20 luglio 2010

CIÒ CHE È "DIVERSO" CI PONE DELLE DOMANDE













Che fosse un mondo sull’orlo della schizofrenia forse lo sapevamo già, certo che le notizie lontane colpiscono comunque in modo differente da quelle che invece accadono sotto casa.

Sbandieriamo con fierezza la globalizzazione, abbiamo figli che per trovare lavoro dopo il master si trasferiscono oltreconfine, i confini stessi sembrano divenire evanescenti; poi basta la notizia che un nucleo familiare, composto da tre donne e cinque minori, avrà finalmente un tetto sopra la testa, magari accanto a noi, e ci sentiamo mancare l’aria, ci trema la terra sotto i piedi e la paura ci assale.

Stiamo sempre nel mezzo, indecisi su quale politica abbracciare: siamo quelli che la domenica recitiamo il Padre Nostro dando la mano a chi ci siede vicino, adottiamo bambini a distanza, sosteniamo missioni caritatevoli e poi diventiamo incapaci di un rapporto normale anche solo con il vicino di casa. Siamo sempre noi che appendiamo striscioni razzisti, chiudiamo il dialogo con gli ultimi che abbiamo al nostro fianco, oscilliamo tra la beneficenza ed il giustizialismo.

Forse bisognerebbe darsi il tempo di capire che mondo vogliamo.

Affrontare le proprie paure diventa un’occasione per superarle, il pregiudizio può essere la molla della conoscenza: potremmo avere piacevoli sorprese nel momento in cui diamo spazio ed opportunità al confronto.

E’ il momento di mostrare capacità di accoglienza, un gesto, un sorriso verso persone e soprattutto bambini per i quali vorremmo un futuro più sereno e ai quali vorremmo dare dignità. C'è bisogno di una genitorialità diffusa, sociale, non invadente ma di sostegno.

Avevamo creduto che Schio fosse capace di dare segnali di civiltà che stanno languendo in altri luoghi, ma abbiamo aperto gli occhi su una realtà dove giovani adulti si permettono di scrivere pagine cariche di razzismo, dove la politica si gioca sulla pelle di chi dalla vita ha avuto ben poco, dove si chiede di rendere pubblico ogni dettaglio di queste famiglie, proprio quando la privacy diviene un dogma.

Le realtà del territorio, che a vario titolo seguono le famiglie sinte residenti a Schio e dintorni, prendono le distanze da quanti si ergono a paladini della sicurezza e dei diritti di pochi, convinti che l’unica strada percorribile per un paese civile sia quella del confronto e dell’accoglienza.

Non neghiamo le difficoltà di questi percorsi, che sono lunghi e laboriosi proprio perché vanno a lavorare su culture diverse e i cui frutti si raccoglieranno con le generazioni future, ma riteniamo si debba dare a tutti la possibilità di una vita degna di questo nome, rispettosa di sé e degli altri.

Scriviamo ciò perché siamo ancora sicuri che la cittadinanza scledense sia in grado di avere orecchie per ascoltare, testa per pensare e per cogliere le occasioni di apertura che distinguono la civiltà dalla grettezza.


Schio, 16 luglio 2010


Promosso da: Primavera Nuova Cooperativa Sociale Onlus,
Il Ponte Cooperativa Sociale Onlus,
Fraternità dei Cappuccini di Schio e Comunità di San Nicolò,
Pina Dal Santo,
Giampietro Bologna

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