Il sinodo sulla famiglia è organizzato
in maniera tale da suscitare il dialogo e togliere i tabù.
Il sinodo sulla famiglia è aperto in
Vaticano da soli tre giorni, e una cosa è subito apparsa evidente:
la Chiesa cattolica cambierà. Ma fino a che punto? Il dibattito è
appena cominciato. Ma fin d'ora il modo in cui papa Francesco ha
organizzato il brainstorming della sua Chiesa sull'argomento dimostra
la sua capacità di scuotere l'istituzione, al di là delle parole,
con delle procedure creative.
Lui stesso direbbe forse “furbe”,
aggettivo con il quale gli è capitato di descriversi.
Da lunedì 6 ottobre, ogni giorno, i
183 “padri sinodali” (vescovi e cardinali) riuniti a porte chiuse
a
Roma ascoltano le testimonianze di
laici. Con le loro parole di profani impegnati nella vita della loro
Chiesa, parlano del matrimonio come di “un sacramento sessuale con
la sua più completa espressione nella relazione sessuale”. Parlano
della coppia di loro amici che ha invitato a Natale il partner del
loro figlio gay, delle gravidanze al di fuori del matrimonio, della
diminuzione spettacolare del numero dei matrimoni e dei battesimi nel
loro ambiente, dei matrimoni con i musulmani, insomma, di tutto ciò
che pone la famiglia cattolica oggi di fronte a mille sfide. presenza
fisica dei laici.
Certo, i vescovi constatano nel
quotidiano tutti questi cambiamenti nella loro diocesi. Ma la
presenza fisica di questi laici che testimoniano in prima persona in
un organismo che, benché non decisionale, è comunque centrale
nell'elaborazione del messaggio della Chiesa, è una novità. In un
certo qual modo, hanno già lasciato la loro impronta nel dibattito,
che non potrà limitarsi ad una disputa dottrinale tra cardinali e
teologi. Ed è certo un primo successo per questo papa che desidera
aprire ai laici la porta dei centri di potere della sua Chiesa.
Secondo successo: aver saputo provocare
il dibattito. Per evitare che il sinodo si riduca ad una successione
di interventi senza rapporto diretto tra loro, il Vaticano non
rivela, a differenza dei sinodi precedenti, chi ha detto cosa nelle
sedute di lavoro della giornata.
Inoltre, alla fine del pomeriggio,
vescovi e cardinali possono intervenire liberamente per un'ora,
“senza aver paura che il cardinal Müller (prefetto della
congregazione per la dottrina della fede, ostile ad un allentamento
della dottrina) diventi tutto rosso”, come ha sintetizzato una
persona vicina al papa, l'arcivescovo Victor Fernandez, rettore
dell'università cattolica dell'Argentina. Certo, non tutti
manifestano posizioni nette. Ma coloro che ne hanno, le esprimono,
che sia a favore o contro l'allentamento della dottrina della Chiesa
sull'indissolubilità del matrimonio o su altri aspetti della
famiglia. due tempi
Tra questi due poli, i prelati si
pongono interrogativi sul linguaggio utilizzato dalla Chiesa per
parlare di coppia e di sessualità. “Dire alle persone che vivono
nel peccato, oppure che hanno un disordine intrinseco (termine che
viene riferito all'omosessualità), o che hanno una mentalità
contraccettiva, non aiuta ad avvicinare le persone a Cristo, né a
far sì che accolgano il messaggio della Chiesa”, ha riconosciuto
uno dei portavoce del Vaticano, Thomas Rosica, citando dei
partecipanti al sinodo. Di giorno in giorno, emergono nozioni come
quella di “gradualità” o di “bene possibile”, che
permetterebbero alla Chiesa cattolica di giudicare in maniera meno
marcata certe situazioni non conformi alla sua dottrina.
La terza abilità di papa Francesco per
spingere al dibattito: il sinodo in due tempi. “Il papa non sarà
fondamentalmente preoccupato se da questo sinodo non esce nulla, ha
dichiarato Mons. Fernandez mercoledì 8 ottobre. Preferisce avere
tempo a disposizione, far proseguire un processo che darà frutti
quando sarà il momento”. La discussione infatti è appena
cominciata.
Al termine di questo primo sinodo, un
testo sarà diffuso nelle diocesi e sarà sottoposto alla discussione
dei fedeli. Il papa scommette che il loro coinvolgimento continuerà
a mantenere viva la riflessione affinché, nel periodo che intercorre
tra il primo e il secondo sinodo, essa abbia avuto il tempo di
decantare.
Solo allora, al termine della seconda
assemblea sinodale, si potrà valutare se avrà avuto successo
l'operazione di rinnovamento del messaggio della Chiesa cattolica
sulla famiglia che Francesco desidera portare a buon fine. A quel
punto, spetterà a lui esprimerla in un testo di cui sarà il solo
autore.
di Cécile Chambraud
in “Le Monde” del 10 ottobre 2014
(traduzione: www.finesettimana.org)

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