
Siamo in presenza di un paradosso. C'è qualcosa che si può perdere o che si può guadagnare, e questo qualcosa è la psyché, l'anima spirituale, cioè (dinamicamente considerata) la libertà. Devo fare di tutto per guadagnare la mia anima spirituale, per salvaguardare la mia libertà, perché lo scopo della mia esistenza di uomo consiste esattamente in questo. Ma ecco il paradosso: proprio per guadagnare il centro di me stesso, devo diffidare di me stesso, mi devo superare. La versione della Cei traduce le parole di Gesù in Marco 8,34 in questo modo: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso", mentre sarebbe meglio rendere il verbo greco aparnéomai con "negare" nel senso di "vincere", "superare": se qualcuno vuol venire dietro di me, si deve negare, si deve superare. Non si tratta di rinnegare se stessi quasi in odio a se stessi, ma si tratta di superare i propri interessi particolari per realizzarsi veramente nell'adesione a qualcosa di più grande. Solo uscendo dal mio orizzonte inevitabilmente limitato sarò infatti nella condizione di incontrare qualcosa di più grande e di più stabile del mio piccolo e instabile Io, affidandomi al quale il mio Io nella sua profondità (l'anima spirituale) non si perde, ma si guadagna, si fortifica, si compie. Questa concezione dell'esistenza suppone un'antropologia dinamica e non statica, considerata alla luce dell'evoluzione e del progresso e non della stasi e della conservazione. Il nostro essere-energia va coltivato, speso, investito: solo così si sviluppano tutte le nostre potenzialità e diventiamo veramente ciò che siamo, cioè libertà che vuole la verità, che vuole aderire alla realtà.
Autentico, formato sul greco autòs cioè "se stesso", significa "fedele a se stesso", ma il paradosso che stiamo mettendo a tema è che proprio dall'interno dell'uomo procedono le insidie e le trappole dell'inautenticità. Proprio ciò a cui devo essere fedele per essere autentico è quanto maggiormente mi spinge verso il narcisismo all'origine dell'inautenticità. Per essere autentico devo essere fedele a me stesso, ma, allo stesso tempo, devo diffidare di me stesso. Siamo dunque alle prese con una necessaria fedeltà a se stessi e con una altrettanto necessaria esigenza di trascendersi, perché se è vero che non c'è nulla di più triste di una personalità grigia che quasi rimpiange di esistere, al contempo non c'è nulla di più noioso di chi sa parlare solo di sé in un monotono susseguirsi di io, io, io....
tratto da: "LA VITA AUTENTICA" di Vito Mancuso
aspita!! ho letto tutto d'1 fiato...dovrò rileggere ..
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