17 maggio 2013

Non è un pensiero di Dio che si aggiunge al nostro pensiero......



Cerchiamo di capire quale esperienza sta alla base di quanto stanno vivendo gli apostoli in riferimento allo Spirito.
Era l'esperienza della novità di vita che stavano facendo, del nuovo modo di vivere i rapporti fra di loro, del nuovo modo di perdonarsi reciprocamente. Prima non avevano mai vissuto così. Le prime esperienze in questo senso devono essere state per loro straordinarie. La prima espressione che Giovanni riporta, proprio nel giorno della Pasqua, da parte di Gesù Risorto, è appunto: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi». Richiama l'esperienza della pace interiore, del superamento del male, dell'armonia. E poi il nuovo tipo di rapporti: «Amatevi come io ho amato voi. Come il Padre ha amato me e io rimango nel Suo amore, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Amatevi gli uni gli altri». Quando Giovanni esprimeva questo insegnamento di Gesù, si richiamava all'esperienza che stavano facendo.
Questo richiamo serve a capire che la comprensione del Vangelo è legata al nostro cammino spirituale. Interpretiamo le espressioni in modo diverso nella giovinezza, nella maturità, quando giungiamo a vivere intensamente il Vangelo. Allora le formule acquistano significati nuovi perché risuonano diversamente nel lettore.
Chiediamoci ora: che cosa vuol dire "presenza", "Dio presente in noi"?

Una formula diventata tradizionale nella storia della spiritualità cristiana, "inabitazione dello Spirito".
Queste formule della presenza, dell'inabitazione, sono formule ambigue, perché sono analogiche, cioè partono dalla nostra esperienza della presenza, dell'abitazione. Noi diciamo: «Io abito una casa». Ma la casa è un'altra realtà. Quindi ci riferiamo allo spazio. Anche nei rapporti che abbiamo tra di noi, sono sempre rapporti che avvengono con realtà diverse: ciascuno di noi è diverso. Non solo distinto, ma anche diverso, nel senso che ciascuno ha i propri meccanismi, sentimenti, pensieri, stati d'animo, ciascuno ha il proprio spazio. Quando parliamo del rapporto con Dio, invece, questo non vale. Perché l'azione di Dio in noi non è diversa dalla nostra azione, alimenta e diventa la nostra azione.
La luce che entra in questa stanza di per sé non aggiunge altre molecole a quelle dell'aria, ma conferisce loro una qualità nuova, per cui l'aria diventa luminosa. Così quando l'azione di Dio ci investe, la forza creatrice entra nella nostra vita. Non aggiunge di per sé pensieri divini ai nostri pensieri, ma suscita in loro una perfezione inedita, una qualità nuova. Non è un pensiero di Dio che si aggiunge al nostro pensiero, un'azione di Dio che si aggiunge alla nostra azione, ma i nostri pensieri e le nostre azioni diventano luminosi.
Nei secoli scorsi, siccome usavano un modello di tipo statico per interpretare l'uomo e la realtà, quando parlavano della presenza di Dio dovevano supporre un'altra azione che si aggiungeva all'azione della creatura e la chiamavano "soprannaturale". Così distinguevano un amore naturale e un amore soprannaturale. Era un modo certamente ambiguo di parlare, ma con i modelli statici non avevano altra possibilità.
Nella prospettiva dinamica, invece, riusciamo a capire bene come la forza fondante, l'energia creatrice che ci investe, induce una qualità nuova in noi e diventa nostro pensiero, nostra parola. Non per merito nostro o perché siamo più bravi o più onesti, ma perché consentiamo all'azione creatrice di esprimersi in noi, di diventare in noi modalità inedita di pensiero, di misericordia, di perdono, di rapporto.
Comprendiamo ora cosa vuol dire diventare consapevoli della presenza di Dio in noi. Significa aprire le nostre finestre, consentire che la luce ci inondi. Uscire dal nostro egoismo, dai nostri piccoli problemi, per far sì che l'azione di Dio in noi acquisti forma umana e in noi fioriscano qualità nuove di vita e ci scopriamo diversi. Prima non sapevamo perdonare e ad un certo momento il perdono fluisce; noi stessi restiamo meravigliati: com'è possibile? È possibile perché non siamo noi a vivere, ma è la Vita che in noi si inventa, secondo caratteristiche particolari: ciascuno di noi è una modalità specifica di esprimere l'azione di Dio, è un inedito.
Di qui la responsabilità che abbiamo: se rifiutiamo, chiudendoci in noi stessi, impediamo all'azione di Dio di assumere una forma che non ha mai acquistato altrove e che può acquistare solo in noi. Un piccolo frammento di vita, certo, ma un frammento nuovo, inedito, che la vita inventa per la prima volta.
ché quando diventiamo consapevoli della presenza di Dio in noi, ogni giornata diventa luminosa. Anche se il cielo è oscurato la luce risplende, perché una Presenza qualifica in modo nuovo tutta la nostra realtà.
Preghiamo, perché la preghiera serve a questo: a prendere coscienza della presenza del Signore in noi.

La presenza dello Spirito (cfr C. Molari, Percorsi comunitari di fede, pp. 206-209)

2 commenti:

  1. Anonimo22:45

    Ciascuno di noi è una modalità specifica di esprimere l'azione di Dio, è un inedito...
    impediamo all'azione di Dio di assumere una forma che non ha mai acquistato altrove e che può acquistare solo in noi?
    Presenza di Dio in noi... la Vita che in noi si inventa... energia creatrice

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  2. Anonimo20:28

    Condivido alcuni passi di una lettura tratta da “La bellezza tua voglio cantare” di Ermes Maria Ronchi, pp. 106-109
    « Lo Spirito: misterioso cuor del mondo, vento sugli abissi, fuoco del roveto, Amore in ogni amore; è l’estasi di Dio, l’uscire di Dio da se stesso, il legame che sta al principio, il legame di Dio con Dio e con ogni essere vivente, effusione ardente di vita, il debordare di un amore che cerca, che preme, dilaga, si apre la strada verso il cuore dell’uomo.
    … La parola più intimamente connessa con lo Spirito di Dio è “nascita”, con tutto il suo registro di significati: creazione, vita, trasformazione, cosa nuova, profezia, futuro. Lo Spirito è colui che presiede a ogni nascita, il suo lavoro è “dare la vita”, come afferma il Credo. Anche quando la vita ci pare impossibile, quando vince dovunque la violenza, quando ti senti stanco, e il tronco freddo della vita non mette più gemme, e la terra sembra un ventre invecchiato e sterile, anche allora lo Spirito è “il vento che non lascia dormire la polvere” (D.M. Turoldo), e può inaugurare in noi e fuori di noi i giorni di nuove nascite. Egli è qui, sugli abissi del mondo e sugli abissi del cuore. Anche se ci pare impossibile».

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