
Ancora molti definiscono il cristianesimo “la religione del libro”…. Mi “spiace” contraddire questa affermazione ma, per fortuna, il cristianesimo è un Uomo: Gesù di Nazareth!
Noi moderni siamo abituati all’indifferenza per la materia prima e al culto per il prodotto finito. Siamo abituati a pagare poco la fonte e cara la foce. La scrittura sacra racconta il valore degli alberi, del legno e del lavoro umano.
Il tronco trasformato in assi ha bisogno di starsene disteso per stagioni intere a dimenticare la linfa e a indurire la fibra. Il taglio del ferro deve rispettare il verso delle venature e combinare le torsioni per pareggiarle a contrasto. Gesù impara da Ioséf, come ho detto participio presente del verbo iasàf, aggiungere, accrescere. Joséf è colui che aggiunge. Questo dovrebbe essere il titolo di ognuno che viene al mondo, e già con la sua presenza accresce l’umanità di un’immensità nuova, ricchezza di una vita in più a rincalzo di forze contro lo spreco della morte. Ci vogliono molti Ioséf in una generazione.
Lui è falegname, un mastro di alberi e di tagli, un fornitore di arnesi per la comunità. Gesù nasce in una stalla, ma cresce in una bottega di artigiano. Le sue mani diventano larghe a forza di stringere manici, sono ammaccate a forza di martello, hanno unghie spezzate, sono dure di schegge incarnite, di calli lubrificati con lo sputo. La sua saliva prodigiosa prima di sanare lesioni, si seccava sul palmo migliorando la presa delle dita. L’interno delle sue mani ha il colore cupo del tannino che penetra nei pori mischiandosi al sudore. La sua faccia ha occhi abituati a stare stretti contro i frantumi di lavorazione che schizzano anche al volto. Il suo naso fiuta le resine, le colle, il grasso e il bitume e la canapa e il sudore di ascelle.
Cresce di peso e forza, ha di certo appetito, ha gusto per il pesce; meno per la carne. E di Nazareth in Galilea, ma è nato a Betlemme, a sud, in terra di grano e perciò ama il pane. Assaggia poco il vino, appena nelle feste. Se manca, per lui fa lo stesso, per sua madre no, che gliene chiede per gli invitati di uno sposalizio. E lui controvoglia provvede esagerando in gusto e quantità. A Cana non avevano mai assaggiato un vino così giusto per la gioia. Da che vendemmia viene? Da nessuna non si può ordinare il vino della festa, solo gustano per fortuna e grazia d’essere invitati.
(tratto da “Penultime notizie circa Ieshu/Gesù” di Erri De Luca)
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