Secondo la teologia cristiana, nella
croce di Gesù Cristo coincidono, come in nessun altro luogo né
momento, il tema del peccato e il tema della sofferenza.
La teologia della croce ha però fuso
e confuso due cose: l'evento storico della morte di Gesù
e l'interpretazione religiosa di quell'evento storico.
Quando diciamo che Cristo ci ha salvato
mediante la sua morte in croce, in realtà che cosa stiamo dicendo?
È
evidente che Gesù non ci ha salvato solo mediante la sua morte.
Ci ha salvato mediante la morte in croce. Vale a dire, il
modo in cui morì non è indifferente per ciò che quella morte
ci dona, ci apporta e rappresenta per noi.
Questo modo particolare di terminare la
sua vita nel mondo rientrava nel progetto divino della salvezza. Ma
già prima della testimonianza della Lettera ai Filippesi, sappiamo
che i capi dei giudei volevano che fosse condannato a morire
crocifisso.
La domanda che a questo punto si pone è
la seguente: perché proprio la morte di un crocifisso? La risposta
va cercata ricordando quello che, nella cultura dell'Impero Romano,
rappresentava la morte in croce. La caratteristica specifica della
morte in croce era il dolore fisico che causava. Dietro questa idea
del dolore c'è una teologia implicita: la teologia che pensa e
insegna che a salvare siano il dolore e la sofferenza e che a placare
Dio, offeso dai nostri peccati, sia sempre questo, il dolore e la
sofferenza. Ne consegue inevitabilmente una religione che esalta il
valore della sofferenza in sé, ed esalta la spiritualità del
“dolorismo” e il valore delle pene sofferte e della rassegnazione
per avvicinarsi a Dio.
Quando si parla della croce in questo
modo, si dimentica (o si ignora) un aspetto fondamentale: la croce
era la pena capitale inflitta agli schiavi e ai sovversivi.
Supplizio che comportava l’infamia.
E’ importante sottolineare che
l'aspetto più forte e più caratteristico della morte in croce non
era la sofferenza, ma l'esclusione sociale e la degradazione totale.
Il che vuol dire che Gesù morì compiendo il disegno divino, non
perché Dio si placa con la sofferenza e il dolore, ma perché Dio
volle che Gesù si mettesse dalla parte degli esclusi, tra coloro che
erano definiti peccatori, fino a terminare la sua vita, anche lui,
come un escluso, un disprezzato, un vero reietto.
Si comprende quindi che la teologia
della croce è, prima di tutto, una teologia sovversiva.
Prendere la croce non aveva nulla a che
fare con la religione o con la spiritualità.
La prima cosa sulla croce, dunque, che
ci viene detta nei Vangeli è che “prenderla su di sé” significa
allinearsi con gli ultimi, la moltitudine senza nome né qualifica
alcuna.
Nella Prima Lettera ai Corinzi, Paolo
accentua, se possibile, questo significato della croce quale
revulsivo sociale.
La lezione profonda della croce è che
la soluzione per l'umanità non arriva dall'orgoglio umano né dalla
prepotenza. Questo è proprio ciò che Dio ha voluto eliminare
mediante la croce (1Cor 1, 29). La grande lezione della croce è che
la soluzione per questo mondo viene dalla solidarietà con gli
ultimi della terra.
Il che suppone, in ultima istanza, non
solo la riconciliazione tra gli uomini, ma anche la «redenzione»
dinanzi a Dio(Col 1,20; 2,14). Ma è importante rendersi conto che il
Nuovo Testamento parla esplicitamente della croce come redenzione
dinanzi a Dio dopo aver parlato ampiamente della croce come
esclusione dall'ordine presente e, proprio per questo, come
vera solidarietà con gli ultimi di questo mondo.
Nella Chiesa si è prodotta sin dai
tempi più antichi, infatti un'autentica perversione teologica in
questo ordine di cose. Dal momento in cui l'imperatore Costantino,
secondo la versione trasmessaci da Eusebio di Cesarea, vide nella
croce un «trofeo» e in esso un ordine di vittoria: «con questo
vincerai», la croce cessò di essere per la Chiesa quello che era
stata per Gesù e per le prime generazioni di cristiani.
È fondamentale, allora, per i
cristiani, recuperare il senso originale della croce. La croce come
espressione e conseguenza della solidarietà con tutti i “crocifissi”
della storia.
In questo senso la croce rappresenta la
vittoria sul peccato. Perché è la vittoria sulla sofferenza.
Introduzione (cfr. Castillo,
Vittime del peccato, pp. 158-166)

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