19 settembre 2012

FARE VERITA' PER ESSERE LIBERI!

AUTORITÀ E LIBERTÀ




Mc 9,30 37: Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti.
La stessa discussione che gli apostoli facevano tra loro chi fosse il più grande, continua ancora oggi tra noi, nella chiesa. C’erano persino norme che stabilivano la precedenza tra i vari membri della chiesa, e chi doveva essere più onorato.
Tutto questo succedeva mentre Gesù cercava di istruire i suoi discepoli riguardo alla sua passione e alla sua morte in croce. Anche oggi le nostre discussioni avvengono mentre attorno a noi si muore, e continua la passione di Gesù in tanti uomini.
Come fece il Signore, anche noi possiamo approfittare di questo brano evangelico per conoscere il pensiero di Dio riguardo all’obbedienza e all’autorità, riguardo ai primi posti e agli ultimi, riguardo alla libertà da lasciare o da pretendere.
L’AUTORITÀ COME SERVIZIO
Si sente ovunque, e anche nella chiesa, un forte disagio nei riguardi di quelli che sono preposti in autorità. Non solamente l’autoritarismo, ma anche l’autorità viene contestata. L’autorità tra noi troppo spesso è potere, è dominio di un uomo su un altro uomo. In nome dell’autorità troppo spesso viene negata la libertà o viene diminuita.
Gesù ha potuto insegnare non perché costituito in autorità, anzi non aveva alcuna autorità datagli dagli uomini potenti, né religiosi né politici, ma aveva un potere che gli veniva dal di dentro, dal profondo della sua esperienza. «Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7,29).
Chi ha vera autorità si nega come potenza di costrizione, permettendo così all’altro di divenire autorità verso se stesso, un’autorità che nasce dalla coscienza. Col peccato, l’uomo rende Dio una legge esteriore a sé stesso; l’uomo cioè si pone fuori di Dio o pone Dio fuori di sé. Dio in questo senso non è autorità, la chiesa non può accettare di avere un’autorità di questo tipo. I vangeli non sono autorità che piomba dall’alto. Quest’autorità incatena e rende schiavi, mentre la verità rende liberi.
L’incarnazione infatti ha posto di nuovo Dio nel cuore dell’uomo e la legge diventa così il cuore stesso dell’uomo.
L’autorità di Gesù consiste nel servire, nell’aiutare l’uomo a crescere; si esprime nel perdonare; ed è la stessa che ha dato alla sua chiesa e ai suoi apostoli di ieri e di oggi.
«COLLABORATORI DELLA VOSTRA GIOIA»
Il luogo in cui si esprime l’autorità trasmessa da Gesù è sempre la comunità, vista nelle sue diverse articolazioni, e tutte vanno rispettate e valorizzate.
Gesù non ha voluto che chi obbedisce sia in balia di chi comanda, ma viceversa chi comanda sia a servizio dell’ultimo. Paolo giunge a dire: «Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi» (2Cor 1,24).
L’autorità suprema della chiesa è sempre lo Spirito, che abita nei cuori dei fedeli come in un tempio. E la sua forza sembra esprimersi maggiormente in coloro che non hanno autorità.
«Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Gesù poi, poteva parlare «come uno che ha autorità» perché viveva dall’interno la situazione degli ultimi e facendo quindi con loro il cammino che invitava a percorrere. Ha infatti contestato il peccato vivendo insieme ai peccatori e divenendo egli stesso peccato.
Ha condannato i carnefici soffrendo egli stesso il supplizio e perdonando ai suoi uccisori. Ha distrutto la morte entrando violentemente tra i morti.
Ha rifiutato una vita di godimenti e di gloria, vivendo concretamente la vita umile dei senza potere, dei senza ricchezze, dei senza appoggi.
Noi cristiani rischiamo di essere una controtestimonianza dell’autorità di Gesù quando facciamo delle scelte rimanendo esterni alla situazione, e non ci facciamo carico del peccato di tutti.
Non siamo autorità secondo il vangelo se mentre siamo uccisi o colpiti non perdoniamo ai nostri uccisori; oppure se accettiamo l’appoggio dei potenti, dei ricchi e dei primi di questo mondo. La redenzione è condivisione, da parte di Dio, della sofferenza dell’uomo, perché l’uomo possa condividere la gioia stessa di Dio.
«Dio si è fatto mendicante della nostra povertà, perché noi potessimo partecipare alla sua gioia» (s. Massimo confessore).
«Ti ringrazio, o Dio, perché ti sei fatto un solo spirito con me: quello che comandi a me, lo comandi anche a te» (san Simone). A un Dio di questo genere, appena lo si incontra nella vita, non è «possibile» rifiutare l’obbedienza, perché lo sentiamo come il nostro servitore, il «servitore della nostra gioia».
L’obbedienza così diviene reciproca, scaturisce dall’amore e quindi non è mai a senso unico: sono sempre due le persone che obbediscono reciprocamente, l’una all’altra.
LA LIBERTÀ DELL’AMORE
Infine se siamo veramente servitori non pretenderemo mai di legare a noi le persone, cercheremo di renderle autonome al più presto, e di allontanarle in qualche modo da noi, perché cerchino il vero Maestro, il vero loro Signore.
Gesù ha condannato i farisei che rendevano le persone schiave dei loro precetti, facendole così divenire peggiori: «Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi» (Mt 23,15).
Non possiamo accettare nessun padrone sulla terra, nessun maestro, perché renderebbe la nostra vita insopportabile, piena di «disordine e di ogni sorta di cattive azioni» (Gc 3,16).
Forse ci è sfuggito sempre il brano di s. Tommaso d’Aquino nel commento alla seconda lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi: «L’uomo libero appartiene a se stesso, lo schiavo appartiene al suo padrone. Chi agisce spontaneamente agisce liberamente. Chi evita il male perché è male, quello è libero. Chi evita il male non perché è male, ma a causa di un precetto del Signore, non è libero.
«Solo lo Spirito perfeziona talmente il nostro animo, che ci fa astenere dal male per amore. Così siamo liberi: non perché sottomessi alla legge di Dio, ma perché lo Spirito che è in noi ci ha convinti dell’amore» (Dal Commento alla 2Cor, 3,3).
O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene dall’alto, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve. Dal sito dei Dehoniani

3 commenti:

  1. Anonimo14:16

    Per strada rischiamo di perdere la direzione giusta. Comprensibile: poche indicazioni, molto traffico interiore, ostacoli visivi… e, soprattutto, guai a chiedere informazioni. Troppi vanno a caso, indicando luoghi senza esserci mai stati. E lo fanno con tale sfrontatezza e convinzione da apparire credibili.
    Così nella vita: se chiedete a qualcuno dove si trova la felicità, rischiate di finire in una discarica.
    Credere è una scelta, seguire una certa strada, andare in una direzione, costa fatica, ma ne vale la pena.
    Combattendo la parte oscura, la bramosia, la violenza che è in noi, possiamo incontrare la verità.
    Così accade, oggi, a ciascuno di noi, in questi tempi difficili.
    Il rischio è quello di mollare. 
    O, peggio, di dare retta ai tanti gufi che, disamorati della vita, quasi godono nel fare proseliti del nulla.
    Come i discepoli del vangelo.
    LA VIA
    Per la seconda volta Gesù parla di croce, di morte e di resurrezione. 
    La sua volontà di donarsi è totale, Dio si consegna senza limiti, desidera più di ogni altra cosa svelare il suo volto agli uomini. Gesù è motivato e deciso: non è disposto a cedere a compromessi, non è disposto a barattare il vero Dio, anche se ciò comportasse la morte.
    Sono attoniti, i discepoli, non capiscono proprio di cosa stia parlando, il Signore…
    È evidente la ragione dell’incomprensione: sono tutti concentrati nello stabilire i propri ruoli, nel ritagliarsi una poltrona, nell’ottenere benefici. Troppo ripiegati su loro stessi per accorgersi del Signore.
    E Gesù, l’immenso Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al proprio dolore, e insegna: “tra voi non sia così…".
    Che emozione, amici. Che tristezza. 
    Tristezza, sì, perché gli apostoli ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Tutti cerchiamo la gloria, anche spintonando, anche calpestando gli altri, e facciamo diventare normalità la barbarie che ci sta invadendo. Anche nella Chiesa.
    LOGICHE
    Portiamo scolpita nel cuore la logica del mondo.
    Anche nella Chiesa necessitiamo continuamente di purificazione e di conversione. E non pensiamo solo all’esteriorità, ai privilegi, agli onori, pesante eredità di un passato che dobbiamo comunque rispettare, anche se va ridotto all’essenziale.
    La logica del mondo entra nelle nostre parrocchie, quando misuriamo l’efficacia della pastorale con metodi da economisti.
    O quando, santamente, ci prendiamo a coltellate (spirituali) per far prevalere la nostra prospettiva sugli altri. O quando (orribile!) rilasciamo patentini di ortodossia.
    Ho visto parrocchie dividersi fra fautori del parroco di prima e di quello nuovo, fra viceparroco e parroco, fra catechisti ed educatori, fra associazioni e movimenti…
    È dentro di noi la bramosia, sempre. Gesù, sedutosi come fanno i rabbini pronti ad insegnare, ci offre una soluzione: diventare come i bambini.
    BAMBINI
    Gli apostoli “Principi della Chiesa”?
    No, miseri peccatori, miseri e meschini, come me, come voi. 
    Che ce ne saremmo fatti di splendidi discepoli? 
    Cosa avremmo capito, noi discepoli, dalle loro vite perfette? 
    Nelle loro fragilità scopriamo le nostre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo le nostre e ne proviamo vergogna. 
    Al Rabbì dobbiamo guardare, non a noi, non alle nostre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metterci a confronto per individuare chi abbia il carisma più efficace. 
    La Chiesa non è la comunità dei perfetti ma dei perdonati. 
    Gli apostoli pagheranno a caro prezzo la loro supponenza: davanti allo scandalo della croce e davanti alla loro paura ritroveranno l’autenticità del loro cuore e diventeranno – finalmente – capaci di amare.
    Fra noi non sia così: guardiamo ai bambini che tutto attendono dagli adulti, che si fidano, che attendono. Non diventiamo infantili, ma trasparenti e puri, desiderosi di essere presi in braccio da Dio, capaci di vedere la luce e la bellezza e il gioco in ogni evento.
    Bambini nel cuore e nel giudizio, adulti nelle azioni e nella forza di amare.
    Come Cristo.

    Paolo Curtaz

    RispondiElimina
  2. Anonimo15:39

    Una preghiera di Nicolò Cusano, parole sagge su Dio e sulle persone, perché non esiste nulla che dobbiamo chiedere più fervidamente a Dio per il futuro della Chiesa:

    “Nessuno può accedere a te, perché sei inaccessibile.
    Nessuno dunque di comprenderà, se tu non gli ti doni.
    Come ti darai a me, se non mi darai a me stesso?
    E quando io riposo così nel silenzio della contemplazione, tu, o Signore,
    nel mio intimo più segreto, mi rispondi e mi dici: “Sii tuo, ed io sarò tuo!”
    O Signore, soavità di ogni dolcezza, hai posto nella mia libertà che io sia di me stesso, se lo vorrò.
    Perciò, se io non sono di me, tu non sei mio.”

    RispondiElimina
  3. Anonimo09:10

    Occorre un grande amore, capace di ispirare e sostenere questo sforzo continuo verso la verità, questa generosità assoluta e questo profondo spogliamento che implica la genesi di ogni opera d'arte. Ma l'amore non è forse all'origine di tutta la creazione?

    (Henri Matisse)

    RispondiElimina