30 ottobre 2010

SIAMO INVITATI A "CAMBIARE": UMANITÀ IN DIVENIRE!


Gesù Cristo secondo Luca (13,22-30)

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»....
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.


CAMBIARE... CHE FATICA! (1)


Cambiare è sempre difficile.
Gli psicologi ci dicono che, generalmente, man mano che si avanza con l'età, ci si rifugia nelle sicurezze acquisite, si fa fatica a rischiare e ad affrontare cose nuove.
Il lavoratore che ha acquisito un buon livello di esperienza e responsabilità in un certo settore, fa fatica a ricominciare da capo, di punto in bianco, con un altro lavoro.

11 ottobre 2010

QUEL POCO CHE......


Un ragazzo aveva cinque pani e due pesci, , ma cos’era quello per saziare circa cinquemila uomini?

05 ottobre 2010

UNO DI NOI!!!!




Quale personaggio del passato potrebbe aiutarci a ripartire?

«Anche a un'osservazione superficiale appare evidente come per parecchi secoli in tutta l'Italia nessun uomo abbia goduto di un amore e di un ossequio così smisurati come il modesto e umile Francesco...

03 ottobre 2010

LA VITA.....


Tenuta in vita per salvare bimba, e' nata la piccola Edil

Si chiama Idil come la mamma, in coma da un mese all'ospedale Sant'Anna di Torino


TORINO - E' nata all'ospedale Sant'Anna di Torino la bambina la cui mamma, in coma da un mese, era tenuta in vita solo per farla nascere. La piccola pesa 760 grammi e sta bene.

11 settembre 2010

VIVERE È: "SPERIMENTARE"









Un cristianesimo capace di apprendere

di Christian Albini

in “sperare per tutti” (http://sperarepertutti.blog.lastampa.it/) del 16 giugno 2010

Dallo stile di Gesù emerge la provocazione di un cristianesimo che apprende.
Le patologie e le infedeltà al vangelo che pervadono ogni epoca della storia ecclesiale possono essere lette come rottura della corrispondenza tra forma e contenuto. Quando prevale la forma, si ha un cristianesimo ridotto a estetismo liturgico, a istituzione gerarchica, a struttura dove è però assente la sostanza di quell’amore che porta Gesù fino alla croce. Quando invece prevale il contenuto, si ha un cristianesimo ridotto a impianto dottrinale e dogmatico, una verità fatta di formule a cui assentire, priva di un legame vitale all’esistenza delle persone. Quest’ultimo sarebbe un cristianesimo senza conversione, in cui Zaccheo non ridistribuisce le sue ricchezze... Gesù invece indica la strada di un cristianesimo capace di apprendimento. Gesù, secondo Theobald, non definisce la sua identità e non la impone a nessuno. Crea uno spazio di libertà attorno a sé comunicando, con la sua sola presenza, una prossimità benefica a tutti quelli che incontra. Gesù non impartisce un insegnamento metafisico, etico o morale, ma lascia intuire in modo diverso, a seconda della persona che incontra, una nuova maniera di vedere il mondo e di situarsi in esso. È come se mettesse ciascuno nella condizione di sperimentare la propria conversione, la propria scoperta del Regno di Dio in mezzo a noi. Un cristianesimo secondo lo stile di Gesù, perciò, è capace di apprendere. In altre parole, non si presenta come istituzione detentrice di un sistema di dogmi da insegnare al mondo, ma come spazio in cui le persone trovano la libertà di far venir fuori la presenza di Dio che già abita la propria esistenza.
Ogni persona - quali che siano la sua religione, il suo pensiero e la sua cultura - è portatrice di un’immagine di Dio che aspetta di rivelarsi come per gli apostoli nella Pentecoste, cioè di fare proprio lo stile di Gesù. Non di imitarlo secondo canoni standardizzati, ma di realizzarlo dentro la propria unicità e irripetibilità. Quindi, i cristiani dovrebbero essere in ricerca della manifestazione di Dio propria di ogni religione, cultura e pensiero, invece di assumere atteggiamenti di svalutazione e condanna.

06 agosto 2010

IO, IO, IO.... UN PARADOSSO NELLA NOSTRA ESISTENZA!


Siamo in presenza di un paradosso. C'è qualcosa che si può perdere o che si può gua­dagnare, e questo qualcosa è la psyché, l'ani­ma spirituale, cioè (dinamicamente conside­rata) la libertà. Devo fare di tutto per guada­gnare la mia anima spirituale, per salvaguar­dare la mia libertà, perché lo scopo della mia esistenza di uomo consiste esattamente in questo. Ma ecco il paradosso: proprio per guadagnare il centro di me stesso, devo diffi­dare di me stesso, mi devo superare. La ver­sione della Cei traduce le parole di Gesù in Marco 8,34 in questo modo: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso", mentre sarebbe meglio rendere il verbo gre­co aparnéomai con "negare" nel senso di "vincere", "superare": se qualcuno vuol ve­nire dietro di me, si deve negare, si deve su­perare. Non si tratta di rinnegare se stessi quasi in odio a se stessi, ma si tratta di supe­rare i propri interessi particolari per realiz­zarsi veramente nell'adesione a qualcosa di più grande. Solo uscendo dal mio orizzonte inevitabilmente limitato sarò infatti nella condizione di incontrare qualcosa di più grande e di più stabile del mio piccolo e in­stabile Io, affidandomi al quale il mio Io nel­la sua profondità (l'anima spirituale) non si perde, ma si guadagna, si fortifica, si compie. Questa concezione dell'esistenza suppone un'antropologia dinamica e non statica, con­siderata alla luce dell'evoluzione e del pro­gresso e non della stasi e della conservazione. Il nostro essere-energia va coltivato, speso, investito: solo così si sviluppano tutte le no­stre potenzialità e diventiamo veramente ciò che siamo, cioè libertà che vuole la verità, che vuole aderire alla realtà.
Autentico, formato sul greco autòs cioè "se stesso", significa "fedele a se stesso", ma il paradosso che stiamo mettendo a tema è che proprio dall'interno dell'uomo procedo­no le insidie e le trappole dell'inautenticità. Proprio ciò a cui devo essere fedele per esse­re autentico è quanto maggiormente mi spin­ge verso il narcisismo all'origine dell'inau­tenticità. Per essere autentico devo essere fe­dele a me stesso, ma, allo stesso tempo, devo diffidare di me stesso. Siamo dunque alle prese con una necessaria fedeltà a se stessi e con una altrettanto necessaria esigenza di tra­scendersi, perché se è vero che non c'è nulla di più triste di una personalità grigia che qua­si rimpiange di esistere, al contempo non c'è nulla di più noioso di chi sa parlare solo di sé in un monotono susseguirsi di io, io, io....


tratto da: "LA VITA AUTENTICA" di Vito Mancuso

04 agosto 2010

10 REGOLE (che non sono regole)















REGOLE PER
VIVERE SUL PIANETA


1 - RICEVERAI UN CORPO.
Potrà piacerti o meno, ma sarà tuo per l'intero periodo.

2 - IMPARERAI DELLE LEZIONI E TI ISCRIVERAI IN UNA SCUOLA CHIAMATA VITA.
La scuola sarà informale e a tempo libero. Ogni giorno in questa scuola avrai l'opportunità di imparare lezioni. Le lezioni ti potranno piacere, o potrai pensare alle lezioni come stupide e irrilevanti.

3 - NON CI SARANNO ERRORI, SBAGLI, SOLO LEZIONI.
Il crescere sarà un processo di prova, sperimentazione. Gli esperimenti “falliti” faranno parte del processo quanto quelli che “avranno successo”.

4 - OGNI LEZIONE E' RIPETUTA FINO A QUANDO NON SARA' APPRESA.
Ogni lezione ti sarà presentata sotto vari aspetti, fino a che non l'avrai imparata. Quando l'avrai appresa, potrai andare alla lezione successiva.

5 - NON C'E' FINE ALL'APPRENDIMENTO DELLE LEZIONI.
Non ci saranno aspetti della vita che non conterranno lezioni. Fino a quando sarai vivo, con un corpo, ci saranno lezioni da apprendere.

6 - “LA'” NON E' MIGLIORE DI “QUA”.
Quando arriverai, il “là” diventerà il “qua”. Otterrai un altro “là” che ti sembrerà migliore del “qua”.

7 LE ALTRE PERSONE SONO SOLO SPECCHI DI TE STESSO.
Non potrai amare od odiare qualcosa di altre persone, a meno che ti riflettano qualcosa che tu ami od odi di te stesso.

8 - IL MODO IN CUI CONDURRAI LA TUA VITA E' DI TOTALE TUA RESPONSABILITA'.
Avrai tutti gli strumenti e le risorse che ti serviranno. Come gli userai starà a te. La scelta sarà tua.

9 - TUTTE LE RISPOSTE, LE SOLUZIONI GIACCIONO DENTRO DI TE.
Tutto quello che dovrai fare sarà guardare, ascoltare ed avere fiducia in te stesso.

10 - TI DIMENTICHERAI DI TUTTO QUESTO

20 luglio 2010

CIÒ CHE È "DIVERSO" CI PONE DELLE DOMANDE













Che fosse un mondo sull’orlo della schizofrenia forse lo sapevamo già, certo che le notizie lontane colpiscono comunque in modo differente da quelle che invece accadono sotto casa.

Sbandieriamo con fierezza la globalizzazione, abbiamo figli che per trovare lavoro dopo il master si trasferiscono oltreconfine, i confini stessi sembrano divenire evanescenti; poi basta la notizia che un nucleo familiare, composto da tre donne e cinque minori, avrà finalmente un tetto sopra la testa, magari accanto a noi, e ci sentiamo mancare l’aria, ci trema la terra sotto i piedi e la paura ci assale.

Stiamo sempre nel mezzo, indecisi su quale politica abbracciare: siamo quelli che la domenica recitiamo il Padre Nostro dando la mano a chi ci siede vicino, adottiamo bambini a distanza, sosteniamo missioni caritatevoli e poi diventiamo incapaci di un rapporto normale anche solo con il vicino di casa. Siamo sempre noi che appendiamo striscioni razzisti, chiudiamo il dialogo con gli ultimi che abbiamo al nostro fianco, oscilliamo tra la beneficenza ed il giustizialismo.

Forse bisognerebbe darsi il tempo di capire che mondo vogliamo.

Affrontare le proprie paure diventa un’occasione per superarle, il pregiudizio può essere la molla della conoscenza: potremmo avere piacevoli sorprese nel momento in cui diamo spazio ed opportunità al confronto.

E’ il momento di mostrare capacità di accoglienza, un gesto, un sorriso verso persone e soprattutto bambini per i quali vorremmo un futuro più sereno e ai quali vorremmo dare dignità. C'è bisogno di una genitorialità diffusa, sociale, non invadente ma di sostegno.

Avevamo creduto che Schio fosse capace di dare segnali di civiltà che stanno languendo in altri luoghi, ma abbiamo aperto gli occhi su una realtà dove giovani adulti si permettono di scrivere pagine cariche di razzismo, dove la politica si gioca sulla pelle di chi dalla vita ha avuto ben poco, dove si chiede di rendere pubblico ogni dettaglio di queste famiglie, proprio quando la privacy diviene un dogma.

Le realtà del territorio, che a vario titolo seguono le famiglie sinte residenti a Schio e dintorni, prendono le distanze da quanti si ergono a paladini della sicurezza e dei diritti di pochi, convinti che l’unica strada percorribile per un paese civile sia quella del confronto e dell’accoglienza.

Non neghiamo le difficoltà di questi percorsi, che sono lunghi e laboriosi proprio perché vanno a lavorare su culture diverse e i cui frutti si raccoglieranno con le generazioni future, ma riteniamo si debba dare a tutti la possibilità di una vita degna di questo nome, rispettosa di sé e degli altri.

Scriviamo ciò perché siamo ancora sicuri che la cittadinanza scledense sia in grado di avere orecchie per ascoltare, testa per pensare e per cogliere le occasioni di apertura che distinguono la civiltà dalla grettezza.


Schio, 16 luglio 2010


Promosso da: Primavera Nuova Cooperativa Sociale Onlus,
Il Ponte Cooperativa Sociale Onlus,
Fraternità dei Cappuccini di Schio e Comunità di San Nicolò,
Pina Dal Santo,
Giampietro Bologna

11 luglio 2010

Sinti a Schio: GRAZIE COMUNE!!!















Una casa per la famiglia “Rossi”. Intanto provvisoria ma presto definitiva. Siamo ad una svolta decisiva in quello che è stato il primo e assai discusso progetto di inserimento sociale di un nucleo nomade, partito nel 1989 (mia aggiunta: 21 anni fa) e oggetto persino di un referendum consultivo.
L’obiettivo dichiarato dal Comune è semplice: rendere definitivamente stanziali questi sinti che, a suo tempo hanno deciso di lavorare e restare in città, relegati però con le loro roulotte nell’area di sosta di via “X”. (Da il giornale di Vicenza 08 07 2010)

I cartelli appesi al cancello della sede anche del Consiglio di Quartiere, recitano frasi del tipo “Non vogliamo i nomadi qui”, “No zingari al C.”. Già l'altro giorno erano apparsi ulteriori striscioni poi rimossi da alcuni addetti comunali, ma sabato mattina sono “miracolosamente" riapparsi a ridosso della casa che dovrebbe ospitare a breve la famiglia di sinti. (Da il giornale di Vicenza 11 07 2010)

Intanto arriva la condanna agli striscioni da parte del presidente della cooperativa “P. N.”: «Ricordo a quanti “non vogliano i nomadi” da nessuna parte che, a mio parere, la sicurezza della comunità si costruisce non con l’esclusione, ma con la conoscenza e l’eliminazione del pregiudizio che da sempre li accompagna. Molto spesso le critiche più feroci, arrivano proprio da chi ha scarsa conoscenza sull’argomento; definire ancora “nomadi” chi da vent’anni ha una residenza stabile, rappresenta indice di pregiudizio». (Da il giornale di Vicenza 11 07 2010)

Mi chiedo: non conosciamo (cioè siamo ignoranti) o non accogliamo (cioè siamo estero-fobici) o salvaguardiamo la città (cioè siamo politicizzati)?

Ringraziamo il comune e tutti quelli che hanno lavorato e stanno lavorando perchè ogni persona sia riconosciuta come persona. Conoscere, non avere paura e non schierarsi con un partito o l'altro per "accapparrarci voti", ci rende tutti più umani e più liberi! GRAZIE!

http://www.puntualizziamo.it/in-tre-righe/339-nomadi-sinti-dal-camper-allappartamento-a-schio.html


http://www.comune.schio.vi.it/a_189_IT_35412_1.html

01 luglio 2010

…. un pezzo di vita vissuta...


CONFESSIONI

Con i tassisti ho un bel rapporto, forse perché tra loro si è sparsa la voce che lascio la mancia.
Una notte tornavo da una visita a una famiglia in difficoltà e a fine corsa chiesi al conducente quanto gli dovevo. Mi rispose: “Mi può confessare?”. Lo confessai in macchina e non mi fece pagare. Me ne capitano...
Un'anziana prostituta dei carruggi mi chiese l'assoluzione perché la dava gratis ai barboni...

Tratto da “COSÌ IN TERRA, COME IN CIELO” di don Andrea Gallo

18 giugno 2010

LE BEATITUDINI!








Prima di leggere il libro guardatevi l'intervista!
Merita!

http://www.youtube.com/watch?v=DRrRbVefQt0&feature=fvhl

17 giugno 2010

NON VOGLIO FAR POLITICA MA.... SONO INDIGNATO!









Si erano inventati un emendamento proprio carino.

Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.

Firmatari, alcuni senatori di (?) e (?) che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".

Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.

Dopo la denuncia dal centro sinistra, nel centro destra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile "ci avete frainteso".

Poi, finalmente, un deputato del centro sinistra ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.


sen. M. G.
sen. F. B.
sen. G. Q.
sen. R. C.
sen. F. B.
sen. S. M.
sen. S. D.

Per la cronaca, il sen. B. era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);

il sen. B. è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);

il sen. M. ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";

mentre il sen. D. è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).


Essere di scandalo..... una macina al collo.....