06 agosto 2010

IO, IO, IO.... UN PARADOSSO NELLA NOSTRA ESISTENZA!


Siamo in presenza di un paradosso. C'è qualcosa che si può perdere o che si può gua­dagnare, e questo qualcosa è la psyché, l'ani­ma spirituale, cioè (dinamicamente conside­rata) la libertà. Devo fare di tutto per guada­gnare la mia anima spirituale, per salvaguar­dare la mia libertà, perché lo scopo della mia esistenza di uomo consiste esattamente in questo. Ma ecco il paradosso: proprio per guadagnare il centro di me stesso, devo diffi­dare di me stesso, mi devo superare. La ver­sione della Cei traduce le parole di Gesù in Marco 8,34 in questo modo: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso", mentre sarebbe meglio rendere il verbo gre­co aparnéomai con "negare" nel senso di "vincere", "superare": se qualcuno vuol ve­nire dietro di me, si deve negare, si deve su­perare. Non si tratta di rinnegare se stessi quasi in odio a se stessi, ma si tratta di supe­rare i propri interessi particolari per realiz­zarsi veramente nell'adesione a qualcosa di più grande. Solo uscendo dal mio orizzonte inevitabilmente limitato sarò infatti nella condizione di incontrare qualcosa di più grande e di più stabile del mio piccolo e in­stabile Io, affidandomi al quale il mio Io nel­la sua profondità (l'anima spirituale) non si perde, ma si guadagna, si fortifica, si compie. Questa concezione dell'esistenza suppone un'antropologia dinamica e non statica, con­siderata alla luce dell'evoluzione e del pro­gresso e non della stasi e della conservazione. Il nostro essere-energia va coltivato, speso, investito: solo così si sviluppano tutte le no­stre potenzialità e diventiamo veramente ciò che siamo, cioè libertà che vuole la verità, che vuole aderire alla realtà.
Autentico, formato sul greco autòs cioè "se stesso", significa "fedele a se stesso", ma il paradosso che stiamo mettendo a tema è che proprio dall'interno dell'uomo procedo­no le insidie e le trappole dell'inautenticità. Proprio ciò a cui devo essere fedele per esse­re autentico è quanto maggiormente mi spin­ge verso il narcisismo all'origine dell'inau­tenticità. Per essere autentico devo essere fe­dele a me stesso, ma, allo stesso tempo, devo diffidare di me stesso. Siamo dunque alle prese con una necessaria fedeltà a se stessi e con una altrettanto necessaria esigenza di tra­scendersi, perché se è vero che non c'è nulla di più triste di una personalità grigia che qua­si rimpiange di esistere, al contempo non c'è nulla di più noioso di chi sa parlare solo di sé in un monotono susseguirsi di io, io, io....


tratto da: "LA VITA AUTENTICA" di Vito Mancuso

1 commento:

  1. aspita!! ho letto tutto d'1 fiato...dovrò rileggere ..
    grazie

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