01 maggio 2009

"Hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non sentono..."








Un violinista nella metro

Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio.
Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare.
Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a
camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse.
Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.

La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamola bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".

Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"



http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/persone/bell-metro/bell-metro/bell-metro.html

4 commenti:

  1. Allieva dello stupore16:55

    .....Ma quando accade che nel deserto del sempre uguale ti imbatti improvvisamente nell'inaudito ( una poesia, una musica ), nel non-visto ( un paesaggio, un'architettura, un quadro, uno sguardo, un film ),si risveglia in te, conseguenza della sorpresa, un'attenzione stupita alle cose che sfuggono ai più, una capacità di vedere ciò che altri non vedono, amore verso i particolari, profondità, la percezione di un senso ulteriore celato in ogni cosa. Un incremento di senso . L'io esiste nell'attenzione, raccogliendosi e non disperdendosi .......Come si ascolta ?......attonitis auribus, con orecchio incantato, attonito e attento, capace di meraviglia, con lo stupore della prima volta......Salvare l'attenzione. Salvare almeno lo stupore . Per una religione creativa, per una vita creativa .. Non è la vita che ritorna sempre uguale, siamo noi che non sappiamo riconoscere la sua varietà e la sua ricchezza e ci passiamo sopra senza vederla, senza sentirne il sapore tra i denti, come un frutto maturo .Troppo facile rimuovere l'invito a salvare lo stupore adducendo il grigiore della città e dei volti. Una cosa so : che ogni volta che mi chino a sorprendere germogli, ogni volta che mi succede di navigare per occhi di persone che amo, ogni volta che pianto un seme e spio il gonfiarsi della terra, esco con gli occhi che sorridono ( A. Casati ).......Salvare questa bellezza dal mondo spetta a ciascuno, con le sue scelte individuali. Custodire la bellezza che custodisce in noi la capacità di estasi e di comunione, la possibilità del piacere di vivere e di credere. Custodire lo stupore mattinale del mondo. Allora la bellezza conferisce all'esistenza il senso di un'inedita avventura che con l'arte e la realtà, con le cose e con lo spirito, con gli affetti e con l'assoluto, si misura in un'incessante meraviglia ( S. Natoli ) e con ostinato amore .
    Tu sei bellezza
    Ermes Ronchi

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  2. Marita17:25

    Nel vocabolario ecclesiastico sono altre le parole più usate, quelle con le quali abbiamo maggiore dimestichezza: la parola "verità" per esempio, la parola "bontà". Di verità e bontà sono piene le omelie dei preti e i documenti ecclesiastici. Una cittadinanza minore tocca invece alla parola "bellezza".
    Quasi ci incutesse un certo disagio dire "bello", per esempio, in faccia a tutti, come fa il Cantico, il volto di una donna. Un disagio che tempestivamente cerchi di arginare e vaccinare, aggiungendo al sostantivo "bellezza" la specificazione "di Dio": la bellezza di Dio.
    Come se le altre bellezze fossero necessariamente spurie o, peggio ancora, sporche, come se la Sua bellezza, dal giorno in cui furono fatte in Cristo tutte le cose, non avesse trovato dimora nella creazione, come se la bellezza di Dio, irradiata sul volto del Cristo crocifisso, splendente nel Cristo Pastore dalle braccia allargate, il più bello tra i figli di donna, non si fosse riverberata sui nostri volti, ora che il suo Spirito "dimora in noi" e "riempie" -ma qualcuno ancora ci crede?- "tutta la terra".
    Non è forse vero che la stessa verità, senza bellezza, è gelida, è teorema, è assetto dottrinale, non fa trasalire il cuore? Lo fa trasalire il racconto, perché abitato dalla bellezza dei volti e delle storie: forse per questo Gesù non definiva, ma raccontava. E nel frammento della parola si apriva una finestra, da cui contemplare il mistero.
    Il bene stesso, la virtù, senza bellezza, diventano pesanti, finiscono per soffocare: è il rimanere nella casa del figlio maggiore della parabola, un rimanere senza brividi, senza trasalimenti, semplicemente per un dovere.
    Succede di ascoltare discorsi noiosi, pesanti, asfissianti -si confonde la radicalità del vangelo con la pesantezza- e noiosi, pesanti, soffocanti i cristiani stessi. Il volto non è quello dell'illuminazione del monte, ma quello corrucciato della lamentazione.
    La liturgia stessa vive a volte in parole lontane da ogni sussulto di vita e del cuore. Senza bellezza, si riduce a teatro, teatralità vuota, coreografia perfetta ma senz'anima. Parole proclamate, canti urlati, nell'assenza di occhi che scrutano dalla soglia e adorano.
    Anche la comunità, se viene meno all'interno la bellezza, diventa nuda organizzazione, apparato senza cuore, registri senza l'emozione dei volti.

    Manca -i più lucidi l'avvertono- un'incandescenza, che parli, dai volti, di qualcosa che è accaduto e ti ha acceso il volto, ti ha cambiato faccia. Sul monte Gesù ha cambiato volto, ma forse anche i discepoli, quando dicevano: "è bello rimanere qui!"
    È "bello": aggettivo meno usato nelle nostre proposte pastorali. Noi diciamo: è giusto, è vero, è doveroso, è legittimo. Poche volte diciamo "è bello", a segnalare a noi stessi e agli altri la bellezza di ciò che sta sotto i nostri occhi. È bello il vangelo, è bello Gesù, è bello il piccolo seme nascosto nella terra.
    Succede che uomini e donne cambino faccia. Li guardi e ti viene spontaneo chiedere loro che cosa sia mai capitato. Succede che ti rispondano che si sono innamorati. Potesse succedere anche ai credenti di essere interrogati per il loro volto, trasfigurato come quello dei discepoli sul monte!

    Avere occhi: "Hanno occhi e non vedono". È caratteristica degli idoli vani e vuoti avere occhi e non vedere. Hanno occhi e non vedono accadere la bellezza.
    Sono gli uomini e le donne abbagliati dal mito pallido del mercato, una mentalità mercantile che ha come unica aspirazione ciò che è utile, ciò che ha un tornaconto, ciò che rende… e non ciò che è bello. Una simile mentalità non può avere che un effetto, quello dell'accecamento: hanno occhi e non vedono.
    La bellezza è per i ricercatori di fessure, di soglie segrete, di fili pressoché invisibili. Soglie non tanto da varcare con animo predatorio, ma su cui sostare, da cui intravvedere e provare emozione, commozione.
    La bellezza è per i ricercatori di un oltre, quelli che hanno resistito alla seduzione della quantità, della grandezza esteriore, dell'esibizione.
    Avere dunque occhi: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio".
    La bellezza disegna un oltre, è fessura aperta: la discesa dal monte dei discepoli, l'invito a tacere è ammonimento a tutti oggi e in particolare alle chiese. Decisivo non è il parlare, ma avere il volto trasfigurato.

    Non c'è un luogo esclusivo della bellezza: circoscriverla ad un luogo è fare azione predatoria. Ci sono soglie, le più disparate. Beati gli occhi che vedono.
    Penso alla soglia di due cari amici non credenti. In una conversazione sulla bellezza li ho sentiti citare con emozione i versi di Borges:

    un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire
    chi ringrazia che sulla terra esista la musica,
    chi scopre con piacere un'etimologia,
    due impiegati in un caffè del Sud giocano in silenzio a scacchi,
    il ceramista che intuisce un colore ed una forma,
    il tipografo che compone questa pagina che forse non gli piace,
    una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto,
    chi accarezza un animale addormentato,
    chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto,
    chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson,
    chi preferisce che abbiano ragione gli altri,
    queste persone che si ignorano, stanno salvando il mondo.

    Non va ricercata la bellezza lungo i sentieri della ricercatezza e nemmeno dietro quelli dell'imponenza.
    Un libro, uscito in questi anni negli Stati Uniti, a coloro che sono in ricerca e provano disagio in solenni liturgie, case vuote disabitate, dà un consiglio: "Prova questa variante: va a Messa durante un giorno feriale. C'è un'atmosfera diversa, più intima, con poca gente. La cripta di un convento, la piccola cappella in una città e anche la tua stessa parrocchia, la messa si rivela spesso in modo inaspettato. Potresti chiudere gli occhi ed immaginare l'ultima cena. E tu sei là, intorno alla tavola. E hai proprio ragione… Tu sei là".
    La bellezza nel frammento. Anche la bellezza di Dio sulla croce si è ristretta nel frammento. Avere occhi per contemplare. Scendere dal monte non significa abbassare la poesia. Ma portare nella carne la gloria.
    ( Quale bellezza salverà il mondo ?, don Angelo Casati )

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  3. Non accorgersi17:29

    Meraviglioso

    Domenico Modugno

    E' vero, credetemi è accaduto
    di notte su di un ponte
    guardavo l'acqua scura
    con la dannata voglia
    di fare un tuffo giù.
    D'un tratto qualcuno alle mie spalle
    forse un angelo vestito da passante
    mi portò via dicendomi così.

    Meraviglioso, ma come non ti accorgi
    di quanto il mondo sia meraviglioso
    meraviglioso, perfino il tuo dolore
    potrà apparire poi meraviglioso

    ma guarda intorno a te
    che doni ti hanno fatto
    ti hanno inventato il mare
    tu dici: "Non ho niente"
    ti sembra niente il sole
    la vita, l'amore.
    Meraviglioso, il bene di una donna
    che ama solo te. meraviglioso
    la luce di un mattino
    l'abbraccio di un amico
    il viso dì un bambino, meraviglioso.

    Ma guarda intorno a te
    che doni ti hanno fatto
    ti hanno inventato il mare
    tu dici non ho niente
    ti sembra niente il sole
    la vita, l'amore, meraviglioso.

    La notte era finita
    e ti sentivo ancora
    sapore della vita
    meraviglioso, meraviglioso
    meraviglioso ecc..

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  4. Anonimo20:59

    Tante... Ma trovo difficile resistere al richiamo del 'devi fare', 'devi arrivare', 'adesso è ora di... e non di...' e di tante altre 'abitudini' che girano in testa. A volte lo faccio, mi fermo, quasi sentendomi in colpa per il fatto che gusto la vita che mi viene donata in quel momento. Sembra così assurdo... tanto assurdo quanto è reale. Eppure quando riesco a liberarmi anche da questo ultimo ostacolo e riesco ad essere tutto intermente lì in quel momento, la vita che assaporo e che sboccia dentro è una bellezza tanto bella da commovermi...

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