
MI GUARDATE MALE PERCHE' SONO DIVERSA, IO... VI GUARDO E RIDO, PERCHE' SIETE TUTTI UGUALI!
A chi si sente defraudato di un simbolo che testimonia l'amore cristiano, a chi si sente privato della propria identità religiosa, a chi si infiamma e lotta per mantenere viva l'immagine di Cristo in croce, ma resta tiepido se non indifferente ai tanti crocefissi umani del nostro tempo,a chi sventola ai quattro venti il suo essere cristiano, come fosse la tessera di un partito, vorrei dedicare queste parole " Il cristianesimo sarà finalmente maturo quando i cristiani sapranno mostrare concretamente, nei gesti, il volto di Cristo senza neppure bisogno di nominarlo" (A. Maggi A. Thellung: "La conversione dei buoni")
"Ci sono persone che possono fare molto per cancellare la vera immagine di Dio nell’anima di un altro essere umano, o per mascherarla ed annebbiarla con parole false. Ma noi possiamo anche fare molto, con la nostra vicinanza ad un’altra persona, per renderle Dio vicino.
RispondiEliminaChi è capace di non gettare nessuna ombra sulla vita di un’altra persona, chi si ritrae tanto da non bloccare le “prospettive” dell’altro, chi diventa così trasparente che la luce del cielo lo illumina come la finestra di una cattedrale, questa persona è, nel senso di Gesù, “regale” davanti a Dio.
Non si tratta di potere o di titoli, si tratta solo di questo modo di vedere: davanti a Dio conta un’unica specie di umanità, che fa vedere i ciechi, fa camminare gli zoppi, fa risuscitare i morti."
(tratto da Eugen Drewermann)
Ti chiedo perdono sorella "diversa", sì, noi siamo tutti uguali, uguali nella nostra paura, nella nostra indifferenza, nel nostro sentirci "a posto", nel nostro "lavarci le mani" di fronte alle ingiustizie..uguali in tante cose...chiusi nelle nostre certezze e verità. E non ci accorgiamo che la nostra gabbia dorata ci rende però "diversi" agli occhi di Dio, alla Sua immagine di uomo.
RispondiElimina"E se sarà un giorno
RispondiEliminaluce piena nel tuo regno,
non negare, o Dio,
a questi poveri occhi
il crepitare segreto delle ombre.
Abito città
dove il sole è sempre
già alto".
Quel Dio in cui non credo…
RispondiEliminaLettera aperta al Ministro Ignazio La Russa
12 novembre 2009 - Don Renato Sacco
Signor Ministro Ignazio La Russa, ho avuto modo di ascoltare in questi giorni il suo intervento dello scorso 4 novembre, su RAI UNO, in cui lei era ospite del programma condotto da Lamberto Sposini.
Voglio subito precisare che non intendo entrare nel merito della discussione sollevata dalla sentenza europea sul crocifisso.
Non è di questo che voglio parlare. Neanche del fatto che lei ha sottolineato che la sua opinione era incaz….
Certo non è proprio un bell’esempio che un Ministro, sulla più importante Rete della Rai, in diretta, dica le parolacce per rafforzare il proprio pensiero. Forse è un segno di mancanza di autorevolezza...
Le parolacce, le lasci dire ai comici...
Ma non è neanche di questo che voglio parlare.
Vorrei invece esprimere la mia forte preoccupazione per quello che Lei ha detto. Ripeto, non tanto sull’opportunità o meno di esporre il crocefisso nei luoghi pubblici, ma il fatto che Lei, per ben tre volte, ha ripetuto: ‘Possono morire, possono morire, possono morire…’ riferendosi a quelli che vogliono togliere il crocifisso. Con tanto di applauso del pubblico presente.
Mi creda, mi è venuto un brivido alla schiena.
Forse (anzi, senza forse) crediamo in un Dio diverso.
Io cerco, mi sforzo, di credere nel Figlio di Dio, morto inchiodato sulla croce come un pericoloso delinquente, che ha detto ‘Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno’. Che ha vissuto la croce, sconfitta umana in modo totale (certo poi è risorto!!), deriso dai soldati, abbandonato anche dagli amici, accusato dal potere politico e religioso di allora; con la folla che gridava ‘Via via, crocifiggilo !’.
Un Gesù che prima di essere arrestato dice a chi lo vuole difendere ‘Rimetti la spada nel fodero’. Quel Gesù che ha invitato a perdonare fino a 70 volte 7, cioè sempre. Quel Gesù che ha proclamato e vissuto le Beatitudini della mitezza, della purezza, della misericordia. Beati i poveri. Beati quelli che piangono, beati gli operatori di pace.
Quel Gesù che ha scandalizzato perchè ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri e disprezzati di ogni genere e che, finendo sulla croce, è diventato motivo di scandalo per alcuni e stoltezza per altri. Quel Gesù che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulle proprie croci, perchè in ogni persona siamo chiamati a vedere il Suo volto.
Quel Gesù in cui cerco di credere è un uomo debole, mite, che accoglie, che apre le sue braccia, e il suo cuore, sulla croce, per tutti.
Un Gesù che, fin dall’inizio, rifiuta la tentazione del potere… ‘Via da me, satana’.
È aberrante ascoltare frasi come le Sue, in cui, per difendere il crocifisso, si ripete con foga e veemenza ‘Possono morire, possono morire, possono morire...’
È l’espressione di una religione che non è la mia. O, forse, è proprio l’espressione di una religione che non c’entra con la fede in Gesù Cristo. Una religione civile. E la cosa mi sembra molto pericolosa.
Le assicuro che io - prete da 30 anni - non voglio essere sacerdote di questa religione.
Concludo con una citazione di un noto biblista, Alberto Maggi:
"La differenza tra religione e spiritualità (o fede) è che mentre la prima nasce dagli uomini ed è diretta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta agli uomini.
Mentre nella religione conta ciò che l'uomo fa per Dio, la spiritualità nasce da ciò che Dio fa per gli uomini.
Nella religione è sacro il Libro.
Nella spiritualità è sacro l'uomo.
Nella religione è importante il sacrificio, nella spiritualità l'amore.
Le crociate e le guerre sante non nascono dalla spiritualità, ma dalla religione”
(“E se Dio rifiuta la religione?”, Cittadella editrice).
Distinti saluti
d. Renato Sacco
Ci si erge a difensori del cristianesimo. Li guardi sbiancando in volto, le proposte
RispondiEliminasono esattamente l’opposto di ciò
che sta scritto nei Vangeli. Un Cristo, un nome senza storia. Che ne avete fatto del suo Vangelo? Che ne avete fatto di Gesù? Lui che è un Dio che mangia e beve con pubblicani e peccatori, un Dio che passa il confine, che scopre segni di fede nel territorio della
non credenza, un Dio che chiama
“pagani” quelli che fanno del bene a patto di reciprocità: “Che fate di straordinario?” diceva “lo fanno anche i pagani”. Difendiamo un cristianesimo senza Cristo? Difendiamo un paganesimo con il nome di cristiano?
Su questo dovremmo interrogarci.
Qualcuno giustamente ci direbbe:
non nominare il nome di Dio, di
Cristo, invano. A vuoto, a sproposito, per vile interesse.
Le radici sono nel silenzio della
terra. Dio solo le vede. Se sono radici cristiane o no, lo riconoscerai dai
frutti. Criterio infallibile segnalato da Gesù: “Dai loro frutti” diceva “li riconoscerete”
(Mt 7,16).
“Il frutto dello Spirito” dice Paolo “è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio
di sé” (Gal 5,22).
Gridiamo cristianesimo e abbiamo
occhi duri, e faziosi, senza fascino.
Voci come pietre, senza sussulti.
Giudizi come clave, senza remissione.
Mascheriamo i volti in assenza di
luce. Forse non abbiamo conversato
con Dio, ma con noi stessi o con i
baal di turno."
don Angelo Casati (E ascoltare il silenzio delle stelle)
C'è, voi mi capite, da contemplare e da adorare, in silenzio. In silenzio ancor più dopo il tanto troppo vociare di questi giorni sul crocifisso. Perché la croce è a rischio di dissacrazione se diventa legno per cui gridare. Quelli invece che anche per minima fessura hanno intuito ciò che accade su quel legno altro non sanno fare che sostare, adorare. Adorare in silenzio un Dio che non scende dalla croce per farla pagare a qualcuno, né mai autorizzerebbe milizie a difesa. Questo non è il crocifisso. C'è da sostare, adorare in silenzio, sentirsi abbracciati, ladroni come siamo, tutti, ladroni dell'ultima ora. Questa è la novità, è il paradosso cristiano. Pensate come tutto sarebbe franato, andato in rovina, precipitato nella più ovvia delle ovvietà, se all'ultima ora, dopo una vita passata a testimoniare altro, altro dai criteri mondani, Gesù avesse preso i vestiti dei militanti e fosse sceso, sceso dalla croce. Qui c'è la differenza, la differenza cristiana. Se non la salvaguardiamo, non è più il Gesù della croce, combattiamo per i fantasmi.
RispondiEliminaE allora risentiamo l'invito di Paolo nella lettera ai cristiani di Filippi, un invito che nasce dalla contemplazione del Gesù della croce. Eccolo, l'invito arriva a noi, scrive: "abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo". Guarda il Signore della croce e chiediti se i tuoi sentimenti, quelli che ti abitano, se il tuo modo di pensare e di sentire, sono i suoi.
E Paolo per ricordarcelo trascrive un inno che molto probabilmente era già in uso presso le comunità cristiane degli inizi, un inno che canta il paradosso di Dio. Lo trascrive per una comunità, che aveva i suoi problemi, una comunità in cui "i rapporti interni" scrive Paolo Ricca "si erano gravemente deteriorati tanto che il volto cristiano delle chiesa risultava deturpato e quasi irriconoscibile. S. Paolo parla di spirito di parte, di rivalità, di vanagloria, di volontà di affermare se stessi anziché valorizzare gli altri". Tutto a corrodere il tessuto comunitario.
E Paolo dove pensa che sia il rimedio? Che si guardi al Gesù della croce e alla rivoluzione che è avvenuta in Dio. Come dicesse, fermatevi e guardate. Ricantate l'inno, che vi ricorda il modo di sentire di Gesù. L'inno dice che Gesù "pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo". Guardate, dice Paolo, la rivoluzione avvenuta in Dio: "svuotò se stesso", annichilì se stesso, si spoglio della sua divinità, rinunciò ad essere Dio, "e prese forma di schiavo, di servo. divenendo simile agli uomini". E allora prima guardate, prima capite, poi parlate, ma solo dopo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù".
Possibili tracce per una riflessione
Da dove vengono equivoci e fraintendimenti della regalità di Cristo?
Come resistere oggi a coloro che usano la croce per "fare guerra", per "dividere"? Quali mezzi abbiamo a disposizione?
Dove il terreno di cultura delle intolleranze e dei fanatismi?
( A. Casati )
"Lasciare la regola
RispondiEliminatutte le volte
che è in contraddizione
con l'amore.
La nostra sola regola
è l'amore."
Sorella Maria di Campello