vita eterna Gesù, nell’elenco che fece,
omise i tre più importanti, quelli che erano privilegio esclusivo di
Israele, i primi tre comandamenti e gli indicò quelli che erano
patrimonio della cultura universale “non ammazzare” “non
rubare” “non commettere adulterio”.
Quindi
la domanda è tesa a denunciare Gesù. Gesù spiazza ancora una volta
il suo interlocutore, gli hanno chiesto qual è il comandamento più
importante, nella risposta Gesù non cita alcun comandamento, ma
prende una frase con la quale iniziava il Credo di Israele, ‘”Ascolta
Israele”, tratto dal libro del Deuteronomio, che è questa: “Amerai
il Signore tuo Dio con tutto il tu cuore, con tutta la tua anima e
con tutta la tua mente”. Il Deuteronomio aveva al terzo posto “con
tutte le forze”, che indicava i beni della persona, ma Gesù
sostituisce le forze con “la tua mente”. Perché Gesù omette le
forze? Perché il Dio di Gesù non è un Dio che assorbe le energie
degli uomini, ma è un Dio che agli uomini offre le sue, comunica le
sue. Il Dio di Gesù non chiede, è un Dio che dà.
E
afferma Gesù: “Questo è il primo e il grande comandamento”. Ma
non era un comandamento. Gesù eleva al rango di comandamento l’amore
a Dio totale. Ma subito dopo Gesù aggiunge: “Il secondo poi è
simile a quello”. E qui prende un precetto dal libro del Levitico,
“Amerai l tuo prossimo come te stesso”. Per Gesù l’amore a Dio
non è reale se non si traduce in amore per il prossimo.
E,
conclude Gesù: “Da questi due comandamenti”… Ripeto non sono
comandamenti ma Gesù eleva l’amore a Dio che si manifesta poi
nell’amore al prossimo a livello dei comandamenti più importanti,
… “Dipendono tutta la Legge e i Profeti”.
Legge
e i Profeti è un espressione con la quale si indica la Bibbia,
quella che noi chiamiamo Antico Testamento, appunto composto dalla
Legge e dai Profeti. Quindi ancora una volta una domanda tesa a
delegittimare Gesù e Gesù ne esce vincitore, proclamando una nuova
realtà con Dio, non più basata sull’osservanza dei comandamenti,
ma sull’accoglienza e la pratica del suo amore.
Commento
al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Mt
22,34-40

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