Voglio postare alcune domande che oramai sono presenti frequentemente sull'uscio della mia porta.
Domande fatte da chi vive con “fatica” la propria condizione.
Domande alle quali non trovo risposta, in modo ufficiale, da parte di chi, per anni, ha “difeso” delle regole sulle quali è il caso di fermarsi e chiedersi se vale la pena o no modificare qualcosa.
Per quale motivo, io che sono divorziato, e da anni vivo una nuova relazione stabile con mia moglie/marito, che ha generato anche dei figli, non posso ricevere l'Eucarestia?
Per quale motivo, se io ammazzo mia moglie o mio marito, e mi risposo, dopo aver scontato qualche anno di carcere e aver confessato l'omicidio del compagno/a, mi posso risposare e posso accostarmi ai sacramenti senza problema?
Il cardinale Angelo Scola nel 2005, rilasciando un'intervista a Famiglia Cristiana (n.49/2005), dice: “... non c'è la categoria dei “divorziati-risposati” ai quali appunto, “in forza della legge” si debba riconoscere un diritto all'Eucarestia. Esiste, invece, il cammino di una persona che si confronta con Dio. La chiesa non ha alcun potere sui sacramenti, che sono un puro dono di Cristo a cui la Chiesa stessa deve obbedire. Anche i vescovi e il Papa.” Quando inizierà questo cammino?
Alberto Maggi scriveva, in modo ironico, ma non troppo, su Facebook: “ se si potesse fare un referendum nella chiesa, quali potrebbero essere gli argomenti che stanno a cuore ai credenti? Quale percentuale di SI abrogativi si potrebbe raggiungere e su quali tematiche? Proviamo a pensarci?”
Lascio queste domande alla rete sperando che il “miracolo” del referendum si possa verificare anche in quello stato che è il Vaticano.

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