IO
SONO LA PORTA DELLE PECORE
Commento
al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Gv
10,1-10
In
quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non
entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra
parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è
pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la
sua voce: eglichiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce
fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti
a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un
estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché
non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa
similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora
Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io
sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me,
sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono
la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e
uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare,
uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza».
Per
aver aperto gli occhi al cieco nato, Gesù è stato considerato dai
capi religiosi come un nemico di Dio, un peccatore. Allora adesso è
Gesù che si rivolge a loro direttamente, Gesù parla ai farisei al
capitolo 10 del vangelo di Giovanni, descrivendo i sedicenti pastori
di Israele con le stesse caratteristiche dei lupi.
Come
i lupi, infatti, sono dei ladri e dei briganti. Ladri perché si sono
impossessati di ciò che non è loro, e briganti perché usano la
violenza per sottomettere il popolo. Ma vediamo questo brano
importante di Giovanni che contiene un monito molto severo a quelli
che pretendono essere i pastori del popolo. Gesù dichiara
apertamente che tutti quelli che hanno preteso essere le guide del
popolo, sono briganti – hanno usato la violenza – e sono dei
ladri perché si sono impossessati del gregge che era di Dio, non
certo loro. Ora invece appare Gesù, il legittimo pastore.
E
il legittimo pastore si descrive come colui che “entra dalla porta”
e “le pecore ascoltano la sua voce”. Perché le pecore? Il gregge
è immagine del popolo. Perché ascoltano la sua voce? Perché la
gente riconosce nelle parole di Gesù la risposta di Dio al bisogno
di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro. Questa è la
forza del messaggio di Gesù. Ebbene, quando si ascolta questa voce,
si vede nel messaggio di Gesù la risposta al proprio bisogno di
pienezza di vita, Gesù instaura un rapporto personale con ciascuno,
“chiama ciascuna pecora per nome e le conduce fuori”.
Il
termine “condurre” è lo stesso adoperato nell’Antico
Testamento per indicare l’esodo. Quella di Gesù è una
liberazione, toglie il gregge dal recinto, dall’atrio
dell’istituzione religiosa giudaica, non per rinchiuderle in un
altro recinto, ma per dare loro la piena libertà. Infatti, scrive
l’evangelista, che quando Gesù “ha spinto fuori tutte le sue
pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché
conoscono la sua voce”.
Quello
che mantiene la fedeltà alla sequela di Gesù è che nella voce di
Gesù si sente la risposta ai bisogni dell’uomo. Quindi Gesù non
rinchiude le pecore in un altro recinto, ma dona loro la libertà.
Poi, più che una costatazione, è un consiglio quello che Gesù
sembra dare, “Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno
via da lui”.
Fuggire,
questo è il consiglio che Gesù dà. Fuggire da quelli che sembrano
pastori, in realtà sono lupi. E, come tali, portano soltanto la
distruzione. Fuggiranno via da lui perché? “Perché non conoscono
la voce degli estranei”. Le pecore, il gregge, il popolo conosce la
voce di chi le ama, ma non la voce di chi le vuole sfruttare. Sono
estranei perché? Perché non ascoltano la voce del popolo, non sono
vicini alla gente. Ecco allora che il popolo poi non ascolta la loro
voce, perché non hanno nulla da dire loro.
Ebbene,
commenta l’evangelista, “Gesù disse loro”, ai farisei, “questa
similitudine”, molto molto chiara e molto severa, “ma essi non
capirono di che cosa parlava loro”. Come mai non capiscono? Perché
non sono le sue pecore. Non hanno desiderio di pienezza di vita. Loro
naturalmente non sono dei sordi, ma degli ostinati. Capiscono che, se
accolgono il messaggio di Gesù, devono perdere tutto il loro potere,
il loro prestigio, e, anziché dominare, devono mettersi, come sta
facendo Gesù, a servizio degli altri. E questo le autorità, i capi,
i farisei, non lo vogliono.
Loro
vogliono esercitare il dominio sul popolo, non il servizio. Allora
Gesù, visto che non hanno capito, ancora in maniera più cruda e più
chiara, rivendica di essere “la porta delle pecore”, e, afferma
Gesù, “«Tutti
quelli che sono venuti prima di me son ladri e briganti; ma …»”,
ecco la costatazione, “«…
le pecore non li hanno ascoltati.»”
Il
popolo può essere sottomesso per paura, ma non per scelta. Il popolo
può essere dominato, può essere soggiogato, ma quando finalmente
ascolta il messaggio di libertà, ascolta un messaggio d’amore,
ecco che il popolo rinasce. Quindi Gesù assicura che il popolo non
li ha mai ascoltati. Loro hanno imposto il loro messaggio, lo hanno
obbligato, ma non li hanno convinti. Gesù invece non impone il
messaggio, proprio perché la sua parola convince. Questa è la
caratteristica che contraddistingue il messaggio che viene da Dio e
quello che non viene da Dio: il primo viene offerto, perché è un
messaggio d’amore e l’amore può essere soltanto offerto, e mai
imposto. Il messaggio delle autorità religiose invece viene imposto,
è una dottrina che viene imposta, perché? Perché i capi sono i
primi a non credere nei suoi benefici. Se qualcosa è buono non c’è
bisogno di imporla. E continua Gesù, rivendicando ancora di essere
la porta, una porta che però non si chiude. Dice Gesù: “«Se
uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà …»”.
Gesù non viene a rinchiudere in un altro recinto, ma a dare la piena
libertà, perché, soltanto dove c’è la piena libertà c’è la
dignità e la pienezza dell’uomo.
E
qui l’evangelista scrive che “«troverà
pascolo»”.
E adopera il termine pascolo che in greco è nomè, che assomiglia
molto a nomos, che significa “legge”. In Gesù non si trova una
dottrina da osservare, ma un pascolo, l’amore che alimenta la vita
delle persone. E infine la conclusione di nuovo, “«Il
ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere»”,
quindi Gesù associa i pastori ai ladri, cioè ai lupi. Quelli che
sembrano i pastori che dovrebbero difendere il gregge dai lupi, sono
peggio dei lupi, perché uno dei lupi ha paura, invece di pastori si
fida. E, conclude Gesù: “«Io
sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»”.
I capi del popolo si sono impossessati della gente, portandola alla
rovina. Sono loro che, in nome di Dio, hanno sfruttato il popolo,
sacrificandolo alle loro ambizioni, alla loro sete di potere,
insensibili ai sacrifici che impongono e alle sofferenze che causano.
Ma ora è venuto Gesù è il suo messaggio è la risposta di Dio al
bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro. E,
quando si ascolta questa voce, tutte le altre perdono importanza.

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