15 maggio 2009

"CARA TE"














Ciao Paolo, ti spedisco questa riflessione appena fatta….


Cara te,
mi fermo nella serenità. Mi fermo un attimo e guardo la vita non con lucida razionalità, ma con fiducia e ragionevolezza. Mi chiedo cosa sto cercando, cosa voglio. Cosa mi sta turbando così immensamente.
Prendo tra le mani i miei piccoli desideri, mi rendo conto della loro semplicità. Cerco una sorta di condivisione con qualcuno, cerco apertura, cerco la possibilità di voler bene e di lasciare aperte le porte della mia intimità. Cerco anche una condivisione semplice e concreta, fatta di uno star bene assieme nelle lunghe ore pomeridiane, uno star bene nell’ascoltare una canzone. Lo star bene senza la fretta e la voracità di essere presente e essere già da un’altra parte nello stesso istante. Una pienezza del momento che a volte vivo già con me stessa e che oggi ha voglia di essere condivisa.
Vorrei questo, ma forse non sono capace di cercarlo nel modo giusto. Smetto di proiettare all’esterno la mancanza di reciprocità. Se le cose non vanno bene è perché io, nel profondo, non credo in quel bene. Non credendoci, mi affretto a ingurgitare ogni cosa che mi sembra possa in qualche modo riempire il mio vuoto, il mio male, che evidentemente vivo perché ci credo. Vivo nella preoccupazione di stare bene e in questo modo stupidamente mi lego il male ai miei piedi e non me ne libero più. Guardo attorno con occhi furtivi, prendo prima che mi sia concesso, esigo e necessito al posto di ricevere e apprezzare. Scrivo poesie svuotando la rabbia e la delusione per ciò che non possiedo e non mi faccio strumento di lode. Aspetto assetata di ricevere molteplici risposte e conferme al mio grido univoco. E confondo il grido con il sentire di voler bene e il desiderio che questo bene raggiunga l’altro. Così facendo, credo di trovare l’amore affidandomi al male, nella sfiducia. E per questo mi sento sempre e comunque in mille luoghi diversi contemporaneamente, mi sento sempre e comunque insoddisfatta e frustrata.
Oggi mi ascolto e sento chiaro il desiderio di un bene pulito e nobilitante. Un amore così non può cadere nella bassezza di un burrone infernale.
E nello scrivere questo mi rendo conto che non ho paura dell’amore, ma ho paura della volgarità del male. E nel desiderio più bello e profondo di vivere un amore etico, per prima, mi faccio rapire dalla fame della possessione, dall’avidità che mi risucchia in un vortice che rapisce la mia mente e con lei la capacità di agire rispettosamente nei confronti della vita. Guardo in faccia questa tentazione di bassezza: è il volgare istinto di volere tutto per sé, di rubare all’altro la possibilità di esistere con te, ma fuori di te.
Non è la passione della sensualità che uccide, non è l’attrazione corporea e la sua bella unione nella sessualità. Non è certo questo che sporca l’amore. Solo l’avidità uccide, prima di tutto te stesso.
Percepisco questo e lo fuggo. Ma voglio credere nella possibilità di vivere l’amore, voglio credere nel meraviglioso equilibrio che gli uomini riescono a costruire credendo nel bene. Dunque, questo crederci è essenziale: solo se ho fiducia nel bene, nella capacità dell’umanità di vivere eticamente, posso non soffrire nel vortice dell’avidità, non sentirmi derubata in ogni istante della mia vita.
Nella costruzione di un amore. Nella piena fiducia del bene. Voglio vivere in questo.

Una donna

1 commento:

  1. Anonimo09:31

    Vita della mia vita
    -----------------------------
    (Rabindranath Tagore)

    Vita della mia vita,
    sempre cercherò di conservare
    puro il mio corpo,
    sapendo che la tua carezza vivente
    mi sfiora tutte le membra.

    Sempre cercherò di allontanare
    ogni falsità dai miei pensieri,
    sapendo che tu sei la verità
    che nella mente
    mi ha accesa la luce della ragione.

    Sempre cercherò di scacciare
    ogni malvagità dal mio cuore,
    e di farvi fiorire l'amore,
    sapendo che ha la tua dimora
    nel più profondo del cuore.

    E sempre cercherò nelle mie azioni
    di rivelare te,
    sapendo che è il tuo potere
    che mi dà la forza di agire.

    RispondiElimina