
Tratto da "OSCAR E LA DAMA IN ROSA"
Caro Dio,
oggi ho avuto da settanta a ottant’anni e ho molto riflettuto.
Ho usato il regalo natalizio di Nonna Rosa. Non so se te ne avevo parlato. E una pianta del Sahara che vive tutta la sua vita in un solo giorno. Non appena il seme riceve dell’acqua germoglia, diventa stelo, mette le foglie, fa un fiore, produce dei semi, avvizzisce, si appiattisce e, pugg, la sera è morto. È un regalo straordinario, ti ringrazio di averlo inventato. L’abbiamo annaffiata stamattina alle sette, Nonna Rosa, i miei genitori e io (a proposito, non so se te l’ho detto, in questo momento abitano da Nonna Rosa perché è meno lontano) e ho potuto seguire tutta la sua esistenza. Ero commosso. E piuttosto gracile e striminzita, non ha nulla di un baobab ma ha fatto valorosamente tutto il suo lavoro di pianta, come una grande, davanti a noi in una giornata, senza fermarsi.
Con Peggy Blue abbiamo letto a lungo il Dizionario medico. E il suo libro preferito. Le malattie l’appassionano e si chiede quali potrà avere in futuro. Io ho cercato le parole che mi interessavano: «Vita», «Morte», «Fede», «Dio». Forse non mi crederai, non c’erano! Nota, questo prova già che né la vita, né la morte, né la fede, né tu siete delle malattie. Il che rappresenta una notizia piuttosto buona. Però, in un libro così serio, dovrebbero esserci delle risposte alle domande più serie, no?
«Nonna Rosa, ho l’impressione che, nel Dizionario medico, ci siano solo delle cose particolari, dei problemi che possono capitare a questo o a quel tizio. Ma non ci sono le cose che ci riguardano tutti: la Vita, la Morte, la Fede, Dio.»
«Forse bisognerebbe consultare un Dizionario filosofico, Oscar. Tuttavia, anche se trovi le idee che cerchi, rischi ugualmente di rimanere deluso. Propone parecchie risposte molto diverse per ogni nozione.»
«Come mai?»
«Le domande più interessanti rimangono domande. Avvolgono un mistero. A ogni risposta, si deve associare un “forse”. Sono solo le domande senza interesse ad avere una risposta definitiva.»
«Vuole dire che per “Vita” non c’è soluzione?»
«Voglio dire che per “Vita” ci sono parecchie soluzioni, dunque nessuna soluzione.»
«Quello che penso io, Nonna Rosa, è che l’unica soluzione per la vita sia vivere.»
oggi è sabato 31 ottobre
RispondiEliminaColtivare la gratuità, dimensione che fa parte del sogno di Dio; essa consiste precisamente nell'incontrarci solo per incontrarci, non per fare delle cose...
(Antonietta Potente)
“La vita provoca. La vita risponde. La vita è un’esposizione continua al cambiamento….Non serve puntellare i gusci protettivi. È meglio uscire, offrirsi. Non c’è da aver paura, non si deve avere paura. La sua spiritualità è una coperta di fiducia, perché è questo, secondo Wolfgang, quello che ci chiede Dio: di affidarci al nuovo, di accogliere tutto ciò che ci trasforma. Perché ogni volta che accogliamo un cambiamento, facciamo un passo verso di Lui.
RispondiEliminaDio ha un sogno per ciascuna creatura. Il sogno che ciascuna creatura incontri se stessa e dia il suo contributo all’armonia del creato. Di quel sogno tutti siamo parte, tutti, per quello che siamo, per quello che possiamo dare. “
(dal libro "Invisibile agli occhi" di Wolfgang Fasser e Massimo Orlandi)
Amo il lunedì. Ogni lunedì è un sorso di inizio che il fine settimana ha ripulito di stanchezze, è una lavagna bianca, regno di nuove possibilità.
RispondiEliminaIl lunedì è il giorno in cui provo a reinventarmi. Così mi ascolto, al mattino, la finestra aperta sull’alba, per capire ciò che mi manca di più: una capacità di gestire meglio le mie ansie, un’attenzione più viva e meno dispersiva verso le persone con cui entro in contatto, una presenza più gioiosa e allegra nei contesti del quotidiano. E mi sento pronto, quasi impaziente, come se il riposo domenicale mi avesse consegnato la ricetta, quella buona, per vivere meglio.
“È bello vivere - scrive Cesare Pavese - perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”.
Ci vuole il lunedì, ci vuole questa onda di nuovo, questa carica di entusiasmo: senti che, sì, questa volta ce la potrai fare. Ma non basta. Perché la vita ci chiede di consolidare i nostri passi, perché la quotidianità è l’incudine su cui deve per forza battere il martello del cambiamento, se quel cambiamento vuol essere vero.
La nostra disciplina interiore comincia il martedì, il suo campo d’azione sono i giorni che seguono, la sua missione è quella di accogliere la sorgente di quello che siamo per farla scorrere nella nostra vita.
Le sue regole valgono solo per noi, sono scritte nel nostro cuore, pronte a decadere da sole se, per qualche motivo, vengono meno alla loro funzione fondamentale: consentirci di stare meglio con noi stessi e con gli altri.
In un articolo pubblicato da Internazionale un giornalista inglese, Pico Iyer, racconta quello che ha fatto per salvarsi dai ritmi frenetici della sua vita, e da quella brutta sensazione di non avere mai tempo a sufficienza. È andato a vivere in due stanze nella periferia di una cittadina giapponese. Ha rinunciato alla macchina, al cellulare, a Internet. “Le mie giornate - scrive - ora durano un’eternità e non mi viene in mente neanche una cosa che mi manchi”.
La disciplina, quella che abbiamo chiamato "regola minima", cura l’assetto della nostra identità, ci aiuta a seguire la rotta che più ci assomiglia. Certo, a volte ci fa fare fatica e, oggi più che mai, la fatica viene considerata l’indicatore evidente di una direzione sbagliata; invece può essere il segno di una resistenza emotiva che si muove solo in superficie o di una salita ardua, ma necessaria: se vogliamo crescere, di lì dobbiamo passare.
C’è poi un’immagine negativa con cui l'idea di disciplina deve fare i conti. Un’immagine che ha a che fare, però, con una sua dimensione esterna, imposta dall’alto, indipendente dalla nostra volontà. Faccio parte di una delle ultime generazioni che ha conosciuto per obbligo il servizio militare: ricordo la gioia con cui la sera, per la libera uscita, svestivo la tuta mimetica e rientravo nei miei panni, riacquisendo il mio nome e la mia identità. Non è una disciplina di questo tipo, che omologa, inquadra, che richiede solo la nostra obbedienza, quella di cui ci occuperemo.
Le pagine di questo giornalino vogliono essere invece un invito a cercare quelle piccole grandi regole che possono aiutarci a esprimere ciò che di più autentico vive dentro di noi. Quelle regole che, per me, il lunedì hanno la forza della certezza, e nei giorni successivi affrontano il rischio di vederla continuamente scalfita. Quelle regole che non ci misurano, ma che ci aiutano a cercare, nella sua purezza, la nostra libertà.