La scelta di Brittany “Morirò il 1°
novembre”
Brittany morirà il primo novembre,
come ha deciso dopo aver saputo che un tumore al cervello l’avrebbe
uccisa nel giro di pochi mesi tra dolori atroci. «Non c’è una
sola cellula del mio corpo - dice lei - che vuole morire. Voglio
vivere. Proprio per questo però, dovendo morire, ho scelto di farlo
alle mie condizioni. Godrò a pieno ogni istante della mia esistenza,
finché potrò. Poi morirò. È una scelta etica, perché è la mia
scelta».
Questa terribile storia, che sta
riaprendo il dibattito sull’eutanasia negli Stati Uniti, era
cominciata all’inizio di gennaio, quando Brittany Maynard aveva
cominciato ad avvertire forti mal di testa molto debilitanti. Aveva
29 anni, si era appena sposata con Dan Diaz, e viveva a San Francisco
un’esistenza piena di promesse. La diagnosi dei medici l’aveva
lasciata in stato di choc: tumore al cervello.
I dottori però le avevano dato qualche
speranza: curare il cancro in maniera definitiva non era possibile,
ma un intervento chirurgico avrebbe potuto ridurlo, dandole forse
altri dieci anni di vita. Poco dopo Capodanno Brittany si era fatta
operare, sperando di tornare a una esistenza il più normale
possibile. Ad aprile, però, i dolori erano tornati. Il tumore non
era stato fermato, ed era diventato un glioblastoma di quarto grado,
cioè un cancro maligno che non lasciava più alcuna opzione per
curarlo. Secondo i medici, aveva poco più di sei mesi di vita.
Ricevuta questa terribile notizia, Brittany aveva valutato tutte le
ipotesi di terapie praticabili, e si era convinta che nessuna
l’avrebbe davvero aiutata. Le radiazioni totali del cervello e le
altre opzioni disponibili avrebbero rovinato i suoi ultimi mesi di
vita, senza darle una realistica possibilità di allungarla. Quindi
aveva deciso di trasferirsi in Oregon, per approfittare della legge
che in questo stato consente ai pazienti terminali di suicidarsi con
l’aiuto di un medico. La famiglia aveva accettato la sua decisione
e l’aveva seguita.
Brittany ha vissuto con intensità
questi ultimi mesi, godendo soprattutto della natura insieme al
padre, la madre, il marito, e il suo miglior amico, che è un medico.
Ora però i sintomi stanno aumentando e annunciano che la fine è
imminente, quindi lei sta pianificando il suo suicidio assistito.
Il medico che l’ha visitata le ha già
dato la ricetta per acquistare i farmaci letali e lei la porta sempre
con sé. Nel frattempo, però, ha alcune cose da completare. Sta
conducendo una campagna per favorire l’eutanasia, che al momento
negli Usa è legale solo in cinque stati, e ha creato una fondazione
per raccogliere fondi a questo scopo. Quindi sta registrando video
per far conoscere la sua storia e la sua posizione, e appelli ai
parlamentari della California affinché adeguino le leggi dello stato
per consentire a tutti la «morte con dignità». Il 30 ottobre, poi,
festeggerà per l’ultima volta il compleanno del marito. Due giorni
dopo si stenderà sul letto, con lui, i genitori e il suo migliore
amico al fianco, e prenderà le medicine della ricetta che ha in
tasca.
di Paolo Mastrolilli
in “La Stampa” del 9 ottobre 2014

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