05 dicembre 2009

"L'INGREDIENTE SEGRETO"


NON SEMPRE CI E' CHIARO CHE L'INGREDIENTE SEGRETO DELLA NOSTRA VITA E' DENTRO DI NOI/SIAMO NOI.... CREDERCI E' MOLTO DIFFICILE, MA PENSO SIA L'UNICA STRADA PER ARRIVARE ALLA META!!!!




3 commenti:

  1. Anonimo21:50

    Sai qual è il vantaggio di noi disabili?” Elda si protende dalla carrozzina, allunga la testa quasi come se le parole le dovesse agguantare nell’aria. Prosegue. “Immagina che io voglia invitarti a prendere un caffè. Innanzitutto devo trovare qualcuno disposto ad accompagnarmi. Poi occorre un bar senza troppi scalini e con la porta d’ingresso sufficientemente grande. Alla fine proverò a pagare, ma sarà difficile perché quasi nessun bancone è agibile, per noi”. E i vantaggi? Il mio pensiero galleggia un secondo, il tempo che le serve per riprendere fiato: “Ma lo sai qual è la vera differenza tra il mio e il tuo caffè? Che io lo voglio davvero. L’ho scelto, mi sono dovuta impegnare per arrivare a prenderlo. E tu? Forse non ti sei neanche accorto di averlo bevuto”.
    Ride Elda, e quel sorriso quasi beffardo è il recinto in cui va a chiudere il suo ragionamento: “La disabilità non ti permette di coltivare desideri superficiali, né di fare le cose a caso. Perché ogni cosa che fai costa impegno, fatica, coinvolge altre persone. Allora devi volerla, con tutta te stessa. E questa consapevolezza ti permette di essere costantemente a contatto con i tuoi veri bisogni”.
    Sei consapevole dell’ultimo caffè che hai preso? Ci provoca la mia amica. E non è una questione di gusto: è proprio un fatto di presenza, fisica, psichica, mentale. C’eri o non c’eri davanti a quella tazzina? Ti sei immerso in quel piccolo piacere, o te ne sei semplicemente liberato, come di mille altre cose che, durante la giornata, hai fatto senza farci caso. Come se non fossero la tua vita.
    La consapevolezza misura quanto, nelle nostre azioni, è davvero espressione dei nostri bisogni più profondi. Perché, ci suggerisce Elda, ai fini del nostro star bene non conta tanto la quantità di cose che riusciamo a fare, quanto il dar voce a ciò che davvero ci sta a cuore.
    Quando avevo 12 anni detti per la prima volta un nome alla curiosità che avevo sul mondo e alla voglia di raccontarlo: volevo fare il giornalista. Quel desiderio era così profondo e cristallino che per molti anni mi ha spinto oltre ogni difficoltà, alimentando un entusiasmo che sembrava inesauribile. Poi c’è stata una fase in cui è subentrato uno smarrimento: quella che era diventata la mia professione mi corrispondeva ancora? Perché mi sentivo appesantito e, talvolta, disilluso? Ora posso dire che avevo perso il contatto con i miei bisogni più veri. Che erano gli stessi, ma si erano evoluti, mi chiamavano a una qualità diversa. Romena era al centro di questa partita. Ma che fatica capire, ogni volta, aggrovigliati come siamo in un viluppo di bisogni e desideri: il posto sicuro, il successo, il guadagno, il ruolo sociale…
    Tutto conta, nulla ci deve mancare, solo che per muovere contemporaneamente tutti i fili della nostra vita, finiamo per smarrire quello che la sostiene davvero. Pochi giorni fa parlavo con un’amica che ha quattro figli, di cui due piccolissimi. Mi diceva di essere molto contenta della sua vita, anche se non ha praticamente più tempo per sé. “Ho capito che non c’è niente di più bello che veder crescere un figlio” mi ha detto. “Ogni giorno lucido questa parte della mia vita e sento che da essa traggo le energie più positive. E dando valore a questo aspetto mi accorgo che tutte le cose che non riesco più a fare sono meno importanti, meno vitali”.
    Il cammino della consapevolezza parte da qui. Dal riconoscimento di ciò ‘di cui non possiamo fare a meno’. Comincia con un’azione di lucidatura: sotto uno strato di priorità apparenti, dobbiamo far brillare ciò che davvero esprime la nostra autenticità.
    Perché quella è la scintilla che accende tutta la nostra vita.
    (Massimo Orlandi)

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  2. Anonimo18:26

    NON AVER PAURA

    Non aver paura
    di guardarti dentro,
    scoprirai che è a un passo l’amore.
    Non aver paura
    di guardarmi negli occhi,
    io raccoglierò la sofferenza delle tue inquietudini
    e la tua incompiuta purificazione di luce.
    Non aver paura
    della paura
    io raccoglierò le tue durezze affamate di dolcezza,
    i tuoi pianti imbevuti di miracoli
    Non aver paura
    io benedirò la tua misericordia quando si fa abbraccio,
    la tua pietà quando si fa tenera,
    il tuo dolore quando si fa pane.
    Non aver paura,
    ci sarà pace anche per il tuo cuore ribelle,
    poiché il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.
    (don Luigi Verdi)

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  3. Anonimo11:53

    Malgrado le malattie, malgrado persino l'arcinemica tristezza, si può rimanere vivi molto oltre l'abituale data della disintegrazione, purché non si abbia paura dei cambiamenti, purché non si sia mai sazi di curiosità intellettuali, di interessarsi alle grandi cose, di saper godere delle piccole. (Edith Wharton)

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