02 gennaio 2010

"DISUBBIDIRE"


UN FIGLIO CHE DELUDE LE ASPETTATIVE...


Se il brano evangelico scelto per descrivere la Santa Famiglia di Nazareth riporta un Gesù disobbediente, che scappa dai suoi genitori per seguire la sua strada... questo significa che incomprensioni, conflitti, dibattiti accesi, fanno parte della vita di ogni famiglia normale e quindi santa.
L' "anormalità" consisterà forse nella troppa armonia, che potrebbe nascondere oppressione da parte dei genitori, immaturità e dipendenza dei figli, incapacità di relazione, paura del conflitto...
Costruire la propria indipendenza, il proprio futuro, anche a costo di deludere le aspettative dei propri genitori non significa mancare loro di rispetto. Significa semplicemente intraprendere la propria strada, unica, irripetibile. E un figlio che delude le aspettative dei propri genitori non potrebbe essere un'occasione di crescita per l'intera famiglia?

4 commenti:

  1. un padre13:44

    Perché a volte non impariamo a dire dei bei no ai nostri figli per aiutarli a dire dei si?
    Gesù Cristo, secondo me, ha detto molti no al suo tempo. No al potere religioso, no al potere politico, no al potere economico, no alle discriminazioni, no alle violenze, no all'ipocrisia....
    Alla fine questi no lo hanno portato a dire "si".
    In particolare "si" alla vita!

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  2. Anonimo15:00

    Caro papà
    Quante volte abbiamo comunicato tramite lettera durante la mia adolescenza! Manifestavo così la mia paura di aprirmi, perché sapevo che tu riuscivi a guardarmi dentro e a capire tutto. Mi ricordo come temevo i faccia a faccia con te dopo che avevo combinato qualcosa che non avrei dovuto fare: non ti arrabbiavi, mi parlavi con tranquillità e io sentivo il dolore che ti aveva provocato il mio errore. Scriverci quelle lettere passate sotto la porta è stato un modo per riuscire a comunicare con quella calma che manca nei momenti di discussione tra genitori e figli. Si dicono tante cose che non si pensano, ci si pente di aver detto e poi è difficile ammettere di aver sbagliato. Oggi sono felice di poter rileggere ancora le tue parole e di riuscire a ricordare così distintamente le occasioni in cui ci siamo scritti. E voglio che tu sappia che, anche alla luce dei fatti, sono contenta che ci siano state discussioni e litigi. Non sono così ipocrita da sostenere che se avessi saputo che oggi non saresti stato accanto a me avrei evitato di attaccarti solo perché avevi quasi sempre ragione. Provare sulla mia pelle l'errore e poi ridiscuterlo con te mi è servito a riuscire a ragionare prima di arrabbiarmi con qualcuno. Sì, prima di arrabbiarmi, perché a differenza di te ci sono momenti in cui mantenere la calma sembra impossibile e io ancora mi chiedo tu come facessi. Sono diversa da te, anche se sono in molti a sostenere che ci somigliamo tanto, ma è normale che quello che ho di te siano "solo" radici, una base per crescere indipendentemente. Spesso vedo situazioni contrastanti di figli cresciuti sul modello dei genitori e di altri che, probabilmente per reazione, sono diventati l'esatto opposto dei genitori. Non so quanto giusto possa essere, ma io sono felice di essere riuscita a prendere il bagaglio essenziale per fortificare le mie ali. Sto ancora crescendo e spero di non smettere mai di crescere. La condizione di figlia la vivo tramite il recepire la conoscenza e le emozioni che vengono dall'esterno.
    Tu meglio di me sai che le occasioni in cui è più facile sentir parlare di rapporto tra genitori e figli sono quelle in cui si manifestano disagi, spesso adolescenziali, ma non credi che sia un limite ad un rapporto così importante? Il ruolo essenziale di un padre e di una madre durante i primi anni di vita del figlio è evidente, così com'è evidente la responsabilità che giocano quei "no" durante l'adolescenza. Crescendo poi la famiglia diventa un nido in cui rimanere al sicuro o un posto da cui fuggire esausti, solo raramente si spicca il volo con la consapevolezza che quella partenza non è una fuga, ma un inizio basato sulla propria storia e su quelle "radici" che tu ci ricordi sempre. Io non posso saperlo perché non sono madre, ma voi ci avete spesso ricordato che con i figli crescono anche i genitori, instaurando così un rapporto di reciprocità basato sulla sicurezza che ogni giorno si può imparare qualcosa dall'altro.
    Ho scoperto che fa bene rivivere la propria crescita ripensando non solo ai momenti felici, ma anche a quelli più duri, a quegli scogli sui quali sono dovuta andare a sbattere prima di poter attraccare.
    Qualche giorno fa mi sono laureata. Ho sempre pensato che tu saresti stato con me il giorno della discussione, ma non è stato così. Eppure ho sentito di avere quella forza, quella capacità di emozionarmi, quell'attenzione all'essenziale che avevi tu. E ti ho sentito vicino. Sono orgogliosa di essere tua figlia... Grazie papà!
    (di Francesca Abignente Giornalino di Romena)

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  3. una madre16:20

    Penso che i no sono molto importanti nel rapporto con i figli quando però sono ben radicati e vissuti prima di tutto in noi stessi e nella nostra esperienza personale quotidiana, quando il nostro 'sì' alla vita diventa, anche se in modo limitato e con fatica, riflesso coerente nel rapporto con gli altri.
    Non è l'obbedienza che fa crescere, essa crea solo un clima di caserma, non di fraternità; ma è il dialogo continuo, la porta sempre aperta, il mettere in gioco le nostre idee, non con l'arroganza dell'adulto che già sa come vanno le cose, ma con il desiderio di condividere, camminare insieme.
    Prima di rimproverarli bisogna amarli: il dono più prezioso che possiamo offrire ai nostri figli è la nostra "vera" presenza. La casa che cercano i giovani è un luogo dove gli altri non giudicano, non chiedono troppo, dove possono davvero incontrare se stessi, sentirsi amati per "come" sono e non per le nostre "proiezioni" su di loro. Non è facile costruire questo spazio, nè per noi, nè per loro; la nostra società ci ha insegnato ad evitare accuratamente ogni sofferenza, ogni fragilità, dimenticando che il dolore, solo se è abbracciato all'amore, può far crescere e portare frutto.
    Padre Giovanni Vannucci scrive:
    " Se c'è una preferenza nel Suo amore è verso la pecorella smarrita perchè la pecorella smarrita, abbandonando la comodità dell'ovile, si avventura a sperimentare fino in fondo la sua libertà e in questa sperimentazione matura e cresce forse di più di quelli che stanno tranquilli a proteggere le loro sicurezze."

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  4. Anonimo17:27

    Oggi mentre ero a casa a fare i compiti parlavo con mia mamma e mi sono resa conto di quanto sia difficile per i genitori vedere i figli che crescono ma soprattutto che CAMBIANO!
    Mia mamma mi ha sempre educato in una certa maniera e forse sperava che io rimanessi come mi aveva impostato... Fatto sta che, sarà che ho incontrato determinate persone, sarà che semplicemente non sono quel tipo di persona, ma sono cambiata, molto!
    Le parlavo di David e del fatto che sto cominciando a conoscerlo e lei mi ha detto "di darmi una calma", le raccontavo del fatto che vorrei un tatuaggio e la prima cosa che dice è "sappi che in questa casa la regola 'quando ho 18 anni faccio quello che voglio' non vale...". Le parlo del blog e mi rimprovera di essere una computer dipendente, le dico della mia musica e tra un po' vomita... Insomma... Credo che mia mamma stia ricevendo dei duri colpi... Sono stata cresciuta in un mondo rosa e fiori per compensare i candelabri che volavano tra mio papà e mia mamma quando ero piccola proprio per essere una persona "modello" (oh, poi dipende dai punti di vista) e invece incontro Fraa, una metallara alternativa, mi innamoro di un ragazzo gay, ascolto musica rock e metal... Povera mamma... Però credo sia giusto che io mi crei una mia identità (anche se è un po' confusa)! (STRALCIO DI LETTERA TRATTA DA UN BLOG)

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