02 dicembre 2007

i Domenica di Avvento: "Vivere in pienezza per non temere la morte"












Salmo122

Mi rivolgo a te, Signore, con fiduciosa trepidazione, a te che sei un Dio di bontà, un Dio di speranza e consolazione.

La mia attenzione per te, Signore, è come quella di un uomo per il suo lavoro, come quella di una donna per la sua casa o quella di un prete per la sua comunità.

Mi rivolgo a te con fiducia, con estrema fiducia e abbandono perché so che ti stanno a cuore i miei problemi e mi sai capire nel profondo dell'anima.

La gente che incontro normalmente non condivide la mia mentalità e i benpensanti mi disprezzano con orgogliosa sufficienza.

Le persone che contano e comandano contrastano duramente il mio impegno ed anche molti compagni di viaggio si sono incamminati per strade diverse.

È difficile, Signore, rimanere fedeli in mezzo all'incomprensione di molti, provocati dalla finta compassione, sotto il peso di un malcelato disprezzo.

Non ce la faccio più! Sono avvilito e spesso mi chiedo: «Ne vale la pena?». Ti supplico, Dio di fiducia, mantienimi saldo in te!



Dal Vangelo secondo Matteo cap. 24

[37] Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. [38] Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, [39] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. [40] Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. [41] Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
[42] Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. [43] Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. [44] Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.



Articolo


“E’ urgente che la Chiesa riprenda a trattare temi vitali per l’uomo, come il grande dono dell’eros, una spiritualità che parli al cuore, il posto del corpo, l’aldilà, il rapporto con la natura e il cosmo, facendone una teologia, riconoscendoli come luogo teologico, e non riducendoli solo ad una morale.
La vita non statica, ma estatica, in cammino verso qualcosa che è al di là di sé. L’essere è estasi, è divenire, movimento, diffusione di sé, attrazione. La vita avanza per passioni, non per comandi, e la passione nasce per una bellezza.
Acquisire fede è acquisire bellezza del vivere, è bello amare, sposarsi, generare, godere della luce e degli abbracci, gustare l’umile piacere di esistere; è bello essere di Dio e nello stesso tempo essere del mondo; è bello attendere e stare con l’amico, perché tutto va verso un senso luminoso e positivo, nella finitezza e nell’infinito.
La vita non è etica, ma estetica (=sensibile), non anestetico, immobile, insensibile (suo contrario letterario). Ogni vivente ha una vita affettiva, parte alta e forte della sua identità, necessaria per essere felice. Possiamo negarla ma non eliminarla. La dimensione degli affetti, fondamentale per l’equilibrio della persona, necessaria per vivere (se non amiamo non viviamo: 1Gv. 3,14), e per vivere con gioia, è un autentico luogo teologico: l’amicizia rivela qualcosa di Dio.
Ogni vivente nasce come persona appassionata, e quel malinteso spirito religioso che ci spinge a negare le nostre passioni inaridisce le sorgenti della vita e rende molti cristiani dei predicatori di cose morte.
Bisogna non tanto soffocare, ma convertire le passioni; non raggelare, ma liberare i desideri per desiderare Dio. Soltanto chi ama la vita è sensibile al richiamo del Vangelo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. (Gv. 10,10).

(tratto da “I baci non dati” di E. Ronchi)

1 commento: