02 febbraio 2008

BEATI VOI!


Le beatitudini degli afflitti e dei diseredati vengono poi riassunte dall’evangelista in una terza beatitudine. C’è tutto uno schema con il quale l’evangelista costruisce le beatitudini, e la successiva è:

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”, o letteralmente “Beati gli affamati e assetati della giustizia, perché questi saranno saziati”.

L’evangelista ha presentato 2 situazioni di ingiustizia (gli afflitti, e i diseredati), e le riassume in una terza beatitudine.

Quelli che ne fanno una questione vitale di riportare dignità a chi dignità non ce l’ha, quelli che fanno una questione vitale di liberare dall’oppressione gli oppressi, ebbene questi - assicura Gesù – in questa comunità (perché tutto dipende dalla prima beatitudine) in una comunità di gente che ha rinunciato all’ambizione, dall’avere di più, dall’arricchire, dall’essere di più degli altri ed ha capito che la felicità non consiste in quello che si ha, ma in quello che si dà, saranno felici qui pienamente su questa terra.

E ce lo dice pure, oltre la beatitudine, una frase di Gesù negli Atti degli Apostoli, che purtroppo è sempre stata trasmessa senza il risalto che merita. Gesù dice: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, ecco qui la felicità.

Molti non sono felici perché pensano che la felicità consiste in ciò che gli altri devono fare per noi. Allora rimani sempre deluso perché gli altri non possono sapere ciò che lui aspetta, ciò che lui desidera e ciò che lui spera.

Chi pensa che la sua felicità dipenda da quello che gli altri devono fare per lui rimane sempre deluso.

Allora Gesù dice: no, la felicità non consiste in ciò che gli altri faranno per te, in ciò che riceverai, ma in ciò che tu donerai. Allora la felicità è piena immediata e totale, la felicità consiste in ciò che si fa per gli altri; se io non so quello che gli altri possono fare per me, so ciò che io posso fare per gli altri.

Quindi l’invito di Gesù è per la pienezza della felicità, e se c’è una comunità che si occupa della felicità degli altri, in questa comunità quelli che fanno una questione vitale fame e sete di questa giustizia, saranno pienamente saziati (e qui bisognerebbe tradurre con un verbo italiano ormai un po’ in disuso, perché il termine che usa l’evangelista è il verbo satollo che si usa per gli animali che mangiano sino a scoppiare, e si potrebbe dire satolli): cioè gli affamati e gli assetati, saranno saziati sino a scoppiare.

Ed è importante che questo verbo, essere satolli, essere sazi, l’evangelista lo riporta in un episodio importante: quello della condivisione dei pani e dei pesci dove quelli che mangiarono furono satolli (Mt 14,20). L’evangelista con questa tecnica letteraria (adoperando questo verbo solo in questi due episodi) ci fa comprendere che si sazia la propria fame e sete di giustizia, saziando la fame fisica degli altri, ma sopratutto Gesù garantisce che all’interno della sua comunità non ci sarà nessuna forma di ingiustizia, ogni forma di ingiustizia sarà messa fuori dalla porta.

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Testo tratto dal commento sulle beatitudini

di Alberto Maggi

Testo non rivisto dall’autore


Per attività e proposte

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18 gennaio 2008

L'UOMO "FRAGILE"


«L’educazione che abbiamo ricevuto in passato — e soprattutto quella che viene impartita oggi», spiega Vittorino Andreoli, «ha sempre posto l’accento sulla necessità di essere degli uomini (e delle donne) forti.

In un mondo in cui conta il successo e il raggiungimento della fama il più presto possibile, l’imperativo è avere grinta, o per lo meno mostrare di possederla. Così ognuno ha finito (e finisce ancora) per tenersi dentro un io fragilissimo, nascosto con altre “vergogne” nel profondo di sé. Ecco: io credo che questo modo di educare e di vedere l’uomo sia decisamente sbagliato».

In che senso?

«Perché in realtà, l’adulto è fragile e pieno di paure (come e più del bambino e dell’adolescente).

Si pensi alle crisi di coppia, alle relazioni che si spezzano; si pensi ai padri che temono i figli, agli insegnanti che ogni giorno a scuola hanno paura di venir aggrediti dagli studenti.

Non solo: oggi l’adulto vive nell’angoscia di perdere il proprio status e di dover rinunciare a ciò che ha conquistato finora. Così il suo sguardo si rivolge al basso e non più all’alto, teme cioè di scendere qualche gradino della scala sociale, e questo complica tutto. Perché un conto è guardare in su, voler salire, obiettivo che porta ad aver coraggio, a rischiare, a tirare fuori idee, un altro è guardare in giù: quando si ha paura di perdere qualcosa non si dice più nulla, e piuttosto che presentare un’idea che potrebbe essere buona, ma anche essere bocciata, si preferisce tacere».

Intervista a Vittorio Andreoli tratta da “magazine” supplemento al “Corriere della sera”



http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorino_Andreoli

13 gennaio 2008

RELAZIONE E’: ASCOLTARE



Proviamo per una volta a non fare un’analisi di quello che ci succede attorno. Proviamo per una volta a non chiederci come vivono gli altri. Proviamo per una volta a non fermarci nelle analisi di quello che non va fuori della porta di casa nostra. Proviamo per una volta a non domandarci come i giovani vivono le relazioni…

Proviamo per una volta a chiederci: e io?


Il dizionario Devoto-Oli definisce così la parola “ascoltare”: «Trattenersi volontariamente e attentamente a udire, prestare la propria attenzione o partecipazione a qualcuno o qualcosa in quanto informazione o motivo di riflessione». Certo... non tutto quello che sentiamo dire, non tutto quello che leggiamo merita di essere capito e approfondito. Ma ci vuole qualcosa di più di un “buon orecchio” per cogliere i segnali interessanti che spesso non sono dove ce li aspettavamo. Se entriamo in un dialogo, in uno scambio, abbiamo scarse probabilità di farci capire (e di essere ascoltati) se prima non abbiamo saputo ascoltare “con attenzione e partecipazione” – e anche riflettere.

Quando si parla di relazione il rischio è quello di fermarci alla comunicazione. L’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare. Questo è vero in qualsiasi forma di relazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Mentre scrivo queste righe sto cercando di “ascoltare” – per immaginare che cosa penserà chi legge, per ricordare ciò che ho imparato da chi ha letto altre cose che ho scritto e mi ha aiutato a renderle più chiare.

Naturalmente “ascoltare” non significa usare solo l’udito; ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni.

Il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse. Di solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure una percezione chiara del loro gonfiato ma confuso “io”. Passano tutta la vita a coltivare un “sé” immaginario, che cercano di imporre al prossimo. Il problema è che spesso ci riescono, perché c’è anche nella natura umana il desiderio di essere “seguaci”, di accodarsi a qualcun altro…

Ascoltare vuol dire, prima di tutto, mettersi nei panni degli altri. Capire le cose dal loro punto di vista. Ma si tratta anche di percepire ciò che forse un’altra persona non aveva intenzione di dirci, ma involontariamente “trasmette” con il suo stile, il suo comportamento, il suo modo di esprimersi.

In una buona relazione la capacità di ascoltare è fondamentale e molto spesso noi, come molte persone, sentiamo quello che accade ma non ci tocca, ci è estraneo.

Rispondere in pieno alla nostra vocazione di uomini e di conseguenza di figli di Dio, significa usare di questo talento che “vive” in noi; significa che se ci mettiamo in ascolto, possiamo far vivere a chi ci sta di fronte, l’esperienza che Dio ci propone in continuazione: il suo amarci incondizionato, per quello che siamo, senza giudizio; significa che l’altro consegna a noi il suo vivere, il suo dolore, la sua gioia, le sue preoccupazioni, le sue soddisfazioni… e noi partecipiamo alla sua vita, portiamo con lui ciò che potrebbe affaticarlo, condividiamo ciò che lo rende felice…

Tu vuoi essere una persona che ascolta?



fra Paolo



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11 gennaio 2008

"SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA"





25-26-27 Gennaio 2008

“SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA”

Esegesi sulle parabole dei Vangeli.

con fra Alberto Maggi o.s.m.





Fraternità di accoglienza vocazionale dei frati minori cappuccini

Via p.Leopoldo, n.5 cap.36016 Thiene (VI) tel. 0445/368545

fra Paolo Bertoncello cel. 349 4309001

e-mail: paolo.bertoncello@fraticappuccini.it



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03 gennaio 2008

"NON CI SONO PIU' VALORI"





«Non ci sono più valori» è una frase che si sente ripetere in continuazione anche in tv. Non è vero. La nostra società ha un grande corpo centrale di valori condivisi da tutti, come l'amore, l'amicizia, la generosità, il coraggio, la solidarietà sociale, la giustizia, la pace, la libertà di parola, di stampa, di culto, il sapere scientifico, le libere elezioni, la cura dei vecchi, dei malati, dei bambini, l'uguaglianza di uomini e donne, il rispetto per gli animali e della natura. Inoltre è un valore che la gente non sia armata, non compia vendette sanguinose, non siano ammesse la pena di morte e la tortura. Tutti condannano l'assassinio, lo stupro, il furto, l'inganno, il plagio, il bullismo. Certo, vi è gente che questi valori non li rispetta; in tutte le società ci sono i delinquenti, i maleducati, i ribelli e chi li protegge. Però nel nostro Paese, accanto a questo corpo di valori condivisi, vi sono anche delle differenze e le principali fanno capo a due grandi tradizioni culturali. La prima è la tradizione cattolica. Coloro che vi appartengono ritengono un valore la castità prematrimoniale, l'amore e l'indissolubilità del matrimonio, la fedeltà coniugale, avere dei figli, la maternità e la paternità, mentre sono contrari all'aborto, alla prostituzione, all’eutanasia, alla manipolazione genetica non terapeutica. Condannano l'avidità di denaro, la libertà sessuale e le droghe. Rigorosi sui principi, lo sono meno nella pratica perché la morale cattolica non ha mai negato di essere difficilmente realizzabile nella sua interezza. All'opposto troviamo coloro che appartengono alla tradizione illuminista e scientista, per cui l'uomo è libero di fare di sé ciò che vuole. Essi sono favorevoli a qualsiasi espressione della propria sessualità, al divorzio, a tutte le forme di convivenza e di matrimonio, all’eliminazione della designazione di padre e madre, all'aborto, a molte droghe, all'eutanasia e alla sperimentazione genetica. Alcuni anche all'incesto e alla pedofilia. Ovviamente con tutte le sfumature intermedie. La corrente illuminista, antireligiosa e scientista è stata dominante nelle élite che hanno fatto il Risorgimento, ma poi ha perso vigore nel periodo fascista e in quello democristiano dove anche i comunisti erano prudenti. Ha ripreso forza negli ultimi tempi, e oggi assistiamo a un violento scontro fra credenti e non credenti, cattolici e anticattolici. E' questo conflitto che dà l'impressione che «non ci siano più valori».

Di Francesco Alberoni 21 maggio 2007


23 dicembre 2007

VERSO IL NATALE 2007




Salmo 23

La terra è di Dio! L'intero universo e i viventi che lo abitano appartengono a lui. La sua potenza ha generato la vita e il suo amore premuroso la conserva.

Chi può avvicinarsi a Dio, chi può sentirsi degno di lui? Chi è retto nel pensare e nell'agire, chi cerca verità in se stesso e negli altri.

Ecco l'uomo gradito a Dio, egli gusterà ciò di cui ha sete; ecco i veri cercatori di Dio, del volto di quel Dio che Giacobbe ha conosciuto.

Superate, uomini, i vostri scetticismi, le vecchie paure e i nuovi pregiudizi e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita? E Dio, forte e misericordioso, Dio che vince il male.

Superate, uomini le vostre sicurezze, i vecchi fatalismi e l'indifferenza borghese e accogliete il signore della vita.

Chi è questo signore della vita. E proprio lui, Dio che si è manifestato agli uomini.

Dal vangelo secondo Matteo 1

[18] Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. [19] Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. [20] Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. [21] Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

[22] Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

[23] Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. [24] Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, [25] la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

La fantasia di Dio

L’Angelo, manifestazione divina, saluta Maria e l’invita a rallegrarsi per essere stata colmata di grazia da parte di Dio. Non sono i meriti di Maria, ma i doni gratuiti del Signore che rendono la ragazza di Nazaret “favorita dalla grazia” (Lc 1,28).

Maria è sconcertata e cerca di capire ciò che le sta accadendo. Per comprendere il turbamento che coglie Maria, che si sente oggetto di un annuncio divino, occorre rifarsi alla mentalità giudaica secondo la quale “il Santo, Egli sia benedetto, non parlò con alcuna donna se non con quella giusta, e anche quella volta per una causa” (Ber. Rab. XX, 6). Infatti, nell’Antico Testamento l’unica volta che Dio si è rivolto a una donna, è stato per rimproverare Sara, la moglie di Abramo, e da allora non ha più rivolto la parola a nessuna donna (Gen 18,10-15).

Se Dio non parla alle donne, come può ora parlare a Maria?

Inoltre ciò che l’Angelo propone a Maria suona come una bestemmia: diventare madre del figlio di Dio!

Mentre Zaccaria e Elisabetta sono stati presentati dall’evangelista come irreprensibili osservanti di tutte le leggi e le prescrizioni del Signore (Lc 1,6), nulla di questo è affermato per Maria.

Se Maria fosse stata una pia e devota ragazza, probabilmente avrebbe rifiutato la proposta angelica come una sacrilega tentazione: Dio non ha figli, “il Signore è uno solo” (Dt 6,4). Quando le autorità giudaiche si rendono conto che Gesù rivendica di essere il figlio di Dio “cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto abrogava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,17). E quando Gesù ammetterà di fronte al sommo sacerdote la sua condizione divina, “il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: Ha bestemmiato!” (Mt 26,65).

Che Dio potesse avere un figlio era una bestemmia e come tale doveva essere punita con la morte.

Eppure Maria accetta.

Mentre Zaccaria, incredulo, chiede un segno, una prova che garantisca la verità dell’annuncio (“Come potrò conoscere questo?”, Lc 1,18), Maria, che non dubita, chiede di conoscere il modo col quale si realizzerà ciò che le è stato annunciato (“Come avverrà questo?”, Lc 1,34).

E l’Angelo le risponde: “Lo Spirito santo scenderà su dite...” (Lc 1,35).

Come al momento della creazione lo “Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque” (Gen 1,2), così quel che avverrà in Maria sarà una nuova creazione e “colui che nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35). Luca presenta Maria come la donna dello Spirito, racchiudendo la sua esistenza tra le due discese dello Spirito, all’annunciazione e alla Pentecoste (At 1,14; 2,1-4).

“Avvenga per me come tu hai detto” (Lc 1,38).

Maria si apre al nuovo che il Signore le propone e la ragazza di Nazaret, che “nessuno, neanche tra i vicini, conosceva” (Origene, Contro Celso, I, 39), verrà proclamata beata da tutte le generazioni (Lc 1,48).

Maria è il capolavoro della fantasia di Dio, quel Signore che sceglie sempre per le sue opere ciò che gli uomini disprezzano e scartano (1 Cor 1,27-30). Con Maria, la donna, considerata una categoria sub-umana e comunque l’essere più distante dalla santità di Dio, diverrà la sua più immediata collaboratrice.

La donna, ritenuta responsabile della morte nel mondo (Sir 25,24), sarà portatrice di una vita capace di superare la morte. La donna, che non può sfiorare il rotolo della Parola del Signore, darà alla luce la Parola di Dio che si farà uomo (Gv 1,14).

Nella sua risposta Maria si è definita “la serva del Signore” (Lc 1,38), e come tale sa che chi accetta di servire il Signore deve prepararsi alla prova (Sir 2,1). Lei si è fidata del Dio dei suoi padri, ora dovrà prepararsi ad accettare il Dio di suo figlio.

Tratto da “NON ANCORA MADONNA” di fra Alberto Maggi






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17 dicembre 2007

APRIRSI PER ESSERE UNITI


Veniamo da un secolo di guerre, di crudeltà ideologiche a cui e seguita l’intolleranza islamista. Ne siamo stanchi. Siamo stanchi anche del continuo conflitto politico che divide le famiglie, gli amici, e rende faticoso lo sviluppo del nostro Paese. Siamo stanchi di gente violenta, che condanna, che non ti rivolge la parola se non la pensi come lei.

Abbiamo bisogno di persone che ci ascoltano, che ci capiscono, di amici. Ma anche di gente che agisce, che fa, che non rinvia. Mi viene in mente il film di Benigni La tigre e la neve in cui lui si comporta in modo amichevole con tutti, iracheni e americani e, pieno di fede e correndo come un pazzo, ottiene ciò che vuole.

Qualcuno critica l’atteggiamento positivo perché teme che significhi accettare le ingiustizie, il male, la sopraffazione e perdonare i peggiori crimini. No, l’atteggiamento positivo vuoi solo dire che metti da parte il rancore, la pigrizia e, invece di lamentarti, di prendertela con gli altri, ti prendi la responsabilità di decidere e fai delle cose positive.

Mi viene in mente un sacerdote che nella sua chiesa ha pochissimi fedeli ma, anziché attrarne di nuovi, rimprovera continuamente quelli presenti. E invece un altro a cui avevano assegnato una parrocchia dove, per anni, ha fatto la messa da solo, e oggi raccoglie attorno a sé centinaia di persone che vengono da tutte le città circostanti.

Perché non è pigro, perché li aiuta, e trasmette loro forza, gioia, speranza.

Bisogna vincere la nostra pigrizia per aprirci agli altri, per stabilire con loro un rapporto amichevole, per non parlare di ciò che ci divide, per fare ciò che serve a entrambi senza rinviare continuamente. La concretezza dell’azione ci aiuta anche a dimenticare i nostri guai e le ingiustizie di cui siamo vittime. Sì, è vero, è un’epoca difficile, molti abusano del loro potere e si comportano in modo villano, ma se rimugini su queste cose non fai più niente.

Mi sono accorto da tempo che gli imprenditori, i commercianti, gli scienziati più bravi, le persone che creano ospedali, centri di ricerca, comunità di recupero non sono mai né lamentosi, né pigri. Sono ottimisti, sanno godere delle cose che la vita gli offre e riescono a vedere le occasioni che si presentano.

Agiscono, costruiscono.

E sono convinto che ciascuno possa fare lo stesso nel suo campo, piccolo o grande che sia.

Di Francesco Alberoni. Tratto da “Corriere della sera”


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14 dicembre 2007

ANCHE VOI COME ME!



Salmo 145

Lodiamo, o comunità dei credenti, lodiamo il Signore con gioia; voglio lodarlo e ringraziarlo per il suo progetto di salvezza.

È da stupidi mettere la propria fiducia negli uomini ricchi, potenti, metterla in un uomo che non può salvare neppure se stesso.

Saggio chi mette la sua fiducia nel Dio vivente, chi fonda la sua speranza in lui; lui non muore e non tradisce; le promesse che fa le mantiene, sempre!

Queste sono le promesse che Dio ha fatto, il suo impegno nei confronti dell'uomo: far promulgare leggi giuste a servizio dell'uomo e non dei gruppi di potere.

Far cessare lo sfruttamento dei ricchi sui poveri ripartendo con equità le risorse della terra; promuovere l'alfabetizzazione e la cultura, garantire la libertà di pensiero e di informazione.

Far rispettare i diritti degli indifesi; liberare i detenuti per motivi ideologici, politici, religiosi, razziali...; mettere in posti di responsabilità persone oneste.

Riabilitare chi è stato calunniato e messo ingiustamente da parte; dare centralità ai poveri e agli emarginati; contrastare energicamente l'agire dei violenti.

0 credenti che formiamo le Chiese quali segni e strumenti del Regno, questo è l'impegno che Dio si è assunto ed ha affidato alle nostre mani.

Condividiamo la sua azione con la stessa instancabile energia. Avremo motivo di lodarlo sempre più spesso.

Dal Vangelo secondo Matteo cap 11,2-11

Quindi, scrive Giovanni, "In principio" - che vuol dire prima dell’inizio della creazione - esisteva già… e qui usa un termine che veramente non è facile tradurre: in greco è "logo", che ha un’incredibile varietà di significati. La CEI traduce con "verb", ed è una traduzione esatta; però, francamente non ci dice niente che "in principio ci fosse il verbo". Rivolgendosi a persone di cultura normale, cosa si può comprendere con questo termine? Altri traducono con: "in principio c’era la parola", però anche in questa espressione manca la ricchezza del significato, perché Giovanni, scegliendo questo termine, ha un’idea molto chiara. "Logos" è un termine che da una parte significa "progett" e da un’altra, in quanto progetto formulato, significa "parola".

Giovanni, in questo prologo, dice che fin dall’inizio, prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un progetto. Potremmo tradurre, in maniera molto comprensibile: "Prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un’idea". L’evangelista ci presenta, anche se così non si può dire perché Dio non ha la testa, un’idea che era fissa nella testa di Dio. Prima ancora della creazione del mondo, Dio aveva un’idea, un progetto.

Il primo versetto comincia così: "Fin dall’inizio, prima ancora di creare il mondo, Dio aveva un progetto". Un progetto che si esprime con un’unica parola ed è il progetto della realizzazione di questo amore, di un amore di una qualità nuova che, venendo da Dio, annienterà tutto ciò che vi era prima.

Continua Giovanni: in principio c’era questo progetto, questa parola e l’evangelista sottolinea che "questo progetto si dirigeva a Dio". Con questa sottolineatura, Giovanni ci vuol far comprendere che questo progetto, che come vedremo sarà di un’ampiezza che ci farà ubriacare di contentezza, era sempre nella testa di Dio, cioè era qualcosa che stava molto a cuore a Dio. Potremmo tradurre, in maniera colloquiale, che Dio aveva sempre in testa questo pensiero; questo progetto era qualcosa che gli stava a cuore, prima ancora di creare il mondo, il quale è stato creato proprio per la realizzazione di questo progetto.

Ed ecco la rivelazione fantastica che fa Giovanni: "e un Dio era questo progetto". Viene tradotto normalmente: "e il verbo era Di". Potremmo tradurre anche con "la parola era un Dio", ma è più facile da comprendere: "e un Dio era questo progetto". Il progetto di Dio sull’umanità, sull’uomo, è qualcosa di incredibile e, purtroppo, credo che la nostra tragedia di credenti sia che non l’abbiamo conosciuto; o se lo abbiamo conosciuto, non lo abbiamo capito. Giovanni ci presenta un Dio talmente innamorato dell’umanità, che non gli basta aver creato l’uomo in carne e ossa, ma lo vuole innalzare alla sua stessa condizione divina; "un Dio era questo progetto"! Il progetto di Dio sull’umanità è che l’umanità, quindi l’uomo, raggiunga la pienezza della condizione divina.

Tratto dal commento di fra Alberto Maggi al prologo di Giovanni senza la revisione del relatore.

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03 dicembre 2007

SCIENZA E VALORI, UN MODO DIVERSO DI GUARDARE IL MONDO.


Molti filosofi ci dicono che il mondo di oggi è dominato dal nichilismo. Perché Dio è morto e tutti i nostri valori, tutte le nostre mete, addirittura l’idea stessa che la vita abbia uno scopo sono crollate. L’unico sapere è quello della scienza che può spiegarti perché accade questo o quel fatto, come ottenere un certo risultato (tecnica), ma non potrà mai dirti che cosa è bene e che cosa è male, cosa devi o non devi fare. Per la scienza gli esseri umani non sono liberi e concetti come meta, fine, dovere, volontà, sforzo, colpa, merito, responsabilità sono totalmente privi di senso. L’atto più orribile, come il gesto più eroico, è un puro fatto chimico fisico.
Come fai allora a spiegare scientificamente a tuo figlio che non deve lanciare i sassi dal cavalcavia o guidare l’auto ubriaco? E allo scienziato di non creare ibridi genetici uomo-animale? Il ragazzo può risponderti che continua, a farlo perché si diverte. E lo scienziato perché gli interessano solo i suoi esperimenti, il resto non lo riguarda.
Ma il punto di vista scientifico è veramente l’unico? No, esistono sempre due modi di guardare l’uomo e il mondo. Quello della scienza in cui c’è solo materia ed energia, l’altro in cui c’è anche mistero e libertà.. La natura è indifferente al bene e al male, al dolore e alla giustizia.
Però l’uomo, anche se appartiene alla natura e segue le sue leggi biologiche, aspira a un mondo diverso in cui ci siano anche giustizia, amore, felicità e bellezza.
A un mondo ideale. E, in base a questo ideale, giudica se stesso e la natura. Egli perciò è, nello stesso tempo, dentro e fuori la natura. Come oggetto della scienza è dentro la natura, come possessore di coscienza ne è fuori, vive nel mondo della cultura, dei valori e della libertà.
Religione, morale e arte sono fondate su categorie diverse da quelle della scienza. Noi agiamo nella vita, creiamo, lavoriamo perché ci poniamo delle mete, abbiamo una vocazione e dei sogni. Certo, la scienza può spiegarli con processi biologici o chimici. E, domani, potrà manipolarli stimolando in modo opportuno l’ipotalamo o la corteccia cerebrale. Ma a deciderlo, a farlo, saranno sempre uomini mossi da desideri sogni valori, mete, ideali. Ogni cosa può essere guardata in questo duplice modo: dall’ottica della scienza e da quella dei valori. Nessuno riesce ad assorbire l’altro. Il nichilismo non potrà mai prevalere.

Articolo tratto dal “corriere della sera” di Francesco Alberoni



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02 dicembre 2007

i Domenica di Avvento: "Vivere in pienezza per non temere la morte"












Salmo122

Mi rivolgo a te, Signore, con fiduciosa trepidazione, a te che sei un Dio di bontà, un Dio di speranza e consolazione.

La mia attenzione per te, Signore, è come quella di un uomo per il suo lavoro, come quella di una donna per la sua casa o quella di un prete per la sua comunità.

Mi rivolgo a te con fiducia, con estrema fiducia e abbandono perché so che ti stanno a cuore i miei problemi e mi sai capire nel profondo dell'anima.

La gente che incontro normalmente non condivide la mia mentalità e i benpensanti mi disprezzano con orgogliosa sufficienza.

Le persone che contano e comandano contrastano duramente il mio impegno ed anche molti compagni di viaggio si sono incamminati per strade diverse.

È difficile, Signore, rimanere fedeli in mezzo all'incomprensione di molti, provocati dalla finta compassione, sotto il peso di un malcelato disprezzo.

Non ce la faccio più! Sono avvilito e spesso mi chiedo: «Ne vale la pena?». Ti supplico, Dio di fiducia, mantienimi saldo in te!



Dal Vangelo secondo Matteo cap. 24

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. [38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, [39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. [40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. [41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. [43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. [44] Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.



Articolo


“E’ urgente che la Chiesa riprenda a trattare temi vitali per l’uomo, come il grande dono dell’eros, una spiritualità che parli al cuore, il posto del corpo, l’aldilà, il rapporto con la natura e il cosmo, facendone una teologia, riconoscendoli come luogo teologico, e non riducendoli solo ad una morale.
La vita non statica, ma estatica, in cammino verso qualcosa che è al di là di sé. L’essere è estasi, è divenire, movimento, diffusione di sé, attrazione. La vita avanza per passioni, non per comandi, e la passione nasce per una bellezza.
Acquisire fede è acquisire bellezza del vivere, è bello amare, sposarsi, generare, godere della luce e degli abbracci, gustare l’umile piacere di esistere; è bello essere di Dio e nello stesso tempo essere del mondo; è bello attendere e stare con l’amico, perché tutto va verso un senso luminoso e positivo, nella finitezza e nell’infinito.
La vita non è etica, ma estetica (=sensibile), non anestetico, immobile, insensibile (suo contrario letterario). Ogni vivente ha una vita affettiva, parte alta e forte della sua identità, necessaria per essere felice. Possiamo negarla ma non eliminarla. La dimensione degli affetti, fondamentale per l’equilibrio della persona, necessaria per vivere (se non amiamo non viviamo: 1Gv. 3,14), e per vivere con gioia, è un autentico luogo teologico: l’amicizia rivela qualcosa di Dio.
Ogni vivente nasce come persona appassionata, e quel malinteso spirito religioso che ci spinge a negare le nostre passioni inaridisce le sorgenti della vita e rende molti cristiani dei predicatori di cose morte.
Bisogna non tanto soffocare, ma convertire le passioni; non raggelare, ma liberare i desideri per desiderare Dio. Soltanto chi ama la vita è sensibile al richiamo del Vangelo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. (Gv. 10,10).

(tratto da “I baci non dati” di E. Ronchi)

ALCUNI APPUNTAMENTI


Per Gennaio ‘08 appuntati sull’agenda: tre giorni biblici,
25-26-27 con fra Alberto Maggi su:

“SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA
Le parabole nei vangeli”












Ritiro di fine anno qui a Thiene
dal 29 Dicembre pomeriggio a 1 Gennaio mattina, dal titolo:

“IL VERBO SI FECE CARNE
Una fede incarnata”


Adesioni entro il 24 dicembre al 3494309001
oppure paolo.bertoncello@fraticappuccini.it








15 Dicembre ore 20,30 il prossimo incontro formativo:
conosciute le maschere, ora:
“SCOPRI I TUOI TALENTI”

Da sabato 12 gennaio, per chi vuole, dopo l’incontro, approfondiremo il tema della serata con una lectio. Dormiremo qui e la mattina della Domenica, dopo la colazione, concluderemo con
l’Eucaristia e la condivisione della serata.

26 novembre 2007

Solennità di Gesù Cristo re dell’universo C.
















Dal vangelo secondo Luca 23

[35] Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». [36] Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: [37] «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». [38] C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». [40] Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? [41] Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». [42] E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». [43] Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».


Articolo

Lascia che Gesù ti trasformi

Tu cerchi il modo d’incontrare Gesù. Cerchi d’incontrarlo non soltanto nella tua mente, ma anche nel tuo corpo. Ricerchi il suo affetto, e sai che questo affetto implica tanto il suo corpo quanto il tuo. Egli è divenuto carne per te, affinché tu potessi incontrano nella carne e ricevere il suo amore nella carne.
Ma rimane in te qualcosa che impedisce questo incontro. Vi sono ancora tanta vergogna e tanta colpa incrostate nel tuo corpo, che bloccano la presenza di Gesù. Tu non ti senti pienamente a tuo agio nel tuo corpo; lo guardi come se non fosse un luogo abbastanza buono, abbastanza bello o abbastanza puro per incontrare Gesù.
Quando guardi con attenzione alla tua vita, vedi quanto sia stata afflitta dalla paura, specialmente paura delle persone in autorità; i tuoi genitori, i tuoi insegnanti, i tuoi vescovi, le tue guide spirituali, persino i tuoi amici. Non ti sei mai sentito uguale a loro e hai continuato a sottovalutarti di fronte a loro. Per la maggior parte della tua vita ti sei sentito come se avessi bisogno del loro permesso per essere te stesso.
Pensa a Gesù. Egli era totalmente libero di fronte alle autorità del suo tempo; egli diceva alla gente di non farsi guidare dal comportamento degli scribi e dei farisei. Gesù è venuto tra noi come un uguale, un fratello. Ha spezzato le strutture piramidali del rapporto tra Dio e gli esseri umani, come pure quelle tra la gente, e ha offerto un modello nuovo: il cerchio, dove Dio vive in piena solidarietà con gli esseri umani, e questi tra loro.
Non riuscirai a incontrare Gesù nel tuo corpo finché il tuo corpo rimane pieno di dubbi e di paure. Gesù è venuto a liberarti da questi legami e a creare in te uno spazio nel quale puoi stare con lui. Egli vuole che tu viva la libertà dei figli di Dio.

Non disperare, pensando che non puoi cambiare te stesso dopo tanti anni. Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù, e chiedigli di darti un cuore libero dalla paura dove lui possa stare con te. Tu non puoi renderti diverso. Gesù è venuto a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo. Lascia che egli ti trasformi col suo amore e ti renda così capace di ricevere il suo affetto nell’interezza del tuo essere.

Di Henri Nouwen “LA VOCE DELL’AMORE”

18 novembre 2007

In principio uomini, infine santi





Non ammiro Pietro che rinnega, spergiurando, il Cristo, né la sua fede
vacillante quando cammina sulle acque. Ciò nonostante, il suo rinnegamento e la sua esitazione mi sono d'aiuto nel cammino della santità. Anch'io ho vacillato e sono caduto; e se non m'è dato di piangere come Pietro, posso almeno gridare con lui: "Salvami, o Signore, se non vuoi ch'io mi perda!".
Non posso ammirare Saulo che custodisce le vesti dei lapidatori di Stefano e cavalca da Gerusalemme a Damasco, spirante minacce e stragi contro tutti i cristiani. Sotto questo aspetto, Saulo, persecutore dei discepoli di Gesù è, a sua volta, un tipo detestabile. Tuttavia Saulo, divenuto Paolo mi incoraggia. Se lui poté cambiare l'odio in amore, la mia speranza vive ancora.
Analoghe riflessioni si possono fare con molti altri, anzi, con la maggior parte de santi. La debolezza dei loro inizi mi dà la forza, la loro santità finale ispirazione. Ringrazio Iddio per Agostino "peccatore" trasformato in santo..."

(M. Raymond, L'uomo che si vendicò di Dio)

PASTORALE




















--> Gesù non ha disdegnato di incontrare chi era “diverso” per comunicare il suo amore.
Francesco incontrando il lebbroso, che era diverso da lui, è diventato un uomo libero.
Anche quest’anno 6 incontri per giovani dai 17 ai trent’anni e/o animatori e catechisti che vogliano fare un cammino di formazione sul tema:

“IO TI INCONTRO E MI FACCIO INCONTRARE”.

SABATO 10 NOVEMBRE 2007
SABATO 15 DICEMBRE 2007
SABATO 12 GENNAIO 2008
SABATO 16 FEBBRAIO 2008
SABATO 29 MARZO 2008
SABATO 3 MAGGIO 2008
SABATO 7 GIUGNO 2008

Ore 20,30

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene



--> Conoscere il Vangelo non è un dovere per il cristiano ma è la fonte della sua vita e della sua vita di fede.
Non sempre però la “parola” è immediata nella sua comprensione.
Fra Alberto Maggi anche quest’anno ci aiuterà accostando le parabole nei sinottici.

Tre giorni 25/26/27 Gennaio 2008

"SE NON CAPITE QUESTA PARABOLA" (Mc 4,13).

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene




--> “Mio padre era….”
L’antico testamento ci invita a far memoria delle nostre origini, da dove è partita la nostra fede in Gesù il Cristo.

6 incontri di formazione biblica “spezzati” da fra Roberto Tadiello


“ABRAMO E I PATRIARCHI”

MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO 2008
MERCOLEDI’ 5 MARZO 2008
MERCOLEDI’ 2 APRILE 2008
MERCOLEDI’ 16 APRILE 2008
MERCOLEDI’ 7 MAGGIO 2008
MERCOLEDI’ 21 MAGGIO 2008


Ore 20,30

Presso la fraternità di accoglienza vocazionale di Thiene




--> Ogni secondo mercoledì del mese preghiera per le vocazioni

--> Da ottobre a giugno il sabato sera santuario aperto dalle 21 alle 24

--> Martedì ore 20,45 Venerdì ore 20,45 Sabato ore 16,00 cammino settimanale giovani francescani.




www.cappuccinivenezia.org/vocazioni.htm

14 agosto 2007

Dal Nepal

Questa mail mi è arrivata dal Nepal.

Vi chiedo, se come cristiani, qui oggi, abbiamo il coraggio di vivere nel quotidiano, nel concreto ciò che professiamo con la bocca, con le parole...


Carissimi,
come state?! probababilmente avrete sentito parlare delle inondazioni qui in Nepal,
delle condizioni di emergenza in cui versano intere zone....le notizie dei media si diffondono solo quando hanno interesse a farlo....
Perche' un titolo di risonanza biblica, di domanda? ne aggiungo un altro che forse non differisce di molto, " che cos'e' l'uomo perche' l'uomo se ne curi?", a cui fa risonanza la domanda di Caino "sono forse io responsabile del mio fratello?"
ritorno dal far west del Nepal, luogo abbandonato dagli uomini e di conseguenza da dio....
ho incontrato l'etnia dei kamaja. I kamaja fino a pochi anni fa erano schiavi per nascita, legati alla terra che non era mai loro...dopo l'abolizione della schiavitu' son rimasti senza terra e senza lavoro....senza diritti di nessun tipo...attualmente il governo ha dato loro degli apezzamenti di terra recintata. vivono come dentro una grande riserva inelle loro abitazioni alte un metro e mezzo di paglia e fango...due gocce di pioggia forte e hanno perso tutto.PERCHE'?
Perche' oggi migliaia, milioni di persone vivono in queste condizioni? non hanno voce, non hanno microfoni....inutile dire che qui le malattie abbondano, che non c'e' corrente elettrica, non ci sono mezzi di comunicazione...e il governo ha tutto l'interesse a dividere, a lasciare le cose in questo stato.....governo? mah, visto che NON ci son MAI state elezioni, che l'85 per cento del nepal non ha istruzione, che i figli di ricche famiglie e caste alte si contendono le sedie, che quei 4 pagliacci dei maoisti, dopo aver ammazzto gente per dieci anni impunemente ora ridacchiano seduti sulle poltrone del potere..no, ...non merita il nome di governo...solo delinquenti, bastardi, non so comwe chiamare questa gentaglia arrivata li sul sangue deglia altri....
Ho visitato una scuoletta che una fondazione di Torino ha costruitio per le comunita' dei Kamaja e che continua a supportare nonostante abbia perso centinaia di migliaia di euro dai benefattori a causa di personaggi senza scrupoli che si sono intascati tutto sotto la parvenza di aiuti umanitari...son sempre piu' perplesso quando fondi su fondi vengon trasferiti con leggerezza nei paesi sottosviluppati....non un centesimo va a favore di chi ha bisogno...si mangiano tutto....(per esempio andate a scoprire dove son finiti gli euro che tutti abbiamo donato a favore dellpo tsunami via sms....)
e alla fine chi ci rimette? ne' i benefattori, ne' chi si intasca i soldi...ci rimettono sempre gli ultimi degli ultimi....
Arivare nel far west nepal e' stata un'impresa. Un piccolo aereo fino a Nepalganj. Da lassu' le vette himalayane dominano quel cielo blu sopra le nuvole.....ferme da millenni, maestose...
poi ho proseguito con mezzi di fortuna sui tetti dei bus o attaccati alle scalette esterne...chek point militari fino ad un certo punto...poi la totale anarchia. Ponti crollati, gente che protesta e si mette ad attaccare i mezzi di trasporto....comunque alla fine e' andato tutto bene!....
vi mando alcune foto dei kamaja, di una vita ferma ai tempi remoti, lontana anni luce da noi...eppure piena anche di sorrisi, condivisione, speranza nonostante tutto....molti uomini se ne vanno lontano a lavorare e le famiglie attendono con fiducia senza avere un telefono, la posta....nulla...una fiducia invisibile lontanissima dalla nostra esperienza di rapidita' del comunicare e di eccesso di sicurezza...come se si potesse davvero ipotecare il futuro....o di vivere per sempre, nel grande mito del tempo lineare.....
che cosa e' dunque l'uomo perche' noi ce ne prendiamo cura?
non lo so.

vi abbraccio forte

Emy