
Gesù Cristo secondo Luca (14,1-6)
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?».
CAMBIARE... CHE FATICA! (2)
RESISTERE A SE STESSI
Accettare una correzione e cambiare qualcosa di noi stessi è molto difficile e ci provoca sofferenza.
"The battle within" (la battaglia dentro) non è qualcosa che riguarda solo l'ultimo film dell'Uomo Ragno.
La battaglia dentro riguarda le resistenze nel rapporto col nostro carattere, le inclinazioni, la natura umana. E' la fatica di convertirsi, il lavoro su se stessi, la formazione permanente.
Un Maestro spirituale del nostro tempo scrive queste righe mirabili sulla battaglia dentro: "E' forse la via del male sempre facile e piacevole da percorrere e la via del bene sempre dura e faticosa? Qui c'è da fare attenzione per non cadere nella solita tentazione di credere che tutto va magnificamente bene quaggiù ai malvagi e tutto invece va sempre storto ai buoni. La via degli empi è larga, sì, ma solo all'inizio. A mano a mano che ci si inoltra in essa, diventa stretta e amara. Diventa, in ogni caso, strettissima alla fine, perché finisce in un vicolo cieco. La via dei giusti è stretta all'inizio, quando la si imbocca, ma poi diventa una via spaziosa, perché in essa si trovano speranza, gioia e pace del cuore. Il contrario della gioia terrena che ha come caratteristica di diminuire via via che la si gusta, fino a generare nausea e tristezza".
Ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace.
Non è banale la distinzione tra temperamento e carattere: il primo è ciò che siamo naturalmente, il secondo è il frutto di un lungo lavoro di miglioramento e di modifica, da svolgere quotidianamente su noi stessi.
Dio ci ama come siamo, ma nello stesso tempo ci indica la via del cambiamento e, attraverso le molteplici circostanze della vita, ci educa e ci corregge. Sta a noi accettare questa sfida.
RESISTERE A DIO
C'è poi la resistenza a Dio.
Se chiedessimo, in buona sostanza, perché Gesù è stato crocifisso ed è morto, dovremmo rispondere con verità: per la difficoltà degli esseri umani ad accettare un cambiamento radicale.
Il Messia che Israele aspettava era diverso, si è detto spesso. Gesù ha apportato troppi cambiamenti nel modo di vedere il rapporto tra l'uomo e Dio, ha capovolto troppe sicurezze, per poter essere accolto come Messia. E' scattata così la resistenza a Dio, la chiusura del cuore.
Il Vangelo è emblematico, nella sua radicalità, del grande cambio proposto da Gesù.
Agli scribi e farisei, persuasi di entrare nel regno semplicemente in virtù dell'appartenenza al popolo eletto, egli risponde con quel verbo agonizesthe, che significa, sforzatevi al 100%, faticate fino all'agonia, lottate, mettetecela proprio tutta per entrare nel Regno. Si tratta di uno sforzo teso fino allo spasimo. Conferma così le parole di Giovanni Battista: non basta essere figli di Abramo per salvarsi (Lc 3,8).
Nella teologia rabbinica del tempo vigeva la convinzione che gli ebrei si sarebbero salvati per il fatto di essere il popolo eletto. Oppure si sarebbero salvati solo se osservanti, ma sempre in virtù del fatto di essere membri di questo popolo.
Oggi sappiamo che nessuna appartenenza ci salva, ma solo la risposta personale e generosa: l'eliminazione delle resistenze a Dio e al suo Amore.
"Aprirsi a una visione universalistica implica la capacità di vedere largo, sospettare il bene presente oltre il cortile di casa, entrare in dialogo con tutti, promuovere la comunione al di là di ogni blocco pregiudiziale, coltivare il rispetto del diverso, accogliere il vero, il buono, il bello, da qualunque parte vengano, superare la crisi di rigetto nei confronti dell'estraneo, stabilire una serena e genuina fraternità. Dio è più grande del nostro cuore (1 Gv 3,20)". Non resistiamogli!
Tra gli aneddoti di papa Giovanni Paolo I ce n'è uno semplice e gustoso. A un bimbo che gli chiedeva se il peccato di Giuda Iscariota fosse troppo grande per essere perdonato, il Papa rispose: "Tradire Gesù è stato un grande peccato, ma credere di non poter essere perdonato è stato più grande".
Nessun commento:
Posta un commento