18 gennaio 2008

L'UOMO "FRAGILE"


«L’educazione che abbiamo ricevuto in passato — e soprattutto quella che viene impartita oggi», spiega Vittorino Andreoli, «ha sempre posto l’accento sulla necessità di essere degli uomini (e delle donne) forti.

In un mondo in cui conta il successo e il raggiungimento della fama il più presto possibile, l’imperativo è avere grinta, o per lo meno mostrare di possederla. Così ognuno ha finito (e finisce ancora) per tenersi dentro un io fragilissimo, nascosto con altre “vergogne” nel profondo di sé. Ecco: io credo che questo modo di educare e di vedere l’uomo sia decisamente sbagliato».

In che senso?

«Perché in realtà, l’adulto è fragile e pieno di paure (come e più del bambino e dell’adolescente).

Si pensi alle crisi di coppia, alle relazioni che si spezzano; si pensi ai padri che temono i figli, agli insegnanti che ogni giorno a scuola hanno paura di venir aggrediti dagli studenti.

Non solo: oggi l’adulto vive nell’angoscia di perdere il proprio status e di dover rinunciare a ciò che ha conquistato finora. Così il suo sguardo si rivolge al basso e non più all’alto, teme cioè di scendere qualche gradino della scala sociale, e questo complica tutto. Perché un conto è guardare in su, voler salire, obiettivo che porta ad aver coraggio, a rischiare, a tirare fuori idee, un altro è guardare in giù: quando si ha paura di perdere qualcosa non si dice più nulla, e piuttosto che presentare un’idea che potrebbe essere buona, ma anche essere bocciata, si preferisce tacere».

Intervista a Vittorio Andreoli tratta da “magazine” supplemento al “Corriere della sera”



http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorino_Andreoli

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