14 gennaio 2013

L'UOMO/DONNA SPIRITUALE

UMANITA' E SPIRITUALITA'

di Mario De Maio


Ricordo sempre una frase che mi disse uno psicoanalista arrivando in piazza san Pietro: “Puissance de la maladie” (“potenza della malattia”). Mi sono domandato spesso che cosa intendesse dire, e in quanto sacerdote mi sono sentito interpellato personalmente dalle sue parole: perché un uomo esperto in ‘umanità’, come dovrebbe essere uno psicoanalista, rivolge una critica così tagliente verso il principale simbolo del cattolicesimo? Che cosa aveva colto, con il suo sguardo di conoscitore delle dinamiche inconsapevoli che abitano la mente umana? La religione è stata per secoli il luogo dove l’uomo ha cercato la risposta alle do-mande fondamentali del vivere e un aiuto a superare le angosce più profonde dell’esistenza. Non a caso oggi si dice che per secoli il prete è stato lo psicoanalista della gente e dei poveri.

11 gennaio 2013

SEMPLICEMENTE VIVERE


di Mario De Maio

SEMPLICEMENTE VIVERE

non sappiamo cosa siamo, ma vogliamo essere altro






Introduco il nostro tema con un breve racconto. Che cosa cerchi mullah? La mia chiave, l’ho persa. Allora il vicino si inginocchiò e i due si misero a cerca re la chiave che però non si trovava. Dopo un po’ il vicino disse: ma dove l’hai persa questa chiave? A casa. Ma allora perché la cerchi qui? Perché qui c’è più luce. A che cosa serve cercare Dio nei luoghi santi se è nel cuore che l’abbiamo perso? 

09 novembre 2012

LA TENEREZZA RESPONSABILE

Parliamo di tenerezza responsabile mentre un autore contemporaneo, Musil, dice che la
responsabilità è soltanto una evanescenza nell’uomo di oggi, che è uomo senza qualità, parliamo di tenerezza in un mondo che, ad essere appena prudenti e saggi, ha bisogno di sicurezza, richiede armi di difesa e non certo tenerezza.
C’è una frase del vangelo di Giovanni che mi ha affascinato, sedotto e perfino rovinato: e la vita
era la luce degli uomini. Mi ha fatto capire dove dovevo cercare il senso di Dio, mi ha fatto vedere quante cose nella chiesa, nel mondo e nella società non sono dirette alla vita ma vanno in senso opposto.

18 ottobre 2012

I DESIDERI CHE CI ABITANO.


...Cosa volete che io faccia per voi?...Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra...”

Cos'è il desiderio? (prospettiva psicologica). Per desiderio intendiamo una disponibilità a concentrare-canalizzare tutte le nostre energie verso un oggetto stimato importante in sé e centrale per noi.. è un aspirare con tutte le forze verso qualcosa che è importante per se stesso e che l'individuo scopre e vuole al centro della propria vita e del proprio futuro.
Si pone nella prospettiva della ricerca del senso della vita e va oltre la persona: è apertura alla trascendenza. E' una percezione intuitiva super-razionale; un "fiutare", che ciò verso cui mi oriento è la perla preziosa ; un "intuire" che quella è la strada, anche se non so bene il perché. Una specie di innamoramento, espressione di gratuità e di gioia. A questo punto si mette in moto la volontà: essa è un dire di sì a canalizzare le energie per la meta intuita".
Non è la volontà ma il desiderio a suggerire l'azione". Ci accorgiamo che è ben diverso agire solo con la forza della volontà e senza desiderio, che agire seguendo il desiderio e attivando la volontà in modo conforme. Si può anche volere forzatamente una cosa, ma quando manca il desiderio la perseveranza vacilla. La volontà viene a ridursi in sfida o testardaggine.

13 ottobre 2012

SULLA TENEREZZA





La divina tenerezza è pace, profonda pace, pace misericordiosa, sollievo.

È un mano dolce e materna, che conosce, conforta, ripara senza trauma, rimette al po­sto giusto.

È uno sguardo simile a quello della madre sul figlio che nasce.

È orecchio attento e discreto, che nulla spaventa, non giudica, sceglie sempre il buon sentiero umano, dove si può vivere perfino l’invivibile.

Essa è salda come la buona terra su cui tutto riposa.

La divina tenerezza tutto salva, vuole salvare tutto.

E non dispera mai di nessuno.

Crede che vi sia sempre una strada.

Senza sosta continua infaticabile a partorire, curare, nutrire, rallegrare e confortare.

10 ottobre 2012

UN CAMMINO DI FEDE.... CIAO DON!!


Ciao don! Ti ricordi di me, vero? Per favore: non farmi la solita ramanzina. So già quello che mi vuoi rinfacciare e te lo anticipo: è dal giorno della cresima che non mi vedi in Chiesa (non che prima ci venissi tanto, però almeno mi facevo vivo una volta al mese), al gruppo non ci sono mai venuto (con l'aggravante di non aver neppure oggi l'intenzione), faccio casino col motorino sul piazzale mentre tu dici messa con le tue vecchiette, mi piace bere qualche birretta e fumarmi anche qualche cicca. Però non ho ancora preso una brutta strada, quella “brutta strada” di cui tu ci parlavi mentre ci preparavi alla Prima Confessione. A meno che per te “brutta strada” non sia innamorarsi di una ragazza, andare in vacanza con lei e, son sincero, ogni tanto pure farci l'amore: sai che su queste cose io e te siamo sempre stati in conflitto. Mi sembra una buona panoramica.

28 settembre 2012

IL BENE NON HA "PADRONI"


Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.





«Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42).
In che cosa consiste questo scandalo? Qual è questo peccato tanto grande da dover preferire la morte?
Questo brano è sempre stato riferito a comportamenti morali di ordine personale, oppure ad atteggiamenti che possono ferire o turbare le persone umili e semplici. Ma la liturgia odierna sembra collegare questo peccato anche a quanto vien detto sia nel brano evangelico sia nel racconto del libro dei Numeri: «Impedire a qualcuno di fare il bene perché non è dei nostri». Probabilmente tutti noi, se abbiamo potuto, almeno qualche volta abbiamo tentato di farlo.

CRISTO: FONDAMENTO DELLA NOSTRA FEDE!


Posto questo articolo consapevole della bellissima provocazione; mi “salva” il fatto che è stato scritto da un vescovo.

Disobbedire
di Jacques Noyer (vescovo emerito di Amiens) del 9 settembre 2012

«Signor parroco, vorremmo vederla. Stiamo per sposarci, ma io sono divorziato...» Mi è stato riferito recentemente che un prete sentendo queste parole ha richiuso la porta della casa parrocchiale affermando: «Sono desolato ma non posso far nulla per voi!». Ecco un funzionario come si deve! È questa l'obbedienza?
Senza dubbio molti altri avrebbero fatto entrare la coppia e l'avrebbero ascoltata. Alcuni, con molto garbo, avrebbero concluso con le stesse parole: non posso far nulla per voi. Altri avrebbero cercato di rispondere entrando maggiormente nel merito della richiesta di queste persone abitate dal desiderio di situare il loro amore e il loro progetto di vita sotto lo sguardo del loro Dio o almeno sotto lo sguardo della loro famiglia e dei loro amici cristiani. Molti pastori riterranno loro compito vedere queste persone con lo sguardo di Cristo.

19 settembre 2012

FARE VERITA' PER ESSERE LIBERI!

AUTORITÀ E LIBERTÀ




Mc 9,30 37: Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti.
La stessa discussione che gli apostoli facevano tra loro chi fosse il più grande, continua ancora oggi tra noi, nella chiesa. C’erano persino norme che stabilivano la precedenza tra i vari membri della chiesa, e chi doveva essere più onorato.
Tutto questo succedeva mentre Gesù cercava di istruire i suoi discepoli riguardo alla sua passione e alla sua morte in croce. Anche oggi le nostre discussioni avvengono mentre attorno a noi si muore, e continua la passione di Gesù in tanti uomini.
Come fece il Signore, anche noi possiamo approfittare di questo brano evangelico per conoscere il pensiero di Dio riguardo all’obbedienza e all’autorità, riguardo ai primi posti e agli ultimi, riguardo alla libertà da lasciare o da pretendere.

17 settembre 2012

CHI SONO IO...? CHI SEI TU....?

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Ed ecco gli scribi. In ultima analisi, sono loro gli avversari peggiori di Gesù, perché dalle Sacre Scritture, che sono destinate ad essere portate nel cuore anziché sulla bocca, non fanno altro che dedurre un infinito arzigogolio di interpretazioni, di parole masticate e morte, solo per giustificare la loro esistenza di seconda mano, soffocata fra leggi, formule, tradizioni e concetti che non hanno proprio niente a che vedere con la vita.
Per Gesù, Dio poteva parlare nel balbettio di un malato, poteva rilucere negli occhi di un cieco, poteva diventare visibile nella bellezza del sole o nello sbocciare di un fiore, a lui tutto il mondo parlava di Dio come di un padre, padre suo e di noi tutti. Ma non gli andava giù che si potesse rinserrare Dio in quella rigidità di morte provocata dall’inaridimento spirituale e mentale e vi lottava contro appassionatamente. Ma chiunque lotta contro la morte, è un nemico mortale di tutti i morti viventi e al servizio com’è dei vivi, rischia sempre la vita (Mc 10,45)

05 settembre 2012

CHE NE SARA' DI NOI???? FRATERNITAS!!!!!


In questo post voglio semplicemente riportare un articolo di Anne Givaudan sull’argomento 2012 e cambiamento della coscienza. Lei è sicuramente una delle autrici che sta svolgendo un ottimo lavoro ed è sempre in diretto contatto con la Gerarchia Spirituale del pianeta. Non lavora mai con lo psichismo, ma sempre con i piani spirituali.


UN UOMO LIBERO!


UN UOMO DI DIO: UN UOMO A SERVIZIO DELL' UOMO.

Chi è stato Carlo Maria Martini? Si può rispondere dicendo un cardinale per lungo tempo papabile, l'arcivescovo per oltre vent'anni di una delle più grandi diocesi del mondo, il presidente per un decennio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.
Un biblista all'origine dell'edizione critica più accreditata a livello internazionale del Nuovo Testamento (The Greek New Testament), il rettore di due tra le più prestigiose istituzioni accademiche del mondo cattolico (Università Gregoriana e Istituto Biblico), un esperto predicatore di esercizi spirituali a ogni categoria di persone, un gesuita di quella gloriosa e discussa Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, un autore con una bibliografia sterminata in diverse lingue, e altre cose ancora. Ma la risposta che coglie la peculiarità della sua persona si ottiene dicendo che fu un uomo di Dio.

UNA COSCIENZA CHE LIBERA!


1. LA FATICA DI VIVERE IN LIBERTÀ

Gesù, quando si incarna, trova il suo popolo chiuso dentro la legge, da cui erano scaturite norme, tradizioni, precetti. In questo modo si erano legati a una schiavitù più pesante della schiavitù d’Egitto.
Perché gli ebrei si erano chiusi nella legge? Perché anche noi siamo tanto legati alle leggi e alle norme? Perché è meno faticoso che vivere in libertà. E’ più facile avere un confronto sulla falsa riga di una legge scritta, che sulla coscienza libera dell’uomo. E' più facile insegnare con l’obbligatorietà che con la convinzione. E’ più facile educare i figli secondo uno schema prestabilito, piuttosto che lasciarli crescere ed esprimersi in modo originale e responsabile. Lasciare crescere un figlio significa continuamente adattare il nostro comportamento agli innumerevoli cambiamenti che succedono in lui. Non avere una legge fissa è faticoso, perché è necessario giorno dopo giorno un adattamento.
Gesù sceglie per la coscienza dell’uomo.

27 agosto 2012

LIBERTA' DI / DA / PER / CON.....

SUL SENTIERO DELLA CROCE


La nostra fede in Dio ha bisogno di prove, richiediamo conferma prima di pronunciare il nostro sì. Poniamo problemi e desideriamo almeno intravedere una soluzione da parte di Dio. Gesù invece è Figlio del Padre celeste, che è un Dio nascosto. Il silenzio è una delle caratteristiche di Dio nei rapporti con l’uomo. Ogni prova «assoluta», infatti, costringerebbe la coscienza dell’uomo, e Dio non inchioda nessuno alla verità. Quale uomo affamato rifiuterebbe la fiducia a un Dio che gratuitamente gli desse da mangiare? Dio, in Gesù, rinunzia alla sua onnipotenza, si ritira nel silenzio della montagna e parla all’uomo attraverso il simbolo del pane di vita. Gesù richiama tutti al cammino che stava facendo verso Gerusalemme, dove sarebbe stato rifiutato, condannato e messo a morte. Gesù dice chiaramente ai discepoli che non assicura nulla di glorioso nella vita, ma anzi che anche ad essi sarebbe capitata la stessa sorte che stava per accadere a lui. «Vi do la mia vita da mangiare; potrete assaporare, così, quello che io sto per vivere».
Quando cominciarono a sentire queste parole che promettevano sacrifici, sofferenze, morte, molti della folla se ne andarono e alla fine rimasero solamente i dodici.
A questo punto Gesù non attenua la durezza del suo messaggio, ma libera gli apostoli da ogni vincolo e da ogni obbligo: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).