30 ottobre 2010

SIAMO INVITATI A "CAMBIARE": UMANITÀ IN DIVENIRE!


Gesù Cristo secondo Luca (13,22-30)

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»....
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.


CAMBIARE... CHE FATICA! (1)


Cambiare è sempre difficile.
Gli psicologi ci dicono che, generalmente, man mano che si avanza con l'età, ci si rifugia nelle sicurezze acquisite, si fa fatica a rischiare e ad affrontare cose nuove.
Il lavoratore che ha acquisito un buon livello di esperienza e responsabilità in un certo settore, fa fatica a ricominciare da capo, di punto in bianco, con un altro lavoro.

Il marito minacciato di divorzio dalla moglie, risponde con il classico "Io non posso cambiare: sono fatto così".
Ma il nuovo lavoro può rappresentare un incremento delle competenze, la nuova parrocchia può portare a un rinnovamento del ministero, una modifica di atteggiamenti può essere la salvezza di un matrimonio.
Può essere. Dipende da noi. Cambiare... che fatica! Rimanere fermi... che risparmio energetico!
E' vero: cambiare è sempre un rischio. "Chi lascia la via vecchia per la nuova... sa quel che perde, ma non sa quel che trova".
Istintivamente si cerca di evitare il cambiamento, a meno che non sia proprio necessario. Sappiamo per esperienza che esso diventa assolutamente necessario quando la soglia del dolore raggiunge il limite dell'insopportabile. Allora cambiamo... eccome!
Anni fa andava di moda una bella canzone di Paola Turci, che parlava dei cambi nella vita sentimentale: "Come si cambia, per non soffrire...". Molti di noi lo sanno e lo hanno provato.
Ecco: se soffriamo tanto, allora è probabile che ci decidiamo a cambiare, per diminuire la sofferenza. Un po' come il figliol prodigo: decise di cambiare non tanto perché era pentito, ma perché soffriva. La sofferenza lo aiutò molto a pentirsi. Diciamo poi che, nella vita spirituale, la disponibilità al cambiamento è generalmente segno di giovinezza, mentre la rigidità rappresenta una specie di vecchiaia interiore.
Sottolineo "interiore", perché ci sono vecchietti che iniziano a usare il cellulare a 90 anni e giovani che fanno fatica ad accettare i compagni di classi immigrati.
Ci sono ragazzi molto vecchi e anziani di una giovinezza stupefacente. Dipende dal cuore, direbbe la Bibbia.
Nella Scrittura vediamo una cosa stupefacente: Dio è cambiamento.
Non è staticità, ma movimento. Non fissità, ma dinamicità. Non rigidità, ma continua novità. Non immobilismo, ma rinnovamento.
Dio chiede sempre cambiamenti alle persone e lui stesso, nel corso della storia della salvezza, ha operato grandi cambiamenti e assunto posizioni sempre più avanzate. Se leggiamo bene i Vangeli, ci accorgiamo, poi, di quanto giovane fosse Gesù Cristo, nel modo di pensare, nei rapporti con la gente, negli atteggiamenti. E forse Gesù amava Giovanni più degli altri, proprio perché era il più giovane degli apostoli, il più aperto al cambiamento.

LE RESISTENZE

Abbiamo fatto questa strana premessa perché ci pare che la liturgia odierna potrebbe, ironicamente, essere intitolata: "Cambiare?... neanche per sogno!"
Nel Vangelo ancora lo stesso tema: un tale pensa che la salvezza sia riservata a pochi eletti e si sente rispondere da Gesù "Gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi". Possiamo immaginarci la sua faccia! Anche qui: accettare questo cambio radicale di prospettiva significa mettere in discussione tutto, fin dalle radici. Non è facile. La Parola di Dio oggi annuncia quindi tre grandi cambiamenti, ai quali corrispondono, come risposta, tre grandi resistenze.
Ci pare di vedere ancora una volta una specie di struttura triadica: c'è una resistenza agli altri, una resistenza a se stessi e una resistenza a Dio.

RESISTERE AGLI ALTRI
Il Trito-Isaia scrisse dopo il ritorno dall'esilio, in un periodo delicato della storia di Israele. Di fronte alla tentazione dell'integralismo e della chiusura, invita Israele ad aprirsi, ad assumere una visione più universale: guardare al prossimo in modo nuovo, non più concorrenziale, ma solidale.
Qualcuno dice: "La stella polare è importante perché ti indica la direzione verso cui navigare: non la raggiungerai mai, ma è bene che esista e non potremmo stare senza di essa". Così è anche per tanti ideali, adombrati nella Scrittura nella loro magnifica radicalità e accolti dall'uomo solo parzialmente.
E' difficile, in generale, condividere un privilegio speciale ed esclusivo, con tutti. E' difficile, se abbiamo un diritto, non farlo valere tassativamente a nostro favore. S.Teresa d'Avila, nel "Cammino di perfezione" offre come prima regola per la crescita spirituale, un esercizio stranissimo, che pochi di noi hanno il coraggio di fare e che sembra davvero assurdo: "Provate, qualche volta, a rinunciare ai vostri diritti – dice - e vedrete la benedizione di Dio su di voi". Dovresti fare causa, ma preferisci il dialogo. Dovresti portare in tribunale, ma hai pazienza. Dovresti riscuotere ora, ma dai una proroga. Sei sempre paziente col prossimo, dovresti vendicarti e invece perdoni.
La magnanimità ("avere un grande animo") è il grande cambiamento: è vincere le resistenze, anche inconscie, verso il prossimo.

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