E' un pò lungo ma merita.
Quando si propone a un gruppo di persone di pregare, immediatamente si vede cambiare l'atmosfera. Questo non perché l'invito sia poco gradito, anzi!
È che c'è uno strano concetto di ciò che deve essere la preghiera, che è vista come un qualcosa di staccato dalla realtà, un qualcosa di aggiunto, separato dalla vita.
Quando si propone a qualcuno di pregare, subito costoro assumono un' espressione che vuol sottolineare tutta la serietà e la gravità del momento. Se poi si domanda loro perché hanno cambiato atteggiamento, rispondono seccati: "Sss! che mi devo concentrare!" .
E già, si devono concentrare.
Eppure il momento della preghiera dovrebbe proprio essere l'occasione per fare il contrario. Si è sempre già troppo concentrati, cioè impegnati a far confluire tutto e tutti su se stessi, per cui il momento della preghiera dovrebbe essere di deconcentrazione. La preghiera dovrebbe servire per uscire da sé, dal proprio egoistico orizzonte per non porre più il proprio io al centro dell'attenzione, ma rivolgerlo al Padre e ai fratelli.
Ecco la preghiera.
Proviamo a confrontare quel che si conosce a proposito della preghiera con quanto Gesù ha insegnato.
Alla luce della sua parola, si cercherà di vedere perché pregare e come pregare. Cose che sembrano tutte abbastanza ovvie, ma che l'abitudine rischia di deformare.
- Anzitutto perché pregare.
Per molte persone la preghiera o meglio il recitare preghiere, fa parte di un dovere che s'impongono o che viene loro imposto. Dovere che, se non viene compiuto esattamente, causa poi rimorsi e scrupoli.
Per altri si tratta invece di un pio esercizio per aumentare i propri meriti presso Dio e, per altri ancora, si tratta infine di una maniera per assicurarsi, o peggio comprarsi, il favore e le grazie di Dio.
Dal vangelo risulta che la preghiera non è nulla di tutto questo.
Gesù ha chiesto sì di pregare, e di pregare molto, di "pregare sempre senza stancarsi" (Lc 18,1), ma non parla della preghiera come di un dovere, un obbligo da soddisfare per essere a posto con Dio e ridicolizza, con critica feroce, quelli che della preghiera fanno un pio esercizio per aumentare la luminosità della loro aureola e il prestigio di santità davanti gli uomini:
"Quando pregate non siate come i commedianti [lett. ipocriti]; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini" (Mt 6,5-6).
Inoltre Gesù dichiara completamente gratuito, regalato l'amore, il favore di Dio. Tentare d'ottenerlo attraverso preghiere, voti o promesse, significa tentare di comprare l'amore e l'amore comprato ha un brutto nome: prostituzione. Perché allora pregare?
Gesù unisce sempre l'insegnamento sulla preghiera con l'amore ai fratelli. Nel vangelo di Giovanni l'assicurazione di Gesù, "Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà" (Gv 15,16) è racchiusa tra i due inviti all'amore: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri" (Gv 15,12) e "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15,17).
Amore e preghiera vanno sempre uniti.
L'amore non è reale se non viene alimentato dalla preghiera e la preghiera senza amore è micidiale.
La preghiera senza amore è pericolosa. Non basta infatti essere uomini di preghiera.
Occorre che questa preghiera alimenti e faccia crescere la capacità d'amore della persona. Se dopo aver pregato non è aumentata la capacità d'amore, quella preghiera è stata non solo inutile, ma anche dannosa.
Inutile perché non è servita all'unico fine al quale era preposta. Dannosa perché l'aver pregato fa sentire più santi, superiori agli altri ("O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini", Lc 18,11) e ci s'inganna pensando d'aver conseguito quello che in realtà manca.
Si corre il rischio di essere tanto pii e devoti con Dio e maligni e duri con il prossimo e di essere, come la gente ama definire questi tipi, di quelli che vanno tanto in chiesa e sono peggiori degli altri. Per questo Gesù unisce saldamente la preghiera con l'amore. E siccome non può esistere amore senza perdono, per prima cosa chiede:
"Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno perdonate" (Mc 11,25).
Questa è la condizione necessaria per mettersi in preghiera. È inutile mettersi in preghiera conservando risentimento o rancore verso 1'offensore.
La preghiera che Gesù chiede di fare favorisce il processo di somiglianza col Padre, e tutto ciò che non appartiene alla sfera di Dio, che è quella dell'amore, impedisce o rallenta questo sviluppo.
Pertanto la prima cosa da fare, mettendosi in preghiera, è perdonare. Poi si può iniziare a pregare, tenendo però presente anche qui la condizione che Gesù pone per l'esaudimento della preghiera: "Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi chiedete quel che volete e vi sarà dato" (Gv 15,7).
È strano vedere come la maggior parte di quelli che pregano conoscano bene la promessa di Gesù "Chiedete quel che volete e vi sarà dato", ma ignorino la condizione che sta alla base di questa promessa: "Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi". E molti rimangono delusi e sfiduciati nel vedere che il Signore non ascolta le loro preghiere.
Gesù lo dice chiaramente: se c'è adesione, non solo a lui (sono tante le persone che gli sono devote), ma pure al suo messaggio e lo si trasforma in pratica quotidiana, la comunicazione di vita, che procede dal Padre, si riverserà con abbondanza su di loro, ma se manca una di queste condizioni il flusso della vita s'interrompe.
A questo punto, si deve vedere che cosa chiedere nella preghiera e per farlo si possono esaminare alcune tra le più comuni formule di preghiera, quelle che si crede siano delle belle preghiere, ma che, confrontate con l' insegnamento di Gesù, si dimostrano non solo non essere belle, ma neppure preghiere.
Chissà quante volte si è ascoltato questo consiglio, magari imposto dall' alto di un pulpito da un roboante predicatore: "E nel momento della difficoltà, nel momento del pericolo, supplichiamo il Signore, invochiamo Dio, chiediamogli di aiutarci, di salvarci, d'assisterci!".
Che bella preghiera... "Signore salvami!".
Bella preghiera?
"Poca fede?" dice Gesù.
Due volte si trova nei vangeli l'espressione "Salvaci Signore!" (Mt 8,25-26;14,30-31) e tutte due le volte questa invocazione provoca un rimprovero da parte di Gesù:
"Perché avete paura, uomini di poca fede?".
Quanti credevano di aver formulato chissà quale bella e soprattutto efficace preghiera, si sentono rispondere: "Uomini di poca fede".
Questa invocazione indica che non c'è fede.
La più grande offesa che si può fare al Signore è porre in dubbio il suo amore.
Come non potrà salvare, se ha dato la sua vita per la salvezza degli uomini?
"Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?" scrive Paolo ai Romani, nella certezza che "per quelli che amano Dio, tutto concorre al bene" (Rm 8,31.28).
Fede vuol dire adesione a Gesù, fiducia totale nel Padre. Quanti allarmi, quante ansie e paure per le inevitabili tempeste che la vita fa incontrare!
Anziché gridare spaventati "Salvaci Signore", perché non ringraziare già per quel che il Signore certamente farà?
Gesù invita a un atteggiamento di piena fiducia nei confronti di un Padre che "sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate" (Mt 6,7) e che conosce le necessità degli uomini più di loro stessi ("Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati", Mt 10,30).
Il Padreterno è spesso considerato un ufficio cambio. Gli viene chiesto continuamente di cambiare. Di cambiare quel che lui ha creato e che agli uomini non va bene. "Cambia mio marito!" prega la moglie. "Cambia mia moglie" chiede a sua volta il marito.
Insieme pregano "cambia i nostri figli", che a loro volta chiedono "cambia i nostri genitori"... e così via. Tutti insoddisfatti: delle persone, delle situazioni, degli ambienti in cui devono vivere ogni giorno.
E così tutti a chiedere al padreterno di cambiare o perlo meno di apportare quelle piccole modifiche che renderebbero più sopportabili persone e situazioni. Cambiare, già. E come? Ah, su questo tutti sono abbondanti di consigli e di richieste specifiche. Per tutte le situazioni. Persino nei dettagli.
Belle preghiere? Peccato di idolatria è la brusca risposta del Signore.
Credevate di pregare? Stavate incensando l'altare del vostro io innalzato a idolo.
Dio quando ha creato le persone, non ha chiesto alcun consiglio. A nessuno ha chiesto come creare le persone con le quali si sarebbero trovati a vivere. Tanto meno ha chiesto che carattere assegnare.
"Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina " (Gen 1,27). A sua immagine, a immagine di Dio, non a quella degli uomini.
E gli uomini hanno la pretesa di imporre al Creatore i loro gusti e preferenze, desiderano che le persone, le situazioni, siano secondo i loro mutabili gusti... le persone a immagine e gusto degli uomini. Quando si prende il posto di Dio questo è il peccato di idolatria.
Pertanto, come si deve pregare? Cosa si deve chiedere?
In questo caso, in cui si vede quanto sia sbagliato chiedere al Signore di cambiare le persone, per renderle secondo i propri gusti, non si tratta più di chiedere al Signore di cambiare gli altri per renderli più amabili, più gradevoli e sopportabili, ma si tratta di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti degli altri.
Uno dei più bei insegnamenti sulla preghiera si trova in un libro di Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo morto in un campo di concentramento nazista.
Ecco che cosa scrive Bonhoeffer:
"Non posso giudicare o odiare un fratello per il quale prego, per quanta difficoltà io possa avere ad accettare il suo modo di essere o di agire. Il suo volto che forse mi era estraneo o mi riusciva insopportabile, nell'intercessione si trasforma nel volto del fratello per il quale Cristo è morto, nel volto del peccatore perdonato... Non esiste antipatia, non esiste tensione e dissidio personale che da parte nostra non possa essere superato nell'intercessione... Intercedere non significa altro che presentare il fratello a Dio, vederlo nella luce della croce di Gesù come povero uomo e peccatore bisognoso di grazia. Con ciò viene a cadere tutto quello che me lo rendeva antipatico" (La vita comune, Brescia: Queriniana, 1969, p. 132).
Ecco la preghiera. Gesù, nell'unico comandamento lasciato, chiede di amare gli altri" come" lui li ama. La preghiera è tutta qui. È qui la sua radice, nel comandamento dell' amore: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Gv 15,12).
E il Signore, la qualità del suo amore, l'ha dimostrata mettendosi a servizio dei suoi discepoli, lavando loro i piedi.
Per amore, Gesù giunge a farsi dono sulla croce. Inchiodato al patibolo, circondato da un'atmosfera satura di odio, tradito e abbandonato da tutti, sputacchiato e deriso, insultato e malmenato, non ha avuto parole di rimprovero, ma solo e unicamente risposte d'amore.
Gesù, pur nello strazio dell'agonia, dimostra pienamente la qualità del suo amore: un amore che non è stato vinto dall' odio ma che continua a manifestarsi, perdonando, salvando, consolando: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).
Pregare non consiste pertanto chiedere al Signore che cambi gli altri, ma è colui che prega che nella preghiera si trasforma e mette la sua capacità d'amare e di perdonare in sintonia con quel Dio che è amore. Pregare significa mettere il cuore del credente sulla stessa lunghezza d'onda di quello di Gesù, per renderlo capace d'amare gli altri come lui li ama.
Altro tipo di preghiera molto frequente è quella di chi considera il padreterno un vecchietto, ormai un po' smemorato, al quale occorre continuamente ricordare persone, fatti, situazioni, anche questo con dovizia di particolari: "Signore, ricordati di Tizio. Fagli questo e quest' altro. Ricordati pure che domani dovrò fare questo... e già che ci sono, ricordati pure di...".
E così via una lista dettagliata di persone, cose e avvenimenti che il padreterno deve ricordare e a cui deve provvedere, confondendo la preghiera al Padre del cielo con la letterina a Babbo Natale. Si pensa che con tante persone, alle quali il Signore deve pensare, una raccomandazione non faccia male. E più la richiesta è chiara e dettagliata e più sicuri si sta.
Ridicolo, vero? Eppure è così che spesso si prega. Allora che cosa si deve chiedere al Signore, come pregare?
Anche in questo caso si tratta di capovolgere le parti. Non sono gli uomini che devono incaricare il Signore di fare ciò che il Signore si spetta siano gli uomini a fare. Non si tratta di chiedere al Signore di ricordarsi del Tizio o della Tale, ma, nella preghiera, trovare la forza , per vincere l'egoismo e interessarsi dell'altro, in unione all'amore che il Signore comunica. Non tanto chiedere al Signore: "Signore, ricordati degli anziani che soffrono tanta solitudine", quanto: "Padre, tanti anziani soffrono di solitudine, rendici capaci di vincere la pigrizia, l'egoismo e di trovare tempo da dedicare a loro".
C'è un'altra preghiera che si sente spesso recitare, quella per la benedizione della mensa: "Padre, benedici noi e questo cibo che mangiamo e danne a chi non ne ha". E così il padreterno, che ha ricevuto l'ordinazione, incarica qualche angioletto di portare il cibo a qualche affamato.
Anche qui non si tratta di incaricare il Signore di dare da mangiare a chi non ne ha, pensando che il padreterno sia il direttore di un catering celeste, ma la preghiera dovrà servire a far vincere l'egoismo e rendere capaci di condividere ciò che si ha con chi non ha.
Probabilmente tutto questo succede perché per molti la preghiera è una specie di narcotico, grazie al quale vengono formulati pensieri cui poco o nulla si pensa. Un caso tipico è la richiesta che a volte si esprime nella preghiera: "Resta con noi Signore!".
Bella preghiera? O mancanza di esperienza di Gesù come intimo amico della propria vita? Dove si pensa sia andato il Signore quando gli si chiede "Resta con noi!"? È nascosto da qualche parte del cielo? Eppure le ultime parole del Cristo risorto sono state: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni" (Mt 28,20). Non occorre richiedere al Signore "resta con noi", ma il credente è invitato a rimanere con lui, cioè a permanere sempre nell'ambito della sfera dell'amore, della scelta di vita: "Rimanete in me e io in voi" (Gv 15,4).
Infine, che cosa si deve chiedere nella preghiera?
Gesù stesso l'ha detto, ma è un altro degli insegnamenti di Gesù che non entrano nella memoria della gran parte dei cristiani. È pronta la lista della cose da chiedere nella preghiera? Non occorre essere veggenti, ma è facile immaginarne il contenuto. Si tratta di richieste di salute, di lavoro, di benessere, di felicità, di buona riuscita nella vita e nell'amore. Di nessuna di queste cose, che pur stanno tanto a cuore agli uomini, Gesù ha garantito l'esaudimento.
Senza dubbio è buono pregare per la salute e per il lavoro, per la felicità e per l'amore, fiducia si che il Signore esaudisce queste richieste, eppure l'unica cosa che Gesù ha assicurato e che si è impegnato a esaudire, quest'unica cosa normalmente manca nella lista della preghiera, e raramente viene richiesta. Cosa sarà mai? Così dice Gesù: "Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Le 11,13).
Lo Spirito Santo.
Raramente viene richiesto nella preghiera personale. Eppure è l'unica cosa che il Signore ha garantito di dare: lo Spirito Santo, cioè la capacità d'amare gli altri con la stessa qualità d'amore e la stessa forza del Padre. L'unica preghiera di cui venga garantito l'esaudimento.
GRAZIE ALBERTO.

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