Cerchiamo
di capire quale esperienza sta alla base di quanto stanno vivendo gli
apostoli in riferimento allo Spirito.
Era
l'esperienza della novità di vita che stavano facendo, del nuovo
modo di vivere i rapporti fra di loro, del nuovo modo di perdonarsi
reciprocamente. Prima non avevano mai vissuto così. Le prime
esperienze in questo senso devono essere state per loro
straordinarie. La prima espressione che Giovanni riporta, proprio nel
giorno della Pasqua, da parte di Gesù Risorto, è appunto: «Ricevete
lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi».
Richiama l'esperienza della pace interiore, del superamento del male,
dell'armonia. E poi il nuovo tipo di rapporti: «Amatevi come io ho
amato voi. Come il Padre ha amato me e io rimango nel Suo amore, così
io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Amatevi gli uni gli altri».
Quando Giovanni esprimeva questo insegnamento di Gesù, si richiamava
all'esperienza che stavano facendo.
Questo
richiamo serve a capire che la comprensione del Vangelo è legata al
nostro cammino spirituale. Interpretiamo le espressioni in modo
diverso nella giovinezza, nella maturità, quando giungiamo a vivere
intensamente il Vangelo. Allora le formule acquistano significati
nuovi perché risuonano diversamente nel lettore.
Chiediamoci
ora: che cosa vuol dire "presenza", "Dio presente in
noi"?
Una
formula diventata tradizionale nella storia della spiritualità
cristiana, "inabitazione dello Spirito".
Queste
formule della presenza, dell'inabitazione, sono formule ambigue,
perché sono analogiche, cioè partono dalla nostra esperienza della
presenza, dell'abitazione. Noi diciamo: «Io abito una casa». Ma la
casa è un'altra realtà. Quindi ci riferiamo allo spazio. Anche nei
rapporti che abbiamo tra di noi, sono sempre rapporti che avvengono
con realtà diverse: ciascuno di noi è diverso. Non solo distinto,
ma anche diverso, nel senso che ciascuno ha i propri meccanismi,
sentimenti, pensieri, stati d'animo, ciascuno ha il proprio spazio.
Quando parliamo del rapporto con Dio, invece, questo non vale. Perché
l'azione di Dio in noi non è diversa dalla nostra azione, alimenta e
diventa la nostra azione.
La
luce che entra in questa stanza di per sé non aggiunge altre
molecole a quelle dell'aria, ma conferisce loro una qualità nuova,
per cui l'aria diventa luminosa. Così quando l'azione di Dio ci
investe, la forza creatrice entra nella nostra vita. Non aggiunge di
per sé pensieri divini ai nostri pensieri, ma suscita in loro una
perfezione inedita, una qualità nuova. Non è un pensiero di Dio che
si aggiunge al nostro pensiero, un'azione di Dio che si aggiunge alla
nostra azione, ma i nostri pensieri e le nostre azioni diventano
luminosi.
Nei
secoli scorsi, siccome usavano un modello di tipo statico per
interpretare l'uomo e la realtà, quando parlavano della presenza di
Dio dovevano supporre un'altra azione che si aggiungeva all'azione
della creatura e la chiamavano "soprannaturale". Così
distinguevano un amore naturale e un amore soprannaturale. Era un
modo certamente ambiguo di parlare, ma con i modelli statici non
avevano altra possibilità.
Nella
prospettiva dinamica, invece, riusciamo a capire bene come la forza
fondante, l'energia creatrice che ci investe, induce una qualità
nuova in noi e diventa nostro pensiero, nostra parola. Non per merito
nostro o perché siamo più bravi o più onesti, ma perché
consentiamo all'azione creatrice di esprimersi in noi, di diventare
in noi modalità inedita di pensiero, di misericordia, di perdono, di
rapporto.
Comprendiamo
ora cosa vuol dire diventare consapevoli della presenza di Dio in
noi. Significa aprire le nostre finestre, consentire che la luce ci
inondi. Uscire dal nostro egoismo, dai nostri piccoli problemi, per
far sì che l'azione di Dio in noi acquisti forma umana e in noi
fioriscano qualità nuove di vita e ci scopriamo diversi. Prima non
sapevamo perdonare e ad un certo momento il perdono fluisce; noi
stessi restiamo meravigliati: com'è possibile? È possibile perché
non siamo noi a vivere, ma è la Vita che in noi si inventa, secondo
caratteristiche particolari: ciascuno di noi è una modalità
specifica di esprimere l'azione di Dio, è un inedito.
Di
qui la responsabilità che abbiamo: se rifiutiamo, chiudendoci in noi
stessi, impediamo all'azione di Dio di assumere una forma che non ha
mai acquistato altrove e che può acquistare solo in noi. Un piccolo
frammento di vita, certo, ma un frammento nuovo, inedito, che la vita
inventa per la prima volta.
ché
quando diventiamo consapevoli della presenza di Dio in noi, ogni
giornata diventa luminosa. Anche se il cielo è oscurato la luce
risplende, perché una Presenza qualifica in modo nuovo tutta la
nostra realtà.
Preghiamo,
perché la preghiera serve a questo: a prendere coscienza della
presenza del Signore in noi.
La
presenza dello Spirito (cfr C. Molari, Percorsi comunitari di fede,
pp. 206-209)

Ciascuno di noi è una modalità specifica di esprimere l'azione di Dio, è un inedito...
RispondiEliminaimpediamo all'azione di Dio di assumere una forma che non ha mai acquistato altrove e che può acquistare solo in noi?
Presenza di Dio in noi... la Vita che in noi si inventa... energia creatrice
Condivido alcuni passi di una lettura tratta da “La bellezza tua voglio cantare” di Ermes Maria Ronchi, pp. 106-109
RispondiElimina« Lo Spirito: misterioso cuor del mondo, vento sugli abissi, fuoco del roveto, Amore in ogni amore; è l’estasi di Dio, l’uscire di Dio da se stesso, il legame che sta al principio, il legame di Dio con Dio e con ogni essere vivente, effusione ardente di vita, il debordare di un amore che cerca, che preme, dilaga, si apre la strada verso il cuore dell’uomo.
… La parola più intimamente connessa con lo Spirito di Dio è “nascita”, con tutto il suo registro di significati: creazione, vita, trasformazione, cosa nuova, profezia, futuro. Lo Spirito è colui che presiede a ogni nascita, il suo lavoro è “dare la vita”, come afferma il Credo. Anche quando la vita ci pare impossibile, quando vince dovunque la violenza, quando ti senti stanco, e il tronco freddo della vita non mette più gemme, e la terra sembra un ventre invecchiato e sterile, anche allora lo Spirito è “il vento che non lascia dormire la polvere” (D.M. Turoldo), e può inaugurare in noi e fuori di noi i giorni di nuove nascite. Egli è qui, sugli abissi del mondo e sugli abissi del cuore. Anche se ci pare impossibile».