10 aprile 2013

IN QUESTI GIORNI.... PERCHE' LA CROCE!?!?


Secondo la teologia cristiana, nella croce di Gesù Cristo coincidono, come in nessun altro luogo né momento, il tema del peccato e il tema della sofferenza.
La teologia della croce ha però fuso e confuso due cose: l'evento storico della morte di Gesù e l'interpretazione religiosa di quell'evento storico.
Quando diciamo che Cristo ci ha salvato mediante la sua morte in croce, in realtà che cosa stiamo dicendo?
È evidente che Gesù non ci ha salvato solo mediante la sua morte. Ci ha salvato mediante la morte in croce. Vale a dire, il modo in cui morì non è indifferente per ciò che quella morte ci dona, ci apporta e rappresenta per noi.
Questo modo particolare di terminare la sua vita nel mondo rientrava nel progetto divino della salvezza. Ma già prima della testimonianza della Lettera ai Filippesi, sappiamo che i capi dei giudei volevano che fosse condannato a morire crocifisso.
La domanda che a questo punto si pone è la seguente: perché proprio la morte di un crocifisso? La risposta va cercata ricordando quello che, nella cultura dell'Impero Romano, rappresentava la morte in croce. La caratteristica specifica della morte in croce era il dolore fisico che causava. Dietro questa idea del dolore c'è una teologia implicita: la teologia che pensa e insegna che a salvare siano il dolore e la sofferenza e che a placare Dio, offeso dai nostri peccati, sia sempre questo, il dolore e la sofferenza. Ne consegue inevitabilmente una religione che esalta il valore della sofferenza in sé, ed esalta la spiritualità del “dolorismo” e il valore delle pene sofferte e della rassegnazione per avvicinarsi a Dio.
Quando si parla della croce in questo modo, si dimentica (o si ignora) un aspetto fondamentale: la croce era la pena capitale inflitta agli schiavi e ai sovversivi. Supplizio che comportava l’infamia.
E’ importante sottolineare che l'aspetto più forte e più caratteristico della morte in croce non era la sofferenza, ma l'esclusione sociale e la degradazione totale. Il che vuol dire che Gesù morì compiendo il disegno divino, non perché Dio si placa con la sofferenza e il dolore, ma perché Dio volle che Gesù si mettesse dalla parte degli esclusi, tra coloro che erano definiti peccatori, fino a terminare la sua vita, anche lui, come un escluso, un disprezzato, un vero reietto.
Si comprende quindi che la teologia della croce è, prima di tutto, una teologia sovversiva.
Prendere la croce non aveva nulla a che fare con la religione o con la spiritualità.
La prima cosa sulla croce, dunque, che ci viene detta nei Vangeli è che “prenderla su di sé” significa allinearsi con gli ultimi, la moltitudine senza nome né qualifica alcuna.
Nella Prima Lettera ai Corinzi, Paolo accentua, se possibile, questo significato della croce quale revulsivo sociale.
La lezione profonda della croce è che la soluzione per l'umanità non arriva dall'orgoglio umano né dalla prepotenza. Questo è proprio ciò che Dio ha voluto eliminare mediante la croce (1Cor 1, 29). La grande lezione della croce è che la soluzione per questo mondo viene dalla solidarietà con gli ultimi della terra.
Il che suppone, in ultima istanza, non solo la riconciliazione tra gli uomini, ma anche la «redenzione» dinanzi a Dio(Col 1,20; 2,14). Ma è importante rendersi conto che il Nuovo Testamento parla esplicitamente della croce come redenzione dinanzi a Dio dopo aver parlato ampiamente della croce come esclusione dall'ordine presente e, proprio per questo, come vera solidarietà con gli ultimi di questo mondo.
Nella Chiesa si è prodotta sin dai tempi più antichi, infatti un'autentica perversione teologica in questo ordine di cose. Dal momento in cui l'imperatore Costantino, secondo la versione trasmessaci da Eusebio di Cesarea, vide nella croce un «trofeo» e in esso un ordine di vittoria: «con questo vincerai», la croce cessò di essere per la Chiesa quello che era stata per Gesù e per le prime generazioni di cristiani.
È fondamentale, allora, per i cristiani, recuperare il senso originale della croce. La croce come espressione e conseguenza della solidarietà con tutti i “crocifissi” della storia.
In questo senso la croce rappresenta la vittoria sul peccato. Perché è la vittoria sulla sofferenza.

Introduzione (cfr. Castillo, Vittime del peccato, pp. 158-166)

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